Il Santo del giorno, 3 Settembre: S. Gregorio Magno Papa, fondatore del Canto Gregoriano, ma anche del vero potere temporale della Chiesa!

 

Gregorio, veramente Magno! Capace di riformare totalmente la Chiesa e la sua liturgia: il Canto Gregoriano, per esempio! Ma capace anche di comprendere (e trascendere, se possibile!) la politica mondiale dell’epoca: facendo convertire gli invasori Longobardi, tamponare sconvolgimenti e catastrofi che si abbattero sull’Italia negli anni del suo pontificato e innescando le basi per ilpotere temporale della Chiesa e l’inevitabile scontro con l’impero, ora bizantino, domani teutonico.

 

 

di Daniele Vanni

 

 

Papa Gregorio I, detto e meglio conosciuto come Papa Gregorio Magno ovvero il Grande(Roma, 540 circa – Roma, 12 marzo 604), fu il 64º vescovo di Roma e Papa della Chiesa cattolica, dal 3 settembre 590 fino alla sua morte.

La Chiesa cattolica lo venera come santo e Dottore della Chiesa. Ma per noi è soprattutto quello del Canto Gregoriano. Appunto!

Figlio di Santa Silvia e di Gordiano,Gregorio Magno nacque verso il 540 dall’antica famiglia senatoriale degli Anicii.

Alcuni collocano fra gli antenati di Gregorio ben due papi, Felice III e Agapito.

Devoto ammiratore e biografo di Benedetto da Norcia (anch’egli appartenente alla Gens Anicia), impegnò tutte le sue notevoli sostanze per l’assistenza ai bisognosi e per trasformare i suoi possedimenti a Roma e in Sicilia in altrettanti monasteri, e si fece monaco, quindi si dedicò con assiduità alla contemplazione dei misteri di Dio nella lettura della Bibbia. Ma non poté dimorare a lungo nel suo convento del Celio perché il Papa lo inviò come ambasciatore a Costantinopoli per chiedere aiuti contro i Longobardi.

Lì restò per sei anni e si guadagnò la stima della famiglia imperiale e dello stesso imperatore che nel 584 mandò però un modestissimo aiuto a Roma, tanto che Gregorio richiamato.

Al rientro a Roma, tornò nel monastero sul Celio; vi rimase però per pochi anni, perché fu chiamato al soglio pontificio dall’entusiasmo dei credenti e dalle insistenze del clero e del senato di Rom. Gregorio cercò di resistere alle insistenze del popolo,

L’inverno 589-590 fu particolarmente funesto per la penisola italiana.

Alle violenze perpetrate dai Longobardi si aggiunse una stagione eccessivamente inclemente, con nubifragi e inondazioni che colpirono particolarmente il settentrione, causando vittime e danni incalcolabili.

vedi la Rotta della Cucca, che cambiò l’orografia e lo stato di tutte le popolazioni del Veneto!

 

Ma anche il Tevere subì una piena particolarmente violenta, che inondò gran parte della città provocando vittime e danni ingenti; ne seguì un’epidemia di peste, che decimò la popolazione e colpì anche il papa Pelagio II.

Poiché ancora nell’estate del 590 la situazione non accennava a tornare alla normalità, in una predica del 29 agosto, Gregorio esortò i fedeli alla penitenza, e per implorare l’aiuto divino organizzò una solenne processione per tre giorni consecutivi alla basilica di Santa Maria Maggiore. Secondo la tradizione, mentre Gregorio attraversava, alla testa della processione, il ponte che collegava l’area del Vaticano con il resto della città (chiamato allora “Ponte Elio” o “Ponte di Adriano”, oggi Ponte Sant’Angelo), ebbe la visione dell’Arcangelo Michele che, in cima alla Mole Adriana, rinfoderava la sua spada. La visione (che secondo alcune fonti fu condivisa da tutti i partecipanti alla processione) venne interpretata come un segno celeste preannunciante l’imminente fine dell’epidemia, cosa che effettivamente avvenne. Da allora i romani cominciarono a chiamare la Mole Adriana “Castel Sant’Angelo” e, a ricordo del prodigio, posero più tardi sullo spalto più alto la statua di un angelo in atto di rinfoderare la spada. Ancora oggi nel Museo Capitolino è conservata una pietra circolare con impronte dei piedi che, secondo la tradizione, sarebbero quelle lasciate dall’Arcangelo quando si fermò per annunciare la fine della peste.

L’ascesa quasi “forzata” al soglio pontificio lo turbò profondamente e provocò in lui una sincera contrarietà, che solo la fede incrollabile e la convinzione di poter svolgere un ruolo di guida per la redenzione dell’umanità intera, riuscirono a fargli superare.

Salito di malavoglia al soglio pontificio, Gregorio è il primo papa che inaugura una vera politica pontificia: in eterna azione, per contrastare lo strapotere dei Longobardi e per tentare un modus vivendi ed una pace con loro. E dall’altra parte scontrandosi con quella imperiale bizantina, che ridotta dalle invasioni barbare, non vuole pace con i Longobardi, ha in Italia Ravenna ed un territorio da difendere. Gregorio intanto difende quello temporale della Chiesa, il Patrimonio di S. Pietro, che riordina e rafforza dall’interno.

Assediato in Roma dai Longobardi, paga di tasca sua ingentissime somme d’oro, vorrebbe far davvero pace, ma, da nobile romano, si lamenta e si affligge per vedere dove è caduto l’impero antico!

Forse crede di farlo risorgere, tentando di evangelizzare i Longobardi, e la loro Regina Teodolinda che è cattolica anche se scismatica, i Visigoti di Spagna, i Franchi, addirittura i Britanni, dove invia monaci benedettini, la Barbagia cioè la Sardegna. Ma intanto rischia con secoli di anticipo uno scisma con l’Oriente!

Il canto gregoriano

 Gregorio riorganizzò a fondo la liturgia romana, ordinando le fonti anteriori e componendo nuovi testi. L’epistolario (ci sono pervenute 848 lettere) e le omelie al popolo documentano ampiamente sulla sua molteplice attività e dimostrano la sua grande familiarità con i Testi sacri.

Promosse quella modalità di canto tipicamente liturgico che da lui prese il nome di “gregoriano”: il canto rituale in lingua latina adottato dalla Chiesa cattolica, che comportò, di conseguenza, l’ampliamento della Schola cantorum. Paolo Diacono e alcune illustrazioni di manoscritti dal IX al XIII secolo tramandano una leggenda secondo la quale Gregorio avrebbe dettato i suoi canti ad un monaco, alternando la dettatura a lunghe pause; il monaco, incuriosito, avrebbe scostato un lembo del paravento di stoffa che lo separava dal pontefice, per vedere cosa egli facesse durante i lunghi silenzi, assistendo così al miracolo di una colomba (che rappresenta naturalmente lo Spirito Santo), posata su una spalla del papa, che gli dettava a sua volta i canti all’orecchio. In realtà i manoscritti più antichi contenenti i canti del repertorio gregoriano risalgono al IX secolo e pertanto non si sa se lui stesso ne abbia composto qualcuno.

Gregorio scrisse tantissimi testi e per la sua politica può essere considerato come l’anticipatore o l‘iniziatore delle lotte tra impero e chiesa.

 

 

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