Il Santo del giorno, 29 Dicembre: Re Davide, antenato di Gesù – Tommaso Becket, Lord Cancelliere e Primate d’Inghilterra

 

Assassinato nella cattedrale, durante la Messa, molto probabilmente su mandato del Re, Thomas Becket divenne subito il simbolo della resistenza cattolica all’assolutismo politico inglese.

Re Davide, controverso secondo Re d’Israele e antenato di Giuseppe, padre putativo di Gesù

 

di Daniele Vanni

 

Davide(in ebraico דָּוִד בֶּן יִשַׁי, David ben Yishay) nacque anch’egli proprio a Betlemme, 1040 a.C. ca e morì come il suo Discendente, proprio a Gerusalemme, 970 a.C. ca.

Figlio di Iesse, è stato il secondo Re d’Israeledurante la prima metà del X secolo a.C.

Le sue vicende sono raccontate nel primo e nel secondo libro di Samuele, nel primo libro dei Re e nel primo libro delle Cronache.

Valoroso guerriero, musicista e poeta, accreditato dalla tradizione quale autore di molti salmi, Davide viene descritto nella Bibbia come un personaggio dal carattere complesso, capace al contempo di grandi crudeltà e generosità, dotato di spregiudicatezza politica e umana ma al tempo stesso in grado di riconoscere i propri limiti ed errori.

La vita di Davide è di particolare importanza nelle tre religioni abramitiche, l’Ebraismo, il cristianesimo e l’Islam.

Nell’ebraismo, Davide, della tribù di Giuda, è il re di Israele e da lui discenderà il Messia.

Nel cristianesimo, da Davide discende Giuseppe, padre putativo di Gesù. Nell’islam, Davide è considerato un profeta.

È venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

 

Il racconto biblico: Davide il prescelto

Dio revocò la sua predilezione per Saul, re di Israele, a causa del suo rifiuto di sterminare gli Amaleciti e tutto ciò che apparteneva loro! Ed è ben strano un Dio che non solo chiede, ma si sdegna di un rifiuto, di sterminare un popolo!

Egli mandò quindi il profeta Samuelea Betlemme a cercare un nuovo re di Israele tra i figli di Iesse.

Quest’ultimo fece passare sette dei suoi figli davanti a Samuele, ma nessuno di loro era il prescelto. Allora Samuele gli chiese se ne aveva altri e Iesse rispose che il più giovane, Davide, fulvo di capelli e di bell’aspetto, era al pascolo con le pecore.

Quando gli fu portato davanti, Dio disse a Samuele: «Alzati, ungilo, perché è lui».

Intanto, dopo essere stato ripudiato da Dio, uno spirito cattivo era entrato in Saul, tormentandolo. Uno dei suoi servi gli suggerì di far venire un citarista, Davide, che con il suono della sua arpa avrebbe lenito le sue sofferenze. Saul si affezionò a Davide, facendolo diventare suo scudiero. Ogni volta che lo spirito cattivo veniva da Saul, Davide suonava l’arpa e lo calmava e lo spirito maligno si allontanava.

Davide e Golia

 

L’episodio biblico più famoso riguardante Davide, però è quello dello scontro con Golia, il gigante filisteo che terrorizzava e insolentiva gli ebrei, sfidandoli a duello.

Gli ebrei, accampati nella valle del Terebinto e guidati dal loro re, Saul, erano in guerra con i filistei, i quali annoveravano tra le loro file uno spaventoso gigante (alto sei cubiti e un palmo, praticamente: 2 metri e 77!)) dal nome Golia, armato con una corazza dal peso di 5000 sicli (diciamo: 50 Kg.). Per quaranta giorni, Golia sfidò l’esercito di Israele, nell’attesa che quest’ultimo scegliesse chi tra loro doveva affrontarlo: il vincitore avrebbe permesso al suo popolo di sottomettere quello del perdente.

A Davide fu chiesto dal padre di recarsi dai fratelli che si trovavano nell’accampamento, per portare del cibo e informarsi delle loro condizioni. Mentre si trovava nell’accampamento, Davide ascoltò l’ennesima sfida di Golia e si offrì, davanti a Saul, di affrontarlo, raccontando che era stato in grado di uccidere orsi e leoni per difendere il suo gregge. Saul lo vestì con la sua stessa armatura, ma Davide, fatti pochi passi, se la tolse non riuscendo a muoversi, e si diresse verso il campo di battaglia con la sua frombola e con cinque pietre lisce che aveva raccolto da un torrente. Golia, vedendo che si trattava di un ragazzo, lo derise. Ma Davide, presa una delle pietre che aveva con sé, la scagliò con la frombola, colpendo il gigante in piena fronte e facendolo crollare a terra morto. Davide si precipitò verso di lui e lo decapitò, utilizzando la spada dello stesso Golia. I filistei si diedero alla fuga ma vennero inseguiti e decimati dagli israeliti.

La vittoria rese Davide famoso presso gli ebrei e gli valse l’amicizia di Gionatan, figlio del re Saul.

Successivamente Davide avrebbe sposato la figlia del re, Mikal.

 

Davide e Mikal

Saul, sempre più irritato per la crescente fama di Davide, decise di dargli in sposa la figlia Mikal, a patto che uccidesse cento filistei: così facendo pensava che egli sarebbe andato incontro a morte sicura. Ma Davide superò la prova e prese in sposa Mikal.

Dopo un’altra grande vittoria di Davide contro i filistei, Saul decise di ucciderlo: Mikal lo aiutò a fuggire, facendolo calare da una finestra e mettendo un idolo nel letto per fare finta che egli, malato, stesse riposando.

Mentre era in fuga, Saul diede Mikal in sposa a Pati, figlio di Lais.

Nel frattempo Davide ebbe altre due mogli: Abigail e Ainoam.

Successivamente, mentre a sud, Davide regnava sulla Giudea e a nord Is-Bàal, fratello di Mikal e figlio di Saul, regnava sulle tribù di Israele, Davide chiese che Mikal tornasse da lui, in segno di alleanza tra i due regni: Is-Bàal acconsentì.

Qualche tempo dopo che era tornata, Mikal lo criticò perché lui aveva ballato parzialmente nudo durante una processione religiosa, mentre portava l’Arca dell’Alleanza a Gerusalemme appena conquistata. Mikal morì senza aver avuto figli con Davide.

 

Davide e Saul

 

La crescente fama di Davide irritò talmente Saul che Davide dovette fuggire. Davide andò da Samuele a Rama, gli raccontò di come Saul aveva cercato di farlo morire. Saul cercò più volte di riportare indietro Davide ma senza successo.

Quest’ultimo strinse un patto di amicizia con Gionata, il quale si dimostrò incredulo nel sapere che suo padre Saul voleva ucciderlo: ma dovette ricredersi. Infatti, il primo giorno di Luna nuova, Davide avrebbe dovuto sedere a tavola con Saul, ma non si presentò e neanche l’indomani. Saul si adirò e questo fu il segno che convinse Gionata circa i timori che gli aveva manifestato Davide.

Quest’ultimo andò quindi a Nob e si fece dare del pane consacrato dal sacerdote Achimelech e la spada che era stata di Golia. Mentre Davide si trovava a Mizpa in compagnia della sua famiglia, Saul venne a sapere che egli era stato a Nob.

Successivamente, Davide liberò Keila, sconfiggendo i filistei e insediandosi nella città. Venuto a sapere che Saul lo cercava, si rifugiò nel deserto di Maon. Anche qui Saul gli diede la caccia ma, quando stava per accerchiarlo, dovette rinunciarvi e andare via perché i filistei avevano invaso il paese.

Davide si rifugiò poi nel deserto. Saul, ancora una volta, andò alla sua ricerca e si addentrò in una caverna dove Davide era nascosto. Quando il re uscì fuori facendogli capire che se avesse voluto lo avrebbe potuto uccidere, Saul gli fu riconoscente e gli chiese di non sterminare la sua stirpe una volta che fosse diventato re di Israele.

Davide si nascondeva sulla collina e Saul vi si recò con tremila uomini per dargli la caccia. Mentre erano accampati e dormivano, Davide,di soppiatto, prese la lancia che era conficcata nel terreno e la brocca, entrambe vicino al capo di Saul, e si allontanò. Da lontano Davide gridò verso Saul, dicendo che non gli voleva alcun male visto che gli era andato vicino mentre dormiva portando via la lancia e la brocca.

Per non essere più perseguitato da Saul, Davide si stabilì presso i filistei; il re di Gath gli diede la città di Ziklag, dove si insediò insieme alle sue due mogli Ainoam e Abigail.

Qualche tempo dopo, Davide e i suoi uomini si aggiunsero ad Achis e ai filistei che avanzavano per affrontare gli israeliti, ma gli altri principi lo rimandarono indietro, perché non lo consideravano uno di loro. Tornato a Ziklag, la trovò sottosopra, devastata dagli Amaleciti, che avevano razziato tutto e portato via donne e bambini, tra cui anche le due mogli di Davide. Prese con sé i suoi 600 uomini e recuperò il bottino riportando indietro donne e bambini.

Intanto la fine di Saul era vicina, gli israeliti furono decimati: a soccombere anche i figli di Saul. Quest’ultimo, piuttosto che perdere la vita per mano dei filistei, preferì morire gettandosi sulla sua stessa spada e rimanendone trafitto.

 

Davide, re d’Israele

 

Il regno di Davide intorno al 1000 a.C.

Saul e Gionata rimasero uccisi durante la battaglia di Ghilboa contro i filistei e Davide ne fu molto addolorato.

Salì quindi a Ebron dove fu unto re di Giudea; intanto, a nord, il figlio di Saul, Is-Baal, era diventato re delle tribù d’Israele.

Ne conseguì una guerra civile tra Is-Baal e Davide, conclusasi con l’uccisione di Is-Baal per mano di due disertori, Baanah e Rekab, capitani del suo stesso esercito, i quali, sperando in un premio, portarono la sua testa a Davide: ma quest’ultimo, addolorato da tale visione, li fece giustiziare!

Con la fine della dinastia di Saul, tutti gli anziani di Israele si recarono a Ebron e Davide, all’età di 37 anni, fu unto re d’Israele e di Giudea.

Aveva trent’anni quando cominciò il suo quarantennale regno: a Ebron regnò sulla Giudea per sette anni e sei mesi mentre a Gerusalemme regnò su tutta Israele e la Giudea per trentatré anni.

Sconfisse i Gebusei, che abitavano Gerusalemme, e la nominò capitale del suo regno, mentre Hiram, re di Tiro, vi spedì messaggeri, alberi di cedro, falegnami e muratori per costruire la casa di Davide.

Davide portò l’Arca dell’Alleanza a Gerusalemme con l’intento di costruire un tempio. Ma Dio, per bocca del profeta Natan, gli proibì di farlo, dicendo che il tempio sarebbe stato costruito da generazioni future. Fece però un patto con Davide, promettendogli che egli avrebbe stabilito la casa di Davide in eterno: “… e il tuo trono sarà reso stabile per sempre.”

Per tutto il suo regno, l’Arca rimase nella tenda innalzata da Davide: da lì sarebbe stata spostata solo dopo la costruzione del Tempio di Salomone.

 

Davide, Betsabea e Uria l’Ittita

 

Una sera, mentre passeggiava sulla terrazza regia, Davide vide una donna bellissima che faceva il bagno: si trattava di Betsabea, figlia di Eliam e moglie del suo ufficiale Uria l’Ittita. La fece venire da lui e i due commisero adulterio a seguito del quale venne concepito un bambino.

Intanto l’esercito di Davide, guidato da Joab e tra le cui file figurava anche Uria l’Ittita, era impegnato nell’assedio della città ammonita di Rabbah. Davide richiamò Uria l’Ittita a Gerusalemme, chiedendogli informazioni sull’andamento della guerra e poi gli ordinò di andare a casa: anche se non esplicitamente dichiarato nei testi biblici, l’intento era quello di far sì che Uria trascorresse la notte con la moglie, così da poter mascherare la paternità del bambino che sarebbe nato! Ma Uria disubbidì e dormì fuori la porta del re perché non riteneva giusto godere degli agi di casa mentre gli altri soldati erano impegnati al fronte! Davide allora lo fece mangiare e ubriacare, sempre con la stessa speranza: ma neanche la notte successiva Uria andò a casa sua. L’indomani, Davide scrisse una lettera nella quale chiedeva a Joab che Uria venisse messo in prima linea e lasciato da solo, perché andasse incontro a morte sicura: diede quindi la lettera allo stesso Uria perché la recapitasse a Joab.

Uria cadde sotto i colpi degli ammoniti e Betsabea divenne moglie di Davide.

Il profeta Natan lo rimproverò, dicendogli che Dio l’avrebbe punito con la sua stessa colpa, prendendogli tutte le mogli per darle ad altri in pieno giorno. Davide si pentì e allora Natan gli disse che questo non sarebbe più successo, ma che il bambino che era stato concepito sarebbe morto.

Il bambino nacque, ma si ammalò subito. Per sette giorni Davide digiunò, sperando, invano, nella sua salvezza: il settimo giorno il bambino morì. Allora Davide si unse, si cambiò e mangiò: a chi gli chiedeva come mai lo faceva proprio ora che il bambino era morto, egli disse che non aveva più senso digiunare, tanto il piccolo non sarebbe più ritornato. Andò poi a consolare Betsabea e quindi passò la notte con lei: sarebbe così stato concepito Salomone, futuro re d’Israele!

Che secondo il solo Vangelo di Matteo è antenato di Gesù, attraverso…Giosafat…Zorobabele…e poi la controvaersa (Eli o Giacobbe?) paternità di Giuseppe, solo padre putativo.

Il pentimento di Davide per la morte di Uria, dopo che il profeta Natan gli ebbe rimproverato la sua colpa, sarebbe all’origine del Miserere, uno dei più famosi Salmi.

 

Davide e Assalonne

Assalonne era il terzo figlio di Davide, nato a Ebron da Maaca, figlia di Talmai, re di Ghesur.

Il primogenito di Davide, Amnon, nato da Ainoam, aveva usato violenza a Tamar, sorella di Assalonne: quest’ultimo, dopo due anni passati a covare vendetta, fece uccidere Amnon dai servi durante un banchetto. Fuggì quindi dal nonno materno, Talmai, a Ghesur, dove rimase tre anni, prima di riconciliarsi con Davide e tornare a Gerusalemme.

Quattro anni dopo, Assalonne chiese al padre il permesso di andare ad Ebron, ma una volta arrivato lì si proclamò re. Davide allora decise di fuggire da Gerusalemme con il suo popolo, con i Cretei, con i Peletei e con Ittài, che aveva seicento uomini al suo seguito venuti da Gat, rifugiandosi oltre il fiume Giordano.

Assalonne entrò in Gerusalemme, con al fianco Achitofel, che prima era stato consigliere di Davide.

Achitofel consigliò Assalonne di dare subito la caccia a Davide, approfittando del fatto che era ancora allo sbando. Ma Cusài l’Archita, spedito da Davide a Gerusalemme, perché si infiltrasse nella corte di Assalonne, riuscì a sovvertire il consiglio di Achitofel, convincendo Assalonne che era meglio organizzare un grande esercito che Assalonne stesso avrebbe guidato in prima persona per affrontare Davide. Grazie a Cusài, Davide ebbe il tempo di riorganizzarsi: sconsigliato di prendere parte direttamente alla battaglia, raccomandò di trattare con riguardo Assalonne.

Nella foresta di Efraim si scatenò una feroce battaglia, nella quale l’esercito di Assalonne venne sterminato. Quest’ultimo, cavalcando un mulo, rimase sospeso in aria, con la testa impigliata tra i rami di una quercia: Joab, uno dei tre capi nominati da Davide per la battaglia, conficcò tre lance nel cuore di Assalonne, che venne poi finito da dieci scudieri.

Quando Davide venne a sapere della morte di Assalonne provò grande dolore: «Figlio mio! Assalonne figlio mio, figlio mio Assalonne! Fossi morto io invece di te, Assalonne, figlio mio, figlio mio!».

Dolore vero, ma certo famiglia non proprio legata da…affetto!

Davide venne riconfermato re e tornò a Gerusalemme.

 

Gli ultimi giorni

Quando Davide divenne vecchio, suo figlio, Adonia, si proclamò re. Betsabea e il profeta Natan, temendo per la loro vita e per quella di Salomone, andarono da Davide e ottennero da lui che Salomone, figlio di Betsabea, sedesse sul trono d’Israele. Fu così che i piani di Adonia fallirono e Salomone divenne re.

È a Salomone che Davide parlò poco prima di morire: gli promise che la loro stirpe avrebbe ereditato per sempre il trono di Israele; gli chiese di uccidere i suoi vecchi nemici, Joab, capo del suo stesso esercito, reo di aver ucciso Abner e Amasà, e Simèi, che lo maledisse, ma a cui aveva fatto la promessa di non ucciderlo, personalmente, con la propria spada; gli raccomandò di essere buono con i figli di Barzillai il Galaadita, che lo avevano aiutato mentre fuggiva davanti ad Assalonne.

Davide morì e fu sepolto nella città di Davide, dopo aver regnato per quarant’anni su Israele, succeduto da Salomone.

La sua tomba si troverebbe tuttora subito fuori della cinta muraria della Città Vecchia di Gerusalemme, nel luogo comunemente chiamato Monte Sion, vicino alla Porta di Giaffa.

 

Mogli e figli

 

Secondo l’Antico Testamento, Davide, dopo il suo arrivo da Ebron, si prese ancora delle concubine e delle mogli di Gerusalemme, e gli nacquero altri figli e altre figlie:

il primogenito Amnon, nato da Ainoam di Izreel, il quale morì ucciso dal fratellastro Assalonne;

il secondo Kileab, da Abigail già moglie di Nabal da Carmel;

il terzo Assalonne, nato da Maaca, figlia di Talmai re di Ghesur;

il quarto Adonia, figlio di Agghit:

il quinto Sefatia, nato da Abital;

il sesto Itram, figlio di Egla.

A Gerusalemme nacquero:

Simea, Sobab, Natan e Salomone, nati da Betsabea, figlia di Ammiel;

Ibar, Elisama, Elifelet, Noga, Nefeg, Iafia, Elisama, Eliada ed Elifelet

altri figli da diverse concubine.

Tra i figli di Davide va anche ricordata Tamar, sorella di Assalonne, la quale fu l’origine della vendetta di quest’ultimo verso Amnon, reo di averle usato violenza.

 

Per la Chiesa cattolica la memoria liturgica ricorre il 29 dicembre.

Così recita il Martirologio Romano (libro liturgico in cui sono elencati tutti i martiri e i santi che la chiesa celebra giorno per giorno) in corrispondenza di tale giorno per San Davide Re:

« Commemorazione di san Davide, re e profeta, che, figlio di Iesse il Betlemita, trovò grazia presso Dio e fu unto con olio santo dal profeta Samuele, perché regnasse sul popolo d’Israele; trasportò nella città di Gerusalemme l’Arca dell’Alleanza del Signore e il Signore stesso gli giurò che la sua discendenza sarebbe rimasta in eterno, perché da essa sarebbe nato Gesù Cristo secondo la carne. »

 

 

 

Tommaso Becket

 

Tommaso Becket (ingl. Thomas Becket; Londra, 21 dicembre 1118 – Canterbury, 29 dicembre 1170) è stato un arcivescovo cattolico inglese, ucciso per ordine del Re durante la Messa.

Lord Cancelliere del Regno d’Inghilterra dal 1154, venne eletto arcivescovo di Canterbury e primate d’Inghilterra nel 1162: ostile ai propositi di Enrico II di ridimensionamento dei privilegi ecclesiastici, venne ucciso (forse per ordine del sovrano) nel 1170.

Ostile ai propositi di Enrico II di ridimensionamento dei privilegi ecclesiastici, ne pagò il prezzo.

Non comprese che già allora, la “lontana” Inghilterra, come poi tutta o quasi l’Europa del Nord si stava staccando da Roma!

Fu infatti ucciso nella Cattedrale di Canterbury nel 1170.

Nel febbraio 1173 venne proclamato santo e ascritto nel catalogo dei martiri da papa Alessandro III durante un soggiorno dello stesso a Segni nei pressi di Anagni.

Nato a Londra, dal mercante Gilbert Becket di Thierville e Matilda di Mondeville, stabilitisi in Inghilterra sotto Guglielmo il Conquistatore, venne avviato sin dall’infanzia alla carriera ecclesiastica: dopo la prima formazione ricevuta presso l’abbazia di Merton, approfondì gli studi a Parigi e, tornato in patria, entrò a servizio dell’arcivescovo di Canterbury Teobaldo di Bec, che, riconosciutene le capacità, ne fece uno dei suoi più stretti collaboratori: lo inviò ad approfondire lo studio del diritto canonico a Bologna e ad Auxerre.

Tommaso accompagnò l’arcivescovo al concilio tenutosi a Reims nel 1148 e, nel 1154, venne ordinato diacono e nominato prevosto di Beverley ed Arcidiacono della Cattedrale.

DiEnrico II, succeduto nel 1154 a Stefano di Blois, come re d’Inghilterra, consigliato dal clero, lo nominò Cancelliere del Regno, subito dopo l’incoronazione.

Divenuto cancelliere di Enrico II, era la persona più vicina al re, e, custode del sigillo reale, era la persona di maggior fiducia. Tommaso venne per questi suoi impegni, persino accusato di trascurare i suoi doveri di arcidiacono di Canterbury.

Contro le aspettative dell’episcopato e dei baroni che ne avevano assecondato la nomina, il nuovo cancelliere assecondò la grande opera riformatrice del sovrano, tesa a limitare l’indipendenza dei feudatari ed a ristabilire l’ordine e l’autorità monarchica: Enrico si servì della buona conoscenza che Tommaso aveva del diritto romano, per creare un’amministrazione centralizzata, controllata dalla Curia regis.

L’amicizia di Enrico II, gli consentì di essere nominato, pare riluttante, nel 1162 (il predecessore Teobaldo di Bec era morto, nell’aprile del 1161), proprio perché il re voleva evitare conflitti, arcivescovo di Canterbury eprimate d’Inghilterra: il nuovo ufficio determinò un mutamento nell’atteggiamento di Tommaso Becket, che, da allora, difese soltanto gli interessi del clero, incurante dei progetti politici del sovrano.

Tommaso forse non aveva capito appieno le riforme accentratrici e moderne, volute da Enrico, che aveva assecondate, vedendo in esse, giustamente, la nascita di una moderna Inghilterra coesa e non più feudale.

Forse non comprese neppure perché Enrico lo aveva posto proprio a capo della Chiesa d’Inghilterra, che lui voleva, in linea con il suo svecchiamento, più autonoma da Roma e vicina al sovrano! Enrico lo aveva forse, scientemente, messo alla prova!

Il conflitto con Enrico II iniziò per la disputa sulla possibilità o meno da parte di una corte secolare di processare un ecclesiastico che avesse commesso un reato.

Enrico tentò di assoggettare Becket e gli altri prelati, facendo loro giurare di obbedire ai “costumi del reame”, ma la controversia si sviluppò attorno a cosa costituisse tali costumi, e la Chiesa, nel concilio di Westminster (ottobre 1163) si mostrò riluttante a sottomettersi.

Prima della fine di quell’anno, Enrico ottenne che diversi vescovi rivedessero le loro posizioni e, alla fine, intervenne anche Papa Alessandro III, a convincere lo stesso Becket! che promise il suo assenso alle consuetudini (le approvò con la riserva salvo ordine nostro et jure Ecclesiae).

Contro le aspettative dell’episcopato e dei baroni che ne avevano assecondato la nomina, il nuovo cancelliere assecondò la grande opera riformatrice del sovrano, tesa a limitare l’indipendenza dei feudatari e a ristabilire l’ordine e l’autorità monarchica: Enrico si servì della buona conoscenza che Tommaso aveva del diritto romano per creare un’amministrazione centralizzata, controllata dalla Curia regis e ne sfruttava abilmente la guida ecclesiastica.

Al concilio di Clarendon, vicino a Salisbury, (gennaio 1164), Becketapprovò le consuetudini, ma quando dovette porre la firma sullo scritto che le codificava si rifiutò di firmarle, non condividendo alcuni dei 16 articoli delle Costituzioni di Clarendon.

Con quest’ultimo documento, Enrico II cercava di diminuire i poteri della Chiesa in Inghilterra.

Tra le varie clausole delle Costituzioni di Clarendon, imponeva infatti, che gli uomini di chiesa dovessero essere processati, oltre che da un tribunale ecclesiastico, anche da un tribunale laico, e che le nomine più importanti della Chiesa (vescovi, arcivescovi, etc.) dovessero essere approvate dal re.

L’episcopato

 

La manovra di Enrico II andò avanti con la nomina, pare non cercata ed anzi accettata in maniera riluttante, nel 1162 (il predecessore Teobaldo di Bec era morto, nell’aprile del 1161), di Arcivescovo di Canterbury e Primate d’Inghilterra.

O Becket non comprese o qualcosa mutò in lui, perché con il nuovo ufficio determinò un mutamento nell’atteggiamento, che da allora difese soltanto gli interessi del clero, incurante dei progetti politici del sovrano!

 

Il conflitto con Enrico II ebbe inizio per una disputa sul caso in cui una corte secolare avrebbe potuto processare un ecclesiastico che avesse commesso un reato. Enrico tentò di assoggettare Becket e gli altri prelati facendogli giurare di obbedire ai “costumi del reame”, ma la controversia si sviluppò attorno a cosa costituisse tali costumi, e la Chiesa, nel concilio di Westminster (ottobre 1163) si mostrò riluttante a sottomettersi.

Prima della fine di quell’anno, Enrico ottenne che diversi vescovi rivedessero le loro posizioni e, alla fine, intervenne anche Papa Alessandro III, a convincere lo stesso Becket, che promise il suo assenso alle consuetudini (le approvò con la riserva salvo ordine nostro et jure Ecclesiae).

 

L’esilio

La resistenza dell’arcivescovo suscitò l’ira del re.

A seguito di un acceso scambio alla corte di Enrico, sentendosi minacciato, Tommaso Becket cercò rifugio in Francia, anche per sollecitare di persona l’appoggio di Papa Alessandro III, che si trovava in esilio in Francia, a causa di dissensi tra il collegio dei cardinali: partì dal porto di Sandwich il 2 novembre 1164 e venne accolto benevolmente da Luigi VII (interessato ad indebolire Enrico II, che controllava già un terzo della Francia e mirava ad espandere i suoi domini alla contea di Tolosa).

E se non capiva questo il “Vescovo di Canterbury”, certo doveva comprenderlo il “Lord Cancelliere d’Inghilterra”!

A causa della sua posizione precaria, Alessandro rimase neutrale nel dibattito, anche se profuse molte energie nel sostenere Becket, che soggiornò dapprima nel monastero cistercense di Pontigny, in Borgogna, poi nell’abbazia benedettina di Sens.

Anche dal suo esilio, Becket continuò a contrastare i tentativi di Enrico II di trovare un accordo con papa Alessandro III sui privilegi del clero: la sua opposizione alle Costituzioni di Clarendon impedì la conclusione degli accordi.

 

 

L’assassinio nella cattedrale

Dovettero trascorrere alcuni anni, prima che vi fossero segni di distensione tra il primate e il re. Il 6 gennaio 1169, Enrico venne in Francia per un incontro con Luigi VII: Tommaso lo incontrò a Montmirail, ma non riuscì ad avere garanzie sulla propria incolumità, in caso di rientro in patria, né diede segno di volersi sottomettere alle decisioni del re.

Nel 1170, a Fréteval in Normandia, si giunse ad una sorta di riconciliazione tra il primate ed il re, il 22 luglio: la risoluzione delle questioni dibattute venne rimessa alle decisioni di un futuro concilio.

Becket fece quindi ritorno in Inghilterra ed il 1º dicembre di quell’anno si confrontò di nuovo con Enrico, questa volta circa l’incoronazione di Enrico il Giovane, celebrata da Ruggero, suo avversario e vescovo di York. Enrico promise di riparare all’offesa, ma rifiutò di dargli il bacio della pace. Becket chiese di sospendere tutti i prelati che avevano preso parte all’incoronazione e il giorno di Natale, nella chiesa di Canterbury denunciò tutti i suoi nemici, specialmente quelli che avevano approfittato della sua assenza.

La molto citata, ma probabilmente apocrifa frase di Enrico II riecheggia nei secoli: “Chi mi libererà da questi preti turbolenti?” Anche se i violenti attacchi di Enrico contro Becket nel corso degli anni sono ben documentati, questa volta quattro dei suoi cavalieri presero il re alla lettera, in quanto egli avrebbe voluto la morte del vescovo, anche se in seguito negò, e si recarono immediatamente in Inghilterra, dove assassinarono Becket nella Cattedrale di Canterbury, durante gli uffici divini, il 29 dicembre 1170.

L’arcivescovo di Sens, il 25 gennaio 1171, pubblicò l’interdetto contro gli stati di Enrico II, a cui fu proibito l’ingresso in chiesa, ed inoltre i vescovi che si erano ribellati a Tommaso Becket vennero scomunicati. Papa Alessandro, in aprile, confermò le condanne.

Il 21 maggio 1172, ad Avranches, Enrico II ricevette però l’assoluzione dai legati papali!!

 

Il culto

L’emozione suscitata dall’evento, fece sì che intorno alla sua figura si sviluppasse rapidamente un culto, tanto che papa Alessandro III fu indotto a canonizzarlo il 21 febbraio 1173, nella chiesa di Santa Lucia a Segni, a poco più di due anni dalla morte: la cattedrale di Canterbury divenne meta di numerosi pellegrinaggi, descritti anche nei Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer, che spinsero Enrico II a sottoporsi ad una pubblica penitenza il 12 luglio 1174.

Ben presto Tommaso divenne simbolo della resistenza cattolica all’assolutismo politico.

La memoria liturgica ricorre il 29 dicembre.

 

La Chiesa Madre di Marsala(cattedrale e duomo su base basilicale) in Sicilia – Provincia di Trapani, è dedicata a san Tommaso di Canterbury: secondo la leggenda una nave che trasportava colonne corinzie per la costruzione di una chiesa dedicata al santo in Inghilterra, in seguito a una tempesta, arenò a Marsala.

Interpretato l’evento come un segno divino, i marsalesi fecero erigere la chiesa nel 1177 circa.

In realtà, il culto del santo, in Sicilia, fu diffuso da Giovanna, figlia di Enrico II d’Inghilterra e moglie di Guglielmo II d’Altavilla il Buono, re di Sicilia, per espiare le colpe del padre, accusato di aver fatto uccidere il santo nella cattedrale: nella serie delle immagini a mosaico dell’abside del costruendo Duomo di Monreale, Guglielmo II volle comprendere anche l’effigie di Tommaso di Canterbury, a pochissimi anni dalla morte, inserita tra i martiri sacrificatisi in difesa della Chiesa.

Nel periodo di vescovato di Roberto (1170-1179), venne riconvertita a chiesa una moschea del quartiere Civita di Catania in chiesa dedicata al culto di Tommaso Cantuariense.

 

Nella Cattedrale di Anagni si trova il cosiddetto Oratorio di San Tommaso Becket, antico mitreo trasformato in oratorio cristiano, situato accanto alla famosa cripta, la quale è considerata la Cappella Sistina del Medioevo. In esso è conservato un prezioso ciclo pittorico datato all’ultimo quarto del XII secolo, in cui il santo arcivescovo è rappresentato in piedi accanto al Cristo benedicente sulla parete di fondo e in quattro scene, tra cui quella col suo martirio, nei pressi dell’altare sulla parete sinistra.

 

A Caramanico Terme(PE) nella località San Tommaso vi è la Chiesa di San Tommaso Becket, parte rimanente di un complesso benedettino più vasto, risalente al XII secolo.

 

Nella basilica di Aquileia,in Friuli si trova la pala di San Tommaso Becket di Canterbury, pala che può essere datata con una certa precisione al 1180 e che si deve alla volontà del patriarca Vodolrico di Treffen. Mostra l’arcivescovo di Canterbury alla sinistra di Cristo, mentre al lato opposto è collocato San Pietro. Il ruolo di Tommaso è sottolineato dal fatto che egli, al pari di Cristo, mostra un rotolo spiegato, simbolo dei diritti ecclesiastici.

 

Nella chiesa di San Giorgio di Rualis nei pressi di Cividale del Friulisi trova un affresco del XIV secolo in cui è rappresentata la scena del martirio di San Tommaso Becket.

 

 

Lo stesso martirio è rappresentato anche in un affresco attribuito ad Alberto Sotio posto all’interno della ex chiesa dei Santi Giovanni e Paolo a Spoleto.

 

Nellachiesa bolognese di San Salvatoresi conserva uno splendido polittico ligneo di Vitale da Bologna in cui è effigiato San Tommaso Becket, davanti al quale è stata rappresentata una versione teatrale di “Assassinio nella cattedrale”.

 

Nel museo diocesano della città di Fermoè custodita la casula di san Tommaso Becket, frutto dell’arte tessile di origine araba datata al 1116, dono alla chiesa fermana della Madre del Santo in ricordo dell’amicizia tra san Tommaso e il vescovo fermano, presbitero.

 

Nel museo diocesano di Trevisoè conservato un grande e preziosissimo affresco risalente al XII secolo, nel quale è raffigurata l’uccisione di san Tommaso Becket.

 

Nella Basilica Cattedrale di Sansepolcrosi conserva un affresco di scuola riminese della fine del XIV secolo raffigurante la Madonna in trono tra i santi Tommaso Becket e Caterina d’Alessandria.

 

Influenza culturale

 

Nel XIV secolo Geoffrey Chaucer scrisse la sua più famosa opera, I racconti di Canterbury, ispirandosi al pellegrinaggio che si svolgeva annualmente per visitare la tomba di Tommaso Becket nella Cattedrale di Canterbury.

 

Alla vicenda di Tommaso Becket, lo scrittore inglese Thomas Stearns Eliot ispirò il suo dramma Assassinio nella cattedrale.

Il drammaturgo francese Jean Anouilh scrisse Becket ou l’honneur de Dieu, portato anche sullo schermo, con il titolo di Becket e il suo re, interpretato da Peter O’Toole e Richard Burton, e lo scrittore Ken Follett nel suo capolavoro I pilastri della terra narra dell’assassinio di Tommaso Becket nella fase finale del libro.

 

Al martirio di Becket e al dramma di Eliot si è ispirato anche il compositore Ildebrando Pizzetti per la sua tragedia per musica Assassinio nella cattedrale.

 

Assassinio nella cattedrale è anche il titolo dell’adattamento cinematografico del 1951, girato in bianco e nero e premiato alla Mostra del Cinema di Venezia.

In Toscana è diffuso il detto: “Per San Tommè, cresce il dì quando il gallo alza un piè!”, ovvero si comincia a percepire un piccolissimo aumento della luce diurna, rispetto al giorno più corto.

 

 

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