Il Santo del giorno, 28 novembre: Santa Fausta – Sostene da Corinto, discepolo di Paolo

 

Fausta Romana, vedova, fedele e casta, che fa cristiana fin dalla culla la figlia Anastasia.

E Sòstene, discepolo di Paolo a Corinto e forse coautore di quella Prima Lettera ai Corinzi che detta tante linee del primo cristianesimo

 

 

Santa Fausta Romana Vedova

 

Sec. I

 

Di lei, c’è solo un accenno nell’agiografia cristiana. Lo si trova nella Passione di sant’Anastasia, dove si legge “Benché mio padre fosse un idolatra, mia madre Fausta è vissuta sempre fedele e casta. Essa mi ha fatto cristiana nella culla“.

 

Etimologia: Fausta = propizia, favorevole, dal latino

 

Questo è l’unico accenno esistente – ed esistente in un testo leggendario – sul conto della Santa che oggi ricordiamo. Una mamma che alleva nel Cristianesimo la propria figlia, fin ” dalla culla “. La moglie di un idolatra, che adora il “vero Dio”. Una sposa fedele, una donna casta. Può sembrare troppo poco a chi, esigente con gli altri più che con se stesso, chiede alla santità manifestazioni spettacolari e fatti inconsueti.

Ma era già un fatto inconsueto che, nei primi tempi del Cristianesimo, sì trovassero anime disposte al sacrificio e alla persecuzione, per amore di quel Dio disprezzato dai pagani, rappresentato come un asino in croce e diffamato come un volgare malfattore.

Per gli apologisti, (ma anche per noi oggi!!!) la prima diffusione dei Cristianesimo fu già un miracolo per se stesso! che anche gli storici non hanno spiegato fino in fondo!

Sarebbe bastato questo “miracolo” per dimostrare la divinità dei Cristo. Per la stessa ragione, bastava la conversione, per dimostrare la santità dei primi cristiani. Non c’era bisogno di altro.

Non per nulla, i Cristiani dei primi secoli si chiamavano tutti, indistintamente, “Santi” detti allora, quando perdevano la vita per fede, Martiricioè “testimoni“.

 

 

 

 

 

Sostene da Corinto

 

 

Sostene (in greco Sosthenes; … – I secolo) secondo una tradizione ampiamente diffusa, sarebbe stato un discepolo di Paolo di Tarso, benché capo della sinagoga di Corinto nel periodo in cui la città greca assistette alla predicazione dell’apostolo.

 

Viene considerato santo dalla Chiesa cattolica che lo ricorda il 28 novembre.

 

Secondo quanto narra Luca, negli Atti degli Apostoli (l’unica fonte intorno a questo personaggio), i giudei di Corinto insorsero contro Paolo e lo portarono in giudizio davanti a Lucio Junio Anneo Gallio, il proconsole di Roma nella provincia di Acaia (At 18,12-17); Gallio era appena giunto a Corinto e decise di non decidere in quanto la politica di Roma permetteva la più ampia libertà di culto e la legge romana non entrava in dispute religiose.

 

« Così Paolo si fermò un anno e mezzo, insegnando fra loro la parola di Dio. Mentre era proconsole dell’Acaia Gallione, i Giudei insorsero in massa contro Paolo e lo condussero al tribunale dicendo: «Costui persuade la gente a rendere un culto a Dio in modo contrario alla legge». Paolo stava per rispondere, ma Gallione disse ai Giudei: «Se si trattasse di un delitto o di un’azione malvagia, o Giudei, io vi ascolterei, come di ragione. Ma se sono questioni di parole o di nomi o della vostra legge, vedetevela voi; io non voglio essere giudice di queste faccende». E li fece cacciare dal tribunale. Allora tutti afferrarono Sòstene, capo della sinagoga, e lo percossero davanti al tribunale ma Gallione non si curava affatto di tutto ciò. »

 

(Atti degli Apostoli, 18: 11-17)

 

A questa non-decisione seguì il pestaggio di Sostene da parte della folla. Il motivo dello strano trattamento non è noto, come non è noto se sia stato portato avanti da Greci o Romani. Secondo un’interpretazione dei fatti, Sostene aveva sobillato i correligionari a manifestare contro Paolo e i Giudei se la rifecero con lui quando videro che tutta la loro manovra era andata in fumo. Più probabilmente la furia dei giudei di Corinto si sarebbe scatenata contro Sostene in quanto egli era fortemente sospettato di essersi convertito alla nuova religione dei Cristiani. Qualcuno infatti identifica Sostene con quella persona che Paolo stesso chiamava “nostro fratello Sostene” (1 Cor 1,1), un convertito alla nuova fede e coautore della Prima lettera ai Corinzi.

 

« Paolo, chiamato ad essere apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, alla Chiesa di Dio che è in Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, chiamati ad essere santi insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo. »

(Corinti 1, 1: 1-3)

 

 

La Prima lettera ai Corinziè uno dei testi che compongono il Nuovo Testamento, che la tradizione cristiana e la quasi unanimità degli studiosi attribuisce a Paolo di Tarso. Indirizzata alla comunità cristiana della città greca di Corinto e scritta da Efeso (16,8), secondo gli studiosi fu composta nell’arco cronologico del 53-57 o più strettamente nel 53/54 secondo alcuni altri.

 

 

Corinto, città fiorente già nel VII secolo a.C., un secolo dopo passa sotto la dominazione macedone per rimanervi fino al 196 a.C quando fu liberata dai romani. Dopo la ribellione della Lega achea, di cui Corinto era la principale città, sedata con la distruzione della città dal console romano Lucio Mummio Acaico, Giulio Cesare nel 44 a.C. rifondò la città come Colonia Laus Iulia Corinthus.

 

La fama di Corinto nel VII secolo era solo seconda ad Olimpia, sede dell’amministrazione e dello svolgimento dei giochi “olimpici”. Corinto infatti era sede dei giochi istmici, istituiti nel 581 a.C. in onore di Poseidone (corrispondente al dio romano Nettuno) e del Dio Palemone presso l’Istmo di Corinto, comprendevano gare ginniche, di lotta e ippiche.

 

Solo nel periodo ellenistico, furono aggiunti gli agoni musicali. Il vincitore riceveva in premio una corona di aghi di pino. Si svolgevano ogni due anni nel primo e nel terzo anno dell’Olimpiade.

 

Erano i giochi più solenni dopo quelli di Olimpia per numero di concorrenti e per afflusso di popolo. Inoltre la particolare posizione geografica della sede delle gare, presso la città di Corinto, contribuì a dare ai Giochi istmici un carattere più aperto socialmente, particolarmente festoso e talvolta anche caotico.

 

Quella città, famosa per i giochi istmici, darà a Paolo argomenti validi per incoraggiare i cristiani corinzi con illustrazioni che facevano riferimento proprio allo spirito delle gare con gli allenamenti, le corse, e la ferrea volontà di conseguire gli ambiti premi (9,24-27)

 

 

Religione a Corinto

 

La dea principale di Corinto era Afrodite (in greco Aφροδίτη), nella religione della Grecia antica, era la dea dell’amore, della bellezza, della sessualità, della sensualità, della lussuria e dei giardini, equivalente della dea romana Venere, il suo tempio consacrato dominava la città in cima all’Acrocorinto.

 

C’era inoltre un tempio al dio della medicina, Asclepio (greco Ἀσκληπιός, traslitterato Asklēpiós; latino Aesculapius) (equivalente all’Esculapio dei Romani), a cui i fedeli ammalati portavano offerte votive in terracotta che rappresentavano la parte o le parti del corpo malate per cui si invocava la guarigione.

 

A Corinto, inoltre, al tempo di Paolo erano presenti ebrei con loro sinagoghe. Come spiega un dizionario biblico: “La presenza degli ebrei a Corinto è attestata da una iscrizione greca su un architrave di marmo scoperto nei pressi della porta che dà verso Lecheo. L’iscrizione reca la dicitura [Syna]gogè Hebr[àion], ovvero Sinagoga degli Ebrei”

 

La comunità cristiana di Corinto

 

Paolo scrisse questa lettera dopo aver evangelizzato Corinto per un periodo di oltre 18 mesi, dalla fine del 50 alla metà del 52. Secondo la sua consuetudine di operare nei grandi centri, voleva impiantare la fede cristiana in questo porto famoso e molto popolato, da dove si sarebbe irradiata in tutta l’Acaia. Di fatto riuscì a stabilirvi una forte comunità, soprattutto negli strati modesti della popolazione (1 Cor 1,26-28). Questa grande città era un centro di cultura greca, dove si affrontavano correnti di pensiero e di religione molto differenti tra loro, e celebre per il caratteristico rilassamento dei costumi. Secondo lo studioso H.H. Halley infatti, Corinto era: una città rinomata e voluttuosa, dove si incontravano i vizi dell’Oriente e dell’Occidente.

Inoltre un noto dizionario biblico fa notare che : La sua ricchezza fu tanto celebrata da divenire proverbiale; tali furono il vizio e la dissolutezza dei suoi abitanti. Il contatto della giovane fede cristiana con questa immorale capitale del paganesimo doveva porre ai neofiti numerosi e delicati problemi. Paolo nella sua prima lettera ai cristiani di Corinto (così come nella Seconda lettera ai Corinzi) cerca di risolverli.

 

Sembra che una prima lettera “precanonica” (5,9-13), di data incerta, non sia stata conservata.

 

Più tardi, nel corso del suo soggiorno di tre anni (54-57) a Efeso nel corso del terzo viaggio, alcune domande portate da una delegazione di Corinto (16,17), a cui si aggiunsero le informazioni ricevute da Apollo (16,12) e della “gente di Cloe” (1,11), spinsero Paolo a scrivere una nuova lettera (quella conosciuta come Prima lettera ai Corinzi) verso la Pasqua del 57 (5,7).

 

La lettera

 

 

La Prima lettera ai Corinzi è considerata una delle più importanti dal punto di vista dottrinale; vi si trovano informazioni e decisioni su numerosi problemi cruciali del Cristianesimo primitivo, sia per la sua “vita interna”: purezza dei costumi(5,1-13;6,12-20), matrimonio e verginità(7,1-40), svolgimento delle assemblee religiose e celebrazione dell’eucaristia (11-12),uso dei carismi(12,1-14); sia per i rapporti con il mondo pagano: ricorso ai tribunali (6,1-11), carni offerte agli idoli (8-10).

 

Paolo affronta diversi punti di vista cristiani, sulla libertà della vita cristiana, la santificazione del corpo, il primato della carità (in particolare in quello che viene chiamato Inno alla carità), l’unione al Cristo.

 

L’orizzonte escatologico è sempre presente e sottende tutta l’esposizione sulla resurrezione della carne (15). Questo adattamento del Vangelo al mondo nuovo si manifesta soprattutto nell’opposizione, secondo Paolo, tra il vero cristianesimo e la sapienza ellenica. Agli abitanti di Corinto Paolo scrive che, a suo parere, c’è un solo maestro, il Cristo; un solo messaggio, la salvezza mediante il sacrificio di Cristo; e che lì si trova la sola e vera sapienza (1,10-4,13).

 

 

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