Il Santo del giorno, 23 maggio: Eutizio e Fiorenzo – S. Desiderio, invocato nei giuramenti

 

 

Due eremiti del VI sec., legati da una storia di un orso straordinario, sugli strordinari Monti Sibillini. E poi, San Desiderio, invocato come testimone della verità dei giuramenti e come protettore nei parti difficili.

 

di Daniele Vanni

 

S.Eutizio (oppure Eutichio) e S. Fiorenzo sono stati due eremiti del VI secolole cui uniche notizie sono riportate da Gregorio Magno.

 

I due vissero insieme in un romitorio presso Norcia, finché i monaci del vicino monastero in Val Castoriana chiesero ad Eutizio di divenire loro abate.

Quando Eutizio accettò l’incarico, chiese a Fiorenzo di non abbandonare il romitorio.

Allora Fiorenzo, rimasto solo, chiese a Dio di mandargli un nuovo compagno. Dopo ciò usci dal romitorio e incontrò un orso che mostrava un atteggiamento mansueto. Fiorenzo capì che l’orso era il nuovo compagno mandatogli da Dio.

Fiorenzo incaricò l’orso di pascere quattro pecore. L’orso svolgeva l’incarico e tornava da Fiorenzo sempre all’ora in cui il santo gli aveva ordinato di tornare.

Una volta l’orso tardò a tornare. Così Fiorenzo uscì a cercarlo e lo trovò morto. Gli fu detto che ad ucciderlo erano stati quattro discepoli di Eutizio! Questi erano gelosi perché il loro abate, EWutizio appunto, pur essendo santo, non faceva miracoli, mentre tanta gente saliva al romitorio, considerando Fiorenzo, che era stato capace di ammansire addirittura un orso! un taumaturgo, capace di debellare tutti i mali!

Fiorenzo si rattristò più per la malvagità dei colpevoli, che per la morte dell’orso.

Eutizio, essendo venuto a sapere dell’episodio, andò da Fiorenzo per consolarlo. Tuttavia Fiorenzo maledisse i colpevoli, i quali morirono di lebbra in breve tempo! Per tutta la vita, però, Fiorenzo soffrì molto per essere stato esaudito.

Un diacono, essendosi sparsa la fama di Fiorenzo, andò a fargli visita. Tuttavia, dinanzi al romitorio, trovò moltissimi serpenti. Il diacono, spaventato, urlò: “Servo di Dio, prega per me”. Fiorenzo, uscito dal romitorio, chiese a Dio di togliere i serpenti. Immediatamente un fulmine li uccise tutti.

Dopo ciò, Fiorenzo si chiese chi avrebbe portato via i resti dei serpenti. Subito vennero degli uccelli in numero pari ai serpenti e ognuno di loro portò via un serpente.

E davvero non è da dire, che Dio non esaudisse immediatamente! i desideri di questo sant’uomo!

Siamo sugli splendidi Monti Sibillini, pieni di storia e di simboli. In un’epoca, quella Alto-medioevale dove si prendono gli animali (raffigurati migliaia e migliaia di volte nelle pietre delle chiese!) come allegoria dei sentimenti, delle vicende e delle tensioni umane: così tutti questi animali di Fiorenzo e Eutizio, devono essere presi!

 

Fiorenzo, la cui fama si era sparsa dovunque, quando lasciò la terra, forse nel 551, fu portato a valle e sepolto addirittura nella cattedrale di una città importante. Ma io credo che sarebbe voluto rimanere nella terra dei boschi dei Sibillini, assieme al suo orso!

 

Eutizio e l’orso

 

Eutizio, il convento in Val Castoriana

 

 

 

 

 

 

  1. Desiderio,vescovo di Langres (Francia), sembra fosse originario dei dintorni di Genova.

 

Desiderio sarebbe stato decapitato durante un’invasione di Barbari, forse Germani del 355-357, respinta dall’imperatore Giuliano l’Apostata.

Una leggenda dice che dopo la sua decapitazione, il Santo vescovo, come tanti altricefalofori, raccolse la sua testa e rientrò in città, attraverso una fenditura della roccia che si era aperta per farlo passare, tale apertura viene ancora oggi mostrata.

San Desiderio era invocato come testimone della verità dei giuramenti e come protettore nei parti difficili.

 

 

 

 

 

 

Oggi celebriamo anche:

 

San Desiderio di Vienne, vescovo e martire

San Doroteo, monaco russo

Sant’Eufebio, vescovo di Napoli

Santa Eufrosina di Polack, badessa e vergine

San Guiberto, monaco

San Siagrio da Nizza, vescovo

San Giovanni Battista de Rossi, sacerdote

Sant’Ilarione Jugskie, monaco russo

San Mercuriale, protovescovo e patrono della città e diocesi di Forlì

 

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