Il Santo del giorno, 5 Maggio: S. Irene

 

Una Santa che a causa della sua vicenda umana, andrebbe invocata, in quei casi penosi (e non sono pochi!) nei quali i genitori sono gelosi dei propri figli!

Ma Lei, Irene il cui nome, in greco, non a caso, vuol dire: pace, perdonò!

 

 

A volte i genitori sono gelosi dei figli.

Ed è una grave colpa.

Così Licinius, padre di Irene(o Erina) che viveva a Lecce, non molto dopo la morte di Cristo e mentre la nuova religione si diffondeva, era così geloso della bellezza della sua bambina di appena sei anni, da farla rinchiudere in una torre, sorvegliata da ben 13 servitori!

Forse era invidioso anche della sua bellezza interiore che sbocciava, nonostante la sua tenerissima età verso un nuovo credo, giunto a Lecce attraverso un discepolo di San Paolo.

Per questo il padre aveva riempito la stanza di prigionia della figlia di idoli pagani.

Quando Irene distrusse queste rappresentazioni pagane, infuriato, la fece legare ad un cavallo imbizzarrito dalle frustate, che nella sua folle corsa, però, non uccise la bellissima bimba. Anzi assestò un morso a Licinius che ne morì!

Ma Irene impietosita, pregò tanto da resuscitare il padre.

La gente accorse in massa per il miracolo, che attirò inevitabilmente l’attenzione del governatore che interrogata la ragazzina, le fece tagliare il collo.

Il nome Irene deriva dal greco Eiréne e vuol dire Pace, infatti la Dea della pace, nella mitologia greca, aveva proprio questo nome.

 

Sant’Irene è stata patrona di Lecce, sulla cui cattedrale spicca la scritta: “Lupiensium Patronae”, fino al 1656, sostituita da sant’Oronzo grazie all’attribuzione della guarigione dei salentini dalla peste proprio a quest’ultimo. Della loro competizione, e di tante posizioni sulla questione, ne riparleremo il 26 agosto, quando a Lecce, capitale del barocco meridionale si celebra il “nuovo” patrono.

Intanto vi spieghiamo la scritta.

Per la città di Lecce, gli antichi geografi greci, Strabone, Tolomeo, conoscono il toponimo (greco) Luppìai, i latini dànno Lipiae o Lippiae. Il nome antico di Lecce indica località accanto a una o più delle tante “fogge” disseminate per la Puglia: grandi riserve d’acqua.

Le basi di Luppìai, Lippiae richiamano elementi che corrispondono a semitico occidentale l-, li (a, presso, ‘to, in’) e accadico uppu(pozzo, ‘pit, hole’): gli stessi dell’idronimo germanico Luppia: Lippe, che sbocca nel Reno. Rudiae; (greco) Rodìai: accadico rāṭu (canale, cunicolo per l’acqua, corso d’acqua).

Quindi “Lupensium” dei Leccesi, deriva sia dall’antico nome della città, Lupiae (lupia in latino vuol dire “lupa”), sia da Quercus ilex (che sempre in latino significa “leccio”). Nel corso dei secoli il nome Lupiae subì non poche trasformazioni: prima Licea o Litium, poi, in molti documenti medioevali, si ritrova mutato in Lippiae, Licia, Licium, Liccia, per arrivare, in epoche più recenti, all’attuale Lecce.

 

 

Santi ai quali è dedicata la giornata odierna:

 

Sant’Angelo da Gerusalemme, martire, carmelitano

Sant’Avertino, eremita

San Geronzio di Milano, vescovo

San Gottardo di Hildesheim, vescovo

Sant’Ilario di Arles, vescovo

San Mauronto, Abate e diacono

San Massimo di Gerusalemme, Vescovo

San Nicezio di Vienne, Vescovo

Santa Teuteria, vergine

Santa Tosca, vergine

Beata Caterina Cittadini

Beata Panacea De’ Muzzi, Vergine e martire (I venerdì di maggio)

Beato Nunzio Sulprizio, Giovane operaio

Venerabile Felice Prinetti, Sacerdote, fondatore

 

 

 

Un ricamo raffigurante Sant’Irene

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