Il Santo del giorno, 29 Giugno: Santi Pietro e Paolo

Oggi è la festa dei Santi maggiori del Cristianesimo: uno Petrus, “pietra” sulla quale è costruita l’Ecclesia stessa, la Chiesa universale. L’altro il fondatore e l’elaboratore primo della Dottrina cattolica e dell’esportazione della stessa verso i Pagani, i Gentili.

Alcune tradizioni e superstizioni di questa data.

Festa di San Pietro e Paolo Apostoli istituita con decreto dello Stato Pontificio in data 29 aprile 1818

Solennità dei santi Pietro e Paolo Apostoli. Simone, figlio di Giona e fratello di Andrea, primo tra i discepoli professò che Gesù era il Cristo, Figlio del Dio vivente, dal quale fu chiamato Pietro. Paolo, Apostolo delle genti, predicò ai Giudei e ai Greci Cristo crocifisso. Entrambi nella fede e nell’amore di Gesù Cristo annunciarono il Vangelo nella città di Roma e morirono martiri sotto l’imperatore Nerone: il primo, come dice la tradizione, crocifisso a testa in giù e sepolto in Vaticano presso la via Trionfale, il secondo trafitto con la spada e sepolto sulla via Ostiense. In questo giorno tutto il mondo con uguale onore e venerazione celebra il loro trionfo.

 

Simone, detto Pietro(Betsaida, 2-4 ? – Roma, 67 circa), fu uno dei dodici apostoli di Gesù; è considerato il primo papa della Chiesa cattolica.

Nato in Galilea, fu un pescatore ebreo di Cafarnao. Il suo nome originario era Šim’ôn ( lett. “colui che ascolta” traslitterato in greco come Σίμων).

Divenuto apostolo di Gesù, dopo che questi lo chiamò presso il lago di Galilea, fece parte di una cerchia ristretta (insieme a Giovanni e Giacomo) dei tre che assistettero alla resurrezione della figlia di Giairo, alla trasfigurazione e all’agonia di Gesù nell’orto degli ulivi.

Tentò di difendere il Maestro dall’arresto, riuscendo soltanto a ferire uno degli assalitori. Unico, insieme al cosiddetto “discepolo prediletto”, a seguire Gesù presso la casa del sommo sacerdote Caifa, fu costretto anch’egli alla fuga dopo aver rinnegato tre volte il maestro, come questi aveva già predetto.

Dopo la crocifissione e la successiva resurrezione di Gesù, Pietro venne nominato dallo stesso maestro capo dei dodici apostoli e promotore dunque di quel movimento che sarebbe poi divenuto la prima Chiesa cristiana. Instancabile predicatore, fu il primo a battezzare un pagano, il centurione Cornelio. Entrò in disaccordo con Paolo di Tarso riguardo ad alcune questioni riguardanti giudei e pagani, risolte comunque durante il primo concilio di Gerusalemme (nel 49 d.C.).

Secondo la tradizione, divenne primo vescovo di Antiochia di Siria per circa 30 anni, dal 34 al 64 d.C., continuò la sua predicazione fino a Roma dove morì fra il 64 e il 67, durante le persecuzioni anti-cristiane ordinate da Nerone. A Roma Pietro e Paolo sono venerati insieme come colonne fondanti della Chiesa.

Pietro, si dice venne a Roma per combattere Simon Mago. Simone Mago (Gitton, villaggio della Samaria, I secolo), è considerato dagli eresiologi cristiani il primo degli eretici e proto-gnostico samaritano: « in quel tempo vi era un tale, di nome Simone, che già da tempo esercitava nella città le arti magiche, e faceva stupire la gente di Samaria, spacciandosi per un qualcosa di grande. Tutti, dal più piccolo al più grande, gli davano ascolto, dicendo: Questi è la “potenza di Dio”, quella che è chiamata “la Grande”. » (Atti degli Apostoli, 8, 9-10)

Dopo aver ascoltato le prediche del diacono Filippo, Simone decise di farsi battezzare. Successivamente, però, cercò di comperare da Pietro apostolo il potere di amministrare anch’egli con la semplice imposizione delle mani lo Spirito Santo, incorrendo nelle ire dell’apostolo. Da questo antico tentativo di commercio di cose sacre deriva il termine simonia.

Ulteriori testimonianze sulla sua vita non hanno il crisma dell’ufficialità in quanto derivano da testi apocrifi come gli Atti di Pietro o le Pseudo-clementine. In base a tali documenti Simon Mago risiedette a Roma durante i regni degli imperatori Claudio e Nerone. Qui ottenne fama e gloria, ma fu sfidato ad un confronto pubblico da Pietro e Paolo di Tarso. In questo

confronto morì in due modi diversi, secondo due leggende diverse: si fece seppellire in modo da dimostrare di poter risorgere dopo tre giorni, ma morì nella tomba.

Durante una dimostrazione di levitazione al Foro Romano dinnanzi all’imperatore Nerone, per le preghiere dei suoi avversari, precipitò, rompendosi le gambe e venendo poi lapidato dalla piazza, spaventata dall’evento.

Le fonti successive (Ireneo di Lione) presentano Simone come il fondatore di una vera e propria setta gnostica. Le sue dottrine forse furono influenzate dal dualismo del mazdeismo iraniano.

Questi, pertanto, insegnando al popolo a riconoscerlo come Dio, fondò una setta, detta dei Simoniaci. Scopo della setta era affermare la divinità del suo fondatore ed aiutarlo a compiere la sua missione: salvare il mondo dal cattivo governo degli angeli, primo fra tutti il Dio dell’Antico Testamento, Jahvè. Per spiegare la crocifissione di Gesù, Simone affermò che tale avvenimento era solo apparente, in quanto Gesù non fu mai crocifisso, così come sosteneva di se stesso che era un uomo solo in apparenza, ma Dio nella realtà. Ireneo ed Epifanio lo accusarono anche di oscenità a causa di presunti riti sessuali praticati da lui e dai suoi seguaci.

Simone Mago viene citato da Dante Alighieri nella Divina Commedia, nel XIX canto dell’Inferno, dove si trova tra i simoniaci:

 

O Simon mago, o miseri seguaci

che le cose di Dio, che di bontate

deon essere spose, e voi rapaci

per oro e per argento avolterate,

or convien che per voi suoni la tromba,

però che ne la terza bolgia state.

 

(Dante, Inferno XIX, 1-6)

 

Paolo, cooptato nel collegio apostolico dal Cristo stesso sulla via di Damasco, strumento eletto per portare il suo nome davanti ai popoli, è il più grande missionario di tutti tempi, l’avvocato dei pagani, l’apostolo delle genti, colui che insieme a Pietro far risuonare il messaggio evangelico nel mondo mediterraneo. Gli apostoli Pietro e Paolo sigillarono con il martirio a Roma, verso l’anno 67, la loro testimonianza al Maestro.

Entrambi annunciarono il Vangelo nella città di Roma e morirono martiri sotto l’imperatore Nerone: il primo, come dice la tradizione, crocifisso a testa in giù e sepolto in Vaticano presso la via Trionfale, il secondo trafitto con la spada e sepolto sulla via Ostiense.

 

Paolo, nato verso il 5-10 d.C. a Tarso in Cilicia, non conobbe Gesù.

Tarso, oggi situata nella Turchia meridionale presso i confini con la Siria, città che nel I secolo era un luogo cosmopolita, dove vivevano greci, anatolici, ellenizzati, romani e una colonia giudaica, a cui apparteneva il padre commerciante di tende, il quale con la sua famiglia, come tutti gli abitanti, anche ebrei, godeva della cittadinanza romana, percorrerà tutto un lungo percorso: da persecutore dei Cristiani, a convertito, ad Apostolo delle Genti!

Non c’è certezza se i due apostoli, siano morti contemporaneamente o in anni diversi, è certo comunque che il 29 giugno 258, sotto l’imperatore Valeriano (253-260) le salme dei due apostoli furono trasportate nelle Catacombe di San Sebastiano, per metterle al riparo da profanatori.

Quasi un secolo dopo, papa s. Silvestro I (314-335) fece riportare le reliquie di Paolo nel luogo della prima sepoltura e in quell’occasione l’imperatore Costantino I, fece erigere sulla tomba una chiesa, trasformata in Basilica nel 395, che sopravvisse fino al 1823, quando un violento incendio la distrusse; nello stesso luogo fu ricostruita l’attuale Basilica.

Oggi ricorre la festa anche di:

San Cassio di Narni, vescovo

Santa Emma di Gurk, contessa

Santa Maria Du Tianshi e santa Maddalena Du Fengju, martiri cinesi

San Paolo Wu Yan, san Giovan Battista Wu Mantang e san Paolo Wu Wanshu, martiri cinesi

San Siro di Genova, vescovo

Beato Raimondo Lullo, terziario francescano, martire

Beata Salome di Niederaltaich, reclusa

Martirio di S.Pietro

Pietro e Paolo di El Greco

 

San_Petrus_Andrea_Vanni

 

  1. Pietro che giunge con S. Paolino, S. Torpete, il futuro vescovo di Milano, quello di Padova, ricordano i 12 saggi che giungono a Roma, descritti da Giuseppe Flavio, che è il cardine, a mio modo di vedere, insieme a S. Paolo per capire la nascita del Cristianesimo, il suo formarsi, anche come dottrina a cui contribuiscono in pochi: S. Girolamo….ed il suo diffondersi ed instaurarsi!

Gracia capta fero, coepit Romam letteris….così Israele!!! capisce che Roma è matura per essere conquistata da una religione superiore…più tardi sarà una sociologia superiore, quella di Marx e poi una psicologia superiore quella di Sigmund Freud!
La barca di San Pietro, conosciuta anche come barchetta di San Pietro oveliero di San Pietro, è una tradizione popolare rurale diffusa in tutto il Nord Italia, in particolare in Veneto, Trentino, Lombardia, Liguria e Piemonte.

Consiste nell’usanza di porre, nella notte fra il 28 e il 29 giugno (festività dei santi Pietro e Paolo), un contenitore di vetro riempito d’acqua su di un prato, un giardino o un davanzale esterno della finestra di casa, e nel far colare nell’acqua un albume d’uovo. In alcune tradizioni, il contenitore deve essere lasciato per tutta la notte all’aria aperta, per assorbire la rugiada.

Il mattino seguente si dovrebbero trovare nell’acqua delle strutture, formate dall’albume, che ricordano le vele di una barca a vela o un veliero. Secondo il folklore popolare, sarebbero prodotte da San Pietro, che soffiando nel contenitore di vetro farebbe assumere all’albume la giusta conformazione.

 

In considerazione di come apparivano le “vele”, se molto ritte oppure chiuse, si poteva trarre buono o cattivo auspicio di come sarebbe stata l’annata agraria, oppure sul proprio destino.

 

L’usanza è quella di riempire d’acqua una caraffa, un barattolo, un vaso o un contenitore simile di vetro trasparente (anticamente si usava un fiasco vuoto, di vetro trasparente e senza il rivestimento in paglia), per poi versarci il bianco dell’uovo (albume) e riporre il tutto fuori dalla finestra al chiaro di luna, oppure nel giardino o nell’orto, nella notte tra il 28 e il 29 giugno.

La credenza vuole che San Pietro apostolo – in origine un pescatore – vada a soffiare all’interno dei contenitori facendo apparire una barca, e dimostrando così la sua vicinanza ai fedeli.

La tradizione risalirebbe al culto di San Pietro apostolo, diffusosi nel nord Italia a partire dal XVIII secolo circa grazie ai monaci cristiani benedettini.

 

In alcune zone e in altre varianti, la stessa tradizione si diffuse anche per il 24 giugno, festa di san Giovanni Battista. La tradizione si fuse poi con gli eventi stagionali; il 29 giugno, oltre ad essere il giorno di San Pietro (e anche quello di san Paolo), coincide da sempre con un’alta attività di temporali, quindi attribuiti alla burrascosa vita dell’apostolo pescatore e di alcuni suoi episodi evangelici (come la tempesta sedata e la camminata sull’acqua).

Addirittura, alcune leggende, mai confermate dai testi cristiani, attribuirono i temporali alla collera della madre di Pietro apostolo, che pare fosse finita all’inferno poiché cattiva.

L’antico sentimento popolare quindi, molto legato ai fenomeni atmosferici poiché determinanti per i raccolti agricoli o per la pesca, diede quindi luogo a questo curioso rito, che sa più di vaticinio che di devozione cristiana.

Si citino, a tal proposito, alcuni proverbi veneti che riguardano la festività dei Santi Pietro e Paolo.

 

« L’è vero, l’è vero l’è rivà San Piero. »

 

E’ vero, è vero, è arrivato San Piero.

 

« L’è vero, l’è vero l’è rivà la barca de San Piero »

 

E’ vero, è vero, è arrivata la barca di San Piero.

 

« Se piove a San Paolo e Piero piove par on ano intìero »

 

Se piove a San Paolo e Piero piove per un anno intero.

 

« Se te vol on bel zinquantin, semena prima de San Pierin »

Se vuoi un bel zinquantin, semina prima di San Pierino. (il “zinquantin” è una qualità di granturco da cui si ricava una farina per polenta molto prelibata).

Fenomeno fisico

Il fenomeno è dovuto alle variazioni termiche tra il giorno e la notte, anche in relazione col suolo su cui è appoggiato il contenitore, tipiche del primo periodo estivo, che si presta bene a queste condizioni (purché nella giornata precedente la terra si sia ben scaldata), infatti può essere effettuato anche in altri giorni/notti di tal periodo.

Il freddo-umido della notte dovrebbe far variare leggermente la densità dell’albume che, da simile all’acqua, dovrebbe leggermente aumentare, cadendo quindi lentamente sul fondo del contenitore di vetro. Parimenti il fondo, a contatto col calore del suolo su cui poggia (calore immagazzinato durante le ore diurne del giorno prima), dovrebbe far risalire le molecole d’acqua verso l’alto, attraverso dei piccoli moti convettivi, e creando l’effetto delle vele di albume. A ciò, si dovrebbe aggiungere anche l’effetto delle prime ore del mattino: qui, l’albume dovrebbe riscaldarsi nuovamente, diminuendo così sensibilmente la sua densità e tentando quindi di risalire verso l’alto, “issando”, per così dire, le “vele”.

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