Il Santo del giorno, 3 Dicembre: S. Francesco Saverio, il più grande missionario moderno e patrono di tutte le missioni

 

 

Amico di Ignazio di Loyola, partecipò con lui alla fondazione della Compagnia di Gesù. Poi via, nelle missioni in tutta l’Asia, a battezzare decine e decine di migliaia di nuovi cristiani!

 

 

 

San Francesco Saverio, Sacerdote (Xavier, Spagna, 1506 – Isola di Sancian, Cina, 3 dicembre 1552).

Studente a Parigi, qui conobbe sant’Ignazio di Loyola e fece parte del nucleo di fondazione della Compagnia di Gesù.

E’ il più grande missionario dell’epoca moderna.

Portò il Vangelo a contatto con le grandi culture orientali, adattandolo con sapiente senso apostolico all’indole delle varie popolazioni.

Nei suoi viaggi missionari toccò l’India, il Giappone, e morì mentre si accingeva a diffondere il messaggio di Cristo nell’immenso continente cinese.

 

Patronato: Giappone, India, Pakistan, Missioni, Missionari, Marinai

 

Etimologia: Francesco = libero, dall’antico tedesco

 

Nacque da nobili genitori il 7 aprile1506 nel castello di Xavier, nella Navarra (Spagna).

Francesco non sarebbe diventato un giurista e un amministratore, come suo padre, né un guerriero, come i suoi fratelli maggiori, ma un ecclesiastico, come un qualunque cadetto del tempo.

Per questo, nel 1525, si recò ad addottorarsi all’università di Parigi, sognando pingui benefici nella diocesi di Pamplona.

Il suo incontro con Ignazio di Loyola fu provvidenziale perché lo trasformò.

Assegnato nel collegio di Santa Barbara alla medesima stanza del Saverio, il fondatore della Compagnia di Gesù aveva visto a fondo nell’anima di lui, gli si era affezionato e più tardi Ignazio confiderà che Francesco fu “il più duro pezzo di pasta che avesse mai avuto da impastare” e il Saverio, nel fare quaranta giorni di ritiro sotto la direzione d’Ignazio, prima d’iniziare lo studio della teologia, pregherà: “Ti ringrazio, o Signore, per la provvidenza di avermi dato un compagno come questo Ignazio, dapprima così poco simpatico”.

Il 15 agosto 1534, anche lui, insieme al Loyola, nella chiesetta di Santa Maria di Montmartre, fece voto di castità e di povertà e di pellegrinare in Palestina o, in caso d’impossibilità, di andare a Roma, per mettersi a disposizione del papa.

Anche lui, all’inizio del 1537, si trovò con gli altri primi sei compagni, all’appuntamento fissato a Venezia, ma la guerra scoppiata tra la Turchia e la Repubblica Veneta impedì loro di mandare ad effetto il voto fatto. Ignazio e i suoi discepoli si dedicarono allora all’assistenza dei malati nell’ospedale degl’Incurabili, fondato da S. Gaetano da Thiene e, dopo essere stati ordinati sacerdoti, alla predicazione per le piazze.

A Bologna, specialmente il Saverio acquistò fama di predicatore e di consolatore dei malati e dei carcerati, ma in sei mesi si rovinò la salute dandosi ad austerissime penitenze.

  1. Ignazio lo chiamò a Roma come suo segretario.

Nella primavera del 1539, egli prese parte alla fondazione della Compagnia di Gesù e, l’anno dopo, fu mandato nelle Indie Orientali in qualità di legato papale, per tutte le terre situate ad oriente del capo di Buona Speranza.

Durante il penoso viaggio a vela, protrattosi per tredici mesi, il Saverio si sovraspese per l’assistenza spirituale ai 300 passeggeri, nonostante che per due mesi avesse sofferto il mal di mare.

Una notte, all’ospedale di Mozambico, avendolo il medico trovato tremante di febbre, gli ordinò di andare a letto. Poiché un marinaio stava morendo, impenitente, gli rispose: “Non posso andarci. Un fratello ha tanto bisogno di me”.

Stabilitosi nel collegio di San Paolo a Goa, cominciò il suo apostolato tra la colonia portoghese, che, con la sua vita immorale, scandalizzava persino i pagani. Poi estese il suo ministero ai malati, ai prigionieri e agli schiavi con tanta premura da meritare il titolo di “Santo Padre” e “Grande Padre”. Con un campanello raccoglieva per le strade i fanciulli e ad essi insegnava il catechismo e cantici spirituali.

Dopo cinque mesi, il governatore delle Indie lo mandò al sud del paese, dove i portoghesi avevano costruito le loro fortezze, avviato i loro commerci e battezzato gl’indigeni e i prigionieri di guerra senza sufficiente preparazione. Molti di essi erano ricaduti nell’idolatria, come i pescatori di perle della costa del Paravi, i quali, avevano chiesto il battesimo per essere difesi dai maomettani. Francesco, che non possedeva il dono delle lingue, con l’aiuto d’interpreti tradusse subito nei loro idiomi, le principali preghiere e verità della fede. Poi, per due anni, passò di villaggio in villaggio, a piedi o su disagevoli imbarcazioni di cabotaggio, esposto a mille pericoli, fondando chiese e scuole, facendosi a tutti maestro, medico, giudice nelle liti, difensore contro le esazioni dei portoghesi, salutato ovunque quale Santo e taumaturgo. “Talmente grande è la moltitudine dei convertiti – scriveva egli – che sovente le braccia mi dolgono tanto hanno battezzato e non ho più voce e forza di ripetere il Credo e i comandamenti nella loro lingua”.

In un mese arrivò a battezzare 10.000 pescatori della casta dei Macua, nel Travancore! Mentre era intento ad amministrare il sacramento, ricevette la triste notizia che 600 cristiani di Manaar avevano preferito lasciarsi uccidere, anziché tornare al paganesimo. Ne provò un momento di sconforto: “Sono così stanco di vivere – scrisse – che la migliore cosa per me sarebbe morire per la nostra Santa fede”. Lo rattristava il vedere commettere tanti peccati e non poterci fare nulla.

Benché continuamente a disposizione del prossimo, il Santo fu sempre trattato male da ufficiali e mercanti portoghesi, decisi a non permettere che la sua caccia alle anime intralciasse loro la ricerca di piaceri e di ricchezze. Noncurante degli uomini, negli anni successivi (1545-1547) egli aprì nuovi campi all’apostolato. Predicò per quattro mesi nell’importante centro commerciale di Malacca; visitò l’arcipelago delle Molucche; nell’isola di Amboina, presso la Nuova Guinea, riuscì ad avvicinare la popolazione impaurita di un villaggio stando seduto e cantando tutti gl’inni che sapeva; si spinse fino all’isola di Ternate, estrema fortezza dei portoghesi, e più oltre ancora, fino alle isole del Moro, al nord delle Molucche, abitate da cacciatori di teste. Colà agli ospiti indesiderati si servivano pietanze avvelenate. Quando il Saverio decise di visitarle, gli suggerirono di portare con sé degli antidoti, ma egli preferì riporre in Dio tutta la sua fiducia.

Dopo tre mesi di fatiche, tornò a Ternate. Il sultano regnante fece buona accoglienza al missionario, ma alla fede cristiana preferì le sue cento mogli e le numerose concubine.

Raggiunta Malacca nel dicembre 1547, la Provvidenza fece incontrare al Saverio un fuggiasco giapponese, Anjiro, desideroso di farsi cristiano, per liberarsi dal rimorso cagionatogli da un delitto commesso in patria. Il Santo rimase talmente sedotto dalle notizie da lui avute sul Giappone e i suoi abitanti, che concepì un estremo desiderio di andare in quel paese ad evangelizzare.

Dopo aver provveduto per il governo del Collegio di San Paolo a Goa e l’invio di missionari nelle località visitate, partì per il Giappone in compagnia di Anjiro, suo collaboratore. Sbarcò a Kagoshima, nell’isola di Kiu-Sciu, il 15 agosto 1548. Il principe Shimazu Takahisa lo accolse gentilmente, e mentre egli studiava la lingua del paese, Anjíro convertiva al cattolicesimo oltre un centinaio di parenti e amici. “I Giapponesi – scrisse il Saverio in Europa – sono il migliore dei popoli”.

Quando il principe, sobillato dai bonzi, vietò ogni ulteriore battesimo, il coraggioso missionario decise di presentarsi addirittura all’imperatore e alle università della capitale, Miyako (Kyoto), ma a causa della guerra civile endemica, le università non vollero aprirgli le porte e l’imperatore in fuga non volle riceverlo (1551), perché sprovvisto di doni e poveramente vestito. Si presentò allora in splendidi abiti e con preziosi doni al principe di Yamaguchí che gli concesse piena libertà di predicazione. In breve tempo egli riuscì a creare una fiorente realta cristiana, che formò le delizie della sua anima” e ad estenderla nel vicino regno di Bungo.

Quando nell’inverno del 1551, richiamato da urgenti affari, il Saverio ritornò in India, in Giappone c’erano oltre 1.000 cristiani.

Le fatiche avevano imbiancato i suoi capelli, ma lui decise di sbarcare segretamente in Cina, dove chi cercava di introdurre nuove religioni era subito messo a morte!

Nel rigido inverno di Canton, il Saverio si ammalò di polmonite, e privo com’era di ogni cura, morì in una capanna il 3 dicembre 1552.

Il suo corpo fu seppellito nella parte settentrionale dell’isola, in una cassa ripiena di calce. Due anni dopo fu trasportato, integro e intatto, prima a Malacca e poi a Goa, dove si venera nella chiesa del Buon Gesù.

Si calcola che il Santo missionario abbia conferito il battesimo a circa 30.000 pagani!

 

 

 

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