San Massimo di Torino (… – 420 circa) conosciuto anche come Massimo I, è considerato il primo vescovo di Torino di cui si conosca il nome

Di lui si hanno scarsissime notizie. Nato sicuramente nel IV secolo in un’imprecisata provincia settentrionale italiana dell’impero romano, viene storicamente considerato il fondatore della Archidiocesis Taurinensis. Già discepolo di sant’Eusebio di Vercelli e di sant’Ambrogio da Milano, guidò la diocesi della allora Julia Augusta Taurinorum tra il 390 e il 420, nel difficile periodo delle invasioni barbariche dei Goti.

 

Il suo impegno si concentrò prevalentemente sulla lotta contro la pratica della simonìa e del paganesimo.

Massimo divenne inoltre conosciuto per i suoi numerosi sermoni, e per le sue omelìe, nelle qali ricorda sovente ai primi martiri di Torino, i santi Avventore, Ottavio e Solutore le cui reliquie sono conservate a Torino e i nuovi martiri ad opera dei barbari. La data della morte è incerta: viene fissata intorno al 420.

Alcune sue reliquie sono conservate nella basilica di San Massimo a Collegno, alle porte di Torino, una delle più antiche chiese cristiane del Piemonte che, molto probabilmente, fu sede vescovile dello stesso Massimo.

 

 

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San Prospero d’Aquitania,

(Limoges, 390 circa – Roma, 463 circa), è stato uno scrittore, teologo e monaco latino, difensore delle opere di Agostino d’Ippona sulla grazia e sulla predestinazione; fu cancelliere di papa Leone I; le Chiese cristiane lo venerano come santo e «maestro di fede».

 

Dall’analisi dei suoi scritti si può dedurre che percorse l’intero corso di studi classici previsto per la sua epoca. Da un poema in 122 versi, il Poema coniugis ad uxoris, si capisce che molto probabilmente fu anche sposato.

Ad un certo punto della sua vita, intorno al 426, dall’Aquitania si stabilì a Marsiglia, dove visse per molto tempo in convento, come monaco laico, senza mai ricevere gli ordini.

In questo periodo conobbe Agostino ed imparò ad apprezzarne le idee. Però vide anche il diffondersi del pelagianismo a Marsiglia e nei conventi della Provenza e le reazioni dei monaci agli scritti agostiniani.

Nel 431 Prospero ed Ilario decisero di recarsi a Roma per chiedere l’intervento di papa Celestino I; questi inviò una lettera ai vescovi di Gallia affinché smorzassero i toni delle polemiche nei confronti di Agostino, stimato sia da lui che dai suoi predecessori.

Tornato a Marsiglia Prospero produsse un gran numero di scritti teologici per difendere da calunnie ed obiezioni l’opera di Agostino, coinvolgendo anche i Papi che si succedettero fino al 440, anno in cui accompagnò a Roma l’arcidiacono Leone.

Questi, una volta giunto a Roma, essendo morto papa Sisto III, divenne Papa e volle che Prospero si trattenesse con lui per occuparsi della cancelleria pontificia.

Qui Prosperò trovò la tranquillità dello spirito, poiché, grazie anche alla morte di Cassiano (435), suo maggiore rivale, la disputa lentamente si acquietò. Allora si dedicò alla diffusione del pensiero agostiniano, trasformandosi da polemista a teologo ed esegeta.

Fu un autore molto prolifico, scrisse commenti, sentenze, epigrammi, versi dottrinali, non tralasciando neanche opere storiche, come il Chronicum integrum, una cronaca universale dalle origini alla presa di Roma da parte di Genserico.

Il suo pensiero restò comunque imperniato su due argomenti di provenienza agostiniana: l’universalità della volontà salvifica di Dio e la predestinazione, secondo cui Dio concede a tutti gli uomini la grazia sufficiente per salvarsi; nega nel modo più assoluto la predestinazione al peccato e alla perdizione, Dio non ha colpa della dannazione: coloro che si perdono, lo fanno di loro volontà.

Prospero morì intorno all’anno 463.

L’unica testimonianza del suo culto nel passato è un affresco nella basilica di San Clemente a Roma, che lo raffigura con l’aureola, i capelli tagliati come un monaco e con indosso una tunica a maniche larghe sorretta da una cintura.

 

Fu confuso con san Prospero vescovo di Reggio Emilia, che si festeggia sempre il 25 giugno.

 

 

epigoni

 

 

 

 

Oggi si ricordano:

 

Sant’Eurosia di Jaca, martire

Santa Febronia, venerata a Palagonia ed a Patti

Santa Serena, venerata a Fiorano al Serio

San Guglielmo da Vercelli, abate

Santi Ponzio Pilato e Claudia Procula

Sant’Orio, martire a Roma nel III Secolo

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