Bonifacio, in latino Bonifatius, al secolo Wynfrid (Crediton, 680 circa – Dokkum, 5 giugno 754), fu un monaco benedettino di origine anglosassone, missionario in Assia e Turingia: è ritenuto l’apostolo della Germania.

Nacque intorno al 680 a Crediton nel Regno del Wessex, una contea meridionale dell’Inghilterra.

Missionario in Frisia dal 716, ricevette da Carlo Martello, quello della fermata degli Arabi (e della canzone di De Andrè e Villaggio!) l’incarico di evangelizzare i territori dell’Assia e della Turingia, incontrando tante difficoltà. Era necessaria maggiore autorità, quindi prese la via di Roma e fu nominato la prima volta vescovo, la seconda legato pontificio e infine nunzio apostolico per la Baviera, l’Alemannia, l’Assia e la Turingia, con l’incarico speciale di dare a quei paesi un’organizzazione ecclesiastica più rigida. A Roma ottenne anche nuovi collaboratori per questa sua opera: monaci provenienti dal monastero di Montecassino.

In seguito si insediò a Magonza, (la città del squartamento del traditore Gano) nel 745, e si adoperò per la riorganizzazione della Chiesa nei territori franchi sotto i regni di Carlomanno e Pipino il Breve. La vita religiosa di queste terre era decaduta fortemente, il clero inferiore era incolto e sfrenato, l’alto clero ingolfato in attività materiali e mondane e quasi privo di collegamento con la Sede romana. Sotto la direzione di Bonifacio si tennero alcuni sinodi che emanarono salutari provvedimenti, promulgati poi come leggi della Chiesa e dello Stato insieme (capitularia). In particolare vi si esortò il clero a condurre una vita conforme ai canoni (proibizione di portare armi, della caccia, del vestito laicale e del concubinato), i membri del clero furono assoggettati alla vigilanza del vescovo, si prescrisse per i monaci la regola di San Benedetto, si proibirono usanze pagane e superstiziose e la diffusione di dottrine eretiche, si insisté per l’elezione canonica dei vescovi (esclusione dei laici). I regnanti del paese non solo accettarono le idee riformatrici del missionario, ma anche la sua diretta unione con Roma.

Il suo epistolario contiene preziose informazioni sulle popolazioni della Germania del tempo, definite «feroci e ignoranti» che, pur convertite al cristianesimo, continuano a praticare superstizioni pagane, e sul clero, i cui diaconi, ignoranti di dottrina, «si portano a letto, la notte, quattro o cinque concubine».

Gli ultimi anni della sua vita operosa furono pieni di amare delusioni e, intrapreso il suo ultimo viaggio missionario in Frisia, in quella regione il 5 giugno 754 fu ucciso insieme con cinquantadue compagni a Dokkum a circa 75 anni d’età.

Bonifacio ebbe un curioso scontro dottrinale-geografico: si schierò contro chi sosteneva l’esistenza degli antipodi e di altrettante fasce climatiche. In accordo con sant’Agostino che aveva sostenuto che è impossibile passare da un emisfero all’altro e gli antipodi non esistono, perché Cristo non si sarebbe sacrificato anche per le popolazioni che lo abitassero, il che sarebbe assurdo perché contrario alle Scritture! Sconfisse i poveri sostenitori che vennero anche condotti in processo a Roma!

Le reliquie di san Bonifacio riposano nell’abbazia di Fulda e tutt’oggi sono considerate tra le più importanti per la nazione tedesca.

5 GIUGNO San Bonifacio battezza i sassoni e Martirio di San Bonifacio, dal Sacramentario di Fulda (XI secolo)

San Bonifacio battezza i sassoni e Martirio di San Bonifacio

 

 

Oggi vogliamo anche ricordare San Doroteo, non tanto per il monaco di Gaza e scrittore ascetico del VI secolo, ricordato oggi. Ma per l’Eremita di cui niente o quasi si sa che la legenda vuole a Cardoso di Gallicano, dove esiste una fonte ritenuta miracolosa (deturpata da un’orribile costruzione in cemento armato voluta dall’Amministrazione di Gallicano per regolare una fonte che abbrutisce non solo la fonte medioevale, ma anche la bella chiesa dedicata al Santo che è nei pressi!)

Nei racconti popolari della zona, si narra di come si fosse ritirato nei boschi, come spesso avveniva per questi eremiti altomedioevali, che quasi tutti vengono ricordati a vivere nell’incavo di un albero. Qui avrebbe visto dei segnali di fumo che venivano dall’attuale zona di San Pellegrino,là dove si erano ritirati in ascesi e preghiera, i santi Pellegrino e Biagio.

Accortosi poi di gusci di noci e nocelle lasciate, non da animali, ma da mano di uomo, cioè da altri eremiti della zona con loro si sarebbe incontrato.

Pensando alla traduzione, dal greco, del nome, Doroteo, porto Dio su di me, mi viene spontaneo di poterlo identificare con il vicinissimo santo di Barga: Cristoforo, il cui nome nella traduzione dal latino, è identica: portatore di Dio. Ed è così nella leggenda che lo vuole traghettatore (sul Serchio? Che sta proprio tra Doroteo di Cardoso e Cristoforo di Barga?) di un Bambino che si fa tanto più pesante, quanto il Santo si addentra nella corrente del fiume, così da rivelarsi Dio stesso!

Un peso così forte da spingere questi uomini a ritirarsi dal mondo e nel folto della Carfagna, la Selva isolata della Garfagnana.

 

 

 

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