Il Santo del giorno, 17 Settembre: S. Ildegarda di Bingen (e il Card. Bellarmino)

Oggi si festeggerebbe il Cardinale Bellarmino, addirittura Dottore della Chiesa, teologo insigne, che venne però spesso osteggiato anche in seno alla Chiesa e spesso “inviato” in periferia. In questo santo però, restano dei lati oscuri che non spetta certo a noi d’indagare o mettere in evidenza, solo non ci piace parlare della vita di questo grande studioso gesuita (gesuita rosso veniva detto per il manto cardinalizio, che per questa sua appartenenza non salì al soglio pontificio) perché participò a due grandi processi che hanno nociuto non poco alla Chiesa: contro Giordano Bruno e contro Galileo Galilei!

Pare che non fu mai presente alle torture che i carcerieri pontifici inflissero al filosofo di Nola, bruciato poi sul rogo in Campo dei Fiori, dove ogg ila sua statua voluta da grandissimi intellettuali di tutto il mondo è uno dei monumenti più visti nella pur visitatissima Roma, ma certo come capo del Tribunale d’Inquisizione fu al centro di uno dei periodi peggiori della Chiesa che videro (sotto il Cardinale Carafa!) l’incredibile esecuzione dell’”eretico” Algerio (bollito prima di essere arso, in una pentola di pece olio e trementina!) e nello stesso periodi Bruno dell’infinita detenzione del filosofoTommaso Campanella!

 

Quindi ci occupiamo di S. Ildegarda (Bermersheim vor der Höhe, 1098 – Bingen am Rhein, 17 settembre 1179) religiosa e naturalista tedesca. Benedettina, e dichiarata dottore della Chiesa da papa Benedetto XVI.

Ma nella sua vita fu anche scrittrice, drammaturga, poetessa, musicista e compositrice, filosofa, linguista, cosmologa, guaritrice, naturalista, consigliera politica e profetessa!

Nacque, ultima di dieci fratelli, nell’Assia-Renana, nell’estate del 1098, un anno prima che i crociati conquistassero Gerusalemme.

Le visioni di Ildegarda sarebbero iniziate in tenera età e avrebbero contrassegnato un po’ tutta la sua esistenza. All’età di otto anni, a causa della sua cagionevole salute, era stata messa in convento dai nobili genitori, Ildeberto e Matilda di Vendersheim, dove fu educata da Jutta di Sponheim, giovane aristocratica ritiratasi in monastero. Prese i voti tra il 1112 e il 1115 dalle mani del vescovo Ottone di Bamberga.

Ildegarda studiò sui testi dell’enciclopedismo medievale di Dionigi l’Areopagita e Agostino. Iniziò a parlare – e a scrivere – delle sue visioni (che definiva «visioni non del cuore o della mente, ma dell’anima») solo intorno al 1136 quando aveva ormai quasi quarant’anni.

Trasferitasi nel monastero di Rupertsberg, da lei stessa fondato nel 1150, si dice facesse vestire sfarzosamente le consorelle, adornandole con gioielli, per salutare con canti le festività domenicali. Nella sua visione religiosa della creazione, l’uomo rappresentava la divinità di Dio, mentre la donna idealmente personificava l’umanità di Gesù. Nel 1165 fonderà un altro monastero, tuttora esistente e floridissimo centro religioso-culturale, dal lato opposto del Reno ad Eibingen. Il monastero è visitabile e nella Chiesa si possono ammirare gli affreschi che ritraggono i momenti più salienti della vita di Ildegarda e i segni straordinari che accompagnarono il momento del suo trapasso avvenuto il 17 settembre 1179.

Nell’arco di una dozzina di anni, tra la fine del 1159 e il 1170, compì quattro viaggi pastorali predicando nelle cattedrali di Colonia, Treviri, Liegi, Magonza, Metz e Werden.

 

17 sett Hildegard_von_Bingen_Liber_Divinorum_Operum

Hildegard_von_Bingen_Liber_Divinorum_Operum

Liber Divinorum Operum, XIII secolo

Ildegarda fu spesso in contrasto con il clero della Chiesa cattolica; tuttavia, riuscì a ribaltare il concetto monastico che fino ad allora era, e per molto tempo ancora sarebbe rimasto, inamovibile, preferendo una vita di predicazione aperta verso l’esterno a quella più tradizionalmente claustrale:

monaca controcorrente e anticonformista, aveva studiato a lungo teologia, musica e medicina, divenendo un’autorità nella Chiesa. Ha lasciato alcuni libri profetici – lo Sci vias (Conosci le vie), il Liber Vitae Meritorum (Libro dei meriti della vita) e il Liber Divinorum Operum (Libro delle opere divine), tra le cui figure viene rappresentato l’Adam Kadmon gnostico, oltre a una notevole quantità di lavori musicali. Un notevole contributo diede pure alle scienze naturali, scrivendo due trattati enciclopedici che raccoglievano tutto il sapere medico e botanico del suo tempo e che vanno sotto il titolo di Physica (Storia naturale o Libro delle medicine semplici) e Causae et curae (Libro delle cause e dei rimedi o Libro delle medicine composte). Ebbero anche grande fama le sue lettere a vari destinatari, che trattano di diversi argomenti, nelle quali Ildegarda risponde soprattutto a richieste di consigli di ordine spirituale.

Una posizione centrale nel pensiero di Ildegarda – di carattere assai forte, ma cagionevole di salute – la occupa la Viriditas, l’energia vitale intesa come rapporto filosofico tra l’uomo – con le sue riflessioni e le sue emozioni – e la natura, preziosa alleata anche per guarire dalle malattie.

La Lingua ignota: le 23 litterae ignotae di Ildegarda

Ildegarda fu l’autrice di una delle prime lingue artificiali di cui si abbiano notizie, la Lingua ignota (dal latino “lingua sconosciuta”), da lei utilizzata probabilmente per fini mistici.

Non è noto se altri, oltre la sua creatrice, abbiano avuto familiarità con essa. Nel XIX secolo alcuni credevano che Ildegarda avesse ideato il suo linguaggio per proporre una lingua universale che unisse tutti gli uomini (per questo motivo santa Ildegarda è riconosciuta oggi come la patrona degli esperantisti con San Pio X). Tuttavia oggi è generalmente accettato che la Lingua Ignota sia stata concepita come un linguaggio segreto, simile alla “musica inaudita” di Ildegarda, della quale ella avrebbe avuto conoscenza per ispirazione divina. Questa lingua, essendo stata ideata nel XII secolo, può essere considerata come una delle più antiche lingue artificiali oggi conosciute.

La sfida all’Imperatore

Monaca “aristocratica”, Ildegarda più volte definì se stessa come «una piuma abbandonata al vento della fiducia di Dio». Fedele peraltro al significato del suo nome, “protettrice delle battaglie“, fece della sua religiosità un’arma per una battaglia da condurre per tutta la vita: scuotere gli animi e le coscienze del suo tempo.

Non ebbe timore di uscire dal monastero per conferire con vescovi e abati, nobili e principi. In contatto epistolare con il monaco cistercense Bernardo di Chiaravalle, sfidò con parole durissime l’imperatore Federico Barbarossa, fino ad allora suo protettore, quando questi oppose due antipapi ad Alessandro III. L’imperatore non si vendicò dell’affronto, ma lasciò cadere il rapporto di amicizia che fino ad allora li aveva legati.

Nel 1169, riuscì in un esorcismo su una tale Sigewize, che aveva fatto ricoverare nel suo monastero, dopo che altri religiosi non erano approdati a nulla: nel rito da lei personalmente condotto volle però naturalmente la presenza di sette sacerdoti (unici dotati del ministero di esorcizzare).

La sua memoria liturgica cade il 17 settembre, giorno della sua morte (dies natalis). Tale giorno, secondo la tradizione, sarebbe stato “predetto” dalla santa a seguito di una delle sue ultime visioni.

Ildegarda fu seppellita nel Monastero di Rupertsberg, dove le fu elevato un ricco mausoleo. Quando però nel 1632, durante la Guerra dei Trent’anni, il monastero fu distrutto e bruciato dagli Svedesi, i monaci benedettini portarono via con loro le reliquie nella cappella del priorato di Eibingen, dove ancora oggi si trovano.

Ildegarda nel corso della sua vita ebbe numerosissime visioni, di cui ha lasciato dettagliati resoconti illustrati nei manoscritti Scivias e Liber divinorum operum.

Moltissimi film si sono girati sulla sua vita: vogliamo ricordare quello della regista Margarethe von Trotta.

Share