Il Santo del giorno, 2 Maggio: Sant’Antonino, compatrono di Firenze

 

 

I Perozzi sono un cognome così fiorentino e così noto, da essere stato affibbiato al personaggio del giornalista in: “Amici miei”.

Loro, quelli “veri” dell’omonimo casato, presero il nome da una porta di Firenze, vicino ad un albero di pere, proprio nella zona di S. Croce, dietro e vcino alla quale c’è la moderna sede de “La Nazione” il giornale che da sempre si identifica con Firenze.

Loro, i Perozzi, ma dettero alla città anche il grande santo di oggi.

 

2 maggio S. Antonino Chiostro_dello_scalzo,_busto_di_sant'antonino_02

 

 

Antonino Pierozzi noto anche come sant’Antonino da Firenze(Firenze, 1389 – Montughi, 2 maggio 1459)

 

I Perozzi o Peruzzi(cognome dato a Philippe Noiret, il disancantato e cinico giornalistaGiorgio Perozzi del film “Amici miei”!) o Pierozzi, prendevano nome da un’antica porta che si apriva ad est sulle mura di Firenze, nei pressi della quale,  c’era un antichissimo pero!

 

Antonio Pierozzi è stato un teologo, arcivescovo e letterato. Appartenne all’Ordine dei Frati Predicatori e fu uno dei più validi sostenitori della riforma dell’Ordine promossa dal Beato Raimondo da Capua.

Questi, discendente da Pier Delle Vigne, scrittore e sviluppatore del volgare siciliano, che Dante pone nel XIII Canto dell’Inferno, nella selva dei suicidi, (come arbusto secco in eternità) assolvendolo dall’accusa di aver tradito l’Imperatore, fu confessore di S. Caterina e 23° Maestro generale dei Domenicani.

 

Antonio, figlio del notaro ser Niccolò Pierozzi, fin dalla giovane età maturò un’indole avvezza alla meditazione, allo studio e alla preghiera, che in età adulta gli valsero l’appellativo di “campione della serietà“.

La sua esile figura dalla corporatura minuta gli diede qualche difficoltà a entrare tra i domenicani, ma le sue doti intellettuali convinsero i frati (si dice che conoscesse a memoria diversi libri!) che lo appellarono però con il nomignolo diminutivo.

Fu ricevuto nell’Ordine dal Beato Giovanni Dominici nel convento di Santa Maria Novella, proseguendo la sua preparazione a Cortona, dove ebbe come Maestro il Beato Lorenzo da Ripafratta, del quale fu degno discepolo.

Oggi sarebbe ricaduto nella Diocesi di Lucca, invece Lorenzo da Ripafratta (che è ricordato dalla Chiesa il 27 Settembre) era già Diacono quando, desideroso di una vita più perfetta, entrò nell’Ordine Domenicano a Pisa. Si distinse subito per un grande amore all’osservanza regolare, della quale comprendeva tutta l’importanza. In seguito fu uno dei più validi e attivi propagatori della Riforma, che allora ferveva in seno all’Ordine, e che dette tanti frutti di santità e di zelo. Uno dei primi Conventi in cui Lorenzo dispiegò il suo zelo fu quello di Cortona, dove, nominato Maestro dei Novizi, tante anime elette formò alla perfetta vita domenicana, tra le quali Sant’Antonino Pierozzi, futuro Arcivescovo di Firenze. L’imperdonabile negligenza degli antichi cronisti, pochissimo ci ha tramandato di questo grande religioso, ma possediamo una lettera di Sant’Antonino, inviata ai padri di Pistoia alla sua morte, nella quale egli paragona il suo santo maestro a San Paolo e ad Elia. Lo chiama “arca di scienza”, dicendo che fu vergine di corpo e di mente, che amava crocifiggere la sua carne con asprissime penitenze, vigilie e digiuni, devotissimo del culto divino fino alla decrepitezza, senza lasciare mai il Coro di notte e di giorno. Lorenzo tenne Cattedra in diversi Conventi, e fu Predicatore efficacissimo. In Pistoia e in Fabriano estinse odi inveterati e quando quelle terre furono colpite dalla peste, incurante del contagio, fu infaticabile nell’assistere i colpiti. Negli anni di vita sopportò con edificante pazienza una orribile piaga ad una gamba. Mori dopo sessant’anni di vita regolare, il 27 settembre 1456 a Pistoia. Il suo corpo si venera nella cittadina chiesa dei Domenicani. Papa Pio IX il 4 aprile 1851 ha confermato il culto.

 

antonino

 

Antonino a quattordici anni, a causa del suo aspetto gracile, aveva destato qualche apprensione nel santo Priore, ma in quel fragile corpo c’era un’anima gigante. La sua vita fu intessuta di penitenza e di preghiera. Nello studio fu quello che si dice un “lavoratore”, e ne fanno fede le numerose opere di sommo valore che scrisse. Da Cortona passo al Convento di San Domenico a Fiesole, alle porte di Firenze. Venne ordinato sacerdote nel 1413, divenendo Vicario a Foligno. Dette vita al glorioso Convento di S. Marco e fu Priore a Fiesole, Siena, Cortona, Roma, S. Maria sopra Minerva a Roma, Napoli, portando ovunque quella fiamma di zelo che in lui, fu dolce e forte a un tempo. Papa Eugenio IV, nel 1446, lo nomino Arcivescovo di Firenze e per indurlo ad accettare gli dovette minacciare gravissime censure. Come era stato modello di religioso e di superiore, così fu specchio di Pastore. Indisse guerra inesorabile a tutti i vizi e a tutte le ingiustizie. Fu il Padre dei poveri e degli sventurati. Anche da Arcivescovo osservò le austere regole dell’Ordine, fino alla fine dei suoi giorni. Sul letto dell’agonia poté esclamare: “Servire Dio è regnare!”, e spirò fragrante di verginità e ricco di opere sante. Per la sua consumata prudenza fu chiamato Antonino dei Consigli. Morì il 2 maggio 1459. E’ stato proclamato Santo da Papa Adriano VI il 31 maggio 1523.Ricevette molti incarichi e molto viaggiò. Tornò quindi a Firenze e divenne priore del convento di San Marco, nello stesso periodo in cui Beato Angelico ne affrescava le celle con un famoso ciclo sulla vita di Gesù. Chiamato a ricoprire il seggio arcivescovile, accettò l’incarico seppur con riluttanza (provò anche a fuggire, ma venne bloccato a Fiesole), e svolse il suo compito contraddistinguendosi per magnanimità, carità e profonda dottrina.

Per un certo senso precursore della riforma tridentina, diede un nuovo volto all’arcidiocesi, con la riorganizzazione delle parrocchie, il ripristino degli ideali evangelici nel clero, l’istruzione dei fedeli, eccetera.

Figura instancabile di riformatore, predicatore, pastore e scrittore.

Alcune descrizioni dell’epoca lo ricordano come esile, sgraziato nella voce, ma austero nel portamento, con un’aurea di santità fin da quando era in vita.

Morì il 2 maggio 1459, presso Montughi, un bellissimo colle abitato appena a nord di Firenze, vicino Careggi, nel cosiddetto Palazzo dei Vescovi fiorentini.

Antonino, non fu certo “fondamentalista” come fu colui che lo seguì qualche decennio dopo nello stesso Convento di San Marco, cioè il suo confratello Savonarola, ma riorganizzò le istituzioni caritative indirizzandole ciascuna verso un preciso compito, affinché potessero al meglio specializzarsi con risparmio di energie e di mezzi, con le cosiddette Compagnie di Dottrina: lo Spedale degli Innocenti per i fanciulli, gli orfani e i trovatelli, la Compagnia dei Buonomini di San Martino, per i poveri “verghognosi”, ovvero per i benestanti caduti in disgrazia, la compagnia per l’assistenza dei sacerdoti anziani (presso l’Oratorio di Gesù Pellegrino).

Nella casa dove nacque, nei pressi di Piazza del Duomo a Firenze oggi appartenente all’Opera di Santa Maria del Fiore, un busto e una targa in latino ricordano la figura, in qualità di patrono della città di Firenze e dell’arcidiocesi, accanto a San Zanobi. Una sua statua si trova nel cortile degli Uffizi. Esiste anche una via Sant’Antonino nel pressi di piazza dell’Unità italiana (zona Stazione di Santa Maria Novella) a Firenze.

 

Torre de’ Pierozzi, casa natale del santo, molto vicina alla cosiddetta casa di Dante, che comunque, non è la vera casa degli Alighieri, ma si trova vicinissima al luogo originario dove davvero nacque Dante.

Chiostro dello Scalzo (un capolavoro fiorentino da non perdere!) con i Busto di Sant’Antonino

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