Il Santo del giorno, 4 Gennaio: Sant’Angela da Foligno, mistica estrema e Maestra dei Teologi

 

Contemporanea, ma già ricordata, come S. Zita, nata trent’anni prima, nel 1218, da Dante!

 

di Daniele Vanni

 

Dietro a ogni santa di successo c’è sempre un frate. La coppia folignate Arnaldo-Angela somiglia molto a quella, più famosa, formata da Caterina da Siena e Raimondo dalle Vigne, capo dei Domenicani, discendente da Pier Delle Vigne, fatto accecare per tradimento da Federico II e morto suicida, domenicano che fu con Caterina confessore, ma anche discepolo.

 

Arnaldo, (ma il nome è successivo, perché nei testi si trova solo: A.) come Raimondo, all’inizio non immagina certo di essersi imbattuto in una santa, anzi in una delle più grandi mistiche di sempre che poi è sua cugina!

E per questo è preso da vergogna, quando, in viaggio con lei ad Assisi, ha la sensazione di trovarsi di fronte all’esternazione, alla crisi di una pazza!

 

Stanno accompagnando una comitiva di pellegrini alla basilica di Assisi, e all’improvviso Angela si slancia verso la porta della chiesa superiore, vi si accascia ai piedi, urlando: “Amore Perché M’Abbandoni?”!

Sulla scena, accorrono altri frati, cominciano a fare domande, e impongono ai folignati di non far mai più in avvenire metter piede in Assisi a quell’indemoniata!

 

Invece, Angela sta urlando così perché ha improvvisamente perso la connessione con lo Spirito Santo, che l’aveva sorretta durante tutto il viaggio!!

 

  1. che ancora non sa niente, decide di sottoporre Angela a un rigoroso interrogatorio. La cugina si sottomette volentieri, ma le sue risposte sono così interessanti che Arnaldo smette di fare domande e la lascia parlare a briglie sempre più sciolte. Man mano che procede nelle sedute, il frate si convince di avere trovato una mistica di prim’ordine.

E prende appunti, poi comincia a trascrivere tutto ilpiù fedelmente possibile. Anche se, quando le rilegge un suo primo abbozzo, lei lo respinge come oscuro, ma soprattutto “privo di gusto”.

Nel frattempo in paese, anche per i trascorsi di lei e per l’assiduità del cugino, la gente comincia a mormorare: “Guarda quel frate come le sta sempre attaccato!”.

Non leggerà mai quegli scritti, che diventeranno il Liber, uno dei capolavori della mistica medievale.

Quelle del sue tempo, persone ignoranti che dovevano sgobbare duro per tutte le ore di luce, si possono scusare, meno il popolo di Internet, interessato solo a fatti forti, bufale, cose sconce ed altre grossolanità, se capita di leggere qualcosa su Angela (naturalmente sono lo 0,0000…di coloro che accedono al Web!)  lo fanno per quelle due o tre pratiche veramente hard (questo interessa ai medioevali del web!!) che ha confessato al suo padre spirituale o ai destinatari delle sue lettere.

Col rischio di farla apparire ancora più estrema di quanto non fosse: per esempio, il fatto che leccasse le ferite dei lebbrosi.

O quando stava pulendo le ferite putrefatte e bevve l’acqua sporca della bacinella e ad un certo punto sentì di avere ingoiato un pezzetto di carne, ma, per quanto volesse ingoiarlo, non ne fu in grado!!

E poi, c’è la questione dei carboni ardenti nella vagina per mortificarsi e spengere (!) quegli ardori da cui si sentiva tentata da demoni, che la torturavano! Anche se lei, considerata, l’antesignana (e dovrebbe esserne eletta a Patrona e Protettrice) degli autolesionisti, non faceva tanto diversamente!

Ed ogni tanto, per passare da una sofferenza ad un’altra! si percuoteva con la frusta.

Nella sua cella Angela visse una vita complicata: lo Spirito che la rendeva piena di gioia poteva anche abbandonarla per due anni di seguito.

I demoni, invece, erano più abitudinari.

Lei stessa ancora prima di Arnaldo, aveva sospettato di essere indemoniata, e il dubbio non l’abbandonava mai. Un profondo desiderio di morte l’accompagnò per anni, trasformandosi nel tempo in un desiderio di agonia protratta all’infinito, nel tentativo di sentire su di sé tutto il dolore del mondo.

 

 

E sì, che Angela, in quel mondo aveva anche vissuto. Si era maritata, come aveva deciso la famiglia e aveva avuto più di un figlio.

Quando morirono, Angela (già quarantenne) “provò consolazione” solo donandosi a Dio.

Ma non come ripiego! E qui si va nel paradosso più estremo! Forse il culmine della religiosità e del fanatismo medioevale!

Angela non sembrava vergognarsi neanche un poco, così come aveva fatto gettandosi sulla soglia della chiesa per attirare di nuovo a sé, quell’Amante Spirituale che le sfuggiva! di aver provato sollievo alla morte dell’intera famiglia, per slanciarsi nel vero Amore, “non quello per scherzo!” della sua esistenza…non posso neanche scrivere: terrena!

 

Questo afflato, con il “contatto” (!) con le malattie, le privazioni, per lunghi periodi non mangiava, e le altre orribili cose che infliggeva al suo corpo, non riuscirono ad ucciderla, ed è già un miracolo!

A differenza di Caterina da Siena, che si lasciò morire a trentatré anni, Angela in un qualche modo venne a patti con la vita, che lasciò soltanto alla ragguardevole età, per l’epoca, di sessantuno.

Negli ultimi quindici fu anzi il punto di riferimento di un nutrito gruppo di fedeli e con alcune sue lettere si propose addirittura come intermediaria nel conflitto sempre più acceso tra francescani spirituali e conventuali.

 

 

Non prima di aver passato una fase, per tanti versi inspiegabile (se non con una profonda malattia nervosa) proprio attorno a quell’anno 1300, in cui Dante si riprende dopo essersi perso, a sua volta, nella “Selva oscura” della vita!

Angela invocata e venerata come una santa in vita, ha sempre meno voglia di parlare delle sue esperienze e di dare consigli. Forse le manca il cugino Arnaldo, partito per Roma, per fare carriera alla corte di papa Bonifacio e che invece finirà in una lista di eretici.

In uno dei suoi ultimi messaggi, stanca forse del suo personaggio, Angela esprime il desiderio di essere esposta per le strade della sua Foligno, coperta soltanto di pesci e tagli di carne!!!

 

Venite a vedere questa donna indegna, piena di malizia e simulazione, sentina di ogni vizio e di ogni male. Osservavo la Quaresima standomene tappata nella mia cella, per avere la stima degli uomini, e facevo dire a tutti quelli che m’invitavano: “Non mangio ne carne né pesce”. Ero ghiotta, invece, e piena di ogni golosità, mangiona e beona. […] Non dovete credermi più, non dovete più adorare quest’idolo, erano parole ingannatrici e diaboliche: pregate la giustizia di Dio che quest’idolo cada e vada in pezzi in modo che vengano svelate le mie opere menzognere e ingannatrici.

 

Pare che Angela voglia addirittura dichiarare che lei apparteneva alla schiera del Nemico, ammettendo di essere, come aveva persino sospettato un tempo il cugino o i frati di Assisi e tanti maldicenti e preti, un’indemoniata!!

 

 

 

 

Sant’Angela da Foligno,Terziaria francescana (Foligno, 1248 – 4 gennaio 1309) è stata una mistica francescana, beatificata nel 1693 da papa Innocenzo XII e canonizzata da papa Francesco il 9 ottobre 2013.

 

Angela nacque in una famiglia di Foligno, si sposò in giovane età e trascorse una vita “selvaggia, adultera e sacrilega“.

Dopo una giovinezza della quale non conosciamo praticamente nessun particolare, se non questi aggettivi che la dicono lunga, Angela si convertì tramite una confessione al cappellano del vescovo, in una data che gli studiosi collocano all’incirca verso il 1285.

Dopo la morte del marito, dei figli e della madre, entrò nel Terz’Ordine Francescano nel 1291 (altra data ipotetica), vivendo sull’esempio di Francesco d’Assisi, in penitenza e nella radicale imitazione di Gesù Cristo, meditando soprattutto la sua Passione, come fecero Margherita da Cortonae più tardi Camilla da Varano, ossia la clarissa suor Battista.

 

Angela da Foligno morì il 4 gennaio1309, come è scritto in uno dei diversi codici manoscritti del “Liber“, e venne da sempre venerata con il titolo di Beatae Magistra Theologorum, ossia Maestra dei Teologi, perché in vita, attorno a lei, si era raccolto un Cenacolo di figli spirituali, tra i quali si annovera Ubertino da Casale, celeberrimo teologo, (tanto che da lui, compagno di Guglielmo da Hockman e dalla disputa tra Domenicani e Francescani, con i due sottogruppi dei Francescani spirituali o Fraticelli con il maestro di Ubertino, Pietro di Giovanni Olivi, vicini ai giacominiti, e l’ala più conciliante, che ammetteva il possesso dei beni ed una povertà “relativa”!)  

 

Il corpo di Angela riposa a Foligno nella chiesa di San Francesco e santuario di Santa Angela.

 

Angela, dopo la vita giovanile, di cui si è detto, per verificare le sue esperienze mistiche iniziò a confidarsi con un frate A., suo parente e consigliere spirituale (la tradizione suole sciogliere la A., chiamandolo frate Arnaldo). Egli stese un Memoriale, da sottoporre ad esperti tra cui il cardinale Giacomo Colonna, (che prenderà sotto di sé, in custodia, in pratica una specie di arresti domiciliari, proprio Ubertino da Casale, per ordine del Papa che lo scomunicherà e forse finirà per farlo assassinare, come sostennero i “suoi” Fraticelli!)  che l’approvò prima del 1297. Questa “autobiografia spirituale” mostra i trenta passi che l’anima compie raggiungendo l’intima comunione con Dio, attraverso la meditazione dei misteri di Cristo, l’Eucaristia, tentazioni e penitenze.

 

Il Memoriale rappresenta la prima sezione di quello che noi conosciamo come il Liber.

La seconda parte, nota come Instructiones,contiene invece documenti religiosi di vari tipo curati da diversi (ignoti) redattori, tra cui le lettere che Angela spediva ai suoi figli spirituali.

Dopo essersi recata ad Assisi ed aver avuto esperienze mistiche, avviò un’intensa attività apostolica per aiutare il prossimo e soprattutto i suoi concittadini affetti da lebbra.

Una volta morti marito e figli diede tutti i suoi averi ai poveri ed entrò nel Terz’Ordine Francescano: da quel momento visse in modo cristocentrico, ovvero tramite l’amore giunge all’identica mistica con Cristo!

 

Per i suoi scritti assai profondi è stata chiamata “maestra di teologia“.

Il 3 aprile 1701 furono concessi Messa ed Ufficio propri in onore della Beata.

Infine il 9 ottobre 2013 Papa Francesco, accogliendo la relazione del Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha iscritto Angela da Foligno nel catalogo dei Santi, estendendone il Culto liturgico alla Chiesa Universale.

 

Etimologia: Angela = messaggero, nunzio, dal greco “anghello”.

 

 

Già in vita conosciuta come Magistra Theologorum (Maestra dei Teologi), mistica contemporanea di Dante e di Jacopone da Todi, Angela era nata in una ricca famiglia e visse fra i benesseri e i piaceri del mondo.

Si sa con certezza che si sposò, ebbe dei figli e che la madre soddisfaceva tutti i suoi capricci.

Ma cominciò, come lei stessa racconterà al Direttore Spirituale, il Conventuale Minore A. a «conoscere il peccato», com’è riportato nel Memoriale steso dallo stesso francescano.

Andò a confessarsi, ma «la vergogna le impedì di fare una confessione completa e per questo rimase nel tormento».

Pregò San Francesco che le apparve in sogno, rassicurandola che avrebbe conosciuto la misericordia di Dio.

E la pace arrivò nel 1285, attraverso una confessione totale: aveva 37 anni. Iniziò così una vita di austera penitenza: povertà dalle cose, povertà dagli affetti, povertà da se stessa.

A motivo della drastica conversione, dovette affrontare ostilità ed ingiurie da parte della famiglia. Ma lei perseverò anche quando morirono madre, marito, figli.

Angela si presenta come una delle più estreme incarnazioni dell’ideale francescano della fine del Duecento.

In un primo tempo, in preda a strani fenomeni, fu giudicata sospetta dai frati minori; ma intorno al 1290 l’accettarono fra i penitenti del Terz’Ordine.

Il teologo Ubertino da Casale (citato anche nella Divina Commedia) fu conquistato dal suo ideale spirituale e con lui fu strettamente coinvolta nelle controversie che laceravano l’Ordine francescano, diventando una dei responsabili del movimento rigorista.

Nel 1291, come la mistica narrò al suo confessore, lungo il cammino che la conduceva ad Assisi, fu alla presenza della Trinità: «Ho visto una cosa piena, una maestà immensa, che non so dire, ma mi sembrava che era ogni bene. (…) dopo la sua partenza, cominciai a strillare ad alta voce (…) Amore non conosciuto perché? (…) perché mi lasci?».

La mistica di Foligno insegna che non c’è vera vita spirituale senza l’umiltà e senza la preghiera. Questa può essere corporale (vocale), mentale (quando si pensa a Dio) e soprannaturale (contemplazione): «In queste tre scuole uno conosce sé e Dio; e per il fatto che conosce, ama; e perché ama, desidera avere ciò che ama. E questo è il segno del vero amore: che chi ama non trasforma parte di sé, ma tutto sé nell’Amato».

Nel corso dei secoli, fra i tanti che aderirono alla sua spiritualità, anche se non arrivando ai suoi estremi, Santa Teresa d’Avila e la Beata Elisabetta della Trinità.

 

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