Il Santo del giorno, 3 Novembre: S. Silvia, madre di Papa Gregorio I – S. Martino De Porres, Patrono dei barbieri e parrucchieri

 

Silvia, nome che ricorda i boschi e le selve e che fu imparentata con due fra le gens più importanti di Roma, l’Octavia e l’Anicia che tanti santi e papi daranno alla Chiesa!

 

Forse, la celebrazione del secondo santo di oggi, andrebbe fatta cadere sempre di lunedì, visto che è festa dei barbieri e parrucchieri, dei quali è patrono!

Barbiere e cerusico (un pò chirurgo come si usava una volta per la dimestichezza con rasoio e forbici!) è il Santo-mulatto raffigurato spesso con la scopa!

di Daniele Vanni

 Silvia(Roma, 520 circa – Roma, 592) è stata una nobile donna romana, moglie del senatore Gordiano e madre del futuro papa Gregorio I; è venerata come santa dalla Chiesa cattolica che la commemora il 3 novembre.

Nata a Roma, intorno al 520 in una famiglia di modeste condizioni, ma discendente forse dall’illustre gens Octavia, aveva due sorelle: Emiliana e Tarsilia (o Tarsilla), anch’esse sante.

Nel 538 sposò il senatore Gordiano, che apparteneva alla gens Anicia, nobile famiglia romana alla quale sembra sia da ascrivere anche san Benedetto.

La coppia andò ad abitare nella villa degli Anici, sul colle Celio, al Clivo di Scauro, dove oggi si trova la chiesa di San Gregorio al Celio.

Ebbe due figli, il primogenito fu Gregorio, poi eletto al soglio pontificio nel 590.

 

Rimasta vedova intorno al 573, si ritirò in una casa sull’Aventino chiamata Cella Nova, seguendo la regola benedettina e dedicando il resto della sua vita alla preghiera, alla meditazione e all’aiuto dei malati e dei più bisognosi.

Il figlio Gregorio continuò invece ad abitare nella villa paterna, che trasformò in monastero e dove eresse una chiesa dedicata a sant’Andrea (l’attuale oratorio di Sant’Andrea al Celio).

In questo periodo sua madre si preoccupava di fargli recapitare ogni giorno un pasto caldo, temendo che l’austerità della vita eremitica compromettesse ulteriormente la salute già cagionevole di Gregorio.  Culto

Silvia morì nel 592.

Papa Gregorio la fece seppellire nel monastero di Sant’Andrea, nel sepolcro dove già si trovavano le sorelle (o cognate) Tarsilla ed Emiliana, e vi fece dipingere la sua immagine con la croce nella destra e un libro nella sinistra recante la scritta:

«Vivit anima mea et laudabit te, et iudicia tua adiuvabunt me»

(“Vive la mia anima e ti loderà, e i tuoi giudizi mi aiuteranno”).

Qui, nel 1603, il cardinale Cesare Baronio fece erigere l’oratorio di Santa Silvia al Celio e in quello stesso anno ottenne da papa Clemente VIII che il nome di santa Silvia venisse inserito nel Martirologio Romano al 3 novembre.

Su sollecitazione invece di papa Giovanni XXIII, il 23 febbraio del 1959, nel quartiere Portuense, venne istituita una parrocchia dedicata alla madre di san Gregorio Magno, la cui chiesa fu aperta al culto nel 1968.

  1. Martino De Porres

“Figlio di padre ignoto”: così lo registrano fra i battezzati nella chiesa di San Sebastiano a Lima. Invece Suo padre è l’aristocratico spagnolo Juan de Porres, che non lo riconosce, perché la madre è un’ex schiava nera d’origine africana.

Il piccolo mulatto vive con lei e la sorellina, finché il padre si decide al riconoscimento, tenendo con sé in Ecuador i due piccoli, per qualche tempo. Nominato poi governatore del Panama, lascia la bimba a un parente e Martinoalla madre, con i mezzi per farlo studiare un po’.

E Martino diventa allievo di un barbiere-chirurgo (le due attività sono spesso abbinate, all’epoca) apprendendo anche nozioni mediche in una farmacia. Avvenire garantito, dunque, per il ragazzo appena quindicenne.

Lui però vorrebbe entrare fra i Domenicani, che hanno fondato a Lima il loro primo convento peruviano. Ma è mulatto: e viene accolto sì, ma solo come terziario; non come religioso con i voti. E i suoi compiti sono perlopiù di inserviente e spazzino. Suo padre se ne indigna: ma lui no, per nulla. Anzi, mentre suo padre va in giro con la spada, lui ama mostrarsi brandendo una scopa (con la quale verrà poi spesso raffigurato). Lo irridono perché mulatto? E lui, vedendo malconce le finanze del convento, propone seriamente ai superiori: “Vendete me come schiavo”. I Domenicani ormai avvertono la sua energia interiore, e lo tolgono dalla condizione subalterna, accogliendolo nell’Ordine come fratello cooperatore.

Nel Perù che ha ancora freschissimo il ricordo dei predatori Pizarro e Almagro, crudeli con la gente del luogo e poi impegnati in atroci faide interne, Martino de Porres, figlio di un “conquistatore”, offre un esempio di vita radicalmente contrapposto. Vengono da lui per consiglio il viceré del Perù e l’arcivescovo di Lima, trovandolo perlopiù circondato da poveri e da malati, guaritore e consolatore.

Quando a Lima arriva la peste, frate Martino cura da solo i 60 confratelli e li salva tutti. E sempre più si parla di suoi prodigi, come trovarsi al tempo stesso in luoghi lontani fra loro, sollevarsi da terra, chiarire complessi argomenti di teologia senza averla mai studiata. Gli si attribuisce poi un potere speciale sui topi, che raduna e sfama in un angolo dell’orto, liberando le case dalla loro presenza devastatrice. Per tutti è l’uomo dei miracoli: fonda a Lima un collegio per istruire i bambini poveri, ed è fior di miracolo anch’esso, il primo collegio del Nuovo Mondo.

Guarisce l’arcivescovo del Messico, che vorrebbe condurlo con sé. Martino però non potrà partire: colpito da violente febbri, muore a Lima sessantenne. Per il popolo peruviano e per i confratelli è subito santo. Invece l’iter canonico, iniziato nel 1660, avrà poi una lunghissima sosta. E sarà Giovanni XXIII a farlo santo, il 6 maggio 1962. Nel 1966, Paolo VI lo proclamerà patrono dei barbieri e parrucchieri.

 

 

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