Il Santo del giorno, 15 Febbraio: S. Wilfrido della Gherardesca, santo di Famiglia longobarda – Santi Faustino e Giovita

 

 

 

Appena convertiti, dopo l’invasione dell’Italia del 568, ecco anche i “loro” santi: come quelli di questa potente famiglia, signori di Pisa e della Maremma, dove dettero possedimenti alle loro guardie del corpo: i terribili Bulgari, da cui Bolgheri!!

 

 

di Daniele Vanni

 

 

 

San Wilfrido (Walfredo) Abate (Pisa – 15 febbraio 756)

 

Wilfrido della Gherardesca, o Vilfrido, ma anche Walfredo e Valfredo(Pisa, VII secolo – Monteverdi Marittimo, 15 febbraio 756), è stato un monaco longobardo, venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

 

Wilfrido fu un nobile longobardo, indicato come il capostipite della famiglia pisana che verrà successivamente conosciuta come Della Gherardesca. Suo padre, il gastaldo di Pisa Ratchauso, venne inviato dal re Liutprando a liberare le coste della Maremma dai Saraceni, ottenendone come premio il possesso; suo nonno era il duca del Friuli Pemmone e suoi zii i re dei Longobardi Astolfo e Rachis.

Era sposato con Tesia e avevano cinque figli. Ma nel luglio 754, durante la guerra tra Franchi e Longobardi, Wilfrido (d’accordo con la moglie e insieme a due compagni, Forte nobile della Corsica e Guidoaldo di Lucca un suo parente)decise di farsi monaco e fondare nelle terre di suo possesso in Maremma, precisamente nell’alta Val di Cornia in una zona chiamata Palazzuolo in Acquaviva, presso il borgo di Monteverdi (l’attuale Monteverdi Marittimo), un’abbazia con monastero dedicato a san Pietro, donando le sue proprietà al monastero medesimo. Per edificare il monastero di San Pietro in Palazzuolo, chiamò dal ducato di Benevento il monaco benedettino Magno da San Vincenzo al Volturno, per apprendere e diffondere la regola benedettina: infatti lui stesso e i suoi cinque figli andarono ad abitare nel monastero seguendo la Regola di San Benedetto.

Questo tipo di donazioni, avvenute durante lo scontro con i Franchi, servivano alla nobiltà longobarda per tutelarsi dalle pretese patrimoniali dei nuovi conquistatori: l’unione dei loro interessi a quelli della Chiesa metteva così al riparo i loro possedimenti terrieri.

Wilfrido, insieme al cognato Gundualdo di Lucca, fondò anche il monastero di San Salvatore in Versilia nella zona conosciuta come Fiumetto presso l’attuale Pietrasanta.

Wilfrido diresse il monastero di San Pietro per dieci anni e dette esempio di osservanza e umiltà.

Uno dei figli di Wilfrido, Ginfrido, dopo essere stato ordinato prete, fuggì dal monastero. Il padre profetizzò una punizione, che colse il giovane figlio con l’amputazione della falange di un dito, tanto da farlo ritornare al monastero pentito e, alla morte del padre, il 15 febbraio 756, fu chiamato a succedergli.

 

Culto

 

Avvennero molti miracoli e prodigi nei pressi della tomba di Wilfrido, così da far scaturire ben presto un culto che si diffuse in tutta la Toscana.

Il suo culto fu confermato nel 1861. Viene celebrato e ricordato il 15 febbraio nelle diocesi di Pisa e di Massa Marittima, e nel Calendario Benedettino.

 

 

 

Santi Faustino e Giovita erano due nobili bresciani vissuti nel II secolo, che intrapresero la carriera militare e divennero cavalieri, in seguito furono convertiti al Cristianesimo dal vescovo Apollonio e subirono il martirio tra il 120 e il 134, per non aver voluto sacrificare agli dei due giovani. Sono venerati dalla Chiesa cattolica come santi, si festeggiano il 15 febbraio e sono patroni della città e della Diocesi di Brescia e della parrocchia di Sorbolo (Pr).

Furono subito molto impegnati nell’evangelizzazione ed erano efficaci predicatori tanto che il vescovo nominò Faustino presbitero e Giovita diacono.

Il successo della loro predicazione li rese invisi ai maggiorenti di Brescia che temevano la diffusione del cristianesimo. Era il periodo della persecuzione voluta da Traiano ed alcuni personaggi potenti della città invitarono il governatore della Rezia, Italico, ad eliminarli con il pretesto del mantenimento dell’ordine pubblico. Sopravvenne la morte di Traiano e il governatore ritardò la cattura in attesa del nuovo imperatore.

 

Martirio

 

L’imperatore Adriano ordinò a Italico di procedere nella persecuzione, Faustino e Giovita si rifiutarono di sacrificare agli dei e furono incarcerati. Intanto l’imperatore di ritorno dalla campagna di Gallia si fermò a Brescia, venne coinvolto nella faccenda ed egli stesso chiese ai due giovani di adorare il dio sole ma essi si rifiutarono ed anzi colpirono la statua del dio pagano. L’imperatore ordinò che fossero dati in pasto alle belve del circo e furono rinchiusi in una gabbia con delle tigri. Le fiere rimasero mansuete e si accovacciarono ai loro piedi; il miracolo ebbe come effetto la conversione di molti spettatori tra cui anche la moglie del governatore Italico, Afra che diverrà un giorno anche lei martire e sarà proclamata santa. Venne ordinato che i giovani fossero scorticati vivi e messi al rogo.Il martirologio racconta come il fuoco non toccò nemmeno le vesti dei due condannati e le conversioni in città ebbero ancora più larga diffusione. Furono tenuti prigionieri nelle carceri di Milano dove subirono molte torture, quindi furono trasferiti a Roma dove furono di nuovo dati in pasto alle fiere nel Colosseo, ma anche stavolta ne uscirono indenni. Furono imbarcati e mandati a Napoli, e pare che grazie ad una loro intercessione una tempesta durante il viaggio si placò. Le torture continuarono, infine si decise di spingerli nel mare su una barchetta che però tornò a riva(secondo la leggenda fu riportata in salvo dagli angeli). Furono quindi condannati a morte, riportati a Brescia e il 15 febbraio furono decapitati, poco fuori porta Matolfa. I corpi furono sepolti nel cimitero di san Latino e nello stesso luogo il vescovo Faustino successivamente fece edificare la chiesa di san Faustino ad sanguinem.

 

 

Culto

 

Generalmente i due santi vengono rappresentati in veste militare romana, spesso con la spada in un pugno e la palma del martirio nell’altra. Altre raffigurazioni li mostrano in vesti religiose, Faustino da presbitero, Giovita da diacono.

Il culto dei santi Faustino e a Giovita si diffuse verso l’VIII secolo. Risale a questo periodo la narrazione leggendaria della loro vita. I Longobardi diffusero la devozione per i due santi in tutta l’Italia, in particolare a Viterbo.

Faustino e Giovita divennero i santi patroni di Brescia nel 1438, in seguito ad un evento straordinario avvenuto nel corso dei decisivi combattimenti che portarono i milanesi a levare un feroce assedio, il 13 dicembre 1438. Si racconta che i due santi apparvero sulle mura della città e aiutarono i bresciani a vincere i milanesi respingendo le palle delle cannonate a mani nude.A Brescia si festeggiano il 15 febbraio, giorno nel quale si svolgono numerose manifestazioni tradizionali, tra cui una famosa e storica fiera popolare.

Dal ventunesimo secolo la festa di San Faustino è considerata da alcuni festa di chi cerca l’anima gemella, in contrapposizione a San Valentino festeggiato il 14 febbraio.

 

 

 

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