Il Santo del giorno, 30 maggio: S. Giovanna D’Arco, la Pulzella d’Orleans

 

Santa quantomai discussa e contrastata: in vita, dove lei, semplice contadina, giunse persino a porsi a capo dell’esercito francese nel riscatto contro gli Inglesi, nella Guerra dei Cento Anni. E poi finì sul rogo. Dopo, prima misconosciuta o bersaglio di un coacervo di maldicenze e poi, dalla Chiesa che certo non la difese, ma anzi! la pose in processo e al rogo, fatta santa!

Comunque andate oggi, in S. Michele in Foro, a Lucca, in fondo alla navata, nella cappella di destra, vi troverete una delle pochissime statue al mondo di Giovanna D’Arco, con la medesima armatura della foto di copertina! Fate davanti a Lei, una piccola preghiera!

di Daniele Vanni

 

Definendosi apertamente “la Pulzella”, Giovanna dichiarava di volersi mettere al servizio di Dio in maniera totale, anima e corpo. La sua verginità simboleggiava chiaramente la purezza, tanto da un punto di vista fisico, quanto da quello spirituale, della ragazza. Ma l’uomo, – gli altri, quelli comuni come noi, non i santi dei quali scriviamo, perché amiamo la loro eccezionalità, – a volte dicono anche a parole di volare alto, ma poi sono biecamente attaccati al concreto e di fronte all’eccezionalità della Pulzella, per ben due volte, ricorsero a ignominia e bassezze e Giovanna venne sottoposta a esame, per verificare la sua verginità!

Questo accade per opera di matrone, scelte apposta per l’opera, a Poitiers nel marzo 1429 ed a Rouen il 13 gennaio 1431, su ordine del vescovo Pietro Cauchon e sotto la supervisione della stessa Anna di Borgogna, duchessa di Bedfor: ambedue le volte fu trovata pulzella!

Ma gli interessi non si fermano certo di fronte alla purezza:  catturata dai suoi stessi compatrioti Borgognoni e venduta agli Inglesi! dopo quattordici mesi d’interrogatorio, Giovanna fu accusata di atti illeciti per aver indossato abiti maschili, nonché di stregoneria ed eresia, per aver creduto di poter rendere conto direttamente a Dio invece che alla Chiesa cattolica romana.

L’abitudine di Giovanna di portare abiti maschili, dettata in un primo tempo dalla necessità di cavalcare ed indossare l’armatura, in galera aveva probabilmente il fine di impedire ai malintenzionati di violentarla. Ma il suo destino era segnato. Troppo era lo smacco subito dagli Inglesi che stavano perdendo il controllo su una bella fetta della Francia del nord.

Giovanna d’Arco fu giustiziata sulla Piazza del Mercato Vecchio a Rouen, sul rogo, il 30 maggio 1431.

L’esecuzione procedette con modalità ben descritte nelle cronache dell’epoca. La condannata fu uccisa direttamente dalle fiamme! Contrariamente a quanto accadeva solitamente per i condannati a morte, che erano soffocati dall’inalazione dei fumi arroventati prodotti dalla combustione del legname e della paglia. Ma a volte una mano “pietosa” li strangolava prima di accendere il fuoco. A volte veniva fatto bere al condannato veleno per fargli perdere prima coscienza.

Giovanna dovette invece bere il calice del martirio fino in fondo!

Alla fine, del corpo della Pulzella rimasero solo le ceneri, il cuore e qualche frammento osseo. Secondo certe testimonianze, il cuore di Giovanna non fu consumato nel rogo e, per quanto zolfo, olio o carbone il carnefice vi mettesse, non accennava ad ardere! I resti del rogo furono quindi caricati su un carro e gettati nella Senna.

La personalità poliedrica di Giovanna d’Arco ha dato luogo, nei secoli, alle più diverse interpretazioni del personaggio, spesso contrastanti, alcune fondate su elementi storici, altre su dicerie e leggende che circolavano in Francia e in Inghilterra già durante la sua vita.

Il carisma della ragazza, tuttavia, fu avvertito inizialmente dalla stessa folla che presenziò all’esecuzione. Avviandosi al supplizio, Giovanna aveva domandato una croce, ed un soldato inglese, impietosito, ne aveva formato una con due rametti e gliel’aveva porta. Quando la ragazza era morta, gridando il nome di Gesù, così come Cristo aveva gridato il nome di Dio, un altro soldato della guarnigione inglese di Rouen, che aveva gettato con le sue mani una fascina di legna sul rogo, si era sentito male e, soccorso dai compagni, aveva raccontato che nel momento della morte aveva visto uscire dalla giovane una colomba bianca!

Il boia, Geoffroy Thérage, la sera stessa si era recato al convento per confessarsi, disperando tuttavia d’essere assolto, poiché credeva aver ucciso una santa. Un cancelliere del re d’Inghilterra, Jean Tressard, aveva esclamato, subito dopo l’esecuzione: «Siamo perduti! Perché è una buona e santa persona che è stata bruciata!».

Del resto, molti dissero d’aver visto il nome di Gesù – l’ultimo grido della Pulzella – impresso nelle fiamme del rogo. Strega o santa che fosse creduta, la memoria di Giovanna era un peso ingombrante per la potenza inglese, che cercò, inutilmente, di cancellarne il ricordo. Il giorno stesso del supplizio, un domenicano, Pierre Bosquier, fu condannato a quasi un anno di carcere a pane ed acqua per aver osato sostenere che il giudizio di condanna era stato iniquo.

La sentenza di annullamento della condanna, nel 1456, riassunse in un unico documento non solo la vita pubblica di Giovanna ma anche la sua giovinezza, l’infanzia, i rapporti con gli abitanti del suo villaggio così come con i nobili ed i capitani di guerra più famosi, avvaindola verso la santità!

 

 

 

 

 

Giovanna raffigurata con il vessillo del Re Carlo VII alla sua incoronazione nella Cattedrale di Reims – Ingres Museo del Louvre

 

La Pulzella in un dipinto del 1485

 

 

 

E’ questa scritta, un po’ incerta, l’unica che ci resta di Giovanna D’Arco: la santa non sapeva scrivere essendo quasi completamente analfabeta. L’unica cosa che riusciva a fare era la sua firma.

 

 

 

 

Gli altri santi odierni:

 

Sant’Anastasio di Pavia, vescovo

Santi Basilio ed Emmelia

Santi Canzio, Canziano e Canzianilla, martiri

Santa Dinfna, vergine e martire

Sant’Emanuele, martire, venerato a Vienna

San Felice I, papa

San Ferdinando III, re di Leon e di Castiglia

San Gavino di Porto Torres, martire

Santa Giovanna d’Arco, vergine

San Giuseppe Marello

San Restituto di Cagliari, vescovo e martire

Sant’Uberto di Bretigny, monaco

Beato Giacomo Salomoni, presbitero, frate domenicano

Beato Carlo Liviero, vescovo di Città di Castello e fondatore delle Piccole Ancelle del Sacro Cuore

 

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