Il Santo del giorno, 24 Settembre: Madonna della Mercede, cioè della Grazia, aiuto gratuito, quindi: della Misericordia

 

Madonna della Mercede (oppure Santa Maria della Mercede) è uno dei titoli che vengono attribuiti a Maria, la madre di Gesù. I cattolici sovente la invocano con quel titolo.

 

 

La Madonna della Misericordia è anche il nome di un’iconografia cristiana ricorrente in arte, legato alla protezione di Maria.

Mercede deriva dallo spagnolo Merced (plurale Mercedes).

Il nome spagnolo deriva dal latino merces,che significa: prezzo, ricompensa inteso come ricompensa gratuita, grazia.Si può quindi dire che Madonna della Mercede significa: Signora della grazia gratuita, ovvero Signora della misericordia.

Si racconta che il 1º agosto del 1218, festa di San Pietro in Vincoli, il fondatore dei Mercedari Pietro Nolascoebbe una visione della Santissima Vergine, la quale si fece conoscere come la Mercede (Misericordia) e lo esortò a fondare un Ordine religioso avente come fine principale quello di riscattare i cristiani finiti in schiavitù. In quel tempo la Penisola iberica era dominata dai Musulmani ed i pirati saraceni infestavano tutte le coste del Mediterraneo, rapivano molte persone e le trasportavano come schiavi nel Nordafrica.

Pietro Nolasco spinse per la creazione dell’Ordine dei Mercedari, che fu fondato nella Cattedrale di Barcellona, con l’appoggio del re Giacomo il Conquistatore ed il consenso di San Raimondo di Peñafort.

Fondato nel 1218, si hanno testimonianze del suo nome da medaglie del secolo XIII. Nelle prime costituzioni dell’Ordine, nel 1272, l’Ordine riceve già il titolo di Ordine della Vergine della Mercede per la Redenzione dei cristiani ridotti in schiavitù di Santa Eulalia di Barcellona.

 

Piero della Francesca, Madonna della Misericordia (1444-1464 circa)

La Vergine è raffigurata in piedi, in grandi dimensioni, mentre allarga il proprio mantello per accogliervi, al di sotto, i fedeli inginocchiati. Si tratta di un retaggio dell’epoca medievale, detto della “protezione del mantello”, che le nobildonne altolocate potevano concedere a perseguitati e bisognosi d’aiuto. Ciò consisteva appunto nel dar loro simbolico riparo sotto il proprio mantello, considerato inviolabile.

L’iconografia ebbe un particolare successo presso le confraternite medievali e rinascimentali, tra cui soprattutto le confraternite della Misericordia.

Anche dopo la Controriforma il soggetto continuò a godere di un largo seguito, per le sue evidenti connotazioni devozionali.

Con il diffondersi di questa tipologia iconografica, sotto il mantello della Vergine finì per trovare riparo l’intera umanità: uomini e donne, bambini, membri di confraternite religiose o di congregazioni di mestieri, vescovi e papi, re e imperatori.

La Madonna, rappresentata in questo modo nelle vesti di protettrice del genere umano dai mali del mondo, era detta anche Madonna dell'”Aiuto”, della “Consolazione”, “Notre-Dame de Consolation” in Francia, “Schutzmantelmadonna” (“Madonna del mantello protettivo”) in Germania, ecc. Tra le origini storiche di questo modello figurativo va ricordato il teologo medievale e scrittore tedesco Cesario di Heisterbach, il quale, nel Dialogus Miraculorum, composto fra il 1220 e il 1230, riporta la visione di un frate cistercense, ordine a cui lui stesso apparteneva, il quale, rapito in estasi e portato in Paradiso, aveva avuto modo di vedere nascosti sotto le pieghe dell’ampio mantello della Vergine i monaci di Citeaux, a lei molto cari. Tale visione fu presto adottata da altri ordini, dai Domenicani, dalle Carmelitane e anche dai Gesuiti.

Uno dei più antichi affreschi sul tema della Madonna della Misericordia in Italia, si ha a Firenze, nella Loggia del Bigallo(appartenente appunto a una confraternita), attribuita alla cerchia di Bernardo Daddi, interpretabile anche come una figura allegorica per via della mitria vescovile (forse la Sacerdotissa justitiae).

É questo un nome, “Bigallo”, ben noto ai cultori d’antichità fiorentine: con esso infatti si suole designare la bellissima Loggia marmorea trecentesca, che si trova sull’angolo destro di via Calzajuoli, là dove questa strada sbocca nella piazza del Duomo. La Loggia del Bigallo deve il suo appellativo a una Compagnia di religiosi, detta appunto Santa Maria del Bigallo, che ivi si trasferì nel 1425, riunendosi alla compagnia della Misericordia che già aveva in suo possesso l ‘edificio e se ne serviva per darvi asilo a bambini orfani o abbandonati, sollecitando per essi la pubblica carità. (Ancora oggi, infatti, esso appartiene all’Orfanotrofio del Bigallo!).

Rimane ora da vedere perché la Compagnia del Bigallo portava questo nome curioso. Diciamo subito che si tratta di una designazione di località. Infatti, quando S. Pietro martire nel 1244 fondò la Compagnia, la chiamò «di Santa Maria del Bigallo » da una località nei pressi di Firenze, a breve distanza dall’Apparita, dove si trovava un ‘ospedale destinato a dare asilo ai viandanti e pellegrini. La località e tuttora ravvisabile, a Km. 6,5 dalla capitale toscana, dopo Bagno a Ripoli. Vi conduce una strada secondaria che, distaccandosi dalla provinciale, sale a 275 m. d’altezza fino a Fonteviva (altro nome del Bigallo) dove ancora si possono vedere resti della costruzione originaria dello « Spedale di S. Maria a Fonteviva, o del Bigallo » donde ebbe origine la Compagnia fondata da S. Pietro Martire. Quanto al significato dello strano nome di Bigallo esso si perde nella notte dei tempi, ma noi crediamo di poterlo ravvedere, forse, in una zona dove si coltivava il baco da seta (bigatto, da cui i becattini, termine con i quali i Fiorentini, grandissimi pescatori, chiamavo tutti i vermi anche quelli da pesca!). Ma forse c’è una spiegazione ancor più semplice e deriva sempre da un bivio come quello della Loggia!

All’ epoca, si era nel popolo di San Quirico a Ruballa, nella località detta “Fonteviva” per la presenza dell’ omonima sorgente d’ acqua. In quel luogo, in cui si erge la collina dell’Apparita, Dioticidiede di Bonaguida del Dado fondò nel 1214 uno Spedale che fungeva come ricetto per i viandanti ed i pellegrini: si trovava infatti in posizione strategica sulla via Aretina, nel punto in cui questa intersecava l’ antica via del Gallo. Ecco perchè l’ incrocio prese il nome di Bivius Galli, da cui il nome dello Spedale.

Al giorno d’ oggi lo Spedale, dopo lunghi restauri, e dopo essere stato nel tempo ospizio per i pellegrini ed i malati, convento di clausura delle monache benedettine ed abitazione civile, è tornato a fungere da ostello, mentre nel suo grande salone si svolgono anche cerimonie di matrimonio, eguagliando in questo la famosa tenuta del Macchiavelli a Sant’ Andrea in Percussina, detta “l’ Albergaccio“.

Quella celeberrima e meravigliosa cantonata, quella del Bigallo che si trova in tuti i libri di storia dell’arte,  corrisponde a quello che si chiamava un tempo “canto degli Adimari“, all’ epoca in cui vi svettava la Torre del Guardamorto, di proprietà di tale potente famiglia fiorentina. Forse così chiamata perché c’era la vicina Misericordia addetta appunto al trasporto dei defunti!

La devozione alla Madonna della Mercede, cioè della Misericordia, si diffuse presto in Catalogna, dove come abbiamo visto nasce, per poi espandersi in tutta la Spagna (Sardegna compresa), ed infine in Francia ed in Italia. Con la scoperta dell’America il culto vi si diffuse largamente. Il Perù è attualmente il paese di tutta l’America che riunisce una maggior quantità di devoti.

Il nome Mercede fa riferimento diretto a questo titolo mariano.

 

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