Il Santo del giorno, 16 Settembre: S. Cornelio Papa e S.Cipriano Vescovo di Cartagine 

I primi due santi di oggi vengono ricordati assieme, perchè tennero identica posizione verso i “lapsi” coloro che avevano per paura rinnegato il Cristianesimo, ma poi volevano tornare alla Chiesa ed essere riammessi ai Sacramenti. Molti, rigidamente, vi si opponevano.

Gli altri sono stati tutti martirizzati sul Monte Soratte, la montagna isolata a nord di Roma, già sede del Dio degli Inferi etrusco, Sur o Soranus

 

Cornelio e Ciprianosono ricordati dalla Chiesa in questo stesso giorno.

Di Ciprianogiovane, sappiamo che era nato pagano a Cartagine, intorno al 210. Sarà scrittore e Padre della Chiesa: la denominazione adottata dal Cristianesimo, intorno al V secolo, per indicare i principali scrittori cristiani, il cui insegnamento e la cui dottrina erano ritenuti fondamenti, per la dottrina della Chiesa.

Battezzato verso il 246, nel 249 è già vescovo di Cartagine.

Nel 250, l’Imperatore Decio (sconfitto ed ucciso l’Imperatore Filippo l’Arabo a Verona e salito al potere, l’anno precedente) ordina che tutti i sudditi onorino le divinità pagane (offrendo sacrifici, o anche solo bruciando un po’ d’incenso) e ricevano così il libello, un attestato di patriottismo: vuole così, ad ogni costo, rafforzare la coesione dell’impero

Per chi rifiuta, carcere e tortura. O anche la morte: a Roma muore martire anche Papa Fabiano, (20° successore di Pietro e ricordato il 20 Gennaio), che forse era riuscito a convertire e battezzare il siriano Imperatore Filippo e tutta la sua famiglia.

A Cartagine, Tascio Cecilio Ciprianosi nasconde, guidando i fedeli come può dalla clandestinità.

Cessata la persecuzione (primavera 251) molti cristiani, che hanno ceduto per paura, vorrebbero tornare nella Chiesa. Sono i cosiddetti “Lapsi”(letteralmente “scivolati”) era il termine latino usato, nel III e IV secolo, per indicare i cristiani che, sotto la minaccia delle persecuzioni, compirono atti di adorazione verso gli dèi pagani.

Ma quelli che non hanno ceduto, si dividono tra indulgenti e rigoristi. Cipriano è più vicino ai primi, e con altri vescovi d’Africa indica una via più moderata, inimicandosi i fautori dell’epurazione severa.

A questo punto le sue vicende s’intrecciano con quelle di Cornelio, un presbitero romano d’origine patrizia.

Eletto Papa a 14 mesi dal martirio di Fabiano, si trova di fronte a uno scisma provocato dal dotto e dinamico prete Novaziano, che ha retto la Chiesa romana in tempo di sede vacante. Novaziano accusa di debolezza Cornelio (che è sulla linea di Cipriano) e dà vita a una comunità dissidente che durerà fino al V secolo.

Da Cartagine, Cipriano affianca Cornelio e si batte contro Novaziano, affermando l’unità della Chiesa universale.

Non è solo sintonia personale con papa Cornelio: Cipriano parte dall’unità dei cristiani innanzitutto con i rispettivi vescovi, e poi dei vescovi con Roma quale sede principalis, fondata su Pietro capo degli Apostoli.

Ucciso in guerra l’imperatore Decio, il suo successore Treboniano Gallo è spinto a perseguitare i cristiani perché c’è la peste, e la “voce del popolo” ne accusa i cristiani, additati come “untori” in qualunque calamità.

Si arresta anche papa Cornelio, che muore in esilio nel 253 a Centumcellae (antico nome di Civitavecchia). E viene definito “martire” da Cipriano, che appoggia il suo successore Lucio I contro lo scisma di Novaziano.

Poi è la volta di Cipriano che si nasconde e nasconde i diaconi, i presbiteri perseguitati.

Subisce un processo, di cui abbiamo ancora gli atti!, prende la via dell’esilio, ma poi torna perché ha visto in sogno il suo martirio che deve avvenire nella sua città!

Fu gettato a terra in una cavità circondata da alberi, su cui molte persone si erano arrampicate. Cipriano si tolse il mantello ed inginocchiatosi iniziò a pregare. Poi si tolse la dalmatica e la diede ai suoi diaconi. Rimase in piedi vestito della sola tunica in attesa del carnefice, al quale ordinò fossero dati 25 pezzi d’oro. I confratelli lanciarono panni e fazzoletti davanti a lui per assorbire il suo sangue. Egli si bendò gli occhi con l’aiuto di un presbitero e di un diacono, entrambi chiamati Giulio. Così avvenne il suo martirio. Per il resto del giorno il suo corpo fu esposto per soddisfare la curiosità dei pagani. Ma la notte, i confratelli, con candele e torce, lo portarono pregando al cimitero di Macrobius Candidianus nei sobborghi di Mapalia. Fu il primo vescovo di Cartagine ad ottenere la corona del martirio.

Abbondanzio(… – Rignano Flaminio, 304) è stato un diacono romano che subì il martirio ed è venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

Agiografia e culto

Fu un diacono, martirizzato, secondo la tradizione, probabilmente nel 304 insieme a sant’Abbondio il presbitero, san Marciano e san Giovanni, sul Monte Soratte, lungo la Via Flaminia, presso Rignano Flaminio, e lì sepolto.

Le sue spoglie erano ospitate in precedenza nella basilica dei Santi Cosma e Damiano in Roma, provenienti a loro volta dalla chiesa di Sant’Adalberto e Paolino, sull’isola Tiberina, dove furono traslate intorno all’anno 1000. Le spoglie sono attualmente conservate nella Chiesa di Santa Maria Assunta nel paese di Cislago, in provincia di Varese.

La festa liturgica si celebra il 16 settembre.

I più antichi ritrovamenti di reperti e ceramiche risalenti all’Età del bronzo, lasciano pensare che ilSoratte fosse abitato fin da tempi preistorici.

Sicuramente in epoca preromana, a causa della sua natura isolata che lo rendeva visibile e riconoscibile da lontano,fu utilizzato come luogo di culto da parte delle popolazioni dei Sabini, Capenati, Falisci ed Etruschi.

 Tale vocazione si tramandò nel tempo prima ai romani, con il culto di Soranus Apollo e poi agli inizi del Cristianesimo, quando molti eremiti vi si rifugiarono in cerca di silenzio e meditazione.

A testimonianza di ciò si trovano sul Soratte i resti di sei insediamenti a carattere religioso, alcuni dei quali tuttora utilizzati durante le feste religiose di Santa Lucia, di Santa Romana e della Madonna di maggio, in occasione della quale si svolge la tradizionale fiaccolata sul monte.

Sulla cima del Soratte si trova l’eremo di San Silvestro, costruito nel VI secolo sui resti di un tempio di Apollo.

Secondo una leggenda la chiesa fu fondata da papa Silvestro I che si era rifugiato sul Soratte per sfuggire alla persecuzione di Costantino I. Vi sono conservati affreschi trecenteschi e quattrocenteschi che sono stati oggetto di studi e di interventi conservativi.

Soranus, conosciuto come Sur o Śur (“il Nero”?) oppure come Suri o Śuri (“del luogo nero”? = gli Inferi) in lingua etrusca, fu una antica divinità italica, venerata da varie popolazioni dell’Italia centrale (Sabini, Latini, Falisci ed Etruschi) e presente anche nella religione romana. Il centro del suo culto era il Monte Soratte, monte sacro collocato a nord di Roma che si distingue per il fatto di ergersi isolato nel mezzo della campagna, in una zona caratterizzata da profonde cavità carsiche e da fenomeni di vulcanismo secondario; tali fenomeni erano particolarmente associati nell’antichità a divinità infere come Dis Pater, col quale spesso Soranus viene confuso.

Altro centro dedicato a questa divinità era l’antica Surina, che secondo gli studiosi coinciderebbe con l’odierna Viterbo.

I sacerdoti di Soranus erano chiamati Hirpi Sorani (“Lupi di Soranus”, dalla lingua Sabina hirpus = “lupo”).

Essi nel corso delle cerimonie, camminavano sui carboni ardenti, reggendo le interiora delle capre sacrificate.

I Luperci nella religione romana hanno probabilmente avuto una derivazione da questi sacerdoti.

Come detto, Soranus venne identificato e confuso con Dite, il dio romano del mondo sotterraneo, o con Apollo in questo caso però un sole nero, cioè un dio solare infero, più che celeste, difatti presumibilmente definito dagli Etruschi con il sinonimo di Tinia Calusna (Giove infero); la sua paredra era la dea Cavatha per gli Etruschi e Feronia per i Falisci, il cui santuario maggiore (Lucus Feroniae) era collocato nei pressi del Monte Soratte.

Dis Patero Dite è una divinità romana. Inizialmente considerato dio delle ricchezze del sottosuolo, per divenire il dio del sottosuolo e confluito in Plutone, l’equivalente di Ade nella mitologia greca.

In latino Dis (più raro Ditis) deriva da dis, ditis aggettivo contratto di dives, divitis cioè ricco. Il suo nome significa “il padre delle ricchezze”. Si identifica completamente con Pluto, nome accostato all’aggettivo greco ploutos, ricco.

Dante nella Divina Commedia chiama Dite la città interna dell’Inferno (sesto cerchio), dove sono puniti i peccati di malizia cioè quelli commessi volontariamente e non causati da una perdita di controllo. E Ugo Foscolo nel carme Dei Sepolcri parla del “limitar di Dite”, il regno dei defunti (v. 25).

Il poeta latino Virgilio nell’Eneide (libro VI; vv. 268- 269) scrive di Enea e della Sibilla Cumana che entrano nell’oltretomba: ” Sotto la notte sola, andavano oscuri per l’ombra / e per le vacue case di Dite e i suoi vani regni, /…”.

« La totalità della sostanza terrestre considerata nella pienezza delle sue funzioni fu invece affidata a Dis Pater che è lo stesso che dire Dives (il ricco), il Ploutos dei Greci; denominazione giustificata dal fatto che ogni cosa ritorna alla terra e da essa trae origine. A Dis Pater si ricollega Proserpina (il nome è di origine greca, trattandosi di quella dea che i Greci chiamano Persefone) che simboleggerebbe il seme del frumento e che la madre avrebbe cercata dopo la sua scomparsa… »

(Marco Tullio Cicerone, De natura deorum II, 66)

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