Il Santo del giorno, 16 Ottobre: Longino e la sua lancia miracolosa! – S. Edvige, Patrona della Slesia

Nata da un’antica famiglia bavarese che comandò sul Tirolo e sull’Istria, andata in sposa in Polonia, visse sempre in modestia perpoi ritirarsi inun convento cistercense che lei stessa aveva fondato

di Daniele Vanni

I genitori Bertoldo e Agnese, di alta nobiltà bavarese, la preparano a un matrimonio importante, facendola studiare alla scuola delle monache benedettine e a 16 anni, infatti, Edvige sposa a Breslavia(attuale Wroclaw, in Polonia) il giovane Enrico il Barbuto, erede del ducato della Bassa Slesia.

Quattro anni dopo, Enrico succede al padre Boleslao e così lei diventa duchessa.

Questa la prima parte della vita di Santa Edvige di Andechs( tedesco : Heilige Hedwig von Andechs, Latina : Hedvigis; 1174 – 15 Ottobre 1243), membro della bavarese Comital Casa di Andechs, principi che ebbero possedimenti in Tirolo e poi sull’Adriatico, nel Quarnero e nell’Istria: la cosiddetta Merania.

Da sposa Questo territorio slesiano fa allora parte ancora del regno di Polonia, ma si sta germanizzando. I suoi duchi, già dal tempo di Federico Barbarossa (morto nel 1190, proprio l’anno del matrimonio di Edvige!) gravitano nell’orbita dell’Impero germanico; ma la feudalità locale è invece di stirpe polacca, come la maggioranza degli abitanti, ai quali però si sta mescolando una forte immigrazione di tedeschi.

Edvige mette al mondo via via sei figli: Boleslao, Corrado, Enrico detto il Pio, Agnese, Sofia e Gertrude. E si rivela buona collaboratrice del marito nel difficile governo del ducato: guadagna la simpatia dei sudditi polacchi imparando la loro lingua, promuove l’assistenza ai poveri, come fanno e faranno molte altre sovrane; ma con una differenza: leivive la povertà in prima persona, giorno per giorno, con le regole severe che si impone, eliminando dalla sua vita tutto quello che può distinguerla da una donna di condizione modesta. A cominciare dall’abbigliamento. I biografi parlano degli abiti usati che indossa, dellecalzature logore, delle cinture simili a quelle dei carrettieri.

È poco fortunata con i figli, che non avranno rapporti affettuosi con lei, e che moriranno quasi tutti ancora giovani, tranne Gertrude. Suo marito, Enrico il Barbuto, muore nel 1238, e gli succede il figlio Enrico il Pio, che già nel 1241 viene ucciso in combattimento contro un’incursione mongola presso Liegnitz (attuale Legnica).

Disgrazie in serie, dunque. Ma i biografi dicono che lei le affronta ogni volta senza lacrime. Forse perché è tedesca. E fors’anche perché è molto legata all’ambiente monastico del tempo, con tutto il suo rigore.

Alle molte preghiere e pie letture, Edvige accompagna anche penitenze fisiche durissime.

Eppure, quando si ritrova sola, non pensa di “fuggire dal mondo” subito, entrando in monastero. No, prima bisogna pensare ai poveri, come dirà alla figlia Gertrude, non per motivi di buona politica, ma perché i poveri sono “i nostri padroni”!

E questo linguaggio richiama la spiritualità degli Ordini mendicanti e in particolare quella dei Francescani, tra i quali Edvige, negli ultimi anni della sua esistenza, scelse il proprio confessore.

Entra infine nel monastero cistercense di Trebnitz (l’attuale Trzebnica) fondato da lei e dal marito nel 1202.

E qui vive da monaca.

Anzi, da monaca superpenitente.

Muore anche da monaca, chiedendo di essere sepolta nella tomba comune del monastero.

Tedeschi e polacchi di Slesia sono concordi nel chiamarla santa: nel 1262, sotto papa Urbano IV, incomincia la causa per la sua canonizzazione, e nel 1267 papa Clemente IV la iscrive tra i santi. Il corpo sarà in seguito trasferito nella chiesa del monastero.

 

 

Longino

Nascita:     Lanciano

Morte:       Lanciano, 37?

Santuario principale:     basilica di Sant’Andrea (Mantova)

Ricorrenza: 15 marzo/16 ottobre

Attributi:     lancia, ampolla con il sangue di Cristo

Patrono di:        militari, ciechi

Quinto Cassio Longino, in latino Longinus (Lanciano, … – Lanciano, 37?), è, secondo una tradizione cristiana, il nome del soldato romano che trafisse con la propria lancia il costato di Gesù crocifisso, per accertare che fosse morto, come riporta il vangelo secondo Giovanni:

« … ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. »

(Giovanni 19,34)

Nei vangeli canonici non è presente il nome del soldato; il nome “Longinus” deriva da una versione degli Atti di Pilato, apocrifi.

Longino è venerato come martire dalla Chiesa ortodossa e come santo dalla Chiesa cattolica.

Fonti su Longino

 

I più imporrtanti a portare tale nome sono:

Il nipote del tribuno militare omonimo, che fu pretore urbano nel 167 a.C. ed in tale anno riuscì a portare ad Alba il re macedone Perseo, sconfitto nella terza guerra macedonica.

Nel 164 a.C. fu eletto console con Aulo Manlio Torquato, ma morì proprio durante tale anno

Càssio Longino, Quinto (lat. Q. Cassinis Longinus). – Cugino, forse, di Gaio Cassio Longino, l’uccisore di Cesare, fu tribuno della plebe nel 49 a. C.; amministrò la Spagna con avidità crudele; nel 48 ebbe l’incarico di combattere Giuba, ma, costretto a fuggire per una ribellione militare, morì in un naufragio.

Cassii Longini 

Quinto Cassio Longino, tribunus militum nel 252 a.C., durante la Prima guerra punica. Fu privato del comando dopo una sconfitta per aver attaccato il nemico contro gli ordini del console Gaio Aurelio Cotta.

 

Lucio Cassio Longino, figlio del precedente.

Gaio Cassio Longino, nonno del console del 171 a.C.

Gaio Cassio Longino, padre del console del 171 a.C.

Gaio Cassio Longino, console nel 171 a.C. e censore nel 154 a.C.

Quinto Cassio Longino, console nel 164 a.C., morto in carica.

Quinto Cassio Longino, figlio del precedente.

Lucio Cassio Longino Ravilla, console nel 127 a.C. e censore nel 125 a.C.

Gaio Cassio Longino, console nel 124 a.C.

Lucio Cassio Longino, console nel 107 a.C., ucciso dai Tigurini.

Lucio Cassio Longino, tribuno della plebe nel 104 a.C.

Gaio Cassio Longino, console nel 96 a.C.

Gaio Cassio Longino Varo, console nel 73 a.C., proscritto e ucciso durante il Secondo triumvirato nel 43 a.C.

Lucio Cassio Longino, candidatosi senza successo al consolato nel 63 a.C. e poi congiurato di Catilina.

Gaio Cassio Longino, assassino di Cesare e pretore peregrinus nel 44 a.C.

Lucio Cassio Longino, tribuno della plebe plebis nel 44 a.C.

Gaio Cassio Longino, figlio del cesaricida.

Lucio Cassio Longino, governatore della Siria in vece dello zio Gaio, morto a Filippi nel 43 a.C.

Quinto Cassio Longino, tribuno della plebe nel 49 a.C. e governatore della Spagna Ulteriore.

Quinto Cassio Longino, legato di Quinto Cassio Longino in Hispania nel 48 a.C., probabilmente lo stesso uomo che ricevette la provincia da Marco Antonio nel 44 a.C.

Lucio Cassio Longino, console nel 30 d.C., sposò Drusilla, sorella di Caligola.

Gaio Cassio Longino promotore della congiura che portò all’assassinio di Giulio Cesare

Marcello Cassio Longino detto l’Isaurico (console 30 d.C.), console suffectus nel 30 d.C.; bandito da Claudio e richiamato da Vespasiano.

Longino probabilmente è un nome fittizio che deriva dal greco λόγχη (“lònche”), lancia.

Nessuno dei Vangeli canonici nomina la figura di Longino, ma Luca, Matteo e Giovanni parlano di un soldato che, prima che il corpo di Cristo fosse concesso a Giuseppe di Arimatea e Nicodemoper la sepoltura, per assicurarsi che Gesù fosse morto gli colpì il fianco con la lancia, da cui “uscì sangue e acqua” (Gv 19,34 e altri).

Secondo una tradizione orientale e greca, passata poi anche in occidente, si trattava di un soldato cieco da un occhio o comunque afflitto da un grave disturbo agli occhi, che sarebbe guarito al contatto col sangue sprizzato.

Secondo gli Acta Pilati, Longino era inoltre il centurione al comando del picchetto di soldati posti a guardia del sepolcro di Cristo, che avevano anche assistito alla sua morte.

In occidente la sua figura si fuse poi con quella del centurione, citato da Matteo, che riconobbe la natura divina di Gesù, esclamando:

“vere iste Filius Dei erat”,

“veramente costui era Figlio di Dio”

(Mt 27,54)

Nella lettera apocrifa di Pilato a Erode, Gesù risorto si rivolge alla guardia del sepolcro Longino chiedendogli: “Non sei stato tu che hai fatto la guardia durante la mia passione e al mio sepolcro?”.

Questa fusione è poi attestata, in maniera limpida, nella Legenda Aurea di Jacopo da Varazze, scritta nel 1273, che è alla base dell’agiografia corrente.

Gli sviluppi della polemica antigiudaica avviata da Giovanni, tesa ad assegnare agli Ebrei tutta la responsabilità della morte di Cristo, fece sì che anche le figure dei soldati romani che molestarono Cristo sulla croce, cioè Longino e “Stefaton” (come viene chiamato secondo una tradizione medievale colui che offrì la spugna imbevuta di aceto) diventassero ebrei, come se ne trova traccia in alcune rappresentazioni iconografiche.

Matteo dopotutto (27, 65-66) scrisse che la guardia lasciata a sorvegliare il sepolcro di Cristo era dei sacerdoti del Tempio, quindi ebrea.

Agiografia

Nato nella città di Anxanum (oggi Lanciano),dove sarebbe tornato in vecchiaia, militò nella Legione Fretense, di stanza in Siria e nella Palestina attorno all’anno 30.

Altre leggende sostengo che sia nato in Cappadocia.

Secondo la tradizione fu il centurione romano che al momento della morte di Gesù gridò: ”Costui era veramente il figlio di Dio”, e che successivamente, quando il corpo di Gesù doveva essere deposto dalla croce perché stava per iniziare il sabato, giorno di festa per gli Ebrei, in cui non si potevano lasciare i cadaveri dei condannati a morte esposti per evitare di spezzargli le ossa delle gambe, come prescriveva la legge, per un atto di pietà, preferì colpirgli il costato con la lancia, dal quale sgorgò sangue e acqua.

Una tradizione medievale racconta che Longino era malato agli occhi, ma il sangue di Gesù, schizzato su di essi, lo guarì.

Potrebbe essere una leggenda popolare nata per dire che la vista del sangue di Cristo, mentre era ai piedi della croce, gli aprì gli occhi alla fede cristiana!

Comandò poi i soldati messi di guardia al sepolcro di Gesù, e dopo la sua Risurrezione, andò assieme alle altre guardie dai sommi sacerdoti a riferire l’accaduto. Questi tentarono di corromperli con doni e promesse, affinché testimoniassero falsamente che i soldati di guardia al sepolcro si erano addormentati, permettendo che i seguaci di Gesù ne trafugassero il corpo, per poi dire che era risorto.

Mentre gli altri soldati si lasciarono corrompere, Longino rifiutò di dire il falso, anzi contribuì a diffondere a Gerusalemme il resoconto della Resurrezione di Cristo.

Per questo motivo cadde in disgrazia agli occhi dei maggiorenti della città, che decisero di farlo uccidere, il centurione però avendo scoperto questo disegno, lasciò l’esercito romano assieme a due commilitoni e si rifugiò in una contrada poco distante da Lanciano.

Un’altra leggenda vuole che costui tornasse in Cappadocia, ove si diffuse la notizia della Resurrezione, convertendo al cristianesimo molte persone. La cosa fu notata dalle comunità israelitiche presenti nella regione, che la riferirono subito ai sacerdoti di Gerusalemme, che intervennero presso Pilato chiedendo la condanna a morte di Longino per tradimento. Pilato acconsentì e inviò in Cappadocia due fidati soldati della sua guardia con l’ordine di catturare lui e i suoi due compagni, decapitarli e riportargli indietro le loro teste.

Appena giunti questi incontrarono Longino, ma non lo riconobbero, anzi gli chiesero dove potessero rintracciarlo.

Il centurione si offrì di aiutarli e li ospitò in casa sua per tre giorni.

Quando giunse il momento di accomiatarsi, i due soldati gli chiesero come potevano sdebitarsi dell’ospitalità, egli allora si rivelò dicendo: “Sono Longino, che state cercando, sono pronto a morire e il più grande regalo che possiate farmi è di eseguire gli ordini di chi vi ha mandato!”

I due non volevano credere alle sue parole, ma poi dietro le sue insistenze e per paura della punizione di Pilato, si decisero a eseguire la sentenza su di lui e sui suoi due compagni.

Longino raccomandò loro dove dovevano seppellire il suo corpo, si fece portare da un servo una veste bianca, la indossò e si lasciò decapitare.

Le due guardie riportarono a Gerusalemme le teste dei tre condannati, che Pilato fece esporre alle porte della città e poi fece gettare in una discarica. Dopo qualche tempo, una povera donna cieca della Cappadocia, rimasta vedova, si mise in viaggio per Gerusalemme guidata dal figlioletto, per chiedere la grazia di essere guarita, appena giunse nella città il figlio morì lasciandola sola e senza guida. Le apparve in sogno Longino, incoraggiandola e promettendole che avrebbe pregato per la sua guarigione, le chiese poi di aiutarlo a dare degna sepoltura alla sua testa e le indicò il luogo dove doveva andare a cercarla. La cieca allora, facendosi accompagnare, ritrovò la testa di Longino nella discarica, sotto un mucchio di pietre, appena la toccò riacquistò la vista.

Dopo le riapparve in sogno il santo che la rassicurò, facendole vedere che il figlio era già in paradiso. La pregò poi di riporre la sua testa nella stessa bara del figlio e di seppellirla a Sardial nel suo villaggio natale.

Un’altra tradizione riguarda il ritorno di Longino in Italia da Gerusalemme, nella sua città natale, ossia Anxanum, l’attuale Lanciano, qui avrebbe predicato e donato tutti i suoi averi ai poveri, prima di essere catturato e giustiziato.

Nel luogo di sepoltura venne costruita la chiesa di San Legonziano (l’attuale chiesa di San Francesco). La testa invece, fu riportata indietro da Pilato, per provare l’avvenuta esecuzione.

Un’ulteriore tradizione racconta che portò con sé in Italia il sangue raccolto dalla ferita di Gesù in un’ampolla, osservandolo il sangue si liquefaceva(questo particolare sarebbe simile al miracolo del sangue di San Gennaro).

Longino sarebbe poi stato martirizzato nei pressi di Mantova.

Culto

Il Martirologio Romano fissa la memoria liturgica il 15 marzo, quello orientale il 16 ottobre.

Secondo la tradizione di Mantova, dopo il martirio avvenuto nei pressi della città, fu seppellito nel sito dove poi sorse la basilica di Sant’Andrea. Nella cripta della stessa basilica, si conservano tuttora la reliquia della fiala del “preziosissimo sangue di Cristo”, che sarebbe il sangue raccolto da Longino, e la reliquia della spugna usata per dare da bere l’aceto a Gesù.

La tradizione vuole che per tutelare le preziose reliquie, Longino seppellì la cassettina contenente il sacro sangue in un luogo segreto nei pressi dell’Ospedale dei Pellegrini.

Martirizzato il 2 dicembre dell’anno 37 venne sepolto nella contrada mantovana chiamata Cappadocia.

Per secoli si persero le tracce della reliquia del Preziosissimo Sangue, fino all’anno 804, quando Andrea apostolo, apparso ad un fedele, indicò con precisione il luogo dove si trovava interrata la cassetta portata da Longino. Nello stesso sito si trovarono le ossa del martire conservate ora nella basilica di Sant’Andrea.

La santificazione del vecchio soldato avvenne il giorno 2 dicembre 1340 sotto il papato di Innocenzo VI.

Nelle raffigurazioni artistiche Longino viene rappresentato:

Ai piedi della croce, in armatura da legionario romano, con l’elmo e il gladio al fianco, mentre con la sinistra si ripara gli occhi e con la destra colpisce con la lancia il costato di Gesù.

Inginocchiato, con la testa su di un ceppo, pronto per essere decapitato e con gli occhi cavati (perché prima della decollazione avrebbe avuto gli occhi cavati).

Con l’armatura mentre uccide con la lancia un drago.

Vestito da legionario, con in mano un’ampolla contenente il sangue di Cristo.

Una statua di san Longino è presente nella basilica di San Pietro in Vaticano, scolpita da Gian Lorenzo Bernini.

Leggenda di Longino a Lanciano

 

A Lanciano esiste una leggenda popolare che riguarda il ritorno di Longino in Italia da Gerusalemme.

Il soldato, dopo la conversione, avrebbe predicato nella città, stabilendosi nella sua villa che donò ai poveri. Per la sua fede cattolica sarebbe stato denunciato e condannato a morte, e nel luogo dove fu sepolto sarebbe sorta, nell’VIII secolo il convento di San Legonziano (“Legonziano” proviene da una variante di “Longino”) sopra una cappella in rovine, che serviva come luogo di culto per il martire.

 

In effetti, i resti del convento vecchio di San Legonziano e Domiziano sono inglobati nella chiesa medievale del XIII secolo dedicata a San Francesco d’Assisi.

La parte vecchia della chiesa si concentra sotto le fondamenta e presso la base del campanile, e si collegano a dei cunicoli romani della vecchia Anxanum che porta a Ponte Diocleziano (III secolo).

La leggenda lancianese vuole che il giorno di Pasqua tre figure di tre affreschi differenti (XIV secolo) di tre diverse chiese della vecchia Lanciano (San Francesco, San Giovanni e Madonna del Ponte) si animino e interagiscano tra loro, apparendo sotto forma di ombre nella piazza Plebiscito, per annunciarsi la Buona novella.

Inoltre la credenza popolare lancianese vuole che il nome latino della città “Anxanum” provenga dalla prodigiosa lancia di Longino.

Infatti il nome della città cambiò in Lanxianum e poi in Lanciano.

Anche lo stemma della città riporta l’immagini di una lancia che punta verso il cielo sopra tre colli, i tre colli della città vecchia di Lanciano.

 

La lancia di Longino

Nel medioevo, ebbe anche grande diffusione un’altra reliquia del santo, la sua lancia.

In verità, numerose furono le reliquie identificate con la lancia di Longino.

Gli imperatori del Sacro Romano Impero, ad esempio, da Ottone I in poi, avevano fra le proprie insegne la cosiddetta Sacra Lancia (o Lancia del Destino), e presto arrivarono ad identificarla con quella.

Nella punta di questa Lancia sacra fu incorporato un chiodo di ferro che sarebbe uno di quelli usati per crocifiggere Gesù.

Ancora oggi essa è custodita a Vienna.

 

Un’altra reliquia della punta della lancia di Longino, raccolta dal re di Francia san Luigi, fu conservata con altre reliquie attribuite a Gesù, come la corona di spine ed un frammento della Vera Croce, nella Sainte-Chapelle di Parigi fino alla Rivoluzione francese, quando furono disperse dai rivoluzionari.

 

 

 

 

 

 

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