IL SANTO DEL GIORNO, 25 APRILE: S. MARCO, EVANGELISTA

 

Patrono di Venezia, dove le sue spoglie sarebbero arrivate, trafugate da due mercanti veneziani, che le avrebbero nascoste addirittura in una cesta di ortaggi e carne di maiale, invisa ai Musulmani: era l’828, pochi anni dopo s’iniziava la costruzione della splendida Basilica.

Accademia – St Mark’s Body Brought to Venice by Jacopo Tintoretto

 

 

 

San Marco Evangelista(Palestina, o Cipro o Cirene, 20 circa – Alessandria, seconda metà del I secolo d.C.) fu discepolo dell’apostolo Paolo e, in seguito, di Pietro ed è tradizionalmente ritenuto l’autore del Vangelo che porta il suo nome.

Oggi gli studiosi tendono a pensare che il testo detto di Marco, sia il primo scritto dei quattro Evangeli canonici, con molta probabilità a Roma, forse decenni dopo la morte del Cristo, testo dal quale avrebbero attinto con molte divergenze e discrepanze, gli altri tre autori che, come il primo che lo dedicò a Marco, avrebbero scelto i nomi degli altri “evangelisti”:

 

Del patrono di Venezia, si sanno poche notizie, che si traggono dagli stessi Vangeli, dagli Atti degli Apostoli e da quelli Apocrifi.

Era cugino di Barnaba e quindi ebreo, di stirpe levitica.

Sua madre si chiamava Maria e abitava nei pressi di Gerusalemme.

Marco aveva due nomi, uno gentile e uno ebreo: quello ebreo era Giovanni

Fonti

 

Diverse informazioni sulla vita di Marco sono sparse nel Nuovo Testamento, sufficienti per tratteggiarne il quadro generale.

Altre informazioni sono contenute nella Storia ecclesiastica di Eusebio di Cesarea e negli Atti apocrifi di Marco, questi ultimi molto tardivi e quindi di incerta attendibilità.

Esistono anche altri frammenti apocrifi che parlano di Marco, nonché due Martirio di Marco, uno in arabo e uno in etiopico.

Giovinezza

 

Nacque in Palestina o a Cipro intorno all’anno 20.

Poco o nulla si sa della sua giovinezza e della sua famiglia. Dal Nuovo Testamento è noto che era cugino di Barnaba (Lettera ai Colossesi 4,10) e che quindi era ebreo di stirpe levitica.

 

Negli Atti degli Apostoli vi è un primo riferimento preciso su di lui nell’episodio in cui si descrive la liberazione “miracolosa” di Pietro dalla prigione:

 

« Dopo aver riflettuto, si recò alla casa di Maria, madre di Giovanni detto anche Marco, dove si trovava un buon numero di persone raccolte in preghiera »   (Atti 12,12)

 

Secondo il brano sua madre si chiamava appunto Maria e a quel tempo abitava nei pressi di Gerusalemme. Si noti anche che Marco aveva due nomi, uno gentile e uno ebreo; quello ebreo era Giovanni. A quel tempo era un’usanza abbastanza comune tra gli israeliti: basti ricordare Paolo, che viene indicato anche con il nome di Saulo. In altri passi degli Atti viene chiamato o con il nome di Giovanni o con quello di Marco o con entrambi.

Non è noto da alcuna fonte se conobbe direttamente Gesù, ma se abitava a quel tempo a Gerusalemme deve aver perlomeno sentito parlare di lui. Di sicuro è noto che, pochi anni dopo la morte del Maestro, gli apostoli e i discepoli si riunivano a casa di sua madre.

Il fatto che sia l’unico Evangelista a menzionare la fuga di un giovinetto che seguiva da lontano gli avvenimenti della cattura di Cristo nell’orto degli ulivi:

«Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo».

(Marco 14,1.51.52)

 

ha spinto alcuni commentatori antichi a supporre che Marco stesso sia stato questo giovinetto!

Età adulta

 

Dalla prima Lettera di Pietro:

« Vi saluta la comunità che è stata eletta come voi e dimora in Babilonia; e anche Marco, mio figlio »

 

è riportato che si trovava a Babilonia, zona del Cairo, in Egitto, ove si trovava l’omonima fortezza e si sviluppò poi la Chiesa cristiana copta.

 

Il passo potrebbe però intendersi anche con la presenza di Marco a fianco di Pietro a Roma.

Infatti, nel linguaggio dei primi cristiani, Babilonia indicava anche la Roma pagana e idolatra.

Secondo la tradizione, la Basilica romana di San Marco fu eretta sul luogo in cui sorgeva la casa in cui risiedette l’Evangelista nel suo soggiorno nella capitale dell’impero. Essa si trovava, sempre secondo la consuetudine, forse dovuto al doppio nome, proprio di fronte al Campidoglio, nel centro dell’antica Roma, e non come l’abitazione di Paolo, nel ghetto ebraico sulla sponda del Tevere, che pure è da lì assai vicino.

Questa sottile distinzione forse leggendaria, ci dice comunque due cose: intanto che il Vangelo è stato probabilmente scritto a Roma, sotto la grande influenza di Paolo che è il vero fondatore del Cristianesimo e che per primo si distacca dal nucleo religioso e politico originario ebraico. Inoltre che Marco, suo discepolo (per questo e per quello che segue è stato scelto come estensore del Vangelo) si distacca ancor di più, (simbolo della sua abitazione fuori dal ghetto) cominciando a codificare la nuova religione che avrà una genesi lunghissima. Di secoli!

 

Secondo Eusebio, Pietro e Marco giunsero a Roma per la prima volta, addirittura: “al principio del Regno di Claudio” (Hist. eccl., II, 14.6) e, quindi, nel 41 d.C.

 

Il fatto che Pietro, (a cui il Vangelo attribuisce una moglie ed uno apocrifo anche una figlia) nella sua lettera, chiami “mio figlio” l’evangelista, fa pensare che questi, il santo di oggi, debba aver ricevuto il battesimo dallo stesso principe degli apostoli.

 

 

Dagli Atti si apprende invece che partì insieme a Paolo e a suo cugino per Antiochia.

Viene infatti, indicato sempre come aiutante di Paolo, quando egli predicava a Salamina (Cipro) (Atti 13,5).

In seguito, lo stesso libro ci riferisce che abbandonò Paolo, forse spaventato dalle tremende fatiche degli spostamenti dell’apostolo o dalla crescente ostilità che lo stesso incontrava.

 

«Salpati da Pafo, Paolo e i suoi compagni giunsero a Perge di Panfilia. Giovanni si separò da loro e ritornò a Gerusalemme » (Atti 13,13)

In seguito alla sua defezione, Paolo, partendo per consolidare le chiese della Siria e della Cilicia, si scelse come compagno Sila, mentre Marco partì con suo cugino per Cipro (Atti 15,37.41).

 

Questo accadde nel 52.

Negli Atti queste sono le ultime indicazioni sull’evangelista.

In seguito Paolo dovette dimenticare questi dissidi, in quanto si ritrova Marco a fianco dell’apostolo a Roma nel 62-64, secondo quanto riportato da una lettera di Paolo:

 

«Vi saluta Aristarco, il mio compagno di prigione, e Marco, il cugino di Barnaba (intorno al quale avete ricevuto ordini; qualora venisse da voi, ricevetelo), e Gesù detto il Giusto, i quali sono della circoncisione; fra questi sono i soli miei collaboratori per il regno di Dio, in quanto mi sono stati di consolazione »   (Colossesi 4,10ss)

Una lettera che ci dice moltissimo su come si stia espandendo il nuovo credo ancora l egatissimo a quello originario.

 

Qualche anno più tardi lo si ritrova in compagnia di Pietro, che lo cita nella sua prima lettera come indicato in precedenza. Questo dimostra la sua grande attività svolta negli anni cinquanta e non solo a Cipro.

Forse era rientrato in oriente prima della persecuzione scatenata da Nerone nel 64, ma Paolo nel 66 lo rivolle con sé. Come indicato nella sua lettera a Timoteo:

 

«Affrettati a venire da me al più presto… Solo Luca è con me. Prendi Marco e conducilo con te, perché mi è utile per il ministero »  (2Tim 4,9-11)

Dopo la morte a Roma del principe degli Apostoli, non vi sono più notizie certe su Marco. La tradizione lo vuole di nuovo  evangelizzatore in Egitto e fondatore della chiesa di Alessandria, della quale sarebbe stato primo il vescovo.

 

Altra tradizione vuole che Marco – prima di rientrare in Egitto – fosse stato inviato da Pietro nella metropoli alto-adriatica di Aquileia – capoluogo della Regione Venetia et Histria – per curare l’evangelizzazione dell’area nord-est.

A Marco si deve la scelta del primo vescovo della chiesa-madre di Aquileia (Ermagora, associato sempre al suo diacono Fortunato). Nella Basilica di Aquileia (la cui cripta è affrescata con il ciclo della predicazione di san Marco) e poi nella sede patriarcale di Cividale del Friuli si conservava il Vangelo di San Marco, attribuito dalla tradizione alla stessa mano dell’evangelista. Il testo (in realtà tardivo) è denominato Evangelarium Forojuliense ed è oggi ripartito in tre parti: una conservata nel Museo archeologico nazionale di Cividale; la seconda nell’archivio capitolare del Duomo di Praga (dono del Patriarca di Aquileia Nicola di Lussemburgo al fratellastro Carlo IV, Sacro Romano Imperatore nel XIV secolo); la terza nella Biblioteca Marciana di Venezia (ambita preda di guerra dopo la conquista del Friuli da parte della Serenissima nel 1420).

 

Morte

 

Non vi sono notizie certe su dove, come e quando Marco morì. Eusebio sostiene che la sua morte avvenne ad Alessandria d’Egitto, dove venne ucciso, con strazio del suo corpo, trascinato per la città.

Tale versione dei fatti viene accreditata e riportata anche nella Legenda Aurea.

 

Trafugamento delle spoglie

 

Le sue spoglie furono trafugate con uno stratagemma da due mercanti veneziani, Bono da Malamocco e Rustico da Torcello, nell’anno 828 e trasportate, dopo averle nascoste in una cesta di ortaggi e di carne di maiale, a Venezia, dove pochi anni dopo venne dato inizio alla costruzione della Basilica intitolata al santo che ancora oggi ospita le sue reliquie.

 

Poichè i Saraceni avevano invaso Alessandria e tutto l’Egitto, l’imperatore bizantino Leone V vietò alle diverse regioni dell’impero, e quindi anche a Venezia, di commerciare con gli infedeli saraceni e di recarsi in Egitto per affari.

 

Ma nel gennaio del 828 alcuni navigli veneziani, in mare tempestoso, (naturalmente si tratta di una scusa…commerciale!) furono “costretti” a trovar riparo ad Alessandria.

 

Fra gli imbarcati vi erano due mercanti veneziani, Bono da Malamoccoe Rustico da Torcello. I due, resisi conto della difficile situazione della cristianità locale e delle violenze e ruberie perpetrate dai Saraceni, decisero di trafugare le spoglie mortali dell’evangelista Marco, che riposavano nella chiesa di San Marco, per portarle in luogo più sicuro a Venezia.

 

Confidarono il loro piano a Saturanzio e Teodoro, i custodi d’origine greca della chiesa di San Marco, e venne deciso il giorno del trafugamento del santissimo corpo.

 

Fu forzato il sepolcro di marmo, (come si vede in un bellissimo quadro del Tintoretto) estratto il corpo e posto in una cesta; le spoglie furono ricoperte con foglie di cavolo e altri ortaggi e successivamente con una grande quantità di carne di maiale per ritardare quanto più possibile la scoperta del furto.

 

Infatti, mentre si avviavano verso la nave, incrociarono una pattuglia saracena che pretese di controllare il contenuto della cesta, ma alla vista della carne di maiale, considerata impura, i Saraceni si allontanarono immediatamente.

 

Il drappello di cristiani, rischiando la vita, raggiunse quindi la nave e s’imbarcò immediatamente. Solo Teodoro decise di non partire.

 

Le sante reliquie, una volta giunte a Venezia, solennemente accolte dal vescovo veneziano di Olivolo e dall’entusiasmo del doge Giustiniano, vennero custodite a Palazzo Ducale.

 

Venne in seguito deciso di costruire una basilica in onore del santo, che venne realizzata dal fratello del doge Giustiniano, Giovanni.

 

Un frammento di esse, è pure conservato nella chiesa di San Marco in Città a Cortona, luogo natale di Monsignor Italo Castellani Arcivescovo di Lucca, città che condivide con Venezia lo stemma comunale del leone alato e il patronato.

 

 

Il Cristianesimo oggi celebra anche:

 

Sant’Aniano, vescovo di Alessandria d’Egitto

San Clarenzio di Vienne, vescovo

Sant’Erminio di Lobbes, vescovo e abate

San Febadio di Agen, vescovo

Santa Franca di Piacenza, badessa

San Giovanni Battista Piamarta, sacerdote e fondatore

Santa Hunna, vedova in Alsazia

Santi Pasicrate e Valenzio, martiri

San Pietro di San Giuseppe di Betancur, fondatore in Guatemala

Santo Stefano di Antiochia, vescovo e martire

Beato Bonifacio di Valperga, vescovo

Beato Giuseppe Trinità (José Trinidad) Rangel Montano e due compagni martiri

Beati Roberto Anderton e Guglielmo Marsden, martiri

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