Il Santo del giorno, 17 Novembre: S. Elisabetta d’Ungheria, Patrona di infermieri, fornai, società caritatevoli, Ordine Francescano Secolare – S. Eugenio di Firenze – Gregorio di Tours

Sposa-bambina, vedova e santa giovanissima, sembra incredibile che in così pochi anni, abbia trovato la forza di essere figlia di re, fidanzata e moglie di re, tre volte madre e di aver trovato la forza ed il tempo di fare tanto bene trai poveri, ai quali si sente veramente uguale, tanto da trattarli uguali a sestessa: a lei nata principessa di Ungheria e divenuta regina di Turingia!

di Daniele Vanni

Sant’ Eugenio di Firenze Diacono

(… – Firenze, 422) è stato un diacono a Firenze ai tempi del vescovo Zanobi, patrono principale dell’arcidiocesi fiorentina, assieme a sant’Antonino.

17 novembre Etimologia: Eugenio = ben nato, di nobile stirpe, dal greco

Tanto nella Vita di S. Zenobio, meglio conosciuto come Zanobi, vescovo di Firenze al principio del sec. V, (417-422) che in quella di Eugenio, quest’ultimo è presentato come diacono dello stesso Zanobi, mentre S. Crescenzio è presentato come suo suddiacono.

Più tardi anche Eugenio entrò nell’elenco dei vescovi fiorentini. Ma si tratta di documenti tardivi, compilati non prima del sec. XI, non degni di fede.

Secondo la leggenda, Eugenio, di origine fiorentina, fu educato da s. Ambrogio, il quale lo ordinò diacono.

Quando il santo Dottore si recò a Firenze, lo condusse con sé, affidandolo poi a s. Zenobio.

Dopo aver operato alcuni miracoli, sarebbe morto assistito da Ambrogio, da Zenobio e da Crescenzio.

La festa ricorre il 17 novembre.

E’ rappresentato con la dalmatica di diacono, alla stessa stregua di s. Stefano.

Giovanni dal Ponte (sec. XV) lo dipinse insieme con s. Benedetto, in un trittico della chiesa di Rosano (Pontassieve). 

 Gregorio di Tours   

Gregorio di Tours o Georgius Florentinus Gregorius(in latino: Gregorius Turonensis) (Clermont-Ferrand, 538 circa – Tours, 17 novembre 594) è stato un cronista ed agiografo gallo-romano, nonché vescovo di Tours, il che lo rendeva il principale responsabile di uno dei culti più importanti della Gallia, quello di San Martino e lo insigniva di una fra le 11 sedi metropolitane della Gallia Merovingia.

 Biografia

Gregorio nacque a Clermont, nella Gallia centrale, da genitori di discendenza senatoriale, appartenenti all’alta classe della società gallo-romana, come afferma lui stesso.

L’educazione di Gregorio fu limitata a quella strettamente cristiana disponibile all’epoca, ignorando le arti liberali e i classici pagani. Anche se aveva letto Virgilio, ci ammonisce che «Non dobbiamo riferirci alle sue fiabe menzognere, affinché non si ricada sotto la sentenza della morte eterna».

Fra il 543 ed 546 testimonia, nei suoi scritti, di una violenta epidemia di peste bubbonica che colpì la Gallia, l’Italia e la Spagna.

Nel 573, diventa vescovo di Tours.

Dei vescovi che lo precedettero, tutti, meno cinque, erano legati a lui da qualche grado di parentela.

Spese gran parte della sua carriera a Tours, anche se si spostò fino a Parigi. Il mondo rude nel quale visse era la cuspide tra l’antichità morente e la nuova cultura barbarica della prima Europa medioevale (i “tempi bui”, secondo gli storici del XIX secolo). Gregorio visse anche sul confine tra la cultura Franca dei Merovingi a nord e quella gallo-romana del sud della Gallia.

A Tours, Gregorio era nella miglior posizione per sentire e incontrare chiunque avesse influenza nella cultura merovingia.

Tours sorge sulle importanti acque navigabili della Loira.

Cinque strade romane partivano da Tours, che si trovava sulla via principale che collegava la regione dei franchi a nord e l’Aquitania con la Spagna.

A Tours, l’influenza franca del nord e quella gallo-romana del sud avevano il loro principale punto di contatto. Come centro del popolare culto di San Martino, Tours era luogo di pellegrinaggio, ospedale e santuario politico nel quale importanti leader trovavano rifugio durante le violenze e le agitazioni dei disordini merovingi.

Gregorio conobbe personalmente quattro re franchi: Sigeberto I, Chilperico I, Gontrano, e Childeberto I, oltre a gran parte delle altre figure principali tra i franchi.

 

Opere

Scrisse in un tentativo di stile letterario tardo latino, incerto, sgrammaticato e barbarizzato, ma nondimeno pieno di vitalità e con molti termini franchi e germanici.

Quando l’ispirazione mancava, si rifaceva prontamente alle formule linguistiche della dottrina.

Con tutto ciò, fu la principale fonte contemporanea della storia merovingia.

Il suo lavoro principale fu l’ Historia Francorum (Storia dei Franchi), in dieci libri,ma è anche conosciuto per i suoi resoconti sui miracoli dei Santi, specialmente i quattro libri sui miracoli di san Martino di Tours.

La tomba di Martino fu un importante luogo di culto del VI secolo, e gli scritti di Gregorio ebbero una funzione pratica nel promuovere il suo culto altamente organizzato.

L’ Historia Francorum, opera straordinaria dal punto di vista etnografico, è in dieci libri. I libri dall’I al IV raccontano la storia del mondo dalla creazione, ma arrivano rapidamente alla cristianizzazione della Gallia, alla conversione dei Franchi, alla conquista della Gallia da parte di Clodoveo I ed alla più dettagliata storia dei re Franchi fino alla morte di Sigeberto nel 575.

La seconda parte, libri V e VI, si chiude con la morte di Chilperico nel 584.

Durante gli anni in cui Chilperico resse Tours, le relazioni tra questo e Gregorio furono tese. Il passaggio più eloquente dell’ Historia è il capitolo finale del VI libro, nel quale il carattere di Chilperico viene descritto senza pietà.

La terza parte, composta dai libri dall’VII al X, narra dei resoconti sempre più personali fino all’anno 591.

Un epilogo venne scritto nel 594, l’anno della morte di Gregorio.

Leggendo l’ Historia Francorum si deve decidere se si tratti di una storia reale, o se Gregorio la scrisse per compiacere i suoi patroni. È probabile che una delle Case Reali franche sia trattata più generosamente di altre. I suoi scritti rivelano dei punti di vista tipici della sua posizione di vescovo. Le sue opinioni sui pericoli percepiti dell’arianesimo (ancora forte tra i Visigoti) lo porta a scrivere nella prefazione alla Historia una dettagliata espressione della sua ortodossia sulla natura di Cristo.

Notevole il suo disprezzo dei pagani e degli ebrei, consono al contesto dell’epoca!

 

La leggenda del Concilio di Mâcon

È Gregorio, nella sua Historia Francorum a sfatare una leggenda riguardante una presunta discussione avvenuta al concilio di Mâcon del 585.

Narra la leggenda che, durante una pausa del concilio, i presenti abbiano avviato una discussione per stabilire se la donna avesse o meno l’anima. I vescovi avrebbero risolto l’annoso dilemma votando a maggioranza depositando in un’urna delle sfere nere o bianche.

I “favorevoli” avrebbero vinto per un solo voto (o due, secondo altre versioni).

La leggenda, nata nel clima anticlericale seguente all’Illuminismo francese nel XVIII secolo, ha origine dal fatto che a Mâcon ci fu effettivamente un sinodo nel 585, ma ad esso Gregorio non intervenne in quanto i vescovi d’Austrasia (territorio di cui Tours faceva parte) non parteciparono al concilio.

Dunque, quello che raccontò fu per sentito dire. Gregorio narrò come durante una pausa dei lavori un vescovo propose un quesito ai presenti: nella Bibbia il termine latino “homo”, deve essere tradotto in “uomo” nel senso di persona, a prescindere se di sesso maschile o femminile, o come “uomo” sinonimo di “vir”, e cioè “maschio”?

I colleghi scelsero la prima possibilità citando la Genesi (1,27): nella frase Dio creò l’uomo, maschio e femmina lo creò, il termine homo include entrambi i sessi. Si trattava quindi di un semplice problema lessicale.

Se da lassù ci vede, assieme ai dotti illuministi, si renderanno certo conto che, senza tante votazioni, la questione è andata…molto oltre!!!

 

 

 

Sant’ Elisabetta d’Ungheria Religiosa

Presburgo, Bratislava, 1207 – Marburgo, Germania, 17 novembre 1231

Figlia di Andrea, re d’Ungheria e di Gertrude, nobildonna di Merano, ebbe una vita breve.

Nata nel 1207, fu quasi subito promessa in moglie a Ludovico, figlio ed erede del sovrano (langravio, cioè signore indipendente) di Turingia e là mandata fin dalla più tenera età!

Fidanzata già all’età di 4 anni, sposa a quattordici anni, madre a quindici, restò vedova a 20!

Il marito morì ad Otranto, in attesa di imbarcarsi con Federico II per la Sesta Crociata in Terra Santa.

Ma intanto, lei, divenutaElisabetta di Turingia, aveva avuto tre figli.

Dopo il primogenito Ermanno, vennero al mondo due bambine: Sofia e Gertrude, quest’ultima data alla luce, nel 1227, già orfana di padre.

Ludovico (che aveva avuto il padre scomunicato dal vescovo di Magonza) si era adoprato molto per la crociata voluta dal Papa Onorio III, che gli aveva promesso di affrancarlo e liberarlo dalle intromissioni del vescovo-principe dell’impero.

Alla morte del marito, Elisabetta (che ha avuto indietro l’ingente dote) si ritirò in una modesta casa di Marburgo, dove fece edificare a proprie spese un ospedale, riducendosi in povertà. Iscrittasi al terz’ordine francescano, offrì tutta se stessa agli ultimi, visitando gli ammalati due volte al giorno, facendosi mendicante e attribuendosi sempre le mansioni più umili.

La sua scelta di povertà scatenò la rabbia dei cognati che arrivarono a privarla dei figli. Ma lei non si scomponeva e da regina pretendeva il “tu” non solo dai malati che a volte, addirittura! trasportava se necessario sulle spalle! contenta di vivere da povera trai poveri, non pensando neppure un attimo a ritornare alla reggia del padre in Ungheria, dove la vorrebbero i suoi genitori!

Muore, ad appena 24 anni, a Marburgo, in Germania il 17 novembre 1231. Ed è subito acclamata santa dal popolo, che pretende che il Papa ordini un’inchiesta sui prodigi che le si attribuiscono.

Il vescovo di Magonza ostacola il processo di beatificazione. Il suo confessore viene ucciso.

 

Patronato: Infermieri, Società caritatevoli, Fornai, Ordine Francescano Secolare

 

Etimologia: Elisabetta = Dio è il mio giuramento, dall’ebraico

 

Emblema: Cesto di pane

 

 

 

 

 

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