Il Santo del giorno, 31 Agosto: San Nicodemo, l’anziano del Sinedrio, discepolo segreto di Gesù, autore leggendario del Volto Santo! – S. Abbondio

 

Un santo fondamentale per Lucca, perchè indissolubilmente legato, ne sarebbe stato lo sculture, alla storia ed alla leggenda del Volto Santo!

E poi il santo che dà il nome al Don Abbondio del Manzoni

 

 

di Daniele Vanni

 

 

Nicodemo, dottore della Legge, fariseo e fu, in base al racconto del Vangelo secondo Giovanni, uno dei discepoli di Gesù.

Andava, in verità a trovarlo di nascosto, di notte, perché temeva per il suo ruolo e, soprattutto, per la sua persona. Quindi sapeva bene, essendo anche un magistrato, cosa sarebbe capitato a quello che il suo popolo non riconosceva come Messia!

Era Nicodemo, membro autorevole del Sinedrio, l’organo (formato tradizionalmente da 71 membri) preposto all’emanazione delle leggi ed alla gestione della giustizia durante la fase asmoneo-romana del periodo del Secondo Tempio. In questa assemblea di uomini di lege, le opinioni venivano discusse prima delle votazioni, ma le opinioni in minoranza non venivano scartate e non erano proibite: semplicemente l’opinione di maggioranza diventava vincolante.

Ma intanto, queste visite a Gesù, in fondo un ribelle, che si poneva se non apertamente contro i Romani, come volevano gli Esseni e altri rivoluzionari, certo stava fondando una religione perlomeno con dei distinguo fondamentali da quella ebraica, questi confronti viso a viso, hanno per Lucca, un’importanza eccezionale! Perchè Nicodemo, secondo la leggenda, sarà lo scultore del…

Gli è attribuito, invece, come scrittore, anche un Vangelo apocrifo. Marginale e meno argomentata è la tesi che, proprio insieme a Giuseppe d’Arimatea, sia stato uno dei custodi del Santo Graal.

 

Nicodemo compare tre volte nel Vangelo secondo Giovanni:

 

quando ascolta l’insegnamento di Gesù (3,1-21);

quando interviene in sua difesa quando i Farisei vorrebbero farlo arrestare (7,45-51);

quando aiuta Giuseppe d’Arimatea a deporre il corpo di Gesù nella tomba (19,39-42).

 

Nell’ultimo episodio, troviamo Nicodemo sul Golgota, insieme a Giuseppe d’Arimatea, che contribuisce alla Deposizione di Gesù dopo la crocifissione e aiuta a deporne il cadavere nella tomba (Gv 19,39-42).

Il sacerdote fariseo porta “una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre” per la preparazione del corpo di Gesù (Gv 19,39): una quantità, enorme! pari a circa 30 kg di oggi, in quel tempo la quantità indicata era utilizzata per la sepoltura di un re! E quindi con una spesa smisurata!

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (19,39-42):

 

Nicodemo, che in precedenza era andato da Gesù di notte, venne anch’egli, portando una mistura di mirra e d’aloe di circa cento libbre. Essi dunque presero il corpo di Gesù e lo avvolsero in fasce con gli aromi, secondo il modo di seppellire in uso presso i Giudei. Nel luogo dov’egli era stato crocifisso c’era un giardino, e in quel giardino un sepolcro nuovo, dove nessuno era ancora stato deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, perché il sepolcro era vicino.

 

 

Gli viene come abbiamo visto, attribuito anche un vangelo apocrifo, il Vangelo di Nicodemo, scritto in greco e risalente orientativamente al II secolo, in cui si parla della deposizione di Gesù e in cui sembra essere rivista la figura e la posizione di Ponzio Pilato, tanto da far considerare tale scritto parte del cosiddetto “Ciclo di Pilato”.

 

 

Una tradizione narra di Nicodemo che si prefisse il compito di riprodurre nel legno l’immagine di Gesù morto sulla Croce, così come egli se lo ricordava. Iniziò il lavoro: utilizzò legno di quercia per la Croce, di cui era composta la Croce di Cristo, e cedro del Libano per l’immagine. Dopo aver scolpito il corpo, si arrestò di fronte alla difficoltà di riprodurre il Volto!

Dopo lunga preghiera, cadde addormentato; al suo risveglio ebbe la sorpresa di vedere l’opera compiuta da mano angelica!

Da qui, forse, ha tratto ispirazione Collodi per la nascita di Pinocchio! Prossimo a morire, Nicodemo affidò l’opera a Isacar, uomo giusto e timorato di Dio. Quest’ultimo, affinché la Croce non divenisse nota ai Giudei, la tenne nascosta.

Di generazione in generazione fu segretamente custodita e venerata.

Circa seicento anni dopo, nei pressi del luogo dove la Croce era custodita, giunse il Vescovo Gualfredo, al quale apparve in sogno un Angelo che gli svelò la presenza della Croce. Questa visione fu interpretata come la precisa volontà divina: la Croce doveva essere spostata da una terra di infedeli a un luogo dove fosse possibile il culto pubblico.

Ora, è da pensare, che le religioni abramitiche rifuggono sempre dalle immagini e riproduzioni di dei e santi. Il periodo dell’iconoclastia vera e propria nell’Impero Bizantino arriverà almeno un secolo dopo del racconto leggendario, con la distruzione di moltissime opere d’arte!

Ma già nel 614, Gerusalemme era caduta in mani persiane e nel 637, appena cinque anni dopo la morte di Maometto, i musulmani, che già avevano fatto nella Siria molte incursioni, occuparono definitivamente Gerusalemme.

Quindi, presa per vera la leggenda della statua di Nicodemo (in verità, il pericolo per tutte le reliquie o i paramenti cristiani o le statue e croci che erano lì presenti deve essere stato reale) è plausibile che qualcuno pensasse a metterlo in salvo!

Così la raffigurazione del Crocifisso, dopo essere stata trasportata alla riva della vicina città di Giaffa, fu collocata su una barca affidata alla Divina Provvidenza, che la facesse giungere in luogo degno.

Nella barca furono poste anche due ampolle contenenti il sangue di Cristo raccolto da Giuseppe d’Arimatea con Nicodemo.

Dopo un lungo viaggio la barca giunse nei pressi di Luni.

Gli abitanti locali tentarono in ogni modo di avvicinarsi alla barca, ma invano: ogni volta, era prodigiosamente risospinta a largo, di fronte ad ogni tentativo di avvicinamento.

A capo della diocesi di Lucca vi era allora un Vescovo noto per aver traslato nella città i corpi di molti santi, al quale apparve in sogno un angelo che gli suggerì di andare a Luni a recuperare la barca ed il suo prezioso carico.

Giunto il vescovo di Lucca con tanti concittadini, la barca approdò!

Siamo nel 742. Si accende una contesa acerrima per chi debba tenere il “Volto Santo”. Si stabilì di far decidere ai buoi, bianchi e maestosi, come quelli usati dagli Etruschi e poi dai Romani per le cerimonie sacre, che trasportavano un carro, sul quale era stato issato, come sul carroccio durante le battaglie dei futuri comuni, il simbolo delle città, dove dovesse andare la sacra reliquia. E i buoi, per volontà divina, prendono la strada di Lucca! Ma la contesa su chi avesse maggiori diritti di tenere il simulacro, non si ferma qui e si stabilisce che ai Lunensi sarebbe andata una delle due ampolle contenenti il sangue di Cristo (ancora oggi conservata e visibile a Sarzana), mentre i Lucchesi avrebbero tenuto la barca, la Santa Croce e l’altra ampolla. Il crocifisso ligneo è naturalmente quello noto in tutto il mondo come Volto Santo!

 

Noi abbiamo anche scritto, interpretando tutta la Leggenda di Leobino, in chiave allegorica. Così il Re sul Carro, sarebbe il sole che in settembre (quando si tiene la rituale processione animata da tante torce e lumini, quasi una nostalgia del “fuoco” estivo!) cala in questa costellazione.

Ma, da considerare, anche il fatto storico, da me scoperto, della contrapposizione delle due città, Luni e Lucca, come fine, all’atto della loro fondazione romana. I fatti avvengono appena a due anni di distanza. Ma mentre Luni, la prima è fondata ed affidata al “partito” che vuole dialogare  ed integrare i Liguri, dopo che a Roma sono accaduti presagi mirabolanti che non depongono bene per le Guerre Liguri tuttora in corso, Lucca viene affidata al partito dei Fabi, che sono per l’aperta guerra e la deportazione, che avverrà! di queste fiere tribù che abitano Liguria, Lunigiana, Garfagnana, parte dell’Emilia e del Piemonte, per poi spingersi in Francia e persino in Spagna.

Infine ultima considerazione, ma moltissime se ne possono fare sulla leggenda di Leobino e del Volto Santo, tantissimi santi, la stessa Maddalena, molti Apostoli, reliquie come il Sacro Graal, per tutte  e tutti si narra di un approdo verso la Provenza o la Spagna atlantica settentrionale, che  pure vorrà dire qualcosa!

 

31 agosto_don_abbondio

S. Abbondio

 

 

Dove prese il Manzoni il nome di Don Abbondio, il pavido prete di campagna sulle rive del Lago di Como? Neanche troppo lontano, dato che Sant’ Abbondio è stato vescovo ed è patrono di Como!

Sono sconosciuti sia la data che il luogo di nascita: la tradizione riporta come egli fosse nativo di Tessalonica. Il fatto che il nome sia di origine latina non fa dubitare di tale circostanza, poiché simili appellativi erano relativamente diffusi anche fra i Romani d’Oriente. Certamente Abbondio conosceva assai bene il greco.

Secondo la tradizione, Abbondio era inizialmente coadiutore di Amanzio, terzo vescovo della diocesi di Como, che aveva consolidato la presenza cristiana in città e nella vastissima diocesi (che comprendeva le attuali province di Como, Sondrio, il terzo superiore della provincia di Varese, le tre valli sud-alpine del Canton Grigioni ed il Canton Ticino). Amanzio aveva anche edificato la grande basilica protocristiana dei Santi Pietro e Paolo (oggi basilica di Sant’Abbondio), ove aveva fissato la cattedra vescovile. Amanzio aveva ordinato Abbondio sacerdote e già prima della morte lo aveva designato alla propria successione, consacrandolo vescovo il 17 novembre 440. Alla morte di Amanzio, nel 450 circa, Abbondio divenne così il quarto vescovo di Como, dopo Felice, Probino e, appunto, Amanzio.

 

Chiesa di S: Abbondio, Como

Nel V secolo si era diffusa nell’Impero romano d’Oriente la dottrina nestoriana, che sosteneva la presenza in Cristo di due persone distinte, l’una divina e l’altra umana. La dottrina era già stata condannata come eretica dal Concilio di Efeso del 431, ma la questione si era riaccesa, con il monofisismo, cioè la dottrina che sosteneva in Cristo una sola natura!

Nel 449 si aperse un secondo concilio di Efeso, con l’intento di combattere queste eresie, ma inutilmente. Papa Leone inviò nel 450 una nuova missione, capeggiata questa volta da Abbondio, che ottenne un certo successo, visto che agli imperatori, molto più che la purezza dottrinaria, interessava la preservazione e l’unità dell’Impero, già duramente provato dalle invasioni barbariche.

Così si convocò un nuovo concilio a Calcedonia nel 451, il monofisismo venne condannato, e, di ritorno in Occidente, Abbondio venne accolto festosamente da papa Leone a Roma. Fu quindi incaricato di ripetere la missione in un concilio locale convocato a Milano. Negli anni successivi, Abbondio si dedicò alla propria diocesi, diffondendo la fede nelle vasti valli che si aprono verso le Alpi, ancora largamente pagane. Il diplomatico e teologo tornò a fare il predicatore. Secondo la tradizione, Abbondio morì un giorno di Pasqua dopo la predica festiva, probabilmente nel 468 (o nel 469).

Sin dall’alto Medioevo Abbondio fu venerato come patrono della città e della Chiesa comense e invocato nelle preghiere più solenni della Diocesi insieme ai suoi predecessori. Gli vennero attribuiti vari episodi miracolosi. La Chiesa lo festeggia come santo il 31 agosto. È patrono della città e della diocesi di Como. Inoltre è patrono secondario della Diocesi di Lugano.

 

Share