Il Santo del giorno, 29 Aprile: S. Caterina da Siena, compatrona d’Italia

 

Grande donna, sempre a suo modo ribelle. Morta ad appena 33 anni, come il Cristo. Quasi analfabeta eppure in corrispondenza epistolare continua con i grandi della Terra!

 

«Niuno Stato si può conservare nella legge civile in stato di grazia senza la santa giustizia»: queste alcune delle parole, purtroppo non molto conosciute, di questa santa-grande donna, sempre a suo modo ribelle.

Morta ad appena 33 anni, come il Cristo.

Caterina Benincasa, conosciuta come Santa Caterina da Siena(Siena, 25 marzo 1347 – Roma, 29 aprile 1380), nel 1970 è stata dichiarata Dottore della Chiesada papa Paolo VI.

È compatrona d’Italia insieme a S. Francesco e d’Europa.

 

Patronato: Italia, Europa (Giovanni Paolo II, 1/10/99)

 

Etimologia: Caterina = donna pura, dal greco.

Curioso che tra poco, proprio in Toscana si darà questo nome a schiave comprate dai Veneziani che le portano (come le badanti di oggi) soprattutto dall’Est e dal Mar nero, da dove verrà anche la Catarina, madre di Leonardo!

 

Emblema: Anello, Giglio

 

Martirologio Romano: Festa di Santa Caterina da Siena, vergine e dottore della Chiesa, che, preso l’abito delle Suore della Penitenza di San Domenico, si sforzò di conoscere Dio in se stessa e se stessa in Dio e di rendersi conforme a Cristo crocifisso; lottò con forza e senza sosta per la pace, per il ritorno del Romano Pontefice nell’Urbe e per il ripristino dell’unità della Chiesa, lasciando pure celebri scritti della sua straordinaria dottrina spirituale.

 

Caterina nacque a Siena, nel rione di Fontebranda, nella Contrada dell’Ocanel 1347, figlia del tintore di panni Jacopo Benincasa e di sua moglie Lapa Piacenti, ultima di una numerosa famiglia. Assieme a lei nacque una sorella gemella, battezzata col nome di Giovanna, che morì a poche settimane di vita.

Quando Caterina raggiunse l’età di dodici anni, i genitori iniziarono varie trattative, per concludere un matrimonio vantaggioso per la figlia. Lei all’inizio sembrò accondiscendere, ma poi, pentitasi, dichiarò espressamente che si era votata al Signore e che non intendeva ritirare la parola data. Bisogna tuttavia tenere presente che, nel Medioevo, se una donna voleva prendere i voti, l’unica strada che poteva percorrere era quella di entrare in un monastero e versare ad esso una dote.

Caterina non aveva questa possibilità, perché non possedeva una dote nuziale nei termini richiesti. La famiglia chiese allora che fosse ammessa lo stesso nelle Mantellate (le Terziarie Domenicane, che a Siena si chiamavano Mantellate per il mantello nero che copriva la loro veste bianca). Al prevedibile rifiuto, Caterina fu colta da altissime febbri e penosissime pustole ne sfigurarono il volto, facendola sembrare più anziana e meno aggraziata di quello che era! Questa vera e propria grave malattia, forse di origine nervosa, fece ripensare profondamente la priora, che la accolse nel 1363: aveva appena 16 anni.

Caterina fu attiva soprattutto presso l’ospedale di Santa Maria della Scala, dove assistette poveri ed anche lebbrosi e afflitti da malattie contagiose, che non sempre le furono riconoscenti, dandole anche percosse e insulti.

Ma intanto, lei quasi analfabeta, scriveva e scriveva, dettando alle persone che aveva sempre accanto, la cosiddetta “Bella Brigata”: in 10 anni 380 lettere, non solo di temi religiosi, ma trattando anche di problemi politici, che gli attirarono com’era prevedibile, non poche critiche. Entrò così comunque in corrispondenza con molti potenti del tempo!

 

E si spostò a Firenze e poi a Pisa, dove ricevette le stigmate, giungendo fino ad essere una specie di ambasciatore per la guerra tra Firenze e la Santa Sede e per questo viaggiò fino ad Avignone, cercando di convincere il Papa (nel frattempo si erano eletti diversi Papi ed Antipapi) a tornare a Roma, per sanare il Grande Scisma.

Quindi addentro, immersa nella difficile politica di quegli anni, senza mai abbandonare il suo misticismo, le sue estasi….

Numerose sono oggi le reliquie attribuite a Caterina. Ella fu sepolta a Roma in Santa Maria sopra Minerva e il corpo è ancora conservato in tale basilica. Ma l’anno successivo, nel 1381, le fu staccata la testa per portarla a Siena, nella Basilica di San Domenico, dove si conserva anche un suo dito e con questa reliquia s’impartiscono le benedizioni all’Italia e alle Forze Armate il 29 aprile.

Il piede sinistro è conservato a Venezia. Una costola era nel Duomo di Siena, poi donata al Belgio. Una scaglia di scapola è conservata nel suo santuario sempre in Siena. Infine, la mano sinistra, con le stigmate, si trova in una chiesa di Monte Mario a Roma!

Il suo corpo, come il suo messaggio è stato donato a tutto il mondo!

 

Oggi si ricordano anche i santi:

Sant’Antonio Kim Song-u, martire

Santa Caterina da Siena, vergine e dottore della Chiesa, patrona d’Italia e d’Europa

San Cristino, martire

San Pietro da Verona, sacerdote e martire

San Roberto di Molesme, abate di Citeaux

San Severo di Napoli, vescovo

San Torpè, martire

Sant’Ugo di Cluny, abate

Beata Vergine Maria del Sangue, venerata a Re

Il 29 aprile è il 119º giorno del Calendario Gregoriano (il 120º negli anni bisestili). Mancano 246 giorni alla fine dell’anno.

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