Il Santo del giorno, 8 Dicembre: Immacolata Concezione

 

Non si tratta, nella festa di oggi, come molti credono, del comcepimento del Figlio che tra poco nascerà nella Grotta di Betlemme! Qui stiamo parlando dell’illibatezza del concepimento di Maria, la quale, prima tra tutti gli uomini, nasce senza peccato originale!

 

di Daniele Vanni

L’Immacolata Concezione è un dogma cattolico, proclamato da papa Pio IX l’8 dicembre 1854, con la bolla Ineffabilis Deus, che sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento.

Tale dogma non va confuso con il concepimento verginale di Gesù da parte di Maria.

Il dogma dell’Immacolata Concezione riguarda quindi il peccato originale: per la chiesa Cattolica infatti ogni essere umano nasce con il peccato originale e solo la Madre di Cristo ne fu esente:in vista della venuta e della missione sulla Terra del Messia, a Dio dunque piacque che la Vergine dovesse essere la dimora senza peccato per custodire in grembo in modo degno e perfetto il Figlio divino fattosi uomo.

La Chiesa cattolica celebra la solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria l’8 dicembre. Nella devozione cattolica l’Immacolata è collegata con le apparizioni di Lourdes (1858) e iconograficamente con le precedenti apparizioni di Rue du Bac a Parigi (1830).

Il Cattolicesimo vede in alcuni testi biblici non una prova, quanto un’avvisaglia di quella che sarà la dottrina del magistero.

Bisogna ricordare che, secondo la teologia cattolica, la scrittura non è l’unica fonte della fede: anche la Tradizione della Chiesa è luogo teologico.

 

Nell’Antico Testamento, il cosiddetto Protovangelo della salvezza presenta la donna (Eva) come prefigurazione di Maria:

 

« Io porrò inimicizia tra te e la donna,

tra la tua stirpe

e la sua stirpe:

questa ti schiaccerà la testa

e tu le insidierai il calcagno »   (Genesi 3,15)

 

Maria ponendosi al servizio di Dio, permette l’entrata del Salvatore nel mondo (Luca 1,38). Maria quindi, nella lettura tradizionale della Chiesa, partecipa, anche se in forma subordinata, alla vittoria di Cristo sul peccato.

Altre indicazioni veterotestamentarie del dogma sono, secondo l’insegnamento della Chiesa, ravvisabili nel Cantico dei Cantici e nei Proverbi:

 

« Quando non esistevano gli abissi, io fui generata;

quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d’acqua. »   (Proverbi 8,24)

« Tutta bella tu sei, amica mia,

in te nessuna macchia »   (Cantico 4,7)

 

Nel Nuovo Testamento il passo principale che la tradizione cattolica ritiene spiegabile soltanto ammettendo l’Immacolata Concezione è il saluto rivolto dall’arcangelo Gabriele a Maria:

 

« Rallegrati, piena di grazia »   (Luca 1,28)

 

Il Protovangelo di Giacomo, composto tra il 140 e il 170, contiene l’idea che Maria fosse una persona “speciale” sin dal concepimento. Il testo presenta il concepimento di Maria come una grazia divina, anticipata da un angelo ai suoi genitori (cc. 1-5). L’infanzia di Maria (cc. 6-8) è estremamente pia, ella viene allevata nel tempio di Gerusalemme dai 3 ai 12 anni, dove “riceveva il vitto per mano di un angelo”.

Nonostante il Protovangelo, per la sua tardività e il suo stile agiografico e leggendario, difficilmente possa basarsi su fondati elementi storici, esso sembra rappresentare «una prima presa di coscienza intuitiva e mitica della santità perfetta e originale di Maria nella sua stessa concezione».

Sulla base della narrazione del Protovangelo, la liturgia e la devozione della Chiesa greco orientale ha attribuito dall’antichità a Maria il titolo di Παναγία, Panaghìa, “tutta santa”.

 

Patristica

 

Agostino d’Ippona (354 – 430) è il primo teologo che parla della natura perfetta e speciale di Maria. Il suo pensiero va contestualizzato nella polemica anti-eretica che lo vide coinvolto: Pelagio e i suoi discepoli tendevano a ridimensionare il ruolo del peccato originale nella condotta morale dell’uomo e Agostino rispose indicando l’umanità come una “massa dannata”, concetto poi ripreso nella riflessione dei padri della Riforma, in particolare Calvino. Da questo pessimismo antropologico però Agostino dissocia Maria: «…la pietà impone di riconoscere Maria senza peccato […]. Per l’onore del Signore […] Maria non entra assolutamente in questione quando si parla di peccati».

In oriente sono diversi i padri greci che, come Agostino, attribuiscono una speciale natura a Maria. Proclo di Costantinopoli (m. 446-7) scrive che Maria «…è il santuario dell’impeccabilità, il tempio santificato di Dio […], il paradiso verdeggiante e incorruttibile». Theoteknos di Livia (VII sec.) la definisce «…tutta bella, pura e senza macchia […] Nasce come i cherubini colei che è fatta di argilla pura e immacolata». Andrea di Creta (m. 740) scrive che «…il corpo della Vergine è una terra che Dio ha lavorato, la primizia della massa adamitica che è stata divinizzata nel Cristo, l’immagine del tutto somigliante della bellezza divina, l’argilla modellata dalle mani dell’artista divino».[10] Sofronio di Gerusalemme dichiara Maria «…pura, santa, senza macchia, risplendente, dai sentimenti divini, santificata, libera da tutte le lordure del corpo, del pensiero, dell’anima.»

In occidente, secoli dopo Agostino, Pascasio Radberto (m. c.a 865) scrive che Maria “è stata esente da ogni peccato originale”.

In seguito il benedettino inglese Eadmero (circa 1064-1124), commentando la diffusione della festa liturgica dell’Immacolata, che era osteggiata da alcuni ecclesiastici, “mosso dall’affetto della pietà e della sincera devozione per la madre di Dio” si pronuncia per la concezione di Maria libera da ogni peccato: “Non poteva forse (Dio) conferire a un corpo umano […] di restare libero da ogni puntura di spine, anche se fosse stato concepito in mezzo ai pungiglioni del peccato? È chiaro che lo poteva e lo voleva; se lo ha voluto lo ha fatto (potuit plane et voluit; si igitur voluit, fecit)”.

 

Teologia medievale

 

Anselmo d’Aosta (m. 1109) sostenne che Maria, concepita come tutti gli uomini nel peccato originale, fu anticipatamente redenta da Cristo, prima della nascita del Salvatore. La redenzione anticipata di Anselmo è sostanzialmente ripresa dai grandi teologi scolastici: Bernardo di Chiaravalle (m. 1153); Alessandro di Hales (m. 1245); Alberto Magno (m. 1280); Tommaso d’Aquino (m. 1274); Bonaventura (m. 1274).[13]

È solo con Duns Scoto(m. 1308), poi detto “Dottore dell’Immacolata“, che prende forma il dogma come poi fu fissato dal magistero: il teologo francescano sostiene non la “redenzione anticipata” di Anselmo e degli scolastici, ma la “redenzione preventiva” o “preservativa”. Diversamente dai predecessori infatti non dice che Maria fu concepita nel peccato originale e poi redenta, ma che fu concepita senza peccato originale. Il suo ragionamento ribaltò i termini della questione: Maria non fu un’anomala eccezione (o un caso anticipato) dell’opera redentiva di Cristo, ma la conseguenza della più perfetta ed efficace azione salvifica dell’unico mediatore.

Del resto Lei è concepita, in egual modo del Cristo, con l’annuncio di un Angelo ad un padre ormai troppo vecchio per avere figli!

Nei secoli successivi i teologi cattolici furono sostanzialmente divisi sulla questione: a grandi linee, i domenicani sostenevano la redenzione anticipata degli scolastici (“macolisti”), mentre i francescani sostenevano la redenzione preventiva di Scoto (“immacolisti”).

Le discussioni continuarono e così durature da ispirare artisti per la rappresentazione di quadri allegorici nominati, appunto, Disputa sull’Immacolata Concezione.

Lungo i secoli la posizione del magistero è stata prudente: per quanto il chiaro e definitivo pronunciamento pontificio si ebbe solo nel 1854, furono diversi gli interventi a favore della posizione immacolista.

Papa Sisto IV (m. 1484) introdusse a Roma la festa liturgica della Concezione. Sul piano dogmatico non si pronunciò, ma con le bolle Cum Praeexcelsa (1477) e Grave Nimis (1482) proibì a macolisti e immacolisti di accusarsi vicendevolmente di eresia. Papa Alessandro VII emanò nel 1661 la bolla (che non ha l’autorevolezza e il significato teologico dell’enciclica) Sollicitudo, dove si dice a favore dell’Immacolata Concezione. Clemente XI nel 1708 rende universale la festa dell’Immacolata, già localmente celebrata a Roma e in altre zone della cristianità.

Nel 1848 Pio IX mostra l’intenzione di chiudere la questione in maniera autorevole e definitiva. Istituisce una commissione di teologi e una di cardinali, dalle quali però emerge il parere contrastante circa l’Immacolata. Il Papa decide allora di valutare il parere collegiale dei vescovi, che nella tradizione cattolica ha valore magisteriale subordinato a quello pontificio, e lo fa con l’enciclica Ubi Primum del 1849. 546 dei 603 vescovi consultati si dichiarano a favore del dogma. Il Papa fa preparare la bozza dell’enciclica, che dopo 8 redazioni viene promulgata l’8 dicembre 1854 col nome Ineffabilis Deus.

La dottrina attuale della Chiesa è che Dio conferisca l’anima alla persona umana non appena essa si forma, nel suo primissimo istante, e cioè al momento del concepimento. La dottrina sull’Immacolata Concezione di Maria dà forza, nella visione cattolica, al pensiero della Chiesa sugli embrioni, ritenuti persone umane a tutti gli effetti, dotati di anima.

Il convincimento della Chiesa in ordine alla preservazione di Maria dalla macchia del peccato originale è relazionato a questa riflessione: non sarebbe stato “conveniente” che il Figlio di Dio si incarnasse nel grembo di una donna se questa non fosse stata perfettamente monda da qualsiasi peccato.

A differenza dell’apertura verso la dottrina dell’Assunzione, questo dogma non è condiviso dalle altre confessioni cristiane (con la parziale eccezione della Chiesa ortodossa che però si limita a non negarlo) in quanto da queste considerato in disaccordo con le Scritture e non supportato dalla Tradizione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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