8 luglio catacombe-priscilla

 

 

Il Santo del giorno, 8 Luglio: Santi Aquila e Priscilla, i coniugi più vicini a S. Paolo

 

di Daniele Vanni

 

Aquila e Priscillaerano due coniugi giudeo-cristiani, molto cari all’apostolo S. Paoloper la loro fervente e molteplice collaborazione alla causa del Vangelo.

Aquila, giudeo originario del Pònto, trasferitosi in tempo imprecisato a Roma, sposò Priscilla o Prisca, come è chiamata.

 Troviamo i due santi per la prima volta a Corinto, quando Paolo vi arrivò nel suo secondo viaggio apostolico l’anno 51: essi erano venuti da poco nella capitale dell’Acaia provenienti da Roma, loro abituale dimora, in seguito al decreto dell’imperatore Claudio, che ordinava l’espulsione da Roma di tutti i giudei, fossero essi cristiani, o meno.Aquila e Priscilla erano probabilmente cristiani prima del loro incontro con Paolo a Corinto, come sembra suggerire la familiarità che subito nacque tra di loro. L’apostolo intuì subito le buone qualità dei due coniugi e l’utilità che ne poteva trarre per la sua difficile missione a Corinto e chiese o accettò di essere loro ospite.

Esercitando essi il medesimo mestiere di Paolo (fabbricanti di tende),diedero all’apostolo agio di poter lavorare e provvedersi il necessario alla vita senza essere di peso a nessuno.

 

Quando S. Paolo, terminata la sua missione a Corinto, volle fare ritorno in Siria, ebbe compagni di viaggio Aquila e Piscilla fino ad Efeso, dove essi rimasero.

L’oggetto del loro viaggio potrà essere stato anche commerciale, ma l’averlo fatto coincidere con quello di Paolo indica, che essi non erano estranei alle sue preoccupazioni apostoliche. Ad Efeso infatti li vediamo presi nella catechesi, offrire la loro casa a servizio della comunità per le adunanze cultuali (ecclesia domestica) e, come a Corinto, allo stesso S. Paolo, che scrivendo infatti da Efeso (verso il 55) la Prima Lettera ai Corinti, dice: “Molti saluti nel Signore vi mandano Aquila e Priscilla, con quelli che nella loro casa si adunano, dei quali sono ospite”.

Ma l’elogio più caldo di Aquila e Priscilla, lo fa l’Apostolo delle Genti scrivendo da Corinto ai Romani nell’anno 58, quando, intanto, i due coniugi, per ragione del loro commercio, ma credo soprattutto per l’espansione della nuova fede! si erano di nuovo trasferiti a Roma!

Nella lunga serie di venticinque persone salutate nel capitolo 16 della lettera ai Romani, Aquila e Priscilla sono i primi: “Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù: per salvare a me la vita, essi hanno rischiato la testa; a loro non solo io rendo grazie, ma anche tutte le Chiese dei Gentili. Salutate anche la comunità che si aduna in casa loro”. In queste parole si sente l’animo grato dell’apostolo per i suoi insigni benefattori, che con grave loro pericolo gli hanno salvato la vita, in un’occasione non meglio precisata: forse ad Efeso, durante il tumulto degli argentieri capeggiati da Demetrio. O forse, io credo, precedendolo a Roma e preparandogli il terreno!

L’ultima menzione di Aquila e Priscilla, l’abbiamo nell’ultima lettera di S. Paolo che, prigioniero di Cristo per la seconda volta a Roma, scrive al suo discepolo Timoteo, vescovo di Efeso, incaricandolo di salutare Priscilla e Aquila, che di nuovo si erano recati ad Efeso: a dimostrare che i due coniugi erano gli emissari, i bracci destri di Paolo! E adesso che il loro capo era stato catturato irrimediabilmente tornavano là dove la Chiesa era già fortissima per riorganizzare le fila!

Niente si può asserire con certezza sul tempo, luogo e genere di morte di Aquila e Priscilla, dato che le uniche fonti su di essi sono le poche notizie bibliche citate. Alcuni, volendo identificare Priscilla, moglie di Aquila, con la vergine e martire romana S. Prisca. venerata nella chiesa omonima sull’Aventino, e con Priscilla, la titolare delle Catacombe della Via Salaria, e credendo altresì ravvisare nel nome di Aquila qualcuno della gens Acilia collegata con le dette Catacombe, li fanno martiri, anzi, prendendo occasione dal “cervices suas supposuerunt” di Rom. 16,4. determinano il genere di martirio: la decapitazione. Ma tutto questo convince davvero poco.

Con i due benefattori e “sponsor” di S.Paolo, ricordiamo:

 

Sant’Adriano III, Papa

Sant’Alberto da Genova, monaco eremita

Sant’Ampelio di Milano, vescovo

Sant’Auspicio di Toul, vescovo

San Colomano di Würzburg, presbitero e martire

San Disibodo, eremita

Sant’Edgardo il Pacifico, re d’Inghilterra

San Giovanni Wu Wenyin, martire

Santa Gliceria, martire ad Eraclea

Sant’Illuminato da Rieti, eremita in Umbria

San Kilian, vescovo e martire

Santa Landrada, badessa di Bilsen

San Lorenzo Illuminatore, abate di Farfa

Santi Monaci Abramiti martiri

San Palmerio, martire

San Pancrazio, vescovo di Taormina e martire

San Procopio di Cesarea di Palestina, martire

San Totnano, diacono e martire

Santa Vitburga, badessa

Beato Eugenio III, papa

Beato Giulio, monaco di Montevergine

Beato Mancio Araki, martire

Beato Pierre (Pietro) Vigne, sacerdote, fondatore

Beato Pietro l’Eremita, benedettino

 

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