il Santo del giorno, 29 Luglio: S. Lazzaro (Eleazar, colui che è aiutato da Dio) il resuscitato dal Cristo,

da cui: i Lazzaretti dei malati e appestati medioevali a lui intitolati

Fratello delle sante Maria e Marta (palma) Patrona di casalinghe, domestiche, albergatori, osti, cuochi, cognate, nella sua casa ospitale, a tre miglia da Gerusalemme, Gesù trascorreva brevi pause di riposo confortato dalle premurose attenzioni di Marta e di Maria e dalla sincera e fidata amicizia del padrone di casa. Qui il Cristo torna per farlo risorgere. Poi l’unzione da parte di Maria di Betania anticipa di pochi giorni la Morte e Resurrezione.

Lazzaro di Betania o Eleazaro(Eleazar o Eliezer) è un personaggio dei Vangeli: secondo la tradizione Cattolica, abitava a Betania, paese distante da Gerusalemme appena tre miglia, con le due sorelle Marta e Maria(di cui oggi ricorre la memoria): la prima fattiva, attiva, l’altra contemplativa!

 

Il Vangelo secondo Giovanni (11,1-44) racconta che, morto a causa di una malattia, fu risuscitato da Gesù. Non a caso il nome ebraico Eleazar sta per: “Dio ha aiutato“, o “colui che è assistito da Dio”.

Nella sua casa ospitale, a tre miglia da Gerusalemme, Gesù trascorreva brevi pause di riposo confortato dalle premurose attenzioni di Marta e di Maria e dalla sincera e fidata amicizia del padrone di casa. In ricordo di questa predilezione del Redentore, ogni anno (se ne ha notizia già nel IV secolo) i cristiani di Gerusalemme alla vigilia delle Palme si recavano in processione a Betania e sulla tomba di Lazzaro il diacono proclamava il Vangelo di Giovanni, il solo che narra, con molti particolari, la risurrezione di Lazzaro.

 

Il Vangelo secondo Giovanni racconta che Gesù si trovava fuori dalla Giudea, quando fu avvertito che Lazzaro era malato; quando raggiunse Betania, Lazzaro era già morto. Il Vangelo precisa che Lazzaro era già “da quattro giorni” nel sepolcro, emanando il fetore della decomposizione. Dopo aver parlato con le due sorelle Marta e Maria, Gesù si recò al sepolcro, fece togliere la pietra che ne chiudeva l’entrata, e chiamò Lazzaro, il quale uscì vivo dal sepolcro, ancora avvolto nelle bende funebri.

 

Il racconto prosegue riferendo che molti Giudei credettero in Gesù vedendo ciò che aveva fatto, ma che i sommi sacerdoti e i farisei, al contrario, ne furono riconfermati nella loro convinzione che Gesù fosse un pericoloso agitatore e decisero di ucciderlo.

 

Pochi giorni dopo, Lazzaro era ad una cena in onore di Gesù: molte persone accorsero per vederlo, e i sommi sacerdoti, venutolo a sapere, decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molte persone credevano in Gesù a causa sua.

Lazzaro, da quel punto, non compare più nel prosieguo del Vangelo, né in alcun altro scritto del Nuovo Testamento.

Michelangelo_Merisi_da_Caravaggio_Resurrezione_di_Lazzaro_Messina_Museo_Regionale1

La resurrezione di Lazzaro vista nella drammaticità che solo Caravaggio Sto arrivando! dipingere!

 

 

 

La narrazione, con l’insolita abbondanza di particolari, costituisce uno dei punti salienti del quarto Vangelo, poiché la resurrezione di Lazzaro assume, al di là del fatto storico, il valore di simbolo e di profezia, come prefigurazione della Resurrezione di Cristo.

La casa di Betania e la tomba furono meta di pellegrinaggi già nella prima epoca del cristianesimo, come riferisce lo stesso S. Girolamo. Più tardi, i pellegrini medievali ci informano che accanto alla tomba di Lazzaro era sorto un monastero beneficato da Carlo Magno. Ma Lazzaro ebbe pure il privilegio di due tombe essendo morto due volte.

 

Secondo la Leggenda aurea di Jacopo da Varagine, Lazzaro andò a predicare in Francia con le sue sorelle e lì divenne il primo vescovo di Marsiglia.

 

Invece secondo la tradizione orientale, Lazzaro divenne vescovo di Cipro e durò nell’episcopato per circa un trentennio. A supporto di questa versione, nell’anno 890 fu ritrovata una lapide con l’iscrizione “Lazzaro, l’amico di Cristo”. Successivamente le reliquie furono traslate a Costantinopoli e quindi in Francia dai Crociati. Nel 1972 sotto l’altare della chiesa di Larnaca, fu rinvenuta un’arca di marmo contenente resti umani, che si ritengono quelli di Lazzaro. Secondo quest’ipotesi, il trasferimento delle reliquie a Costantinopoli fu soltanto parziale.

Antichi affreschi rinvenuti nell’isola sembrano confermare la presenza di Lazzaro a Cipro.

 

Del tutto leggendario è invece il racconto secondo il quale Lazzaro e le due sorelle sarebbero stati gettati su una barca senza remi e senza timone e lasciati in balia delle onde, che avrebbero sospinto l’imbarcazione sulle coste della Provenza.

Eletto vescovo di Marsiglia, Lazzaro avrebbe colto la palma del martirio all’epoca dell’imperatore Nerone. I “lazzaretti”, gli ospizi per i poveri reietti, gli ospedali, sorsero molto spesso all’insegna della protezione di S. Lazzaro, confondendo il Lazzaro della parabola del ricco Epulone, col fratello di Marta e Maria, “colui che Gesù risuscitò”.

 

Nella liturgia del rito romano Lazzaro è menzionato nell’orazione “In paradisum deducant te Angeli” della Messa per i defunti (Requiem). In questo passo Lazzaro è definito “povero in terra”, perché secondo l’esegesi medievale Lazzaro di Betania è lo stesso Lazzaro che nel Vangelo secondo Luca (16,19-31) chiede l’elemosina davanti alla porta di un ricco.

 

Marta è la sorella di Maria e di Lazzaro di Betania. Nella loro casa ospitale Gesù amava sostare durante la predicazione in Giudea. In occasione di una di queste visite conosciamo Marta. Il Vangelo ce la presenta come la donna di casa, sollecita e indaffarata per accogliere degnamente il gradito ospite, mentre la sorella Maria preferisce starsene quieta in ascolto delle parole del Maestro. Non ci stupisce quindi il rimprovero che Marta muove a Maria: “Signore, non t’importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”.

L’amabile risposta di Gesù può suonare come rimprovero alla fattiva massaia: “Marta, Marta, tu t’inquieti e ti affanni per molte cose; una sola è necessaria: Maria invece ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta”. L’avvilita e incompresa professione di massaia è riscattata da questa santa fattiva di nome Marta, che vuol dire semplicemente «palma». Marta ricompare nel Vangelo nel drammatico episodio della risurrezione di Lazzaro, dove implicitamente domanda il miracolo con una semplice e stupenda professione di fede nella onnipotenza del Salvatore, nella risurrezione dei morti e nella divinità di Cristo, e durante un banchetto al quale partecipa lo stesso Lazzaro, da poco risuscitato, e anche questa volta ci si presenta in veste di donna tuttofare. I primi a dedicare una celebrazione liturgica a S. Marta furono i francescani, nel 1262.

 

Patronato: Casalinghe, Domestiche, Albergatori, Osti, Cuochi, Cognate

 

Etimologia: Marta = palma, dall’aramaico

 

Emblema: Chiavi, Mestolo, Scopa, Drago

 

Maria di Betania, la troviamo in vari punti dei Vangeli. La prima cosa che salta all’occhio è la sua differenza dalla sorella: mentre Marta è sempre in movimento, indaffarata nella sua premura per essere una brava padrona di casa, lei ama stare ai piedi di Gesù per ascoltarlo, come un discepolo, ma contemplativo: un’estasi ed uno stato, un traguardo che in pochi raggiungono e che non può più essere tolto!

 

Ritroviamo Maria alla morte del fratello Lazzaro: il suo pianto commuove nel profondo Gesù che a lei mostra la sua umanità sensibile al dolore per la morte dell’amico. Infine, è suo un gesto che Gesù definirà profetico. Sei giorni prima della sua ultima Pasqua, Gesù va a trovare gli amici e si ferma a cena. C’è Lazzaro redivivo, Marta che sta servendo e in quel contesto Maria, senza dire nulla, prende trecento grammi di profumo di puro nardo, preziosissimo, unge i piedi di Gesù e li asciuga con i suoi capelli.

Un gesto simile lo aveva compiuto una peccatrice pubblica, mescolando le sue lacrime con il profumo per ringraziare Gesù della sua misericordia (cfr Vangelo di Luca 7,36-50). Maria non piange: usa una gran quantità di un costosissimo profumo e la fragranza si diffonde per tutta la casa; unge l’Unto del Signore. Poi con i suoi capelli asciuga i piedi di Gesù, così che lo stesso profumo avvolge lei e il suo Signore. I suoi capelli profumano come Gesù, come se lei volesse conservare su di sé il ricordo di quel momento.

Nessuno capisce perché Maria abbia fatto questa cosa. Giuda brontola per lo spreco: si poteva utilizzare quel prezioso profumo per ricavarne dei soldi da dare ai poveri…

Non c’è nessuno scambio di parole tra Gesù e Maria, che naturalmente capisce e mostra di gradire quel gesto, nel quale vede un segno profetico dell’unzione che viene fatta ai defunti.

 

Share