Il Santo del giorno 26 Febbraio: S. Andrea da Firenze – S. Alessandro Patriarca – S. Nestore di Magydos

 

 

di Daniele Vanni

 

 

 

Oggi è il 57º giorno del Calendario Gregoriano, mancano 308 giorni alla fine dell’anno (309 negli anni bisestili).

 

Si ricordano e si festeggiano:

 

 

Sant’Agricola di Nevers, vescovo

Sant’Alessandro di Alessandria, patriarca

Sant’Andrea di Firenze, vescovo

San Dionigi di Augusta, vescovo

San Faustiniano, vescovo di Bologna

Sant’Ilario di Magonza, vescovo

Santa Paola di San Giuseppe di Calasanzio, fondatrice delle Figlie di Maria

San Porfirio di Gaza, vescovo

San Simeone Stefano Nemanja, re serbo – Chiesa ortodossa

San Vittore eremita

Matilde di Magdeburgo, mistica – Chiesa luterana

Beata Pietà della Croce Ortiz Real

Beato Roberto Drury, martire

 

 

Tra questi abbiamo scelto per Voi:

 

Sant’Andrea di Firenze, vescovo

 

 

E’ commemorato il 26 febbraio nel Martirologio Romano, introdottovi dal Baronio. Scrittori e agiografi attestano concordemente che era venerato a Firenze, ma che non si conosce alcuna notizia né della sua vita, né del tempo in cui visse. Secondo notizie tardive Andrea sarebbe vissuto nel sec. V ed avrebbe curato la traslazione del corpo del predecessore Zenobio dalla cattedrale suburbana di San Lorenzo alla cattedrale di Santa Reparata. Ma la traslazione delle reliquie di san Zenobio non poté avvenire prima del sec. IX, data dell’erezione della nuova cattedrale intra muros. Quindi Andrea visse negli ultimi anni di questo secolo o nei primi del successivo.

La chiesa di Sant’Andrea, detta anche Sant’Andrea all’arco, sorgeva tra via Calimala e via Pellicceria a Firenze e venne distrutta verso il 1888 all’epoca del risanamento del Mercato Vecchio. Si trovava precisamente in quello che oggi è l’angolo sud-est della piazza, dove oggi si trova il caffè in angolo con via Calimala.

 

 

 

Sant’Alessandro di Alessandria, patriarca

 

Alessandro di Alessandria (250 – Alessandria d’Egitto, 26 febbraio 326) fu il settimo Papa della Chiesa copta (massima carica del Patriarcato di Alessandria d’Egitto). Occupò la cattedra patriarcale dal 313 fino alla sua morte, avvenuta nel 326.

 

La questione ariana

Alessandro viene ricordato sia per la sua grandezza che per il fatto che la sua nomina patriarcale escluse l’eresiarca Ario da quella carica. Quest’ultimo aveva iniziato a predicare la sua eresia nel 300, quando Pietro, da cui fu scomunicato, era patriarca. L’eresia condannata da un concilio tenutosi ad Alessandria nel 318 e, più tardi, dal primo concilio di Nicea (325), di cui Alessandro redasse gli atti.

 

Il concilio di Nicea stabilì, infatti, che il Figlio è consustanziale al Padre e non generato, contraddicendo in tal modo le tesi di Ario che, pur ammettendo che Gesù fosse di sostanza simile a Dio, riteneva che questi avesse iniziato ad esistere solo nel momento in cui era stato generato. Il concilio adottò, inoltre, la partizione civile dell’Impero come modello di partizione giurisdizionale della chiesa, riconoscendo per la prima volta ad Alessandria il ruolo di patriarcato.

 

Le persecuzioni

 

Durante il suo lungo episcopato si verificarono le sanguinose persecuzioni degli imperatori Galerio e Massimino Daia che misero per l’ennesima volta a dura prova il cristianesimo in Egitto. Fu proprio mentre il suo predecessore Pietro era in carcere, in attesa del martirio, che Alessandro ed Achilla si recarono presso il pontefice ed intercessero per Ario, che Pietro aveva scomunicato dichiarando che era destinato alla perdizione. Il pontefice rifiutò di riammetterlo alla comunione, tuttavia, quando Achilla succedette a Pietro, Ario fu ordinato sacerdote e quando, a sua volta, Alessandro divenne vescovo l’eretico era ancora tollerato.

 

Figura e culto di Alessandro

 

Alessandro veniva descritto dai contemporanei come “un uomo tenuto nella massima considerazione dal popolo e dal clero, magnificente, liberale, eloquente, amante di Dio e dell’uomo, dedito ai poveri, al bene e solerte verso tutti; così dedito alla mortificazione, che non ruppe mai il suo digiuno finché il sole brillava in cielo”.

 

Viene venerato come santo dalla Chiesa cattolica (26 febbraio), da quella ortodossa (26 febbraio, anche se per lungo tempo il 17 aprile) e da quella copta (22 aprile).

 

Dal Martirologio Romano:

 

« 26 febbraio – Commemorazione di sant’Alessandro, vescovo: anziano glorioso e dal fervido zelo per la fede, divenuto dopo san Pietro capo della Chiesa di Alessandria, separò dalla comunione ecclesiale il suo sacerdote Ario, pervertito dalla sua insana eresia e confutato dalla verità divina, che egli poi condannò quando entrò a far parte dei trecentodiciotto padri del concilio di Nicea I. »

 

 

San Nestore di Magydos Vescovo e martire

 

 

Nestore era vescovo di Magydos in Panfilia, regione dell’Asia Minore. Fu ucciso in spregio alla fede nel 251 a Perge mediante crocifissione.Una “Passione” greca del martire narra che, durante la persecuzione ordinata dall’imperatore Decio, il governatore della Panfilia Poplio fece ricercare i cristiani della zona per farli sacrificare agli dèi. Nestore si prodigò per mettere in salvo la comunità cristiana di Magydois. Ma non si preoccupò della sua sorte. Dopo il rifiuto di abiurare e sacrificare agli dèi pagani, fu preso prigioniero. Dapprima venne giudicato dal senato e dal tribunale locale. Poi lo condussero a Perge per essere sottoposto a un nuovo processo. Durante il tragitto si verificò un terremoto. Dopo essere stato condannato e torturato fu giustiziato.

 

Etimologia: Nestore = che ritorna, dal greco o guida, dal latino

 

Emblema: Palma

 

Martirologio Romano: A Perge in Panfilia, nell’odierna Turchia, passione di san Nestore, vescovo di Magido e martire, che, arrestato durante la persecuzione dell’imperatore Decio, fu condannato dal governatore della provincia alla croce, perché lui che aveva confessato il Crocifisso subisse il medesimo supplizio.

 

Secondo una ‘passiones’ greca, Poplio (o Pollio) preside della Panfilia in Asia Minore, ricevuto l’editto di persecuzione dell’imperatore Decio (249-250), diligentemente mandò i cavalieri per tutta la provincia, con il compito di ricercare i cristiani e costringerli a sacrificare agli dei.

Nestore vescovo di Magydos, avendolo saputo, fece fuggire la popolazione cristiana dalla città, ma senza preoccuparsi di mettersi in salvo lui al sicuro.

Così quando giungono i soldati, egli è in preghiera nella sua casa, lo prelevano e lo conducono davanti al senato e al giudice (‘irenarca’) Nestore li segue senza opporsi; subisce l’interrogatorio e nonostante le minacce, si rifiuta di aderire all’editto imperiale a sacrificare agli dei.

Viene trasferito a Perge, al tribunale del preside della provincia, per un giudizio superiore, durante il viaggio avviene anche un terremoto; giunto a Perge, subisce un nuovo interrogatorio dall’‘adiutor’ Urbano, sottoposto a torture e infine viene crocifisso, circondato da una folla di fedeli in preghiera.

Il suo nome compare in date diverse del mese di febbraio, in tutti i “Martirologi” storici di Adone, Floro, Usuardo, ‘Geronimiano’, sinassari bizantini.

I Martirologi Occidentali medioevali lo ricordavano al 26 febbraio ed è a questa data che Cesare Baronio nel XVI secolo lo passò nel ‘Martirologio Romano’.

Il suo martirio, cioè la crocifissione è raffigurata in una miniatura del ‘Menologio di Basilio II’ conservato nella Biblioteca della Città del Vaticano.

 

Il nome Nestore è di origine greca e significa: ‘ritorno felice’, nonostante il suo significato, attualmente il nome e la parola Nestore indicano una persona molto vecchia, forse perché nell’Iliade di Omero, era un personaggio vissuto trecento anni; si usa dire ‘il nestore del gruppo’ per indicare il più anziano.

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