Il Santo del giorno, 21 Novembre: Presentazione della Beata Vergine Maria al Tempio

 

« Il sacerdote l’accolse e, baciatala, la benedisse esclamando: “Il Signore ha magnificato il tuo nome in tutte le generazioni. Nell’ultimo giorno, il Signore manifesterà in te ai figli di Israele la sua redenzione”. »

(Protovangelo di Giacomo, VI, 2)

 

E’ strano come la Chiesa abbia accolto nel suo seno solo alcuni determinati “vangeli” e ne abbia esclusi molti altri, che sono, per così dire, rientrati “dalla finestra” della storia religiosa, perché fanno ormai parte integrante, con i loro racconti, non ufficiali, del sentire religioso dei cattolici!

Così è per la festa di oggi, la Presentazione della Beata Vergine Maria.

Che è sola una “memoria liturgica” per la Chiesa cattolica, e cioè di origine devozionale, pur rappresentando un fatto fondamentale come Ingresso della Madre di Dio al Tempio, che ricorda cioè, la presentazione di Maria al Tempio di Gerusalemme.

Forse per il fatto che questa adesione al Tempio, cioè di piena accettazione alla religione ebraica, com’è logico che sia, da parte di una giovane di nobilissima casta ed origine ebraica, è parsa alla Chiesa come un evento da sottacere o almeno da non mettere in evidenza, per la Madre del Cristo!

La ricorrenza si basa sul racconto del Protovangelo di Giacomo, uno dei vangeli apocrifi.

Il termine apocrifo, dal greco ἀπόκρυϕος, derivato di ἀποκρύπτω «nascondere», indica «ciò che è tenuto nascosto», «ciò che è tenuto lontano (dall’uso)». In origine, il termine “apocrifo” è stato coniato dalle comunità che si servivano di tali testi, poiché erano libri che, in opposizione a quelli comuni, pubblici e manifesti, venivano esclusi dalla pubblica lettura liturgica, in quanto ritenuti portatori di tradizioni errate e contrastanti quelle corrette e quindi accettate poi nell’uso liturgico.Oggi, nell’uso corrente, la parola è riferita comunemente alla tradizione giudeo-cristiana, all’interno della quale è stata coniata. In essa il termine ‘apocrifo’ assume il significato di testo non incluso nell’elenco dei libri sacri della Bibbia ritenuti ispirati e pertanto non usato a livello dottrinale e liturgico. 

Il Protovangelo di Giacomo, testo considerato apocrifo dalla Chiesa cattolica, afferma, nel capitolo sesto, che all’età di un anno Maria viene presentata ai sacerdoti del Tempio dai suoi due genitori, Anna e Gioacchino; pochi anni dopo viene fatta accedere all’interno, prendendo parte alla vita sacerdotale, fino al momento della cacciata da parte dei Grandi sacerdoti, perché la bambina è diventata donna e  della scelta di Giuseppe, come suo sposo. 

Il Protovangelo di Giacomo – noto anche come Vangelo dell’Infanzia di Giacomo o come Vangelo di Giacomo – è un vangelo in lingua greca composto probabilmente verso il 140-170. Espande i racconti dell’infanzia di Gesù contenuti nel Vangelo secondo Matteo e nel Vangelo secondo Luca, fino a presentare un’esposizione della nascita e dell’educazione di Maria, per poi rielaborare le narrazioni canoniche sulla natività di Gesù. Si tratta del più antico testo cristiano che sostenga la verginità di Maria non solo prima, ma durante e dopo la nascita di Gesù.

È uno dei vangeli apocrifi (non è cioè incluso in alcun canone biblico). Tuttavia la tradizione cristiana ha accettato alcune delle informazioni in esso contenute, in particolare relativamente alla vita di Maria e dei suoi genitori Anna e Gioacchino. 

Sono i celebri passi, provenienti da questi 130 manoscritti (alcuni ne sono stati rinvenuti anche recentemente ad Ales) dai quali moltissimi scrittori, pittori, hanno tratto ispirazione per le loro opere, come Fabrizio De Andrè, ne “La buona novella”.

Nei primi autori cristiani, come nel già citato protovangelo o nel libro sulla natività di Maria (capitolo VI), viene ricordato che Maria venne introdotta nel Tempio all’età di tre anni, come i suoi genitori avevano promesso a Dio, purché gli concedesse di concepire un figlio.

La data della festività, il 21 novembre, deriva dallo stesso giorno di consacrazione della Basilica di Santa Maria Nova nella città di Gerusalemme, che era stata costruita da Giustiniano I, per il vescovo Elia.

L’episodio della Presentazione è stato trattato da moltissimi autori in più epoche storiche. Fra i tanti si ricorda Giotto, che ne ha descritto visivamente la scena all’interno della Cappella degli Scrovegni di Padova, affrescata da lui fra il 1303 ed il 1306.

Lo stesso soggetto venne dipinto da Taddeo Gaddi nella Cappella Baroncelli di Santa Croce di Firenze o da Paolo Uccello nella Cappella dell’Assunta del Duomo di Prato o ancora da Domenico Ghirlandaio nella Cappella Tornabuoni di Santa Maria Novella (Firenze).

Anche Cima da Coneglianoriprese lo stesso tema nel dipinto del 1496-97, oggi a Dresda; un’altra rappresentazione molto nota si trova nella basilica di Santa Maria Maggiore.

In tutti questi dipinti un ruolo chiave ha la rappresentazione architettonica della scala, su cui la Vergine bambina sale.

La memoria odierna della Presentazione della Beata Vergine Maria ha un’importanza notevole, perchè in essa viene commemorato uno dei misteri della vita di Colei che Dio ha scelto come Madre del Suo Figlio e come Madre della Chiesa.

La presentazione di Maria al tempio, cioè al Padre celeste che è anche il Padre di Cristo (il Figlia di Tuo Figlio di Dante!) non avvenne senza pompa: sia nel momento della sua offerta, che durante la permanenza nel tempio si verificarono alcuni fatti prodigiosi: Maria, secondo la promessa fatta dai suoi genitori, fu condotta nel tempio a tre anni, accompagnata da un gran numero di fanciulle ebree, che tenevano delle torce accese, col concorso delle autorità gerosolimitane e tra il canto degli angeli. Per salire al tempio vi erano quindici gradini, che Maria salì da sola, benchè tanto piccola.

Gli apocrifi dicono ancora che Maria nel Tempio si alimentava con un cibo straordinario recatole direttamente dagli Angeli (un po’ come le api con la loro regina) e che ella non risiedeva con le altre bambine ma addirittura nel ‘Sancta Sanctorum’ (che veniva invece “visitato” una sola volta all’anno dal solo Sommo Sacerdote).

Virgo Fidelisè l’appellativo cattolico di Maria, madre di Gesù, scelta quale patrona dell’Arma dei Carabinieri l’11 novembre 1949, data della promulgazione di un apposito Breve apostolico da parte di papa Pio XII.

Il titolo di Virgo Fidelis, proposto con voto unanime dai cappellani militari dell’Arma e dall’Ordinariato militare per l’Italia, era stato sollecitato in relazione al motto araldico dell’Arma (Nei secoli fedele) dall’arcivescovo Carlo Alberto Ferrero di Cavallerleone che nel 1949 era ordinario militare. L’arcivescovo compose anche il testo della Preghiera del Carabiniere alla Virgo Fidelis.

La ricorrenza della Patrona è stata fissata dallo stesso papa Pio XII per il 21 novembre, giorno in cui cade la Presentazione della Beata Vergine Maria e la ricorrenza della battaglia di Culqualber.

a battaglia di Culqualber è stata combattuta in Abissinia (l’attuale Etiopia) dal 6 agosto al 21 novembre 1941 fra italiani e britannici.

In quella battaglia il 1º Gruppo Mobilitato dei Carabinieri e il CCXL Battaglione Camicie Nere dovevano tenere un caposaldo su una rotabile per Amhara, mentre l resto del fronte stava cedendo e avevamo già perso l’Amba Lagi e Cheren, epiche battaglie che segnarono la fine del nostro “impero”.

Tutti questi italiani, accerchiati, senza quasi munizioni, senza viveri, né acqua, si immolarono, quasi al completo, con tale valore che ai pochi sopravvissuti gli avversari tributarono l’onore delle armi.

Per l’eroismo dimostrato nella difesa di Culqualber, la bandiera dell’Arma dei Carabinieri è stata insignita della sua seconda medaglia d’oro al valor militare.

 

 

 

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