Il Santo del giorno, 29 Ottobre: S. Narciso di Gerusalemme – S. Anastàsia, Osiomartire

 

 

Dal mito di Narciso, da cui “narcisismo” di derivazione freudiana, al mito delle biga di Platone, passando anche per la “bella senz’anima” di Cocciante! fino al santo di oggi che porta questo emblematico nome!

 

 

Nella mitologia, Narciso fu l’infelice giovinetto, che, per la sua bellezza, si era innamorato di se stesso! morendo miseramente affogato in una polla d’acqua che, come uno specchio, rifletteva la sua immagine e dove lui si era gettato per…raggiungere se stesso!

Una metafora che oggi, in tempo di selfie, dovrebbe far perlomeno meditare! Sempre che ci sia qualcuno che conosca il verbo ed il senso!

Simbolo quindi, di amore sterile ed egoismo senza senso, e di bellezza inutile! perchè senz’anima!

E qui non si tratta di parafrasare Riccardo Cocciante, giacchè tutto questo era insito, migliaia di anni prima, nel kalòs kai agatos, greco, bello e buono, legati strettamente, dentro e fuori. O nel mito della biga, nel Fedro platonico, con i cavalli che tendono ora verso l’alto, come vuole l’anima, o verso il basso come vogliono le passioni, il corpo, l’eros, e sta all’auriga, la mente razionale, guidare difficile “carro”!

 

Ben diversa, anzi opposta, cioè con tanta anima! è la figura del Santo di oggi, che pure porta lo stesso nome: Narciso!

Egli fu il trentesimo Vescovo di Gerusalemme, ma non fu di origine israelita. Era sicuramente gentile, nato verso il 96, quando a Gerusalemme erano ancor fresche le rovine della distruzione di Tito.

Per quasi un secolo, egli vide la città di David faticosamente risorgere e ripopolarsi, ospitando, accanto agli Ebrei, una vasta comunità cristiana. Aveva quasi cent’anni quando fu eletto Vescovo di Gerusalemme, per i suoi meriti non tanto di età quanto di virtù.

Nonostante gli anni, fu Vescovo attivo, e presiedé un concilio nel quale fu deciso che la festività della Pasqua dovesse cadere sempre di domenica. Proprio in un giorno di Pasqua, San Narciso compì il miracolo di tramutare l’acqua in olio per le lampade della chiesa, i cui lucignoli erano rimasti secchi.

E fu anche Vescovo energico, tanto da attirarsi l’odio dei corrotti e dei disonesti, i quali si sentirono minacciati dalla sua severità. Per difendersi, pensarono di attaccare, spargendo una terribile calunnia sul conto del vecchissimo Vescovo.

La storia non ci dice quale fosse questa calunnia, ma ricorda che fu confermata da solenni giuramenti da parte degli accusatori. Non tutti i fedeli prestarono fede alle insinuazioni, ma per evitare ogni scandalo il vecchio Vescovo, benché innocente, preferì lasciare la città.

Gli spergiuri, uno ad uno, furono colpiti da terribili castighi, finché qualcuno rivelò la menzogna. Tutti pensavano però che il Vescovo, ormai riabilitato, fosse morto nel frattempo, perciò un altro fu eletto a succedergli, e dopo di questo, un altro ancora. Alla morte del secondo, San Narciso ricomparve a Gerusalemme, e i fedeli lo riportarono con grande onore sulla Cattedra vescovile. Vi restò ancora molti anni, prendendosi però un coadiutore, il primo nella storia dell’episcopato, secondo un’usanza che ancora continua.

Da una lettera di questo coadiutore, che fu Sant’Alessandro, conosciamo le ultime notizie sul conto del longevo Vescovo di Gerusalemme: ” Narciso vi saluta, – si legge. – Ha compiuto centosedici anni, e vi esorta, come me, a mantenere la concordia “.

 

 

Foto: domenica di Pasqua: la festività così stabilità da S. Narciso

 

 

E poi una “osiomartire”, una suora, una monaca martire, anche se allora, nel III° sec. quando Anastasia subì queste tremende pene, che solo la mente dell’uomo, quando non è sana, può partorire, ancora non esistevano monasteri come gli attuali pochissimi rimasti!

 

 

Santa Anastasìa la Romana, Osiomartire

 

 

 

La nostra santa appartiene alla categoria delle osiomartiri cioè delle monache (Ή όσια=santa monaca) e martiri.

Sebbene non esistessero monasteri maschili e femminili cosi come oggi noi li troviamo con tipicon, (la regola nella tradizione orientale), e monastero completo in tutte le sue parti; è pur vero che sin dal II secolo esistevano piccole comunità di vergini consacrate a Dio. Costoro si occupavano del servizio della chiesa locale, ce lo attesta sant’Atanasio nella vita di sant’Antonio il grande e lo stesso sant’ Ignazio di Antiochia (o pseudo) nell’epistola ai Filippesi dove dice: saluto le comunità delle sacre vergini. Le vergini consacrate a Dio avvolte vivevano nelle loro case e si riunivano insieme per momenti di preghiera o per decidere come assolvere alle necessità della Chiesa locale soprattutto l’assistenza ai poveri alle vedove e agli orfani.

 

 

Avendo compiuto i 20 anni abbandonò i suoi genitori e gli altri parenti e le ricchezze terrene ed stimolata dai pungenti stimoli dell’amor divino, volontariamente si rinchiuse in un monastero nel quale fu istruita da una santa monaca di nome Sofia sulle cose spirituali dando in pochissimo tempo un chiaro segno della sua santità futura.  .

Secondo la Passio fu lei Soffia ad infondere coraggio alla ventenne Anastasia nell’affrontare il martirio. Durante il processo il giudice Probo dopo averla mostrata nuda dinanzi all’intera città di Roma, per umiliarla, promette ricchezze alla martire se abiura la fede in Cristo. Ecco le parole di risposta di Anastasia: O Probo il mio bene, le mie ricchezze e la mia vita sono Cristo ed il soffrire la morte per suo amore e per me qualcosa di più prezioso della stessa vita

 

Anastasia, di stirpe romana, visse sotto gli imperatori Decio e Valeriano, essendo Governatore Probo. Mentre era governatore Probo. Mentre era Ancora giovane, trascorse un certo tempo in monastero. Avendo confessato Cristo con ardire, fu percossa in volto e stesa su carboni ardenti, venne bastonata con verghe e appesa ad un legno, stretta con mangani e perforata con uncini a cuti; appesa, viene lacerata in tutto il corpo e fregiata nel seno, le furono sradicate le unghia dalle mani e mutilata dei piedi. Venne privata della lingua e divelta dei denti ed infine le venne tagliata la testa.

Il suo corpo rimase insepolto per alcuni giorni finché la stessa Sofia lo ricompose e lo seppellì a Roma. Sul suo sepolcro vi furono un susseguirsi di miracoli per cui ne crebbe la venerazione.

 

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