Il Santo del giorno, 27 Aprile: S. Zita, patrona delle domestiche, badanti, casalinghe, fornai e…di Lucca!

 

 

Zita dei fiori! che già Dante, pochi anni dalla sua morte, cita come sinonimo di Lucca! Tanta era la sua fama già in vita, che dopo il suo trapasso, il 27 Aprile 1278, quando fu deposta sul sacrato di S. Frediano, i contadini ricoprirono di fiori, di quella lontana primavera, tutta la piazza!

 

 

Santa Zita, vergine

 

Quando si sparse la voce della sua morte, dal contado giunse una folla strabocchevole e vuoi per la stagione primaverile, vuoi per ricordare il miracolo già famoso della trasformazione miracolosa del pane “rubato”, portarono tanti fiori, da coprire il sacrato e gli scalini di San Frediano dove il corpo di Zita, già detta “dei fiori”, era stato amorevolmente adagiato!

 

Era la sera del 27 Aprile del 1278.

 

Ed ancor oggi, negli stessi giorni, nonostante i contadini siano scomparsi non solo da Lucca, ma dal panorama di questa Nazione! i dintorni della Chiesa dove riposa nella sua teca di vetro, la piazza, l’Anfiteatro, si coprono di fiori, mentre i tradizionali banchetti, da secoli, vendono in suo onore i narcisi o giunchiglie che vengono soprattutto dalla valli vicino al Matanna. Semplicemente detti qui: i fiori di Santa Zita!

 

 

Quando Dante appena un ventennio o poco più, nella Divina Commedia, voleva far riferimento ad un barattiere (forse Martino Bottario) di Lucca, parla di uno degli anziani di santa Zita, identificando già la città con la santa, tanto la fama di questa piccola donna, venuta da Monsagrati dentro le Mura, a servizio dai Fatinelli, si era già sparsa per ogni dove! Senza che la Chiesa l’avesse canonizzata, il che avvenne addirittura quattro secoli dopo.

Zita, o Cita (come ancora si dice ad Arezzo) vuol dire in modo semplice: ragazza.

Da cui il significato, translato, di vergine.

O ancora, nel Sud d’Italia, di giovane fidanzata.

Per il suo lavoro semplice è patrona delle domestiche, di Lucca, delle casalinghe e dei fornai.

 

Nel 1989, – ci fecero assistere, come giornalisti, ad una fase e da lontano, ma fu un’emozione ugualmente intensa! – all’ispezione del corpo della Santa, munito di una spettacolare cinta, cui seguì un approfondito studio da parte dell’Università di Pisa.

Emersero tante cose! Che Santa Zita era una donna di statura medio-bassa, di complessione piuttosto gracile, appartenente antropologicamente ad un sottotipo razziale di ascendenza padana. L’età, della morte era attorno ai 60-65 anni, in armonia con quella delle fonti.

Era portatrice, dalla nascita, di una sublussazione congenita dell’anca destra, che non le comportò importanti problemi funzionali di deambulazione, se non in età avanzata.

Questo dato depone comunque per l’appartenenza all’appartenenza ad una piccola comunità con isolamento geografico e pochi apporti di persone esterne, quale doveva appunto essere quella di Monsagrati.

Lo studio dei denti documentò diversi arresti di crescita delle corone dentarie, a riprova di un periodo di allattamento prolungato, come avveniva di norma nelle comunità rurali, e che il divezzamento ebbe luogo intorno ai 3 anni.

Durante l’infanzia subì almeno due periodi di malnutrizione, rispettivamente a 7 e 9 anni di età, che coincidono con la grave carestia del 1226, riportata negli annali.

In età giovanile probabilmente in coincidenza con la venuta a servizio in città, verso i 12 anni, con l’affollamento e il malsano ambiente urbano tipico delle città medievali, fu affetta da tubercolosi polmonare.

I polmoni della Santa, domestica attiva e laboriosa presentavano moltissime particelle carboniose, come accadeva agli individui del passato, esposti cronicamente ai fumi dei fuochi e delle lampade, in un ambiente completamente saturo di fumo.

Fu anche rilevata un’intossicazione da piombo, sicuramente limitata all’ultimo periodo della vita. Fra le varie cause che possono aver provocato tale tipo di intossicazione, essendo questa limitata agli ultimi 6-8 mesi di vita, è verosimile supporre un uso massivo, orale e topico, di medicamenti a base di piombo,largamente utilizzati dai medici dell’epoca.

Una moneta, l’obolo per Caronte, fu trovata nella sua cavità orale, ma per essere traghettata verso il Paradiso, Zita non ne aveva bisogno!

 

Santa Zita nacque nel 1218 da una povera famiglia di Monsagrati, in diocesi di Lucca. Ma non originaria di qui e forse qui trasferitasi quando Zita (Cita) era piccola.

Dall’età di appena dodici anni, come detto, fu al servizio della nobile famiglia dei Fatinellia Lucca.

Sempre contraddistinta da un forte senso del dovere, gioiosa ed umile di carattere, visse ammirevolmente gli ideali e le virtù evangeliche, assorta nell’assidua contemplazione dei divini misteri. Seppe ben coniugare la sua austerità di vita con una carità sempre vigile verso il prossimo più indigente.

Una leggenda narra come un’altra domestica dei Fatinelli, invidiosa dell’affetto ricevuto da Zita, avrebbe iniziato ad insinuare nella mente del capo famiglia il sospetto che ella rubasse in casa, quanto donava ai poveri; un giorno il padrone, incontrando Zita con il grembiule gonfio, mentre si recava da una famiglia bisognosa, le avrebbe chiesto cosa portasse; nonostante questo fosse pieno di pane, Zita rispose che portava solo fiori e fronde, che caddero copiosi una volta allargato il grembiule!

Ma sono tanti altri i miracoli famosi! Come quello del mantello, riapparso in casa Fatinelli, dopo che Lei lo aveva donato ad un povero che batteva i denti per il freddo e avvenuto alla porta sud di San Frediano, che ancora ne porta dicitura e descrizione nella vetrata. Anche qui, i padroni lucchesi avevano dimostrato tutta la loro grettezza! Questa volta era stato l’Angelo Custode a riportarlo in casa Fatinelli, per non far licenziare Zita, ma noi vogliamo credere duplicando il mantello e non sottraendolo al poveraccio infreddolito! Comunque da allora, questa porta è nota come Porta dell’Angelo. O ancora, il miracolo dei legumi, che sottolinea purtroppo! il carattere “parsimonioso” dei Lucchesi contro l’espansività “padana” della Santa o perlomeno pontremolese, dato che alcuni vogliono che la famiglia di Lei venisse da Succisa, sulla via che per la Cisa portava a Parma e poi al Nord! Dato che anche Dante ci dice che i suoi, di cognome Bernabovi, erano “lombardi”!

Il padrone di casa, da buon lucchese, teneva infatti, diversi cassoni pieni di legumi nelle soffitte del palazzo. Zita, a poco a poco, all’insaputa del padrone, li distribuì ai poveri, fino a esaurirne le scorte. Ma successe, un giorno, che il padrone fosse raggiante per l’avvenuta vendita di tutti i legumi, che sarebbero stati prelevati l’indomani dagli acquirenti. Zita, presa dallo sconforto e dalla disperazione, pregò tutta la notte, per avere consiglio, e quando il giorno dopo arrivarono gli acquirenti, non solo trovarono tutti i cassoni pieni, ma addirittura 50 chili in più.

Una volta, assorta come in estasi, non si era accorta che i custodi chiudevano la chiesa di S: Francesco e aveva dovuto dormire serrata dentro, con l’angoscia di non poter preparare il pane presto per il suo padrone! Vedete che ogni miracolo porta il contrasto fra l’espansività “lombarda” e la “chiusura” lucchese! Tanto è vero che si tramanda una leggenda che subito dopo la morte, i pontremolesi reclamarono il corpo della santa, ma la voce miracolosa di Lei, avrebbe sentenziato” Il corpo a Lucca, i miracoli a Succisa! E così pare perché in questo paese se ne raccontano tanti di miracoli attribuiti a Zita. In vita, avvenivano anche a Lucca, tant’è che quella notte che la “domestica” fu costretta a dormire chiusa in chiesa, una volta rientrata all’alba in casa, trovò il pane caldo, appena fatto, e di un sapore celestiale! già nella madia!

Molti miracoli sono da Lei compiuti proprio verso pellegrini che dovevano giungere dalla Cisa.

Un giorno uno di questi affamato chiede qualcosa a Zita che si addolora perché non ha da offrire che fresca acqua del pozzo. Ma appena il pellegrino l’accosta alla bocca. come a Cana, questa si trasforma in vino!

 

 

Papa Innocenzo XII nel 1695 ne ratificò e confermò il culto. Il Venerabile Pio XII nel 1955 dichiarò solennemente “la vergine Santa Zita Patrona presso Dio delle domestiche e di tutte le donne addette alla cura della casa”. La santa è titolare della congregazione femminile delle Suore Oblate dello Spirito Santo, detta anche Istituto di Santa Zita.

 

Oltre all’Arcidiocesi di Lucca, anche la Diocesi di Massa Carrara – Pontremoli commemora al 27 aprile questa santa in quanto suo padre è considerato dalla tradizione originario del Borgo di Succisa, nel comune di Pontremoli, dove ancora esiste una piccola cappella eretta in suo onore. E tantissimi racconti ad altrettanta devozione!

 

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