Il Santo del giorno, 15 Aprile: Sante Basilissa e Anastasia Romane

Il 15 aprile è il 105º giorno del Calendario Gregoriano (il 106º negli anni bisestili). Mancano 260 giorni alla fine dell’anno.

 

Per il Cristianesimo, oggi celebriamo i santi:

 

Sant’Abbondio

Santa Basilissa Romana, martire insieme a Sant’Anastasia romana

Beato Cesare de Bus, fondatore dei Dottrinari

San Crescente di Mira, martire

San Marone, martire

Sant’Ortario, abate di Landelles

San Paterno di Avranches, vescovo

San Pietro Gonzales, domenicano

Santi Teodoro e Pausilopo, martiri

 

 

Santa Basilissa Romana, martire insieme a Sant’Anastasia romana

 

(Anastasia = risorta, dal greco; Basilissa = regina, dal greco)

 

Secondo la leggenda, erano due nobili matrone romane, divenute assidue fedeli degli apostoli Pietro e Paolo, dai quali avrebbero ricevuto il battesimo. In seguito al martirio dei due apostoli (all’incirca verso l’anno 67), esse si occuparono delle esequie e del seppellimento dei loro corpi.

 

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A sottrarre dalle ingiurie in Roma le salme degli apostoli di Cristo due timide donne concepirono l’arduo disegno di racchiuderle nel sepolcro. Alta è la notte, regna il più profondo silenzio, tutti sono immersi nel sonno. Basilissa ed Anastasia raccolser già que’ preziosi avanzi, li coperser di un lino, ed animate sol dalla fede e dalla rive­renza con celere passo si affrettano a deporre in luogo sicuro sì preziose reliquie.

 

Fu probabilmente questo atto a decretare l’arresto delle due sante, le quali vennero condotte dall’imperatore Nerone e costrette ad abiurare la loro fede. Di fronte al loro rifiuto, vennero sottoposte ai più crudeli supplizi: vennero flagellate selvaggiamente con fruste, scorticate con uncini, e infine gettate nel fuoco. Per intervento divino, tuttavia, le sante rimasero illese, continuando a proclamare ad alta voce la loro fede.

L’imperatore, adirato, fece tagliare loro la lingua e ordinò di decapitarle mediante la spada, supplizio eseguito attorno al 68, quando ormai il regno di Nerone volgeva al suo termine.

Avrebbe fatto però a tempo a imporre il suicidio al suo precettore ed insegnante Seneca, il grandissimo filosofo, accusato di far parte, forse ingiustamente, della congiura di Pisone. In linea con il suo particolare stoicismo, per il quale da molti era ritenuto addirittura cristiano, Seneca, tra una lettura e l’altra di testi filosofici e getti di rose e profumi dall’alto si lasciò morire, tagliandosi le vene dei polsi e delle caviglie, ma poiché il sangue, per l’età, defluiva troppo lento, bevve la cicuta come Socrate!

 

 

 

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