Il Santo del giorno, 7 Novembre: S. Prosdocimo, primo vescovo e patrono di Padova – S. Ercolano di Perugia

 

Con una sorte molto simile al nostro S. Paolino, che Pietro mandò a Lucca, dopo lo sbarco a Pisa, con S. Torpete (che il primo Papa inviò a St. Tropez!) Prosdocimo fu mandato e fu primo vescovo a Padova, come Anatalone a Milano: tutti costruirono chiese su preesistenti tempi pagani.

  1. Ercolano di Perugia e la storia di Totila Re dei Goti morto in Umbria

di Daniele Vanni

Ci sono nomi che suonano familiari e addirittura tipici in certe città d’Italia, mentre altrove sono considerati insoliti, strani, addirittura inauditi. Sono, molto spesso, nomi legati al culto di un santo locale.

A Lecce, abbiamo Sant’Oronzo. A Brescia, San Giovita o a Cagliari, addirittura! San Lucifero. Carrara, con San Ceccardo e Padova, con San Prosdocimo.

E il nome di Prosdocimo, essendo qui il Santo onorato come il primo Vescovo, e Patrono della città euganea, e probabile evangelizzatore di tutta la Venezia occidentale, riporta immediatamente alla città divenuta poi quella di S. Antonio: un “Santo” così famoso (ma forse anche per non dimenticare Prosdocimo così difficile da pronunciare) che è diventato, per la sua smisurata fama! senza nome!

Anche la più bella immagine di San Prosdocimo venne dipinta da un padovano, il grande quattrocentista Andrea Mantegna. Fa parte di un polittico intitolato a Santa Giustina, altra celebre Martire di Padova, (e compatrona con S.Antonio e S.Daniele) che si trova attualmente nella Pinacoteca di Brera, a Milano. In questo, San Prosdocimo appare con il tipico attributo della brocca, simbolo della sua infaticabile attività di battezzatore.

Il significato etimologico del nome di Prosdocimo è molto bello, perché in greco significa: ” atteso“.

Si può dire che San Prosdocimo, primo Vescovo di Padova, fu veramente l’atteso di quella città ancora pagana, nella quale sarebbe stato inviato dallo stesso San Pietro, dopo la consacrazione episcopale: molto probabilmente se la tradizione ha qualcosa di vero, conosceva bene s. Paolino, anche lui primo vescovo, ma di Lucca, anche lui, inviato là da S. Pietro (che lo avrebbe accompagnato fino al porto di Pisa, insieme a S. Torpete e forse Anatalone, inviato e primo vescovo a Milano).

Di probabile origine greca, tracce della sua evangelizzazione si hanno a Belluno, come a Feltre, o nell’alto vicentino, dove avrebbe costruito una prima chiesa al posto di un tempio dedicata a Diana Cacciatrice. Come Anatalone, a Milano, avrebbe costruito una chiesa sopra un tempio di Apollo, o, più facile vista la vocazione della città, di Mercurio, dio anche del commercio!

Una tradizione lo vorrebbe discepolo di S. Marco che Pietro poco prima della morte avrebbe inviato ad Aquileia. E forse qui potrebbero nascere i legami con Venezia…

Nella dolce plaga euganea, San Prosdocimo avrebbe compiuto prodigi e miracoli, che una tardiva Leggenda descrisse con evidente libertà d’immaginazione.

Una di queste storie, narra che San Prosdocimo avrebbe convertito Santa Giustina, festeggiata il 7 ottobre, e la donna cristiana seppe mantenere intatta la sua fede, affrontando il martirio nella persecuzione di Nerone.

Il Vescovo di Padova, invece, fu risparmiato e giunse al termine naturale della sua vita, carico di meriti e di anni, amato come padre, venerato come Santo: si vede bene che era proprio “l’atteso”!

 

 

Ercolano di Perugia(… – Perugia, 549) è stato vescovo di Perugia ed è santo patrono di Perugia.

Viene festeggiato il 7 novembre e il 1º marzo.

Secondo il racconto di san Gregorio Magno nei Dialoghi, Ercolano morì martire tentando di impedire a Totila, re degli Ostrogoti, l’invasione della città.

Prima che la città fosse presa, Ercolano tentò di salvarla con un vecchio stratagemma: utilizzò l’ultimo sacco di grano e l’ultimo bue, gettandoli fuori dalle mura.

Intendeva così dare agli Ostrogoti l’impressione che i perugini avessero cibo in abbondanza per sostenere ancora un lungo assedio. Totila abboccò e stava per smettere l’assedio, ma un delatore, interno alla città, gli fece arrivare la notizia che quello che aveva visto altro non era che uno trucco, per cui il condottiero tornò sui suoi passi conquistando la città, vessando il vescovo, autore scaltro di questa difesa.

Forse parodia del Cristianesimo che si difendeva dai barbari

Le antiche biografie lo dicono in rapporto con altri tre celebri santi dell’Umbria del tempo: il vescovo san Florido e il prete Amanzio di Città di Castello e il vescovo Fortunato di Todi.

I Goti non gli fecero certo sconti!

Prima di essere decapitato, Ercolano venne scorticato vivo!

Sempre secondo Gregorio Magno, 40 giorni dopo la decapitazione il corpo del Vescovo venne rinvenuto intatto e senza i segni dell’orrenda tortura subita.

Culto

La Chiesa cattolica ricorda sant’Ercolano il giorno 7 novembre.

Dal Martirologio Romano: “A Perugia, sant’Ercolano, vescovo e martire, decapitato per ordine di Totila, re dei Goti”.

Monete

L’effigie del Santo è rappresentata in molte monete emesse da Perugia nell’epoca comunale, la prima raffigurazione risale all’emissione del Bolognino, nel 1374, e da quel momento il nome del Santo, in latino, si trova in quasi tutte le monete comunali sino al 1517.

Successivamente compare anche nelle monete pontificie di Papa Leone X, battute nella zecca di Perugia, nel Baiocco di Papa Paolo III e nel Quattrino. emesso come moneta di necessità dai perugini durante i due mesi della cosiddetta “Rivolta del Sale” fra il 2 aprile ed il 2 giugno del 1540.

Curiosità

Nonostante le evidenze storiche sostenute da alcuni e data la loro discutibilità, al processo storico a Totila – svoltosi il 14 gennaio 2017 alla Sala dei Notari a Perugia – il Re degli Ostrogoti, presunto mandante del martirio di Ercolano, è stato assolto e dichiarato innocente sia dalla giuria che dal pubblico.

Baduila, meglio noto con il nome di Totila(Treviso, 516? – Caprara di Gualdo Tadino, luglio 552), fu re degli Ostrogoti dal 541 al 552, durante la guerra greco-gotica. Riuscì a contendere per dieci anni il controllo della penisola italiana all’Impero bizantino.

Totila (“l’immortale” in lingua gota)salì al trono dopo la morte di suo zio Ildibaldo e l’assassinio di Erarico, un re dell’etnia dei Rugi, che stava trattando la consegna dell’Italia a Giustiniano.

Dopo le pesanti sconfitte subite contro il generale Belisario e dopo la conseguente cattura di Vitige, nel 540, gli Ostrogoti riuscirono faticosamente a tenere in vita uno stato a nord del fiume Po.

Totila era in quel momento il comandante delle truppe gote presso Treviso e fu probabilmente nominato re intorno ai 25 anni, alla fine del 541, dopo pochi mesi di regno di Erarico.

Il suo obiettivo fu subito quello di sventare la politica dell’imperatore Giustiniano I, che mirava alla presa di possesso dell’Italia.

Totila ebbe inizialmente molto successo, approfittando del fatto che le truppe di Giustiniano I erano impegnate, dal 540, in una guerra contro i Sasanidi nell’Impero Romano d’Oriente.

Conseguì notevoli successi sul campo di battaglia assediando e saccheggiando Alatri, nel 543, reclutando contadini e servi per rafforzare l’esercito, e riuscì a conquistare la città di Roma per ben due volte, alla fine del 546 e all’inizio del 550), pur non riuscendo a tenerla per molto tempo.

Presa Napoli nel 543, si distinse per clemenza verso la popolazione, facendo distribuire viveri e dimostrando una generosità che Procopio di Cesarea non si sarebbe mai aspettato da un barbaro.

La prima volta Totila pose sotto assedio Roma nel 544: il 17 dicembre 546, i guardiani si accordarono con l’esercito ostrogoto e aprirono le porte della città, consentendone l’invasione. Totila in quell’occasione accolse la supplica del diacono Pelagio, che lo pregò di risparmiare la popolazione e, inoltre, proibì all’esercito di mettere a morte Rusticiana, vedova di Boezio. S’impadronì del tesoro che il generale bizantino Bessa aveva accumulato e, dopo aver minacciato di radere al suolo Roma mosso dall’ira per una sconfitta delle sue truppe in Lucania e per il fallimento dell’ambasceria di pace che aveva mandato a Giustiniano, desistette grazie a una lettera di Belisario, il quale gli prospettò una fama di nefandezza presso i posteri qualora si fosse macchiato di un’azione del genere.

Nella primavera del 547 Belisario riuscì a liberarla, e un secondo assedio di Totila nel maggio dello stesso anno non ebbe successo.

Nell’autunno del 549 Totila pose sotto assedio Roma per la terza volta, e riuscì a conquistarla grazie ad un nuovo tradimento dei guardiani che aprirono le porte al suo esercito. La città contò pochi sopravvissuti e il Senato si trasferì quasi completamente a Bisanzio.

Totila durante il saccheggio proibì di uccidere e insultare le donne.

La seconda guerra gotica fu molto più sanguinosa della prima negli anni tra il 535 e il 540.

Dopo la seconda conquista di Roma, Totila avviò inoltre una campagna di propaganda, in cui mise a confronto lo stile di vita degli Ostrogoti ai tempi di Teodorico il Grande, con gli anni della sofferenza, della guerra e della politica fiscale di Giustiniano I. Ebbe meno successo con la politica estera, in quanto non riuscì a stringere l’alleanza con i Franchi.

Nel 551, Giustiniano I affidò il comando dell’esercito ad un anziano eunuco di corte, Narsete e lo mandò ad occupare l’Italia: le sue truppe entrarono in Italia da nord attraverso i Balcani, evitando le linee difensive gotiche.

Totila allora abbandonò Roma, portando con sé 300 giovani ostaggi scelti tra famiglie più importanti della città.

Il 30 giugno o il 1º luglio del 552, l’esercito gotico venne intercettato nei pressi del villaggio di Tagina (la moderna Gualdo Tadino), da Narsete. Dopo che Totila si accorse di avere un’armata molto meno numerosa del nemico, comunicò di voler arrendersi, ma invece attaccò di sorpresa i bizantini e conquistò una piccola collina.

L’armata di Narsete si dispose ad “arco”, con la fanteria formata dai longobardi e dagli eruli nel centro e ai lati gli arcieri con alle spalle la cavalleria. Totila dispose i suoi arcieri di fronte con la cavalleria alle spalle. Inizialmente, un gruppo di disertori bizantini si unì agli ostrogoti e iniziarono un combattimento corpo a corpo, ma furono sconfitti, a questo punto comparve Totila che eseguì una danza di guerra o un esercizio equestre (le testimonianze sono vaghe su questo punto). Dopo che furono arrivati in rinforzo a Totila 2000 cavalieri, tutta l’armata ostrogota pranzò, infatti il re voleva provocare un crollo di morale nell’esercito bizantino. Ovviamente Narsete era pronto a questo e mosse i suoi arcieri e fece attaccare la cavalleria sui lati dello schieramento avversario, provocando enormi perdite. Nel primo pomeriggio gli Ostrogoti erano completamente disorganizzati e quando Narsete ordinò un’avanzata generale, scapparono e si dispersero. Gli Ostrogoti subirono un totale di 6000 vittime.

Lo stesso Totila con pochi fedeli seguaci fuggì verso Caprae (Caprara di Gualdo Tadino), ma fu ferito dalle frecce dei tiratori dell’esercito bizantino o colpito alla spalla da una lancia secondo altre fonti e morì.

Gli Ostrogoti si riunirono sotto l’ultimo re Teia.

Tuttavia, a causa della perdita della maggior parte della cavalleria, che non poté più offrire una resistenza adeguata, il sogno degli Ostrogoti di un’affermazione in Italia ebbe fine, mentre Totila continuò a vivere come figura eroica.

 

 

 

 

 

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