Il Santo del giorno, 6 Marzo: S. Rosa da Viterbo – S. Giuliano, vescovo

 

E’ il 65º giorno del Calendario Gregoriano (il 66º negli anni bisestili). Mancano 300 giorni alla fine dell’anno.

Oggi la Chiesa celebra la Beata che, venerata soprattutto a Viterbo, qui viene però festeggiata, con processione della Macchina di S. Rosa il 4 settembre, giorno della translazione del corpo. –  Poi, S. Giuliano, vescovo e storico di Toledo.

 

di Daniele Vanni

 

 

Ricorrenze religiose:

 

 

Sant’Agnese di Boemia, monaca

San Cadroe, abate

San Ciriaco di Treviri, sacerdote

Santa Coletta di Corbie, clarissa

San Crodegango di Metz, vescovo

Sant’Evagrio di Costantinopoli, vescovo

San Fridolino, abate

San Giuliano di Toledo, vescovo

San Marciano di Tortona, vescovo e martire

Sant’Ollegario di Tarragona, vescovo

Santi Quarantadue Martiri di Amorio in Siria

San Vittore e compagni, martiri di Nicomedia

Sant’Ezio

Sant’Eustazio, Patriarca di Antiochia – Chiesa Copta

Beato Ponzio di Polignac, vescovo di Clermont

Beata Rosa da Viterbo, vergine

 

 

Oggi, Vii parliamo di:

 

Rosa di Viterbo

 

San Giuliano di Toledo

 

 

Rosa da Viterbo(Viterbo, 9 luglio 1233 – Viterbo, 6 marzo 1251) è stata una terziaria francescana, venerata come santa dalla Chiesa cattolica.

 

Rosa nacque a Viterbo nel 1233 da Giovanni e Caterina; desiderava entrare nelle Clarisse, che la respinsero a causa della sua salute precaria. Dopo una guarigione miracolosa entrò nel terz’ordine francescano. Predicò accanitamente contro i catari, aizzati da Federico II contro il Papa, e prese una forte posizione in difesa del pontefice nella lotta fra Guelfi e Ghibellini. Fu mandata in esilio con la sua famiglia per ordine del podestà di Viterbo e si rifugiò prima a Soriano nel Cimino, poi a Vitorchiano. In un’occasione rimase miracolosamente incolume tra le fiamme. Predisse la morte dell’imperatore Federico II e quando questa avvenne, tornò a Viterbo.

 

Il processo di canonizzazione iniziò l’anno stesso della morte e fu poi ripreso nel 1457 ma non portato a termine, sotto papa Callisto III. A tutt’oggi la canonizzazione non è ancora avvenuta si cerca di finalizzarla entro il pontificato di Papa Francesco.

 

Il culto a Viterbo e la Macchina di S. Rosa

 

La festa di Santa Rosa si celebra il 4 settembre, giorno in cui ricorre l’anniversario della traslazione del corpo della Santa, avvenuta nel 1258. A Viterbo, città di cui è la sola patrona, alla vigilia della festa, la sera del 3 settembre di ogni anno, viene trasportata in processione, sulle spalle di cento robusti portatori, denominati Facchini, la Macchina di Santa Rosa, un campanile artistico illuminato, rinnovato ogni 5 anni, con un’altezza di 28 metri e del peso di circa 50 quintali, sormontato dalla statua della santa.

 

A Viterbo e nei dintorni si trovano numerose raffigurazioni di Santa Rosa, per lo più in abiti dell’ordine francescano e con una corona di rose sul capo.

 

Il corpo, sepolto direttamente nella terra (senza bara), fu ritrovato integro nel 1258 e traslato, per disposizione di papa Alessandro IV, dalla chiesa di Santa Maria in Poggio, detta “della Crocetta” dove si trovava, alla chiesa del monastero di San Damiano, dove oggi sorge il Santuario della santa.

 

Nel corso degli anni non vennero mai prese particolari precauzioni per la sua conservazione, ma anzi, durante il Rinascimento era permesso ai fedeli toccare la santa attraverso una piccola apertura praticata sull’urna.

 

Nel 1921 fu eseguita una prima ricognizione durante la quale venne estratto il cuore ancora integro che venne riposto in un reliquiario d’argento.

 

Nel 1996 una nuova ricognizione ha permesso di effettuare una serie di indagini scientifiche, dalle quali è emerso che santa Rosa aveva un’età compresa tra i 18 e i 20 anni al momento del decesso. Inoltre era affetta da una rara patologia, la sindrome di Cantrell, caratterizzata da una mancanza congenita dello sterno, che normalmente porta a morte durante la primissima infanzia. Sul braccio sinistro è stata rilevata una cicatrice, compatibile con una ferita che le fonti storiche riferiscono Rosa abbia subìto durante l’assedio delle truppe di Federico II alla città di Viterbo.

 

Santa Rosa inoltre doveva avere un’altezza di circa 1,55 m, occhi blu e capelli scuri. Questi dati e quelli tratti dalle radiografie del cranio, hanno permesso di effettuare una ricostruzione grafica del volto.

 

Opere musicali ispirate alla Santa

 

A tale personaggio s’ispirano i due oratori: Santa Rosa di Viterbo, musica di Francesco Monti, in prima esecuzione ad Ancona per la festa di San Ciriaco nel 1726; Santa Rosa di Viterbo del sacro ordine di San Francesco, a 5 voci, musica di Alessandro Melani, eseguito la prima volta in Firenze alla Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri nel 1693.

Il 18 agosto 1932 fu pubblicato l’Inno all’inclita verginella Santa Rosa da Viterbo, del celebre compositore viterbese Cesare Dobici, considerato l’inno liturgico ufficiale della Santa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giuliano di Toledo(Toledo, 642 – Toledo, 6 marzo 690) è stato arcivescovo di Toledo per dieci anni, scrittore prolifico e storico della Spagna visigota, è venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

 

Agiografia

 

Nacque a Toledo, allora capitale del regno visigoto di Spagna, da genitori cristiani di probabile ascendenza ebraica. Fu battezzato nella cattedrale di Toledo, la sua educazione fu seguita dal vescovo Eugenio II. Seguì la vocazione monastica e prese i voti religiosi nel monastero di Agalai, di cui dopo divenne abate. Suo fedele e fraterno amico fu Gudila Levita. Presto però, per la scarsità di sacerdoti, furono chiamati ad incarichi importanti nella diocesi di Toledo, Gudila divenne arcidiacono, ma morì successivamente ancora in giovane età, mentre Giuliano svolse la sua opera, con grande diplomazia, nella Curia vescovile di Toledo e alla morte del vescovo Quirico venne nominato vescovo dal re Vamba e poi consacrato nel 680.

 

Fu coinvolto nell’episodio della deposizione del re da parte di un gruppo di nobili dissidenti capeggiati dal conte Ervige, che gli fece credere che Vamba volesse abdicare ed entrare in convento. Poi Ervige somministrò una pozione soporifera al re e chiese a Giuliano di praticargli la tonsura. Quando il re si risvegliò fu troppo tardi, perché secondo le leggi di allora, ormai era divenuto religioso e non poteva tornare indietro. Giuliano descrisse quest’episodio nella sua opera Historia rebellionis Pauli adversus Wambam.

 

Durante il suo episcopato presiedette quattro concili: il XII nel 681, il XIII nel 683, il XIV nel 684 e il XV nel 688, in quest’ultimo fu condannata l’eresia monotelita di Apollinare, con un decreto aggiunto, in cui Giuliano confermò la propria posizione teologica sulle Due volontà di Cristo, tema al quale si dedicarono 17 canoni.

 

Su richiesta di Ervige, nel 686, scrisse il De comprobatione aetatis sextae contra Judaeos, un’opera dagli accenti antisemiti che preconizzava la conversione degli ebrei. Giuliano scrisse molte altre opere; fra queste, una che proponeva la revisione della liturgia mozarabica e i tre libri intitolati Prognostica, che si occupano dei novissimi.

 

Giuliano fu sempre estremamente umile e disponibile ad aiutare tutti i poveri che bussavano alla sua porta.

 

Morì il 6 marzo 690.

 

Fu seppellito nella chiesa di santa Leocadia a Toledo. All’approssimarsi della conquista araba della città (711), le sue reliquie, assieme a quelle dei suoi predecessori e di santa Leocadia, furono traslate e nascoste altrove, forse ad Oviedo.

 

 

 

 

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