Il Santo del giorno, 27 Marzo: San Giovanni di Licopoli

 

 

 

giovanni di licopoli

 

 

Il 27 marzo è l’86º giorno del Calendario Gregoriano (l’87º negli anni bisestili). Mancano 279 giorni alla fine dell’anno.

 

 

Per il Cristianesimo oggi è la festa di:

 

Madonna dei Lavoratori, Torino

Sant’Aimone di Halberstadt, vescovo

Sant’Alessandro di Drizipara, martire

Sant’Augusta di Serravalle, vergine e martire

Santi Fileto e Lidia, sposi, e Macedone, Teoprepio, Cronide e Anfilochio, martiri

San Giovanni di Licopoli

San Matteo di Beauvais, crociato, martire

San Ruperto, vescovo

San Macedone – martire

Matrona di Tessalonica, martire – Chiesa ortodossa e Chiese greco-cattoliche di rito bizantino

Maiester Eckhart, mistico – Chiesa Luterana

Beato Claudio Gallo, Patriarca d’Antiochia

Beato Francesco Faà di Bruno, sacerdote

Beata Panacea De’ Muzzi, vergine e martire

Beato Pellegrino da Falerone, sacerdote

 

 

 

 

Vi parliamo di:

 

 

Giovanni di Licopoli (Assiut, 305 – 395) è stato un santo e religioso romano.

 

Nata agli inizi del IV secolo, era un carpentiere di Licopoli (Medio Egitto). A 25 anni, prese i voti monastici e visse per quindici anni nei diversi monasteri egiziani. Poi giunse nella Tebaide e divenne un eremita su una montagna. Visse la maggior parte della sua vita in una piccola cella murata. Si dedicò alla preghiera, alla meditazione e all’insegnamento. La sua fama di sapienza e di santità lo fece essere scelto come consigliere dell’imperatore Teodosio.[senza fonte]

 

Secondo la tradizione agiografica, aveva il dono della profezia, della guarigione e della conoscenza dei peccati nascosti dei suoi visitatori. Venne detto “il veggente” o “il profeta della Tebaide”. Era conosciuto e ammirato da san Girolamo, Agostino di Ippona, San Cassia e San Palladio.

 

Secondo il Martirologio Romano il giorno dedicato al santo è il 27 marzo. Il santo è anche conosciuto come Giovanni d’Egitto, Giovanni della Teibaide, Giovanni Anacoreta, Giovanni Eremita e il Profeta della Tebaide.

 

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E’ uno dei Padri del deserto. Con questo nome si indicano quei monaci, eremiti e anacoreti che nel IV secolo, dopo la pace costantiniana, abbandonarono le città per vivere in solitudine nei deserti d’Egitto, di Palestina, di Siria. Il primo di questi anacoreti fu Antonio il Grande e, secondo san Girolamo, san Paolo di Tebe.

 

Nell’ascesi solitaria, i Padri (abba) e le Madri (amma) del deserto cercavano la via dell’hésychia, della pace interiore. Testimoni di una fede cristiana vissuta con radicalità, ebbero numerosi discepoli e i loro detti o apoftegmi, in cui traspaiono sapienza evangelica e arguzia umana, furono raccolti e tradotti in varie lingue, dando vita al genere letterario dei Pateriká.

 

La pittura (con Sassetta, Paolo Uccello, Hieronymus Bosch e Mathis Grünewald, per citare soltanto i più famosi), la letteratura (con Gustave Flaubert, Anatole France e Luca Desiato), la musica (con Paul Hindemith e Ottorino Respighi) si sono ispirate alla loro vita, cogliendone, talvolta, soltanto gli aspetti pittoreschi o folcloristici: le tentazioni, i demonietti, i mostriciattoli che popolano i deliziosi quadretti degli apoftegmi.

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