Il Santo del giorno, 22 Gennaio: S.Irene – S. Vincenzo

 

Irene, cioè la pace. Che dette prima nuova vita e poi sepoltura a S.Sebastiano, ricordato ieri.

E Vincenzo, il cui nome sta per vittoria, il vincente, colui che vince il male, qualunque esso sia, che affrontò qualunque tortura e supplizio, con la forza dell’uomo che ha raggiunto la certezza interiore.

L’una, patrona dei malati. L’altro, di Lisbona, di poveri, orfani e vedove. 

 

 

Irene(… – III secolo) fu, secondo la tradizione moglie di Castulo, un funzionario dell’imperatore Diocleziano, martirizzato per ordine dell’imperatore per non aver voluto rinunciare alla sua fede cristiana, nel 286.

Due anni più tardi Irene, anche lei cristiana, si recò con la sua serva Lucinaa recuperare il corpo di san Sebastiano, (ricordato non a caso! proprio ieri)  che era stato condannato a morte per la sua fede, per dargli sepoltura: i soldati, credendolo morto, lo avevano abbandonato sul luogo della tortura, perché il suo corpo, trafitto da molte frecce, fosse mangiato dalle bestie selvatiche.

Ma le due donne si accorsero che il soldato era ancora vivo, per cui lo trasportano nella casa di Irene sul Palatino, e curarono le sue molte ferite con pia dedizione.

Sebastiano, prodigiosamente sanato, nonostante i suoi amici gli consigliassero di abbandonare la città, decise di proclamare la sua fede al cospetto dell’imperatore e venne quindi martirizzato.

Secondo la tradizione, Sebastiano apparve in sogno ad Irene e Lucina, rivelando loro che il suo corpo era stato gettato nella Cloaca Maxima; Lucina lo recuperò e gli diede sepoltura nel sito dove si trovano ora le Catacombe di San Sebastiano.

Non si hanno altre informazioni sulla vita di questa santa, la cui stessa esistenza è dubbia, dato che le fonti che ne parlano sono tarde e sempre legate esclusivamente alla leggenda di san Sebastiano.

La Chiesa cattolica la ricorda alla data del 22 gennaio.

Non figura però, nel Martirologio Romano.

Venerata come santa, sin dai primi tempi del Cristianesimo, è considerata la santa patrona e protettrice dei malati.

E il nome Irene, non a caso, vuol dire: pace!

 

 

Vincenzo di Saragozza(Huesca, … – Valencia, 22 gennaio 304) diacono e martire, è venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa anglicana.

Secondo la tradizione più attendibile, nacque a Huesca, alle propaggini dei Pirenei, ma anche le città spagnole di Valencia e Saragozza ne rivendicano la nascita.

Di nobile famiglia, figlio del console Eutichio e della matrona Enola, Vincenzo ebbe un’educazione pari al suo stato: destinato alle lettere, venne ben presto affidato dal padre a Valerio, vescovo di Saragozza, perché provvedesse alla sua formazione spirituale. Il vescovo lo nominò arcidiacono, considerandolo suo braccio destro ed affidandogli anche il compito di predicare in sua vece.

Intanto Diocleziano scatenava la persecuzione contro i cristiani; gli editti dell’imperatore imponevano (ma non è molto sicuro) la distruzione di edifici, libri e arredi cristiani; i cristiani che ricoprivano cariche pubbliche sarebbero stati esautorati e sottoposti a torture e tutti i sudditi dell’impero prima di compiere una qualsiasi azione pubblica, dovevano offrire sacrifici agli dèi: questo è certo, perché l’atto non era un obbligo religioso, ma sottintendeva l’essere cittadino romano, cioè soggetto ai diritti e doveri dellimpero.

In questo clima terribile per chi stava costruendo una Chiesa che già si contrapponeva, non come fede, ma anche come uno stato nello stato, il vescovo Valerio e l’arcidiacono Vincenzo non si sottrassero ai loro doveri di cristiani, continuando a testimoniare la loro fede e Daciano, il prefetto della provincia spagnola nella quale vivevano, ordinò il loro arresto. Condotti a Valencia, dove Daciano teneva il tribunale, furono fustigati, torturati ed infine uccisi.

Con l’avvento dell’imperatore Costantino, che si era convertito al cristianesimo, (avendo in verità, per convenienza aderito già a diverse religioni!) a Valencia veniva eretta una basilica in onore di san Vincenzo e sotto l’altare principale venivano composte le sue reliquie.

Tuttavia, in seguito all’invasione dei Mori, i cristiani di Valencia trafugarono il corpo del Martire, per metterlo al sicuro in Portogallo, in una chiesetta fatta appositamente costruire in località del promontorio oggi detto Capo San Vincenzo. Finita la guerra contro i Mori, le spoglie furono imbarcate su una nave che fece rotta verso Lisbona.

Narra una leggenda devozionale, che durante il viaggio alcuni corvi si posarono sulla prua e sulla poppa di tale nave quasi a voler significare la loro rinnovata protezione al Santo martire che già un giorno avevano salvato dalle fiere.

Giunto in città, il corpo venne deposto nella chiesa di San Giusto e Santa Rufina e dopo qualche tempo, il 15 settembre 1173, trasportato solennemente in cattedrale.

In ricordo vennero coniate delle monete.

Protettore in particolare degli orfani, delle vedove e dei poveri, san Vincenzo porta un nome che, da Vincens, è simbolo e un augurio di vittoria.

Vincenzo è il vincente, colui che vince il male, qualunque esso sia.

San Vincenzo (São Vicente) è patrono di Lisbona. Lo stemma della città raffigura la nave che trasportò i resti mortali di san Vincenzo, dall’Algarve a Lisbona nel 1173, governata, a poppa e a prua, dai due corvi, che vegliano sulle reliquie del santo.

 

Alcune leggende agiografiche

 

Secondo una leggenda, il prefetto Daciano tentò invano di piegare la volontà di Valerio e Vincenzo e di fiaccare i loro corpi anzi si meravigliò, quando vennero portati al suo cospetto, di trovarli ancora in buone condizioni fisiche.

Daciano mandò il vescovo in esilio e riversò la sua ira su Vincenzo.

Il primo supplizio a lui riservato fu quello del cavalletto: uno strumento di tortura terribile che lussava tutte le ossa del corpo. Vincenzo rimaneva con gli occhi al cielo in preghiera, come se il supplizio non lo riguardasse. Daciano, pensando che la tortura fosse troppo lieve, comandava di arpionare il corpo con uncini di ferro. Vincenzo conservava lo stesso atteggiamento.

II prefetto, con gli occhi fuori dall’orbita per la rabbia, ordinò le ultime atrocità: il martirio a graticola e le lamine infuocate.

Vincenzo continuava a sopportare le torture impassibile.

Daciano allora decise di sospendere quel genere di torture.

Vincenzo fu portato in un’oscura prigione e disteso sopra cocci di vasi rotti perché gli si rinnovassero le piaghe e i dolori.

A quel punto avvenne il miracolo: le catene si spezzarono e i cocci si trasformarono in fiori, mentre uno splendore di luce celestiale illuminò la cupa prigione.

Gli angeli scesero dal cielo per consolare Vincenzo e prepararlo a godere del Paradiso.

II carceriere del Santo si convertì.

 

Daciano invece, si apprestò all’ultimo tentativo: convincere Vincenzo non più con le torture, ma con favori. Lo fece trasferire su un letto e gli concesse di ricevere i suoi amici, cercando invano di piegarlo con le lusinghe.

 

Una leggenda miracolistica racconta che dopo la morte, Daciano ordinò che il corpo del martire venisse gettato in un campo deserto e dato in pasto alle fiere: Dio però sarebbe intervenuto, mandando un corvo a vegliare ed a difendere le spoglie del Santo.

Successivamente, il prefetto ordinò che il cadavere fosse rinchiuso in un sacco e gettato in mare, legandovi un grosso sasso, in modo da trascinarlo in fretta al fondo.

Ma il sasso avrebbe galleggiato e la brezza avrebbe trasportato le sacre spoglie verso una spiaggia, dove sarebbero state raccolte in seguito ad una doppia apparizione, ad un cristiano e ad una vedova: lo stesso Santo avrebbe indicato il luogo dove giaceva il suo corpo e dove sarebbero accorsi i fedeli per dargli onorata sepoltura.

 

 

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