i loro resti furono miracolosamente ritrovati da S. Ambrogio

 

Nazario era cittadino romano di famiglia ebrea e legionario.

Fu discepolo di Pietro e ricevette il battesimo dal futuro Papa Lino, il primo Papa dopo l’Apostolo Pietro.

Siamo quindi negli stessi momenti storici vissuti da San Paolino, il primo vescovo di Lucca. E di quel gruppo interessantissimo, forse approdato a S. Piero a Grado, porto di Pisa e poi mandati da Pietro in tutte le Gallie ad evangelizzare. Non ci sono molte testimonianze a confermarcelo, ma certo il ricordo del loro culto, delle tante chiese dedicate a questi “apostoli” del cattolicesimo

I loro corpi furono miracolosamente ritrovati da S. Ambrogio in un orto poco fuori Milano.

Nazario, o anche Nazaro o Nazzaro, e Celso (morti a Milano nel 304) furono due martiri cristiani.

 

Sappiamo dalla biografia di Ambrogio che questi, nel 395, trovò i corpi di due martiri, Celso e Nazario, sepolti in un campo appena fuori della città di Milano.

Il ricordo di Nazario e Celso si perse fino al ritrovamento dei corpi da parte di Sant’Ambrogio. Il grande vescovo di Milano nel 395, ebbe una ispirazione che lo guidò alla riesumazione di due corpi sepolti negli orti fuori Milano. Il corpo decapitato ma intatto, venne ritenuto quello di Nazario che fu trasportato davanti a Porta Romana dove venne eretta una basilica in suo onore. Sulle ossa del secondo, ritenuto quello di Celso, sorse una basilica.

Nazario era cittadino romano di famiglia ebrea e legionario.

Fu discepolo di Pietro e ricevette il battesimo dal futuro Papa Lino, il primo Papa dopo l’Apostolo Pietro.

Siamo quindi negli stessi momenti storici vissuti da San Paolino, il primo vescovo di Lucca.

Per sfuggire alle persecuzioni contro i cristiani e forse inviato da papa Lino, lasciò Roma e si recò in alcune zone della Lombardia. Passò in particolare anche a Piacenza e a Milano.

Successivamente iniziò l’evangelizzazione delle Gallie.

Qui gli fu affidato come discepolo il giovanissimo Celso, di appena 9 anni, il quale ricevette dal maestro l’educazione alla fede cristiana e il battesimo. Insieme proseguirono nell’opera di diffusione della nuova fede, viaggiando per la Francia meridionale e arrivando a Treviri. Qui avrebbero subito numerose persecuzioni e sarebbero stati arrestati. Tuttavia Nazario, quale cittadino romano, non subì torture, ma venne inviato a Roma, per subire un regolare processo. Qui, al suo rifiuto di rinnegare la sua fede e sacrificare agli dèi romani, venne condannato a morte. Secondo altre fonti la condanna a morte venne decisa dal governatore di Ventimiglia. Ad ogni modo, insieme a Celso, venne imbarcato su una nave che doveva portarli al largo e gettarli in mare.

I due tuttavia scamparono alla morte a causa di un nubifragio.

La leggenda vuole che, gettati in mare, presero a camminare sulle acque. Si scatenò allora una tempesta che terrorizzò i marinai, i quali chiesero aiuto a Nazario. Le acque si calmarono immediatamente. La nave sarebbe infine approdata a Genova, e qui Nazario e Celso proseguirono la loro opera evangelizzatrice in tutta la Liguria negli anni 66 e 67.

Qui siamo ancora più vicini a Paolino che si muoveva tra Lucca e i monti pisani.

Si spinsero poi di nuovo fino a Milano, dove infine vennero arrestati e nuovamente condannati a morte e uccisi fuori di Porta Romana. Il loro ricordo si perse, fino al ritrovamento dei corpi da parte di sant’Ambrogio, che ne diffuse il culto facendo edificare una chiesa sul luogo della sepoltura.

 

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San Nazaro in Pietrasanta era una chiesa di 300 metri quadrati che sorgeva nel centro di Milano e che fu disgraziatamente demolita nel 1888.

 

La chiesa era collocata ove sorge ora l’imponente edificio di Casa Broggi, all’angolo fra la via Meravigli, via Santa Maria Segreta e l’allora contrada San Nazaro in Pietrasanta (successivamente via Giorgio Giulini e oggi indicativamente via Dante), nelle immediate vicinanze della Piazza Cordusio. La facciata era sulla contrada San Nazaro in Pietrasanta.

 

Nella sua Descrizione di Milano pubblicata nel 1737, Serviliano Latuada riporta che ci fosse sicura notizia che quella chiesa esistesse già nell’XI secolo e già fosse dedicata a San Nazaro e con dicitura in Pietrasanta (S. Nazarium ad Petram Sanctam), riportando una memoria inclusa nel Calendario Sitoniano.

Nel 1397 era attestata come cappella in Porta Comasina.

 

Sicuramente già esistente nel 1549, anno della sua seconda costruzione, appare nella carta della città del 1579 attribuita a Giovan Battista Clarici e che è attualmente conservata presso l’Accademia nazionale di San Luca in Roma. In questa carta, tuttavia, la chiesa viene indicata con la denominazione di San Matteo Pietra o San Matteo P.

 

La dedica a San Nazaro, martire a Milano nel 76 d.C., trae origine dal fatto che sul luogo dove sarebbe poi sorto il tempio fosse un tempo esistita una abitazione presso cui i santi Nazaro e Celso, giungendo a Milano dalla Gallia, avevano dimorato per un certo periodo prima del martirio;quando Ambrogio ne ritrovò i corpi nell’anno 393 li fece seppellire con tutti gli onori presso il luogo del ritrovamento su cui sorse successivamente la chiesa di San Celso; successivamente fece poi traslare il corpo di San Nazaro presso la più grande San Nazaro in Brolo, mentre a San Nazaro in Pietrasanta rimase la dedica a ricordo del luogo dove il Santo aveva dimorato.

 

Sull’origine della dicitura in Pietrasanta (o in Pietra Santa) le opinioni sono diverse e spesso in disaccordo, ma va ricordato che, all’interno della chiesa, era ospitata una pietra a forma di cilindro – resto di una colonna romana – la quale era ritenuta santa perché sarebbe servita di appoggio a Sant’Ambrogio nell’atto di montare a cavallo durante la guerra contro gli Ariani.

La pietra fu qui trasferita perché potesse essere oggetto della venerazione popolare nell’anno 1721: “in occasione della riedificazione di detta Chiesa”. Nella chiesa, secondo il Frigerio, ancora esisteva un’antica iscrizione lapidea che, ricordando la vittoria di Sant’Ambrogio sugli Ariani, citava la pietra chiamata santa dai fedeli e che veniva poi nuovamente citata in una altra lapide datata 1721, in cui si ricordava il trasferimento di quella pietra nella chiesa di San Nazaro.

La chiesa, inizialmente e subito dopo la vittoria di Ambrogio sugli Ariani, sarebbe stata prima una cappella eretta a ricordo dell’opera di Ambrogio e chiamata “Il trionfo dei cattolici”.

Distrutta durante successive guerre, venne nuovamente riedificata dalle fondamenta nell’anno 1549, durante il governatorato di Ferrante Gonzaga, da Don Francesco Sannazaro e intitolata a San Nazaro.

Elevata al grado di parrocchiale fu soppressa da San Carlo il 27 marzo 1578 e da lui donata alla Confraternita di San Girolamo.

 

Sotto la gestione della Confraternita, venne ricostruita per la terza volta dalle fondamenta nell’anno 1721, su disegno dell’ingegnere e architetto Carlo Federico Castiglione, anno in cui venne consacrata alla Vergine Immacolata.

 

Architettura

 

La facciata del Castiglione era a due ordini (ionico l’inferiore e corinzio il superiore) di uguali dimensioni e forma con un portale maggiore d’ingresso e due laterali sormontati da timpani che si ritrovavano uguali nel secondo ordine con la funzione di un finestrone centrale e due nicchie laterali occupate da statue; sopra alle due porte d’ingresso laterali, due altorilievi. Nella parte bassa quattro lesene doriche equidistanti riprese nell’ordine superiore da quattro lesene corinzie. La navata era unica con tre cappelle.

 

 

La demolizione

 

La chiesa, come molte altre in quella parte della città, fu demolita nell’anno 1888 durante la vasta risistemazione dell’area compresa fra il Castello Sforzesco e il Duomo e la conseguente creazione della attuale via Dante e di piazza Cairoli.

La pietra santa che veniva conservata al suo interno fu traslata nel 1889 nella allora appena riconsacrata chiesa di San Vincenzo in Prato, presso la quale è ancora visibile. Nel 1932 la pietra fu collocata nel nuovo battistero di quella stessa chiesa progettato da Paolo Mezzanotte.

 

A proposito della demolizione di questa chiesetta, scrive il sacerdote Paolo Rotta nel 1891 nel suo Passeggiate storiche, ossia Le chiese di Milano dalla loro origine fino al presente:

 

«Affrettiamoci a dirlo, fu questa una ben dura ed indeprecabile necessità che si dovette subire, la scomparsa cioè istantanea della vecchia chiesuola così ricca di tante care indelebili memorie. E qui, aggiungiamolo pure, siffatta smodata febbre di sventramento, le ferite che squarciano taluni quartieri della città, quegli assiti che nascondono i vecchi ruderi e dietro cui compaiono a poco a poco lunghe fila di monotoni edificii eretti quasi tutti per cura di speculatori ed imprese bancarie ed utilitarie, solo distinti per rettifili, enormi elevazioni e per vari tinteggiamenti del latte di calce, quale senso di commozione al pubblico, quale sussulto di pensieri, tristi e melanconici desta tutto ciò in animi riflessivi e bennati?».

28 luglio -Tizian0- Nazario e Celso

Tiziano, Nazario e Celso

 

 

Il Cristianesimo ricorda nella giornata odierna, anche:

 

 

 

Sant’Acacio di Mileto, martire

 

Sant’Alfonsa dell’Immacolata Concezione (Anna Muttathupadathu), clarissa dell’India

 

Sant’Arduino di Ceprano, sacerdote

 

San Botvido di Svezia, martire

 

San Cameliano di Troyes, vescovo

 

San Giacomo Ilario Barbal Cosàn, martire

 

Santi Martiri della Tebaide d’Egitto

 

San Melchiorre Garcia Sanpedro, vescovo e martire

 

San Nicanore, diacono

 

San Nicola, diacono

 

San Parmena, diacono

 

San Pedro Poveda Castroverde, fondatore, martire

 

San Procoro, diacono

 

San Sansone, abate e vescovo

 

San Timone, diacono

 

San Vittore I, Papa e martire

 

Beato Astolfo Lobo, vescovo

 

Beata Chiara (Sancia di Maiorca), Regina di Sicilia

 

Beato Davide Carlos Maranon, scolopio, martire

 

Beato Emanuele Segura Lopez, scolopio, martire

 

Beato Germano Martin Martin, salesiano, martire

 

Beati Giuseppe Caselles Moncho e Giuseppe Castell Camps, salesiani e martiri

 

Beato Giuseppe Gorastazu Labayen, padre di famiglia, martire

 

Beato Sabino Hernandez Laso, salesiano

 

Beato Testorgio di Custimazzo, chierico, teologo

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