Il Santo del giorno, 15 Ottobre: S. Teresa d’Avila 

Il Concilio Vaticano Secondo, ha innovato enormemente la Chiesa, spingendola verso la modernità e, a detta di molti, oggi: moltissimi, stravolgendola definitivamente. Verso una fine ingloriosa.

Teresa d’Avila, in linea con il Concilio di Trento, rispose alla novità della Riforma e dei tempi che avanzavano e incalzavano, spingendo verso la spiritualità, la mistica, la clausura più rigorosa, verso la primitiva “regola”: insomma andando verso la strada “sana” per ogni religione, che è quella della originalità, della dottrina, dei dogmi, della Fede che non si preoccupa di stare al passo coi tempi!

di Daniele Vanni

Teresa d’Avila(1515-1582) aveva due anni quando furono affisse sulla porta della Cattedrale di Wittenberg (31 ottobre 1517) le 95 tesi di Lutero contro la vendita delle indulgenze, una roboante manifestazione pubblica di protesta contro la Chiesa.

Nel secolo della Riforma Protestante (più corretto sarebbe dire “Rivoluzione”) Teresa si distinse per la sua imponente opera riformatrice all’interno dell’ordine carmelitano.

Teresa di Gesù, la cui festa liturgica cade il 15 ottobre, fu monaca per oltre vent’anni nel monastero dell’Incarnazione di Avila, al centro della Penisola Iberica, capoluogo della regione di Castiglia e León.Alta ben 1.131 m sul livello del mare, in una zona rocciosa sulla sponda destra del fiume Adaja, affluente del Duero, qui la Regola carmelitanasotto lo sbandamento delle istituzioni della Chiesa, che pure aveva da poco ripreso il controllo intero scacciando i Mori, ma aveva tremato per il potente nord Europa, Inghilterra, paesi tedeschi, olandesi…che si staccavano da Roma, aveva subito un rilassamento.

L’elevato numero di suore, la troppa frequenza degli incontri in parlatorio, una certa disorganizzazione nella distribuzione dei compiti, rendevano difficile la vita contemplativa a chi non era dotato di ferma volontà.

Fu così che Teresa ebbe l’intuizione di fondare una clausura stretta: il 24 agosto 1562 la riforma teresiana prese vita nella piccola casa di San José.

La grande mistica spagnola comprese che, di fronte alle lacerazioni della Chiesa del suo tempo, la sua risposta doveva consistere nell’essere figlia e sposa fedele di Dio attraverso la maggior adesione possibile alla Regola religiosa a cui si era sottomessa.Il suo sguardo rivolto costantemente al soprannaturale, le permise di vivere la Fede in pienezza e questo cercò di trasmettere alle consorelle e al mondo, che stava invece precipitando, altrove, ma non in Spagna, verso rivoluzioni industriali, che avrebbero ben presto tolto quel predominio del mondo, che sembrava aperto dalla scoperta spagnola di nuovi mondi al di là dell’Atlantico, dall’oro che ne proveniva e che si sarebbe effimeramente incarnato nell’impero di Carlo V.

Non so se lo sguardo di Teresa era volto al passato. Certo, da mistica, era rivolto in alto e la sua fu la risposta, giusta o sbagliata che fosse, fu opposta a quanto farà il Concilio Vaticano II, di fronte al modernismo, ai preti-operai, alla chiesa rivoluzionaria sudamericana ed al distacco generale della gioventù dalla fede dopo la Seconda Guerra Mondiale: Lei, la mistica, si rifugiò nell’ascesi, nel passato, nella tradizione e nell’interiorità.

La Chiesa nel 1963, deciderà di far entrare le chitarre in chiesa, di fare abiti borghesi ai preti e di dare loro le 850 Fiat, la messa in italiano…insomma di andare dietro al mondo.

Teresa d’Avila, in linea con il Concilio di Trento, che si arroccava in un passato dottrinale, stringeva i cordoni della clausura, sperava che stando continuamente accanto al Signore avrebbe ottenuto dalla Sua Onnipotenza doni di grazia per la Chiesa martoriata dalle corruzioni, dalle infedeltà, dagli scismi; doni di grazia per il Papa, per i sacerdoti, per i missionari, per i cattolici….

La piccola comunità delle Carmelitane Scalze(come venivano chiamate le monache di San José) diede una tale testimonianza di santità che ben presto molte giovani chiesero di abbracciare quella vita in cui austerità e gioia, rigore e soavità, solitudine e cordialità si fondevano in un equilibrio mirabile.

Quello che Teresa inserì nell’Ordine non fu soltanto una serie di norme, finalizzate alla crescita interiore, ma soprattutto una profonda unione fra vita mistica e vita apostolica.

La visita di un francescano di ritorno dalle Indie, stimolò ancora di più il suo ardore missionario e sollecitò le sue figlie a pregare «con gli occhi fissi sui bisogni della Chiesa».

Una notte del 1566, ha la prescienza che la sua opera di riforma debba proseguire!

Sei mesi dopo, padre Rubeo, Superiore generale dell’Ordine del Carmelo, durante una sua visita al convento di San José, viene conquistato dalla fede, dall’intelligenza e dall’ardore di Madre Teresa di Gesù, perciò l’autorizza a fondare in Castiglia molti monasteri, compresi due conventi di Carmelitani Scalzi; una misura di importanza vitale, infatti santa Teresa sa che la sua riforma avrà successo solo se le figlie saranno sostenute da confessori e direttori spirituali che obbediscono alla stessa Regola.

Ha 52 anni e inizia una nuova tappa della sua vita religiosa: si appresta a percorrere le strade della Castiglia,nel freddo più intenso e nelle estati polverose, a dorso di mulo o in carri coperti, senza cessare di pregare e di meditare.

Sorgono chiostri su chiostri: Medina, Malagon e Valladolid (1568); Toledo e Pastrana (1569); Salamanca (1570); Alba de Tormes (1571); Segovia, Beas e Siviglia (1574); Soria (1581); Burgos (1582)… Si fa «mercanteggiatrice», «maneggiatrice di affari», come ella stessa si autodefinisce nell’autobiografia: discute il prezzo dei terreni sui cui erigere i conventi; si relaziona con le autorità civili, per ottenere le autorizzazioni necessarie; cerca validi collaboratori…

Nel 1567 incontra un giovane che studia a Salamanca, è stato appena ordinato sacerdote e si prepara ad entrare in una certosa: è Giovanni di San Mattia.

Madre Teresa di Gesù si accorge subito di essere di fronte ad un’anima eletta e allora gli chiede di cambiare i suoi piani. Eccolo, allora, san Giovanni della Croce prendere la veste degli Scalzi e accompagnare la fondatrice nei suoi viaggi.

«Era così buono», scriverà la santa, «che ero io a dover imparare da lui molto di più di quanto potessi insegnargli».

Nasce fra le loro anime un’amicizia spirituale straordinaria, di sorprendente efficacia, sia nei momenti prosperi, sia in quelli di grande buio.

A partire dal 1577 il conflitto fra le due osservazioni del Carmelo, quella lassista e quella fedele alla Regola originale, si intensifica in un’atmosfera di passione e di incomprensione.

La morte del principale protettore dei Carmelitani riformati, il nunzio Nicolas Ormaneto, priva Teresa di un prezioso appoggio, tanto più che viene sostituito da un nemico degli Scalzi, Filippo Sega. Poiché le religiose dell’Incarnazione di Avila, nel 1577, hanno osato eleggere Teresa di Gesù, priora del convento, vengono scomunicate dal loro provinciale. E mentre Madre Teresa di Gesù viene reclusa nel convento di San José, Giovanni della Croce è arrestato. Il nunzio Sega pone i riformati sotto il governo di quelli che seguono la Regola blanda.

Santa Teresa, però, non demorde e non si rassegna all’ingiustizia dell’autorità umana, perciò decide di rivolgersi a Re Filippo II di Spagna, per salvare la riforma del ramo femminile e maschile dell’Ordine.

Nel 1580 ottiene un breve pontificio da parte di Gregorio XIII, che costituisce gli Scalzi in provincia separata, ponendo così fine a dieci anni di lotte fra le due correnti del Carmelo: se santa Teresa non avesse resistito, la salubre riforma sarebbe affondata, sotto le persecuzioni e le ostilità.

Teresa nata ad Avila (Vecchia Castiglia, Spagna) il 28 marzo 1515, morirà ad Alba de Tormes (Salamanca) il 4 ottobre 1582 (il giorno dopo, per la riforma gregoriana del calendario fu il 15 ottobre)

La beatificazione verrà nel 1614, la canonizzazione, nel 1622.

Malferma salute che l’accompagnò per tutta la vita e strenua resistenza: come quando era fuggita di casa, per entrare in convento. Anche se un po’ per le condizioni oggettive del luogo, un po’ per le difficoltà di ordine spirituale, faticò prima di arrivare a quella che lei chiama la sua “conversione”, a 39 anni. Ma questa maturità, l’aiuta, nel pensare di dover tornare a vivere “secondo la regola primitiva”: essere contemplativi, senza rendite e per questo rigore, detti poi: Scalzi.

Alla morte della Santa i monasteri femminili della riforma erano 17. Ma anche quelli maschili superarono ben presto il numero iniziale.

E dopo lotte, incomprensioni, Teresa potè scrivere: “Ora Scalzi e Calzati siamo tutti in pace e niente ci impedisce di servire il Signore”.

Teresa è tra le massime figure della mistica cattolica di tutti i tempi.

Le sue opere – specialmente le 4 più note (Vita, Cammino di perfezione, Mansioni e Fondazioni) – insieme a notizie di ordine storico, contengono una dottrina che abbraccia tutta la vita dell’anima, dai primi passi sino all’intimità con Dio.

L’ Epistolario, poi, ce la mostra alle prese con i problemi più svariati di ogni giorno e di ogni circostanza. La sua dottrina sull’unione dell’anima con Dio (dottrina da lei intimamente vissuta) è sulla linea di quella del Carmelo che l’ha preceduta e che lei stessa ha contribuito, in modo notevole ad arricchire, e che ha trasmesso non solo ai confratelli, figli e figlie spirituali, ma a tutta la Chiesa, per il cui servizio non badò a fatiche. Morendo la sua gioia fu poter affermare: “muoio figlia della Chiesa”.

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