Il Santo del giorno, 14 Ottobre: S. Venanzio, Vescovo di Luni

Il santo di oggi ci porta a Luni, la città scomparsa, dove approdò il Volto Santo. Le due città, legate già al tempo della loro fondazione come colonie romane, rinsaldarono i legami nel Cristianesimo, nella leggenda leobiniana, che vuole, con equa divisione di quanto giunto miracolosamente dalla Palestina, il Sacro Legno a Lucca e un’ampolla contenente il sangue di Cristo, a Luni

 

 San Venanzio vescovo(… – 603?) Vescovo di Luni, ebbe intimità con Papa S. Gregorio Magno, che lo cita varie volte nei suoi ‘Dialoghi’ e che da lui apprese molti portenti ivi narrati: ad esempio il miracolo compiuto da S. Frediano, Vescovo di Lucca, che deviò il fiume Serchio servendosi di un semplice rastrello.

Rastrello che io ho scoperto essere la trasposizione simbolica ed immaginaria delle palificazioni romane (forse apprese dagli Etruschi) per deviare i corsi d’acqua e poi costruire ponti!!! 

Originario di Piacenza, nel 594 succedette a Terenzio nell’Episcopato di Luni. Ultima sua notizia è una lettera che il Pontefice gli inviò nel 604.

Di nobile famiglia, originario di Luni, fu consacrato vescovo della sua città natale a Roma da Papa Gregorio Magno; è il vescovo lunensedi cui si sa di più nel periodo dell’Alto Medioevo.

Ebbe un intenso rapporto epistolare con il papa, che gli scrisse otto lettere e lo nominò in altre due; viene citato inoltre nei Dialoghi, dove è presentato come viro venerabili Venantio, Lunensi Episcopo («Venanzio, uomo venerabile, vescovo di Luni»).

Le otto lettere che lo riguardano sono indirizzate e trattano della vita pastorale nella diocesi.

maggio 594: Il papa raccomanda a Venanzio che i cristiani non siano schiavi degli Ebrei.

maggio 594: Il papa scrive a Costanzo, vescovo di Milano allora esule a Genova, di aiutare Venanzio circa la restaurazione della disciplina nel clero.

settembre 594: Il papa, saputo che il prete Saturnino aveva celebrato messa nonostante il divieto vescovile, ordina a Venanzio di sospendere il ribelle fino alla morte, o fino a quando non si sarà sufficientemente pentito.

novembre 594: Il papa risponde al vescovo, che gli chiedeva che misure prendere contro l’abate di Portovenere e i suddiaconi che avevano violato le regole comunitarie: il primo non sia privato degli ordini sacri, ma gli altri siano deposti dai loro offici e dimessi dallo stato clericale. Inoltre il presbitero Saturnino sia confinato a Gorgona o Capraia dove potrà sollicitudinem de monasteris gerere er in eo quo est statu sine cuiusquam adversitate manere.

ottobre 597: il papa concede a Venanzio di fondare un monastero femminile in una casa di sua proprietà.

gennaio 599: il papa chiede a Venanzio di difendere i diritti di una monaca nella controversia con la madre.

gennaio 599: il papa chiede a Venanzio di ordinare nuovi sacerdoti, come vuole il magister militum per convertire i pagani che ancora dimoravano nei pagi della Diocesi.

febbraio 599: il Papa promette a Venanzio di mandare una badessa esperta per il monastero che ha fondato.maggio 599: il papa sollecita Venanzio nel far restaurare la facciate della chiesa di Fiesole, come richiesto dal sacerdote Agrippino e dal diacono Servando.

maggio 603: il papa scrive a Deudedit vescovo di Milano per informarlo di avere nominato Venanzio mediatore nella causa con il vescovo Teodoro.

L’antica Diocesi di Luni venerava quale primo vescovo San Basilio, annoverato dalla Bibliotheca Sanctorum, tanto che nel VII secolo era nota come Ecclesia Basiliana, come si evince da alcune monete.

Altri pastori santi ancora venerati sono Venanzio, Terenzio e Ceccardo.

Il 14 ottobre è festeggiato San Venanzio, vescovo della città, ormai scomparsa, dal 594 al 603.

Esistono sul suo conto parecchi documenti biografici risalenti al periodo del suo episcopato, la sua santità e la sua attività apostolica sono infatti egregiamente documentate nella corrispondenza e ne “I Dialoghi” di San Gregorio Magno, papa suo contemporaneo e confidente, dove è presentato come viro venerabili Venantio, Lunensi Episcopo. Ben poco invece ci è pervenuto sui primi e sugli ultimi anni della sua vita. Nel VI secolo fiorì il monachesimo in Lunigiana ed il nome più illustre fu senza dubbio quello di San Venerio, eremita all’isola del Tino.

Secondo alcuni storici sarebbero esistiti due santi di nome Venanzio in Lunigiana, uno vescovo di Luni e l’altro abate nel vicino monastero di Ceparana, pressoché contemporanei. Ad oggi si propende per ritenere che il medesimo San Venanzio, vescovo di Luni, fosse stato monaco in precedenza in qualche monastero vicino, come del resto anche Gregorio Magno aveva un passato di vita claustrale. L’affermarsi fortemente del monachesimo in Lunigiana in quel periodo di tempo, lo zelo dimostrato da San Venanzio per la restaurazione della disciplina nei monasteri della sua diocesi e la fondazione su sua iniziativa di un monastero femminile nella stessa città di Luni, costituirebbero una conferma di questa tesi. Sull’origine del santo vescovo, la maggior parte degli autori sostengono che non fosse nativo della Lunigiana, bensì provenisse da Piacenza sua città natale. L’episcopato di San Venanzio si colloca tra il 594, quando succedette al vescovo San Terenzio, ed il 603, con la morte che lo colse forse in missione ad Albacina nelle Marche. In tale anno in cui si interrompe il suo epistolario.

Secondo tradizione morì nel 603 ad Albacina nelle Marche, dove era in missione apostolica. Nella Diocesi di Luni si festeggia oggi.

Perché ci occupiamo di Luni?

Naturalmente per la vicenda del Volto Santo di Lucca che secondo la leggenda leobiniana, qui approdò. La leggenda appunto cita una data precisa: il 742, successiva al santo di oggi.

E allora vediamo la sequenza dei Vescovi di Luni, dalla tardiva istituzione della Diocesi, V° sec. fino agli anni dell’approdo del Sacro Legnoche poi “scelse” di venire dai Lucchesi. I quali però, lasciarono un’ampollla con il Sacro Sangue oggi conservato nella Chiesa di Santa Maria Assunta a Sarzana, che dopo l’abbandono di Luni, divenne sede della diocesi.

San Basilio † (V secolo)

San Solario † (V secolo)

Sant’Euterio? † (V secolo)

San Felice † (menzionato nel 465)

Vittore † (prima del 501 – dopo il 502)

Giusto † (menzionato nel 556)[2]

Basilio II ? † (seconda metà del VI secolo)

San Venanzio † (prima del 593 – dopo il 603)

San Terenzio † (prima metà del VII secolo)

Lucio ? † (circa 620 – 635)

Lazzaro I ? † (circa 635 – 645)

Tommaso † (menzionato nel 649)

Severo † (menzionato nel 679)

Lintecario † (? – 753 deceduto)

Felerado † (menzionato nel 769)

Callisto I, (conosciuto in latino col nome di Callixtus o Calixtus) (… – Roma, 222), è stato il 16° vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo. Fu papa all’incirca dal 217 al 222.

Quasi tutte le notizie sulla sue figura si devono a sant’Ippolito, che forse inserì fatti malevoli nella sua biografia.

Sarebbe stato schiavo e malversatore del denaro del suo padrone Carpoforo. Fuggì e venne riacciuffato venendo condannato alla macina. Appena graziato provocò dei disordini in una sinagoga, finendo per essere condannato alle miniere in Sardegna nel 186-189 circa.

Più sicure sono le notizie dopo la sua liberazione, dopo il 190-192.

Da liberto aprì un banco nella regio terza di Roma, popolata quasi esclusivamente da cristiani, che fallì travolta dalla crisi inflazionistica del II secolo.

Fu diacono di Zefirino, che gli affidò la direzione di un cimitero sulla via Appia (detto appunto catacombe di San Callisto).

Pontificato

« Quattro cose resero in maniera particolare glorioso il pontificato di S. Callisto: la Basilica di Santa Maria in Trastevere, il digiuno delle quattro tempora, il Cimitero detto di S. Callisto nella porta Appia, oggidì porta San Sebastiano, ed il luminoso di lui martirio. »

Nonostante si faccia iniziare il suo pontificato nel 217, il suo contemporaneo, Giulio Africano, indicava la data della sua ascesa al soglio di Pietro nel primo (o secondo?) anno del regno di Eliogabalo, 218 o 219. Comunque, sia Eusebio di Cesarea che il Catalogo Liberiano concordavano nel riconoscergli cinque anni di episcopato.

La sua elezione provocò lo scisma di Ippolito di Roma, considerato antipapa.L’Historia Augusta afferma che un luogo su cui fece erigere un oratorio fu rivendicato da dei tavernai (popinarii),ma l’imperatore decise che un luogo per l’adorazione di qualsiasi dio era meglio di qualunque taverna.

Si dice che questa sia stata l’origine della basilica di Santa Maria in Trastevere.

Tuttavia, secondo quanto affermato nel Catalogo Liberiano, questa basilica fu fatta costruire da papa Giulio I. Forse l’intervento costruttivo di papa Callisto è da ricercarsi nella vicina chiesa di San Callisto. Essa, inoltre, contiene un pozzo in cui la leggenda dice che fu gettato il corpo del papa.È questa, con molte più probabilità, la chiesa fatta edificare da Callisto.

Quasi tutto quello che sappiamo di questo papa proviene dagli scritti dei suoi acerrimi nemici, Quinto Settimio Fiorente Tertulliano e l’autore del Philosophumena, l’antipapa Ippolito. Si tratta, perciò, di notizie tendenziose, che cercano di farlo apparire una persona riprovevole e odiosa.

Secondo il Philosophumena, che lo definiva “uomo industrioso per il male e pieno di risorse per l’errore“, Callisto era lo schiavo di un certo Carpoforo, un cristiano della famiglia imperiale. Costui affidò grandi somme di denaro a Callisto, che creò una banca in cui orfani e vedove potevano portare i loro soldi. Callisto, però, perse tutto e scappò.Carpoforo lo seguì fino a Porto, dove Callisto si stava imbarcando su una nave. Vedendo il suo padrone avvicinarsi su una barca, lo schiavo si gettò in mare per suicidarsi, ma fu salvato, trascinato a riva, e consegnato al padrone affinché lo punisse.

I creditori, credendo che avesse ancora i loro soldi, implorarono affinché fosse rilasciato: Callisto però non li aveva più, così cercò di nuovo la morte attaccando e insultando gli ebrei nella loro sinagoga.Gli ebrei lo trascinarono di fronte al prefetto Fusciano, dove Carpoforo dichiarò che Callisto non doveva essere considerato come un cristiano, ma il prefetto, pensando che il padrone stesse tentando di salvare il suo schiavo, condannò Callisto ai lavori forzati nelle miniere in Sardegna (ad metalla). Qualche tempo dopo, Marcia, l’amante di Commodo, convocò papa Vittore I e gli chiese se c’erano cristiani in Sardegna. Questi le diede un elenco, senza includere Callisto. Marcia spedì allora un emissario con l’incarico di far rilasciare i prigionieri. Callisto si gettò ai suoi piedi, e lo implorò di portarlo con sé. Vittore si risentì dell’accaduto, ma essendo un uomo compassionevole, lasciò Callisto ad Anzio con una sovvenzione mensile.

Quando Zefirino divenne papa, Callisto fu richiamato e organizzò il primo cimitero della Chiesa, con una catacomba privata, che fin da allora si chiama “catacombe di Callisto”. Callisto ebbe grande influenza sull’ignorante, analfabeta ed avido Zefirino. Comunque, non ci sono testimonianze su come lo schiavo fuggitivo (per la legge romana, libero dal suo padrone, che aveva perso tutti i diritti quando Callisto venne condannato ai lavori forzati) divenne prima arcidiacono e poi papa.

La dottrina di san Callisto

Ippolito e Tertulliano sfidarono l’ortodossia di Callisto, sul campo di un famoso editto in cui il papa garantiva la comunione, dopo la giusta penitenza, a coloro che avevano commesso adulterio e fornicazione.

È chiaro che Callisto si basò sul potere di rimettere e perdonare concesso a san Pietro, ai suoi successori ed a chi era in comunione con loro.

Si lamentava il montanista Tertulliano: “Come giungesti a questa decisione, io mi chiedo, da dove usurpi questo diritto della Chiesa? Se è perché Dio disse a Pietro: ‘Su questa pietra io costruirò la Mia Chiesa, io darò a te le chiavi del regno dei cieli’, o sull’affermazione che ‘qualsiasi peccato rimetterai o non rimetterai sulla terra sarà rimesso o non rimesso in paradiso’? Forse tu presumi che questo potere di rimettere o non rimettere ti è stato trasmesso e con te ad ognuno in comunione con la Chiesa di Pietro (ad omnem ecclesiam Petri propinquam), chi sei tu per alterare la manifesta intenzione di Dio di conferire questa facoltà personalmente e solo a Pietro?” (De Pudicitia, XXI).

L’editto era un ordine per l’intera Chiesa. Commentava Ippolito: “Ho udito della pubblicazione di un editto perentorio; il vescovo dei vescovi, ovvero il Pontifex Maximus proclama: Io rimetto i peccati di adulterio e di fornicazione a coloro che avranno fatto la dovuta penitenza. E dove si affiggerà questo editto così liberale? Sulle porte dei postriboli?”-

Gli altri attacchi di Ippolito riguardavano il fatto che Callisto non faceva fare pubblica penitenza per i peccati commessi fuori dalla Chiesa ai convertiti dalle eresie (questa mitezza era consueta ai tempi di sant’Agostino d’Ippona); che il papa aveva ammesso nella sua “scuola” (La Chiesa cattolica) quelli che Ippolito aveva scomunicato da “La Chiesa” (la sua setta); che Callisto aveva dichiarato che un peccato mortale non era (“sempre”, si può aggiungere) una ragione sufficiente per deporre un vescovo.

Tertulliano (De Exhortatione Castitatis, VII) parlava con ripugnanza dei vescovi che si erano sposati più di una volta, e Ippolito additava Callisto come il primo a permettere queste cose, in contrasto con gli insegnamenti di San Paolo.

Callisto permise al basso clero di sposarsi, e permise alle nobili di sposare persone di basso rango e schiavi, cosa impedita dalla legge romana; in questo modo, secondo i suoi oppositori, Callisto creò i presupposti per commettere infanticidi.

Callisto insisteva anche sulla differenza tra la legge ecclesiastica e la legge civile sui matrimoni. In ogni caso, risulta evidente che la chiesa cattolica parteggiava per Callisto contro lo scismatico Ippolito e l’eretico Tertulliano. Nelle loro opere, inoltre, non veniva pronunciata alcuna parola contro la persona di Callisto dal momento della sua elezione, né contro la validità della sua consacrazione.

Ippolito considerava Callisto un eretico quando proprio la sua Cristologia era così imperfetta, e scrisse che Callisto lo accusò di Diteismo (forma di teismo che crede in due grandi dèi al posto di un solo Dio). Non c’è da meravigliarsi, poi, se Ippolito definiva Callisto l’inventore di un qualche genere di Sabellianesimo. In realtà è storicamente provato che sia Zefirino che Callisto condannarono vari Monarchianisti e Sabellio stesso, così come l’errore opposto commesso da Ippolito. Ciò è abbastanza per poter affermare che Callisto difese la (sua!) Fede cattolica e la (sua!) dottrina trinitaria dell’ortodossia cattolica.Morte e sepoltura

Callisto fu il primo papa iscritto nel Depositio martyrum del IV secolo, fonte che riporta il suo martirio.

Fu martirizzato attorno al 222, forse durante una sollevazione popolare. La leggenda secondo la quale venne gettato nel pozzo.

E anche se non ci sono riscontri storici, vien da pensare ad un “pozzo” di cupidigia per i soldi delle sue banche”!

Fu sepolto nella catacomba di Calepodio sulla via Aurelia.

Nel 790 papa Adriano I fece traslare le sue reliquie nella basilica di Santa Maria in Trastevere.

Papa Gregorio IV (827-843) ritrovò il suo corpo e quello di san Calepodio sotto l’ingresso della basilica e li fece deporre sotto l’altare maggiore.Culto

Il suo ricordo liturgico, secondo il Depositio martyrum (Callisti in viâ Aureliâ miliario III) e i martirologi seguenti, ricorre il 14 ottobre.

Dal Martirologio Romano (ed. 2004):

« 14 ottobre – San Callisto I, papa, martire: da diacono, dopo un lungo esilio in Sardegna, si prese cura del cimitero sulla via Appia noto sotto il suo nome, dove raccolse le vestigia dei martiri a futura venerazione dei posteri; eletto poi papa promosse la retta dottrina e riconciliò con benevolenza i lapsi, coronando infine il suo operoso episcopato con un luminoso martirio. In questo giorno si commemora la deposizione del suo corpo nel cimitero di Calepodio a Roma sulla via Aurelia. »

È venerato come patrono di coloro che lavorano nei cimiteri.Iconografia

San Callisto viene rappresentato con indosso una veste rossa e una tiara (simbolo del papa); o mentre viene gettato in un pozzo con una pietra al collo; spesso vicino a lui c’è una fontana.

Dal Martirologio Romano:

« 14 ottobre – A Roma, sulla via Aurelia, il natale del beato Callisto primo, Papa e Martire, il quale per ordine dell’Imperatore Alessandro, dopo essere stato lungamente tormentato nel carcere colla fame, ed ogni giorno percosso con bastoni, finalmente fu precipitato da una finestra della casa in cui era custodito, e sommerso in un pozzo, e così meritò il trionfo della vittoria. »

 

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