Il Santo del giorno, 27 Novembre: S. Virgilio, abate irlandese, vescovo di Salisburgo – Giacomo l’Interciso

 

 

Giacomo l’Interciso: che brutto termine! Soprattutto per un Martire, perché sta più semplicemente a significare che fu fatto a pezzi!!

 

Virgilio, ennesimo monaco irlandese, come S. Colombano, S. Frediano, che viene dalla terra celtica, evangelizzata da S. Patrizio, sul continente per rinvigorirne la fede.

 

 

Giacomo l’Interciso

 

Che brutto termine! Soprattutto per un Martire, perché sta più semplicemente a significare che fu fatto a pezzi!!

 

Nascita      IV secolo

Morte        400-420

Ricorrenza 27 novembre

 

Giacomo l’Interciso o Giacomo il Persiano(Beth Lapat, … – Ctesifonte, 400-420) è stato un dignitario persiano di fede cristiana; subì un terribile martirio che gli valse il soprannome (lat. intercisus = tagliato a pezzi) col quale è venerato dalla Chiesa che lo considera santo.

Biografia

Nato a Beth Lapat, nel Beth Huzaye (Huzistan), Giacomo occupava un posto ragguardevole alla corte del re Yazdegerd I.

Per non aver guai apostatò dalla fede cristiana che condivideva con sua madre e la sua sposa. Non appena queste lo seppero, gli inviarono una lettera per farlo rinsavire e questo bastò a farlo ritornare, e con più fervore, alla fede in Cristo.

Sorpreso un giorno a leggere la Bibbia, fu denunciato al re.

Dopo essere stato lungamente interrogato, confessò coraggiosamente la sua fede. Irritato da tale ostinazione, il re lo condannò al terribile supplizio che gli meritò il soprannome di interciso, cioè a quello dell’amputazione successiva delle dita delle mani e dei piedi, quindi dei piedi, delle mani, delle braccia e delle gambe!

Ogni nuovo supplizio fu accompagnato da un’invocazione di Giacomo al Signore attinta da un versetto biblico!

Il martirio si concluse con la decapitazione.

Il re avendo scoperto che i cristiani rendevano culto alle reliquie dei martiri, ordinò di bruciare i resti di Giacomo e di disperderli, ma alcuni cristiani riuscirono a impadronirsene e li trasportarono a Gerusalemme dove arrivarono dopo 40 giorni di cammino e furono poste nel monastero degli Ibèri, fondato da Pietro l’Iberico, monofisita.

Quando questi, in seguito al Concilio di Calcedonia, fu espulso da Gerusalemme, portò con sé in Egitto le reliquie di Giacomo.

Culto

È commemorato il 27 novembre.

Dal Martirologio Romano: “In Persia, san Giacomo, detto l’Interciso, martire, che, al tempo dell’imperatore Teodosio il Giovane, aveva rinnegato Cristo in ossequio al re Iasdigerd, ma, aspramente rimproverato da sua madre e dalla moglie, si pentì e professò coraggiosamente la sua fede cristiana davanti a Varam, figlio e successore del sovrano di Persia, che, adirato, pronunciò contro di lui la sentenza di morte ordinando che fosse tagliato a pezzi e infine decapitato”.

Reliquie

Il capo fu donato alla basilica di San Pietro in Vaticano dal cardinale Giordano Orsini; il relativo reliquiario venne però fuso nel 1796.

 

Era destino fatale per un…interciso!!!

 

 

San Virgilio (Vigilio) di Salisburgo Vescovo

 

 

Irlanda, inizio VIII secolo – Salisburgo, 27 novembre 784

 

 

Conosciuto come Virgilio (Vigilio) Vescovo di Salisburgo, fu monaco irlandese, come tanti! E come tanti intraprese questo strano e singolare viaggio di andare, nel continente dal quale veniva la loro fede, a divulgarla!

Per questo, divenuto abate del monastero Achadh-bo-Cainningh, si recò poi in Gallia.

Forse per ritrovare nell’Europa continentale, quelle radici celtiche, anch’esse venute dalla terra ferma europea, e  che pregnavano così profondamente di sé, l’Irlanda, come la Scozia, la Normandia come le terre pirenaiche?

Virgilio (Vergilius) è la trasposizione latina di Fergal,il suo nome d’origine nella lingua celtica dell’Irlanda, l’isola, che non è stata mai soggetta all’Impero romano e che è diventata cristiana con la predicazione di san Patrizio (morto nel 461).

Qui ha preso vita una Chiesa non strutturata su diocesi e parrocchie, bensì sui monasteri e i loro abati, guide spirituali dei monaci e delle popolazioni. Anche Virgilio percorre questo cammino, monaco e poi abate, legato alle regole che nel monachesimo irlandese sono molto dure.

Fu mandato da Pipino il Breve, re dei Franchi, a reggere la diocesi di Baviera, e consacrato vescovo a Salisburgo, (dove costruì la cattedrale in onore di san Ruperto) da cui partì, per evangelizzare le regioni slave della Carinzia, della Stiria e della Pannonia.

 

Etimologia:Virgilio = verdeggiante, dal latino

 

Emblema: Bastone pastorale

 

 

Numerosi monaci d’Irlanda hanno continuato l’opera di Patrizio, ma in direzione opposta: dall’Irlanda raggiungevano la Scozia e l’Inghilterra, o sbarcavano in Europa, nelle regioni non ancora stabilmente cristianizzate: in Francia, in Germania e in Italia, dove il monaco Colombano, morto nel 615, fonda il monastero di Bobbio (Piacenza) o come Frediano (Finian) per Lucca!

La tradizione “continentale” dei monaci d’Irlanda continua con l’abate Virgilio. Durante uno dei suoi viaggi-pellegrinaggi in Francia, si ferma a studiare nel monastero di Quierzy-sur-Oise, presso Laon. E in quest’occasione viene presentato al nuovo padrone della Francia: Pipino, detto “il Breve” perché è piccoletto, il quale ha messo fine al potere dei sovrani merovingi.

Pipino ha esteso la sua sovranità anche alla Baviera e a parte dell’Austria, e vuole fare di Virgilio il vescovo di Salisburgo. Lui accetta subito. Anzi, comincia a fare il vescovo, ancora prima di essere consacrato. Ma una volta sul posto, viene subito combattuto come abusivo da chi non gradisce il suo dinamismo e il suo rigore.

Sembra che debba poi correre a Roma per la consacrazione, ma anche lì non trova granchè appoggio: anzi! Comunque alla fine la spunta, anche se non sappiamo come.

Si sa invece, che Virgilio ebbe una lunga polemica con Bonifacio, l’evangelizzatore della Germania: molto probabilmente esistevano dissidi di fondo, ma la questione si animò sulla validità o meno di un  battesimo, forse fatto in modo improprio, per ignoranza del latino da un prete ad un infante, considerato nullo da Bonifacio, valido da Virgilio, che era appoggiato dallo stesso papa Zaccaria.

Anni dopo, probabilmente per ritorsione, Bonifacio accusò Virgilio di istigare il duca Odilone contro di lui e di sostenere l’esistenza degli antipodi della Terra – ossia, di sostenere, oltre all’emisfero boreale, anche l’esistenza dell’emisfero australe, dall’equatore all’Antartide – teoria non riconosciuta dalle Sacre Scritture.

Papa Zaccaria si pronunciò anche su questa questione, scrivendo il 1º maggio 748 a Bonifacio che «…se verrà stabilito chiaramente che costui ammette l’esistenza di un altro mondo, altri uomini sotto la terra o un altro sole e un’altra luna, convoca un concilio e caccialo dalla Chiesa, privandolo dell’onore del sacerdozio. Nondimeno, anche noi, scrivendo al duca, inviamo una lettera di convocazione al predetto Virgilio, perché si presenti al nostro cospetto e venga accuratamente interrogato; se verrà trovato in errore, sarà condannato alle sanzioni canoniche».

 

Una tale controversia e la stessa risposta del papa è di grande interesse per comprendere quale concezione allora si avesse della Terra; per quanto riguarda i problemi teologici coinvolti dalle teorie di Virgilio, si riteneva che Cristo avesse annunciato il proprio messaggio di redenzione, trasmesso poi dagli apostoli e dai missionari, soltanto dalle terre del Nord fino all’equatore: l’esistenza di altre terre e di altri popoli avrebbe comportato che la diffusione dell’evangelo non sarebbe stata universale e vi sarebbero stati discendenti di Adamo non redenti da Cristo!

 

Non si conosce il tenore della risposta di Virgilio, né il risultato della controversia, che tuttavia dovette risolversi senza problemi per lui, dato che la sua nomina a vescovo di Salisburgo fu confermata dal papa.

 

Lavora infatti a Salisburgo e nelle campagne come in Irlanda, su due priorità: istruzione religiosa e soccorso ai poveri. E usa le sue solite forze di prima linea: i monaci.

Specialmente quelli di Innichen (San Candido, AltoAdige) e del Kremsmünster, in diocesi di Linz.

L’efficacia del suo lavoro è documentata dal fatto più convincente: lui, il forestiero accolto con diffidenza, ora è richiesto da tante parti; città e paesi vogliono i suoi missionari.

A Salisburgo fa costruire la cattedrale, centro solenne e stabile di una comunità che va facendosi adulta. E quando muore, viene sepolto lì, con grandi onoranze. Onorato e poi dimenticato.

Quattrocento anni circa dopo la morte, un incendio distrugge la cattedrale: e, negli scavi per la ricostruzione, ecco emergere la sua bara. È come se Virgilio fosse appena morto: si diffondono voci di miracoli, si raduna gente in preghiera. La figura del vescovo d’Irlanda riemerge dal silenzio: se ne richiede la canonizzazione. Nel 1230 il processo canonico incomincia, si raccolgono le testimonianze da mandare a Roma. Nel 1233, Gregorio IX proclama santo il vescovo Virgilio. Nel 1740 il suo nome sarà accolto nel Martirologio romano.

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