Il Santo del giorno, 7 Gennaio: S. Luciano d’Antiochia – S. Raimondo de Penafort

 

 

Un domenicano, fu Generale del’Ordine, ecumenico, che oggi andrebbe per la maggiore, che apre scuole di ebraico ed arabo per aprirsi al mondo

 

 

di Daniele Vanni

 

 

Luciano di Antiochia(235 circa – Nicomedia, 7 gennaio 312) è stato un teologo cristiano, fondatore della scuola lucianea e considerato ispiratore di teorie vicine all’arianesimo.

L’arianesimo è il nome con cui è conosciuta una dottrina cristologica elaborata dal presbitero, monaco e teologo cristiano Ario (256-336), condannata al primo concilio di Nicea (325). Sosteneva che la natura divina del Figlio fosse sostanzialmente inferiore a quella di Dio e che, pertanto, vi fu un tempo in cui il Verbo di Dio non era esistito e che dunque esso fosse stato soltanto creato in seguito.

 

Luciano subì il martirio e la Chiesa ortodossa e la Chiesa cattolica lo venerano come santo.

 

 

Biografia

 

Secondo la storia tramandata da Suida, (la Suda o Suida (greco: Σοῦδα o Σουίδα) è un lessico e un’enciclopedia storica del X secolo scritta in greco bizantino riguardante l’antico mondo mediterraneo. Contiene 30.000 voci, tratte da molte fonti antiche andate perdute, ordinate alfabeticamente e attinenti a molte discipline: geografia, storia, letteratura, filosofia, scienze, grammatica, usi e costumi), Luciano nacque a Samosata(da non confondere quindi con Luciano da Samosata, scrittore e retore greco, di un secolo precedente, celebre per la natura arguta e irriverente dei suoi scritti satirici, esponente della seconda sofistica, e simpatizzante dell’epicureismo).

Il nostro santo di oggi nacque pii genitori e studiò nella vicina città di Edessa alla scuola del confessore Macario.

Tuttavia, a queste affermazioni non può essere data molta fede poiché, molto probabilmente, la Suida fece confusione proprio tra questo Luciano ed il famoso scrittore satirico pagano del secolo precedente!

 

Molto giovane, Luciano si trasferì ad Antiochia di Siria, dove fu ordinato presbitero e dove, presto, raggiunse una posizione di spicco come capo della scuola teologica antiochena.

Fu accusato di aver condiviso le opinioni teologiche di Paolo di Samosata e dovette fuoriuscire dalla comunione con la Chiesa.

Questa frattura con il partito ortodosso durò per i successivi tre episcopati: quelli di Donno, Timeo e Cirillo, dal 268 al 303.

Sembra probabile che Luciano si riconciliasse con la Chiesa all’inizio dell’episcopato di Cirillo (forse nel 285) piuttosto che durante quello del suo successore; altrimenti sarebbe difficile comprendere come i vescovi orientali avrebbero potuto ricevere i suoi allievi.

 

Nonostante pochi altri uomini abbiano lasciato un’impronta così profonda nella storia della cristianità, pochissimo è noto della vita di Luciano.

 

L’opposizione alle tendenze allegorizzanti degli alessandrini (influenzati dal platonismo, dallo gnosticismo) ebbe origine proprio da lui: rifiutò questo sistema in toto ed elaborò il sistema di interpretazione letterale che dominò la Chiesa orientale per un lungo periodo.

Fondò la scuola lucianea e tra i suoi seguaci ricordiamo Ario ed Eusebio di Nicomedia, che battezzò l’imperatore Costantino.

 

Nel campo della teologia, quasi tutti gli studiosi sono convinti che sia il reale autore delle tesi che troveranno un seguito nell’eresia di Ario.

 

Nel suo sistema cristologico, un compromesso fra modalismo e subordinazionismo, il Logos, nonostante egli stesso fosse il creatore di tutti gli esseri, era una creatura, anche se superiore a tutte le altre.

I leaders del movimento ariano (Ario stesso, Eusebio di Nicomedia, Maris e Teognide furono educati da lui e lo considerarono sempre loro maestro e fondatore del loro sistema.

Luciano di Antiochia sosteneva che il Figlio di Dio non poteva essere Dio, in quanto creato da Dio Padre, concetto che provocò molte controversie sfociate in decine di sinodi per chiarire questo concetto della fede cristiana. In sintesi la disputa era: Cristo è stato creato dal Padre o generato?

 

Malgrado la sua eterodossia, Luciano era un uomo di grande virtù; mentre imperversava la controversia ariana la sua fama di santità non era inferiore alla sua reputazione di erudito.

Fu arrestato ad Antiochia durante la persecuzione di Massimino Daia e da Antiochia fu tradotto a Nicomedia, dove fu sottoposto a tortura. L’Imperatore lo condannò a morir di fame sul ceppo e al palo, su di un letto di punte di ferro e rottami di vetro e creta.

Vi durò, con meraviglia, 14 giorni digiuno.

Il giorno poi dell’Epifania, 6 gennaio, consacrò sul proprio petto le Sacre Specie, (ossia le apparenze sensibili del corpo e del sangue di Cristo nel’Eucarestia) e distribuitele ai discepoli che lo circondavano piangenti, morì la mattina dopo, ripetendo ai messi imperiali, che eran venuti a vederlo, la sua professione di fede.

Tuttavia, secondo l’agiografia della Chiesa ortodossa Luciano morì in carcere per le torture e per la fame.

 

 

Teologia di Luciano

 

La posizione teologica di Luciano è oggetto di contestazione.

I tentativi di ricostruire la sua teologia dalle fonti superstiti hanno portato a risultati contraddittori.

La scuola lucianea creata da Luciano di Antiochia si oppose all’allegorismo della scuola alessandrina, proponendo un’interpretazione storica e letterale del testo sacro.

Fatti che si possono ritenere certi è che sono suoi i lavori sul testo della Bibbia greca, concretatisi nella recensione “lucianica” o “antiochena” e del Nuovo Testamento; che fu maestro di Ario, chiamato “sylloukianistes” (‘colucianista’) in una lettera, e d’altri della stessa scuola, come Eusebio di Nicomedia.

Non ne è prova che gli viene attribuita una delle formule approvate dall’arianeggiante concilio di Ancira in dedicatione; che la Passio Luciani è di carattere ariano e che la venerazione per lui, specialmente da parte di Flavia Giulia Elena, madre di Costantino, coincide con la restaurazione di Drepanum (Elenopoli) e con il risorgere del partito ariano, già sconfitto a Nicea.

Le difficoltà sono date dalla notizia d’una lettera di Alessandro, vescovo di Alessandria al suo omonimo collega di Bisanzio trattando di Ario.

In base a questo dato, si è supposto che Luciano si riconciliasse con la Chiesa nell’episcopato di Cirillo e si è tentato di spiegare come, da una teologia adozionista, Luciano sarebbe passato a concezioni di tipo origenistico e capaci d’ispirare Ario.

Ma tutti i tentativi d’immaginare un’evoluzione spirituale di Luciano, restano poco soddisfacenti e urtano contro una difficoltà fondamentale: che la teologia di tipo monarchiano-adozionistico di Paolo di Samosata è assolutamente antitetica a quella del Logos e all’origenismo.

Rufino ha inserito come lucianea nella sua traduzione della Storia ecclesiastica di Eusebio e che manca nell’originale.

 

Inizialmente compatta, la scuola lucianea terminò con il primo concilio di Nicea.

Tra i suoi seguaci (detti anche “collucianisti”), nominati nella Storia ecclesiastica di Filostorgio si ricordano quelli più celebri come Eusebio di Nicomedia, Leonzio di Antiochia, Maris di Calcedonia, Teognide di Nicea, Antonio di Tarso e Ario (almeno nella dottrina sul Verbo).

 

Culto

 

La Chiesa cattolica lo festeggia il 7 gennaio, mentre quella cristiana ortodossa lo commemora il 15 ottobre.

 

« 7 gennaio: A Nicomedia in Bitinia, nell’odierna Turchia, passione di san Luciano, sacerdote della Chiesa di Antiochia e martire, che, rinomato per dottrina ed eloquenza, condotto davanti al tribunale, agli ostinati interrogatori accompagnati dalle torture rispondeva intrepido confessando di essere cristiano. »

 

(Martirologio Romano)

 

Nel 330 l’imperatore Costantino, per ossequiare la madre Elena, fondò Elenopoli.

La tradizione vuole che per il trasferimento delle reliquie di Luciano da Nicomedia a Elenopoli, la provvidenza si sia servita, via mare, di un delfino miracoloso.

Quello che è più certo è che Costantino, poco prima di morire, fu battezzato nel 337 dal vescovo Eusebio di Cesarea nei pressi della tomba di Luciano.

 

Le reliquie di Luciano furono trasferite da Elenopoli in Roma da Carlo Magno.

Il paese diLusciano, in provincia di Caserta, dove era molto diffuso e sentito il culto di san Luciano, probabilmente diffusosi nella cittadina dell’antica terra di Liburia a partire dal XVI secolo come attestano fonti storiche, ebbe le sue reliquie portate da Roma nel 1666.

I resti mortali di san Luciano sono oggi conservati nella chiesa Santa Maria Assunta in Cielo di Lusciano che, per l’appunto, venera il martire di Antiochia e ne conserva in una teca il cranio.

A Lusciano ci sono due festività riservate al Santo patrono, Luciano d’Antiochia: la prima è quella del 7 gennaio, giorno di san Luciano e detta anche festa di “San Luciano ‘o puveriello”, questo poiché non sono previsti festeggiamenti di tipo folkloristico e la venerazione del Santo avviene con funzioni religiose alle quali i cittadini partecipano in massa.

Altre attività sono previste a partire dalla terza domenica di settembre, con festeggiamenti di tipo religioso e folkloristico che durano svariati giorni in cui il Santo viene portato in festa tra le vie del paese fra doni e folklore popolare.

 

Le opere

 

La memoria di Luciano è legata anche alla sua influenza sugli studi biblici. Considerando la sola interpretazione letterale, sottolineò il bisogno di esattezza testuale ed egli stesso intraprese la revisione del Septuaginta nell’ebraico originale.

La sua edizione fu ampiamente usata nel IV secolo.

Pubblicò anche una revisione del Nuovo Testamento.

 

San Girolamo, oltre alle recensioni della Bibbia, parlava di alcuni Libelli de Fide, nessuno dei quali ci è giunto.

Inoltre gli è attribuita la composizione di un Credo, presentato al Concilio di Antiochia del 341, ma esistono dubbi sulla sua autenticità; in effetti è certo che non lo compose nella sua forma attuale.

 

Rufino ha tramandato la traduzione di una sua orazione apologetica. Suida accenna anche ad alcune Epistolae.

 

 

 San Raimondo de Penafort Sacerdote

 

Peñafort (Catalogna), 1175 – Barcellona, 6 gennaio 1275

 

Figlio di signori catalani, nasce a Peñafort nel 1175.

Comincia gli studi a Barcellona e li termina a Bologna, dov’è stato anche insegnante. Qui conosce il nobile genovese Sinibaldo Fieschi, poi papa Innocenzo IVe aspro nemico dell’imperatore Federico II; e il capuano Pier delle Vigne, che di Federico sarà l’uomo di fiducia e poi la vittima (innocente, secondo Dante).

Di ritorno a Barcellona, Raimondo è nominato canonico della cattedrale. Ma nel 1222 si apre in città un convento dell’Ordine dei Predicatori, fondato pochi anni prima da san Domenico.

E lui lascia il canonicato per farsi domenicano.

Nel 1223, aiuta il futuro santo Pietro Nolasco a fondare l’Ordine dei Mercedari per il riscatto degli schiavi.

Qualche anno dopo, a Roma, Gregorio IX gli affida il compito di raccogliere e ordinare tutte le decretali (gli atti emanati dai pontefici in materia dogmatica e disciplinare, rispondendo a quesiti o intervenendo su situazioni specifiche). Raimondo riesce a dare un ordine e una completezza mai raggiunti prima.

Nel 1234, il Papa gli offre in premio l’arcivescovado di Tarragona.

Ma lui rifiuta.

Nel 1238 i suoi confratelli lo vogliono generale dell’Ordinee deve dire di sì. Dice di sì a un periodo faticosissimo di viaggi, sempre a piedi, attraverso l’Europa, da un convento all’altro, da un problema all’altro. Un’attività che lo sfianca, costringendolo infine a lasciare l’incarico.

A 70 anni, torna infine a una vita di preghiera, studio, formazione dei nuovi predicatori nell’Ordine.

Frate Raimondo muore a Barcellona nel 1275.

 

Etimologia:Raimondo = intelligenza protettrice, dal tedesco

 

 

E’ il terzo generale dei Domenicani, dopo Domenico di Guzman e Giordano di Sassonia.

Ma le cariche – quando le accetta – addosso a lui durano sempre poco, e quasi sembrano interruzioni forzate e temporanee di un modello di vita al quale tornerà sempre, nella sua lunga esistenza: preghiera, studio e nient’altro.

Un Ordine per sua natura missionario e che perciò, pensa Raimondo, si deve dotare di tutti gli strumenti culturali indispensabili per avvicinare, interessare, convincere. Occorrono testi idonei alla discussione con persone colte di altre fedi; e lui lavora per parte sua a prepararli, spingendo inoltre il confratello Tommaso d’Aquino a scrivere per questo scopo la famosa Summa contra Gentiles.

Inoltre, bisogna conoscere da vicino la cultura di coloro ai quali si vuole annunciare Cristo e Raimondo istituisce una scuola di ebraico a Murcia, in Spagna, e una di arabo a Tunisi.

Sembra che tante fatiche e iniziative gli allunghino la vita. Frate Raimondo muore infatti a Barcellona ormai centenario.

Sarà canonizzato nel 1601 da Clemente VIII.

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