Il Santo del giorno, 3 Marzo: S. Camilla – S. Cunegonda

 

di Daniele Vanni

 

E’ il 62º giorno del calendario gregoriano (il 63º negli anni bisestili). Mancano 303 giorni alla fine dell’anno.

 

 

Il Cristianesimo ricorda:

 

Sant’Anselmo di Nonantola, abate

Sant’Artellaide, vergine

San Caluppano, eremita in Alvernia

Santa Caterina Drexel, fondatrice delle Suore del SS. Sacramento

Santi Cleonico ed Eutropio, martiri

Santi Emeterio e Cheledonio, martiri in Spagna

Santi Marino di Cesarea e Asterio, martiri

Santa Non, madre di san David del Galles

Santa Piamun, vergine in Egitto

Santa Teresa Eustochio Verzeri, fondatrice della congregazione delle Figlie del Sacro Cuore di Gesù

San Tiziano di Brescia, vescovo

San Vinvaleo di Landevennec (Gwenole), abate

Santi Nove Fratelli Chercheulidze, martiri (Chiese Orientali)

Beato Benedetto Sinigardi da Arezzo

Beato Federico di Hallum

Beato Giacomino da Crevacuore (di Canepaci)

Beato Innocenzo da Berzo Sacerdote

Beato Liberato Weiss e compagni Martiri francescani

Beato Michele da Zerbo e compagni Martiri

Beato Pierre-René Rogue Sacerdote vincenziano, martire

Beato Pietro Geremia Domenicano

Beato Samuele Marzorati e compagni Sacerdote e martire

 

 

Abbiamo scelto per Voi:

 

Santa Camilla, vergine

 

Magnanzia, Palladia, Camilla, Massima e Porcaria

 

Magnanzia, Palladia, Camilla, Massima e Porcaria furono cinque vergini cristiane venerate come sante in alcune località della Borgogna. Una tradizione tarda le dice sorelle, originarie dell’Italia e discepole di Germano d’Auxerre, giunte in Francia per accompagnare il corpo del loro maestro deceduto a Ravenna. Il cui corpo, al rientro in patria, abbiamo visto passare da Vercelli, richiesto da S. Alboino per celebrare la costruzione della cattedrale, con il miracolo dell’accensione spontanea di tutte le candele! Forse a quel fato miracoloso assistettero alcune delle donne che seguivano Germano.

 

Il vescovo di Auxerre Germano si spense alla corte imperiale di Ravenna il 31 luglio 448 e, come attesta il diacono Costanzo di Lione, il suo corpo venne riportato in patria fra l’entusiasmo popolare.

 

Quattro secoli dopo tale episodio il monaco Heiric, religioso dell’abbazia di San Germano ad Auxerre, narrò nel suo opuscolo in versi sui Miracula sancti Germani che al gruppo di fedeli che scortò la salma del vescovo Germano appartenevano cinque vergini sorelle, che avevano già assistito Germano nelle ultime fasi della sua vita: Magnanzia, Palladia, Camilla, Massima e Porcaria.

 

Secondo il racconto di Heiric, Magnanzia, Palladia e Camilla morirono durante il viaggio, prima di giungere ad Auxerre, e sulle loro tombe sorsero delle chiese e i villaggi di Sainte-Magnance, Sainte-Pallaye ed Escolives-Sainte-Camille.

Una Vita anonima riferisce che Magnanzia era originaria di Civitavecchia e narra che la pietra che nascondeva la sua tomba, che aveva la proprietà di essere calda in inverno e fresca in estate, era utilizzata come sedile dai pastori: sarebbe stato proprio uno di questi, avvertito in sogno dalla santa, a scoprirne la presenza; il suo culto fu propagato dai monaci di Moutiers-Saint-Jean, dai quali dipendeva il priorato di Sainte-Magnance. Il corpo di Sainte-Magnance è conservato in un sepolcro di pietra con decorazioni del XII secolo e il 22 luglio 1823 ci fu una ricognizione delle reliquie.

 

Il corpo di Palladia è conservato in un sepolcro nella cripta della chiesa di Sainte-Pallaye, mentre quello di Camilla fu bruciato dai protestanti durante le guerre di religione.

 

Porcaria, dopo aver assistito al funerale di Germano, rimase nella regione e dopo la sua morte fu sepolta a una ventina di chilometri a nord-est di Auxerre: sulla sua tomba fu edificata la chiesa che trasse il titolo dal suo nome e attorno alla quale si sviluppò il borgo di Sainte-Porcaire, ricordato anche nel documento di fondazione dell’abbazia cistercense di Pontigny.

 

Massima morì probabilmente ad Auxerre e le sue reliquie furono conservate nell’abbazia di San Germano fino al 1567, quando furono profanate e disperse dagli ugonotti.

 

Considerando che i documenti più antichi e autorevoli (la Vita sancti Germani di Costanzo, le Gesta episcoporum Autissiodorensium) ignorano l’episodio delle vergini sorelle che accompagnarono il corpo di Germano da Ravenna ad Auxerre, si ritiene che l’esistenza delle sante sia storica ma che il collegamento tra queste e il vescovo sia stato creato da Heiric.

 

Culto

Il culto di queste sante ha sempre avuto un carattere locale. Le sante Magnanzia e Massima sono commemorate in arcidiocesi di Sens il 26 novembre, santa Camilla il 3 marzo e nel XIV e XV secolo i libri liturgici della diocesi di Auxerre fissavano all’8 ottobre la festa delle sante Palladia e Porcaria.

 

 

 

 

 

 

 

Cunegonda(Lussemburgo o castello di Gleiberg presso Gießen, 978 circa – Kaufungen, 3 marzo 1039) chiamata anche Cunegonda di Lussemburgo, fu imperatrice di Germania e fu proclamata beata e santa.

 

Figlia di Sigfrido, primo conte di Lussemburgo e di Edvige di Nordgau, discendente in linea diretta da Carlo Magno,sposò nel 998 Enrico IV, duca di Baviera, che divenne imperatore (Enrico II) e fu anch’egli canonizzato. Alla morte di Ottone III, che non aveva eredi, Enrico, il 6 giugno 1002, fu incoronato re di Germania da Willigis, arcivescovo di Magonza. Cunegonda venne incoronata regina due mesi più tardi a Paderborn. Secondo una certa tradizione, ella, d’accordo col marito, fece voto di virginale continenza.

 

Secondo il cronista loro contemporaneo, Rodolfo il Glabro, Enrico, dopo aver constatato la sterilità della moglie, non volle ripudiarla, come gli consentiva il diritto matrimoniale germanico, e per il grande amore che aveva per essa e per la comunanza di ideali di vita religiosa che li univa, preferì rinunciare ad avere degli eredi al trono pur di continuare a vivere insieme a lei. Questo, probabilmente, fece nascere intorno a loro la leggenda del cosiddetto “matrimonio virginale di San Giuseppe”.

 

Alla morte del papa Sergio IV, Enrico e Cunegonda scesero a Roma e diedero il loro sostegno all’elezione di Benedetto VIII contro la fazione di Crescenzio, furono poi incoronati imperatori dal nuovo papa il 14 febbraio 1014. Nel 1007 avevano fatto costruire la cattedrale di Bamberga, che dedicarono a san Pietro e a san Giorgio e un’abbazia benedettina dedicata a san Michele, che poi furono consacrate da Benedetto VIII in persona. Cunegonda con la sua dote costruì poi un secondo monastero dedicato a santo Stefano ed un terzo nel 1021 a Kaufungen, vicino Kassel, per religiose, dedicato alla Santa Croce, per adempiere ad un voto fatto durante una grave malattia da cui era guarita

 

Come era tradizione dell’epoca, partecipò al governo dell’impero, sostituendo anche l’imperatore quando questi andò in guerra contro vari signori ribelli, come il cognato Federico conte di Lussemburgo, Enrico duca di Baviera o l’arcivescovo di Metz. Dopo la morte del marito, avvenuta il 13 luglio 1024, per quasi due mesi, governò come imperatrice il Sacro Romano Impero, finché il 4 settembre non si insediò il nuovo imperatore Corrado II il Salico.

 

Nel primo anniversario della morte di Enrico II, avvenuta nel luglio del 1024, Cunegonda, con una solenne cerimonia nel monastero di Kaufungen, si spogliò degli abiti imperiali per vestire quelli monacali. Da quel momento, per quindici anni, si dedicò ad una vita di ascesi, di digiuni e di penitenze, dedicandosi anche a umili lavori manuali e assistendo le consorelle ammalate.Avvicinandosi il momento della sua morte, venne a sapere che le sue consorelle stavano preparando per lei dei sontuosi abiti funebri, ella vietò assolutamente che fossero utilizzati e volle essere seppellita con il suo saio di lana grezza.

 

Culto

 

Il Martirologio romano fissa la memoria liturgica il 3 marzo.

 

 

Nella bolla pontificia di canonizzazione è scritto che Cunegonda fu accusata ingiustamente di infedeltà coniugale e che il marito, per provarne l’innocenza, le chiese di sottoporsi pubblicamente all’ordalia del fuoco. La santa accettò e passò a piedi nudi sopra dei vomeri infuocati, senza ustionarsi. L’imperatore, commosso, chiese allora perdono a Cunegonda per aver ascoltato i calunniatori. L’episodio rafforzò la stima e l’amore che univa i due santi coniugi. Nella bolla è riportato anche un episodio miracoloso, di una notte quando, addormentatasi mentre leggeva la Bibbia alla luce di una candela, fu avvolta completamente dalle fiamme, le consorelle accorsero e videro che spense solo tracciando un segno di croce.

 

Durante la Seconda guerra mondiale avrebbe salvato la città di Bamberga da un bombardamento alleato, suscitando un’improvvisa nebbia che avvolse rapidamente tutta la città.

 

Nelle raffigurazioni religiose Enrico e Cunegonda sono rappresentati con gli abiti imperiali, la corona sul capo e un giglio in mano, o con il modellino della cattedrale di Bamberga in mezzo a loro. Cunegonda viene anche rappresentata da sola, mentre cammina sui vomeri ardenti. Oppure mentre appende il suo mantello a un raggio di sole, oppure incoronata, con uno scettro nella destra e il modellino della chiesa di Kaufungen nella sinistra.

 

Fra il 1499 e il 1513, nella cattedrale di Bamberga, lo scultore Thielmann Riemenschneider eseguì i bassorilievi del sarcofago che contiene le reliquie di santa Cunegonda e del marito Enrico II, essi la rappresentano mentre paga i costruttori della cattedrale, mentre distribuisce elemosine ai poveri e mentre si sottopone all’ordalia. Enrico II viene rappresentato mentre viene portato in cielo da san Lorenzo.

 

 

 

 

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