Il Santo del giorno, 31 Dicembre: S. Silvestro, Papa

 

Celebre il santo di oggi, perchè indica la fine del nostro anno.

Ma in vita, fu Papa succube delle decisioni dell’Imperatore Costantino che, compreso il valore della fede, gestì di fatto in prima persona la Chiesa, facendo e disfacendo, convocando concilii come quello di Nicea dove si stabilì anche la preghiera del Credo cristiano!

 

 

di Daniele Vanni

 

Silvestro I(… – Roma, 31 dicembre 335) fu il 33° vescovo di Roma e papa della Chiesa Cattolica dal 314 alla sua morte. Fu Papa quindi subito dopo l’anno di svolta dell’Editto di Costantino che ammetteva il culto cristiano.

Silvestro, la cui data di nascita è ignota, secondo il Liber pontificalis, era figlio di un certo Rufino, romano; secondo il leggendario, Vita beati Sylvestri, o Actus Silvestri, era figlio di una certa Giusta.

Dopo la morte di papa Milziade, Silvestro fu consacrato vescovo di Roma e quindi papa; occupò tale posizione per ventun anni.

Il suo pontificato coincise con il lungo impero di Costantino I, il primo imperatore romano di religione cristiana. La posizione pubblica della Chiesa affrontò un cambiamento epocale: il passaggio dalla Roma pagana alla Roma cristiana.

L’incidenza politica di Silvestro fu debolissima, complice anche, di contro, la vastissima popolarità e l’altissima personalità di Costantino. Fu l’imperatore a gestire, di fatto, il potere e le attività della Chiesa per tutto l’arco della vita di Silvestro e oltre. Il Papa fu, in un certo senso, l'”uomo di Costantino” il quale, consapevole della forza che ormai stava assumendo il Cristianesimo, orientò i suoi sforzi in direzione della sostituzione degli apparati pagani dello Stato con quelli Cristiani. Per ottenere un tale risultato dovette spesso sostituirsi a Silvestro, che comunque non fu mai capace e solo raramente tentò di imporre il suo ruolo. Costantino era il capo dello Stato, ma si ritagliò anche una funzione di vescovo, e tale era considerato, specialmente in Oriente; si autodefinì “vescovo dei vescovi”.In questo ruolo l’imperatore intervenne in prima persona per ricomporre le diatribe che scuotevano la Chiesa al proprio interno.

Scopo della sua azione fu quello di evitare che all’interno del cristianesimo si creassero delle correnti. I dissensi e le discussioni teologiche ne avrebbero minato l’unità e, perciò, la sua stessa forza politica.

 

Lo scisma donatista e il Concilio di Arles

 

In conseguenza dei tumulti provocati in Africa dai donatisti, (che si opponevano ai vescovi che avevano consegnato i libri sacri a Diocleziano durante le sue terribili, ultime persecuzioni, e quindi rivendicavano il ruolo di chi amministrava i sacramenti) non soddisfatti dell’esito del sinodo che papa Milziade aveva convocato nell’ottobre del 313, e che li vedeva sconfitti, lo stesso Costantino (travalicando l’autorità di Silvestro), convoca un concilio ad Arles, a cui partecipano numerosi vescovi di opposte fazioni,(spesso accompagnati dai loro esorcisti! quasi tutti francesi e tre inglesi!) che ribadiscono la condanna del movimento donatista, dichiarandolo fuori della Chiesa, e stabiliscono alcuni principi inerenti alla disciplina ecclesiastica. Lo stesso Costantino, (non a caso fatto proditoriamente santo dalla Chiesa dopo eccidi, vendette familiari con stragi di parenti…) non invita la Chiesa di Roma, quasi fosse un accessorio!

I vescovi del Concilio allora inviarono una lettera ufficiale al pontefice. In essa si legge: “Avesse voluto il cielo, o padre carissimo, che foste presente a questo grande spettacolo! Avreste contribuito a rendere più severa la sentenza contro certi criminali! Se foste stato con noi, grande sarebbe stata la gioia di tutta l’assemblea. Ma poiché non potevate lasciare la città, sede preferita dagli apostoli, dove il loro sangue testimonia la gloria di Dio, vi riferiamo che non abbiamo ritenuto nostro unico dovere, trattare gli argomenti per i quali eravamo stati convocati; poiché provenivamo da diverse province, abbiamo creduto opportuno consultarci su vari problemi che si dovevano discutere, con l’assistenza dello Spirito Santo e degli Angeli. E desideriamo che siate voi, la cui autorità è più sentita, a far conoscere a tutte le Chiese le nostre decisioni”.

I Donatisti proseguirono comunque nelle loro rimostranze, e la Chiesa d’Africa continuò ad essere turbata da violenze, cui Costantino contrappose dure repressioni. Lungi dall’essere repressa, la lunga vertenza afflisse la Chiesa d’Africa per più di tre secoli, con i donatisti che rifiutavano obbedienza al clero “ufficiale”, che consideravano usurpatore e di cui contestavano l’elezione.

 

Donazioni, regolamentazione ecclesiastica e basiliche costantiniane

L’opera di cristianizzazione dello Stato in cui è impegnato a fondo l’imperatore, vede quest’ultimo sempre più coinvolto in questioni ecclesiastiche o comunque di regolamentazione unilaterale dei rapporti tra Stato e Chiesa. È suo, il decreto che stabilisce l’esclusiva competenza dei tribunali ecclesiastici sulle questioni che riguardano la fede, attribuendo pertanto a quegli organismi, composti da vescovi, lo stesso potere degli analoghi tribunali dello Stato, competenti per tutte le altre questioni laiche; sancisce l’esenzione del clero cristiano dai servizi civili; stabilisce che la domenica venga riconosciuta anche dallo Stato come giorno festivo.

Tra le principali donazioni dell’imperatore alla Chiesa cristiana, la “Domus Faustae”, sede del sinodo dell’ottobre 313, indetto da papa Milziade, che diverrà poi il Palazzo del Laterano, prima dimora ufficiale dei pontefici.

Silvestro promosse la costruzione delle grandi basiliche di Roma, e Costantino stava dietro queste opere.

Secondo il Liber Pontificalis, infatti, su suggerimento del papa l’imperatore fondò la basilica di San Pietro sul Colle Vaticano, sopra un preesistente tempio dedicato ad Apollo, tumulandovi, in un sarcofago di bronzo, il corpo dell’apostolo Pietro. (che sia quello oggi ritrovato e che quindi risale all’epoca di Costantino e non tre secoli precedenti?)

Sempre su ispirazione del papa, sorsero la basilica ed il battistero del Laterano, vicino al palazzo appena donato, la basilica del Sessorium (basilica di Santa Croce in Gerusalemme), la basilica di San Paolo fuori le Mura sulla Via Ostiense, e molte chiese cimiteriali sulle tombe di martiri, in particolare quella sulla Via Salaria, presso le catacombe di Priscilla, le cui rovine sono tornate alla luce verso la fine dell’Ottocento. La memoria di Silvestro è legata principalmente alla chiesa in titulus Equitii (Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti) che prende il nome da un presbitero romano che si dice abbia eretto questa chiesa sulla sua proprietà. Essa sorge tuttora nei pressi delle terme di Traiano, accanto alla Domus Aurea. Parti dell’edificio attuale risalgono al IV secolo.

Senza dubbio Silvestro I contribuì anche allo sviluppo della liturgia, per ciò che riguardava interventi propriamente interni alla vita della Chiesa: durante il suo regno, probabilmente, fu scritto il primo martirologio romano. Il nome di Silvestro è legato anche alla creazione della scuola romana di canto.

 

L’Arianesimo e il primo concilio di Nicea

Nella Chiesa di Alessandria d’Egitto, si andava in quel periodo affermando la predicazione di Ario, un presbitero che diffondeva una sua dottrina sulla Trinità. Affermava che Gesù era “adottato” da Dio come figlio, sostanzialmente negando l’essenza divina di Cristo. Nonostante la scomunica, la sua dottrina continuò a fare proseliti, soprattutto in Oriente, trovando tra i sostenitori anche alcuni vescovi, tra cui Eusebio di Nicomedia ed Eusebio di Cesarea. Non riuscendo a frenare la diffusione delle idee di Ario, il patriarca Alessandro di Alessandria chiese l’intervento di Silvestro. Ma prima che questi decidesse sul da farsi, Costantino aveva già inviato sul posto il vescovo Osio di Cordova e, viste le serie difficoltà della questione, aveva immediatamente convocato, per il 14 giugno del 325, tutti i vescovi della Chiesa cristiana ad un concilio a Nicea: si trattò del primo concilio ecumenico della storia.

L’assemblea degli oltre 300 vescovifu presieduta da Osio di Cordova, mentre Costantino ne era il presidente onorario.

Il Papa comunque prese parte ai negoziati sull’arianesimo e sul Concilio: benché fisicamente assente, “per motivi di età”inviò i suoi legati, ma non è certo se Costantino avesse concordato in anticipo con lui la convocazione del concilio, né se, oltre alle firme dei suoi legati in calce ai documenti conciliari, ci fosse un’espressa conferma papale alle deliberazioni.

Fu confermata la condanna dell’arianesimo, fortemente ribadita dalla prima formulazione del “Simbolo niceno” (il “Credo” dei Cristiani)che però non bastò a debellare il movimento eretico in Oriente. Anzi lo stesso imperatore, indubbiamente non esperto di questioni teologiche ma preoccupato soprattutto della stabilità politica, sostituì a breve il suo consigliere per le questioni ecclesiastiche Osio, con l’ariano Eusebio di Nicomedia. Questi riuscì ad ammettere lo stesso Ario alla presenza di Costantino (ormai trasferito nella nuova capitale Costantinopoli), il quale, fidandosi del suo nuovo consigliere, ritenne che una riabilitazione e un rientro di Ario nella Chiesa sarebbe servita ad una riconciliazione tra la Chiesa di Roma e quella d’Oriente. Al rifiuto di Atanasio, nuovo vescovo di Alessandria, senza neanche concordarlo con Silvestro, Costantino convocò nel 335, a Tiro, un nuovo concilio di soli vescovi ariani, che deposero Atanasio. Le rimostranze di Silvestro, che morirà il 31 dicembre di quello stesso anno, saranno del tutto inutili.

Silvestro morì appunto il 31 dicembre 335, dopo 21 anni di pontificato.

Fu sepolto nella chiesa da lui voluta presso le Catacombe di Priscilla. La sua sepoltura è espressamente menzionata negli itinerari dei fedeli del VII secolo.

 

 

 

San Silvestro papa era il patrono dell’ordine cavalleresco chiamato Milizia Auratao anche dello “Speron d’Oro” che la tradizione voleva fosse stato fondato addirittura dall’imperatore Costantino in persona. Peccato che i Romani non conoscessero neppure le staffe dei cavalli, figuriamoci gli speroni!

Dopo varie vicende nel corso dei secoli, nel 1841, papa Gregorio XVI, nell’ambito di una vasta riforma degli ordini equestri, dalla “Milizia Aurata” separò l'”Ordine di San Silvestro Papa”, assegnandogli propri statuti e decorazioni. Nel 1905 papa Pio X vi apportò ulteriori modifiche, ancora vigenti. L’Ordine prevede quattro classi: Cavaliere, Commendatore, Commendatore con placca (Grand’Ufficiale), Cavaliere di Gran Croce. Dei tre ordini equestri disciplinati dalla Santa Sede, quello di San Silvestro è il minore; il rango più elevato appartiene all'”Ordine Piano”, seguito da quello di San Gregorio Magno.

 

 

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