Questo il volto del Santo degli innamorati, ricostruito, partendo dai resti ossei conservati a Terni!!

 

 

Il Santo del giorno, 14 Febbraio: S. Valentino, patrono degli innamorati

 

 

di Daniele Vanni

 

 

San Valentino, detto anche san Valentino da Terni o san Valentino da Interamna(Terni, 176 circa – Roma, 14 febbraio 273), è stato un vescovo romano, martire.

 

E’ considerato patrono degli innamorati e protettore degli epilettici. Forse qualcosa lega le due “categorie”…

 

La più antica notizia di san Valentino è in Martyrologium Hieronymianum, un documento ufficiale della Chiesa dei secc. V-VI dove compare il suo nome e anniversario di morte. Ancora nel secolo VIII un altro documento, Passio Sancti Valentini, ci narra alcuni particolari del martirio: la tortura, la decapitazione notturna, la sepoltura a Terni ad opera dei discepoli Proculo, Efebo e Apollonio, il successivo martirio di questi e la loro sepoltura.

 

È tuttavia incerto se si tratti di un martire diverso dal presbitero che, secondo un’altra storia Acta SS Marii, Marthae et sociorum subì il martirio sotto Claudio il Gotico (quindi prima del 270, anno del decesso di questo imperatore), dato che questo fu sepolto a Roma, nelle catacombe al II miglio della via Flaminia che portano il suo nome. Con molta probabilità si tratta della stessa persona; alcuni storici ritengono che il presbitero Valentino di Roma non sia mai esistito.

 

Agiografia

 

Nato in una famiglia patrizia, fu convertito al cristianesimo e consacrato vescovo di Terni nel 197, a soli 21 anni.

Nell’anno 270 Valentino si trovava a Roma, giunto su invito dell’oratore greco e latino Cratone, per predicare il Vangelo e convertire i pagani.

Invitato dall’imperatore Claudio II il Gotico a sospendere la celebrazione religiosa e ad abiurare la propria fede, rifiutò di farlo, tentando anzi di convertire l’imperatore al cristianesimo. Claudio II lo graziò dall’esecuzione capitale affidandolo a una nobile famiglia.

Valentino venne arrestato una seconda volta sotto Aureliano, succeduto a Claudio II. L’impero proseguiva nelle sue persecuzioni contro i cristiani e, poiché la popolarità di Valentino stava crescendo, i soldati romani lo catturarono e lo portarono fuori città lungo la via Flaminia per flagellarlo, temendo che la popolazione potesse insorgere in sua difesa. Fu decapitato il 14 febbraio 273, a 97 anni, per mano del soldato romano Furius Placidus, (che sia un nome che rappresenta i duplici stati dell’innamoramento?!?) agli ordini dell’imperatore Aureliano.

 

Il culto

 

È commemorato nel martirologio romano il 14 febbraio, giorno in cui veniva celebrata l’antica festa di santa Febronia.

 

Le reliquie

 

Reliquiario con i resti di san Valentino nella chiesa di Santa Maria in Cosmedin a Roma. Da questi si è risaliti allo straordinario volto!

 

 

 

 

 

 

Le sue spoglie furono sepolte sulla collina di Terni, al LXIII miglio della via Flaminia, nei pressi di una necropoli. Sul luogo sorse nel IV secolo una basilica nella quale attualmente sono custodite, racchiuse in una teca, le reliquie del santo: pare che esse siano state portate nella città dai tre discepoli del filosofo Cratone, Apollonio, Efebo e Procuro, convertiti dal futuro santo, e che per questo motivo siano stati martirizzati.

Reliquie del santo sono un po’ dovunque…nel Sud Italia e anche a Dublino. Un vasetto con il sangue di san Valentino si troverebbe anche nella teca di vetro contenente il teschio di santa Giustina nella chiesa di San Martino a Torre d’Arese (PV).

Le sue spoglie furono sepolte sulla collina di Terni, al LXIII miglio della via Flaminia, nei pressi di una necropoli. Sul luogo sorse nel IV secolo una basilica nella quale attualmente sono custoditi, racchiusi in una teca, i resti del santo: pare che essi siano stati portati nella città dai tre discepoli del filosofo Cratone, Apollonio, Efebo e Procuro, convertiti dal futuro santo, e che per questo motivo siano stati martirizzati.

Le suddette sono le reliquie del vescovo di Terni.

Poi il Martirologio Romano ha conservato la memoria di un altro santo di nome Valentino, presbitero e martire, le cui reliquie sono conservate in diverse località:

Ala di Trento

Rovereto, presso la Chiesa della Madonna di Loreto

Savona, nella cattedrale di Maria Assunta si conserva un braccio posto nell’altare della cappella in testata alla navata laterale destra;

Sadali in Sardegna, nella chiesa medievale di San Valentino

Vico del Gargano nella chiesa madre, dove viene venerato come protettore della città e degli agrumeti

Altavilla Vicentina (VI), nella chiesa Sant’Urbano “alla rocca”

Monreale in provincia di Palermo, in un reliquiario a muro contenenti spoglie di diversi santi martiri nella chiesa di San Castrense

Abriola, in provincia di Potenza, in cui si racconta che il santo, prima del martirio, fu mandato in esilio.

un vasetto con il sangue di san Valentino si troverebbe anche nella teca di vetro contenente il teschio di Santa Giustina, con probabilità anch’esso un corpo santo, nella chiesa di San Martino a Torre d’Arese (PV)

Belvedere Marittimo (CS), presso il Convento di San Daniele dei Frati Minori Cappuccini

Sassocorvaro (PU), presso l’Oratorio della Santissima Trinità dove giunsero nel 1747 dalla catacomba di Calepodio in Roma

Lurago Marinone (CO), presso la parrocchia San Giorgio

Calasca (VB), presso la parrocchia San Giovanni Battista

Monselice (PD), presso il Santuario delle Sette Chiese

Palmoli (CH)

Roma, presso la chiesa di Santa Maria in Cosmedin

Bientina (PI), presso la parrocchia di S. Maria Assunta

Gandino (BG)

Borgo Pracchiuso di Udine, nella chiesa omonima, dove giunsero nel 1664 dalla catacomba di Ciriaca in Roma

Cavour (TO), presso la parrocchiale San Lorenzo

Torino, presso la parrocchia di San Vito. Di questo culto ne aveva parlato 20-30 anni fa la rivista cattolica edita dai Paolini, Famiglia Cristiana.

Ozieri, centro del Logudoro, dove le avrebbe portate, nel 1838, un monaco benedettino nativo del luogo, che le avrebbe poi sepolte nella cinquecentesca chiesa dedicata ai santi Cosma e Damiano sul colle dei Cappuccini;

Dublino (Irlanda), presso la chiesa di Whitefriar, molto vicino al centro della città. Le reliquie si dice siano state donate da Papa Gregorio XVI al carmelitano irlandese John Spratt che le portó a Dublino nel 1836. Questo è il corpo santo di nome Valentino più famoso d’Irlanda.

 

Miracoli del santo

 

Sono molte le leggende entrate a far parte della cultura popolare, su episodi riguardanti la vita di san Valentino.

Una di esse narra che Valentino, graziato ed “affidato” ad una nobile famiglia, compì il miracolo di ridare la vista alla figlia cieca del suo “carceriere”: Valentino, quando stava per essere decapitato, teneramente legato alla giovane, la salutò con un messaggio d’addio che si chiudeva con le parole: « […] dal tuo Valentino…».

Un’altra, di origine statunitense, narra come un giorno il vescovo, passeggiando, vide due giovani che stavano litigando ed andò loro incontro porgendo una rosa e invitandoli a tenerla unita nelle loro mani: i giovani si allontanarono riconciliati. Un’altra versione di questa storia narra che il santo sia riuscito ad ispirare amore ai due giovani facendo volare intorno a loro numerose coppie di piccioni che si scambiavano dolci gesti d’affetto; da questo episodio si crede possa derivare anche la diffusione dell’espressione “piccioncini”.

Secondo un altro racconto, Valentino, già vescovo di Terni, unì in matrimonio la giovane cristiana Serapia e il centurione romano Sabino: l’unione era ostacolata dai genitori di lei, ma, vinta la resistenza di questi, si scoprì che la giovane era gravemente malata. Il centurione chiamò Valentino al capezzale della giovane morente e gli chiese di non essere mai più separato dall’amata: il santo vescovo lo battezzò e quindi lo unì in matrimonio a Serapia, dopo di che morirono entrambi.

 

 

La festa di san Valentino

 

La festa di san Valentino ricorre annualmente il 14 febbraio, ed oggi è conosciuta e festeggiata in tutto il mondo. È molto probabile che le sue origini affondino nel IV secolo, per sostituire la festa pagana dei Lupercalia, festa primordiale di cui abbiamo parlato molte volte, organizzata dalla gens Fabia, fondatrice di Lucca.

La sua origine coincide con il tentativo della Chiesa cattolica di «cristianizzare» il rito pagano per la fertilità. Per gli antichi romani febbraio era il periodo in cui ci si preparava alla stagione della rinascita. Il periodo delle februazioni cioè riti purificatori e di quelli per l’imminente risveglio della natura. A metà mese, fin dal quarto secolo a.C., iniziavano le celebrazioni dei Lupercali, per tenere i lupi lontano dai campi coltivati. I sacerdoti di questo ordine entravano nella grotta (recentemente ritrovata e della quale anche abbiamo parlato) in cui, secondo la leggenda, la lupa aveva allattato Romolo e Remo, e qui compivano sacrifici propiziatori. Contemporaneamente lungo le strade della città veniva sparso il sangue di alcuni animali. I Luperchi poi vestiti o nudi correvano attorno al Palatino e nei campi dell’attuale Circo Massimo, scudisciando con corregge di caprale donne che così sarebbero divenute fertili! I nomi di uomini e donne che adoravano questo Dio venivano poi inseriti in un’urna e poi mischiati; quindi un bambino estraeva i nomi di alcune coppie che per un intero anno avrebbero vissuto in intimità, affinché il rito della fertilità fosse concluso.

 

Tale tradizione fu poi diffusa dai benedettini, primi custodi della basilica dedicata al santo in Terni, attraverso i loro monasteri prima in Italia e quindi in Francia ed in Inghilterra. Molte tradizioni legate al santo sono riscontrabili nei paesi in cui egli è venerato come patrono.

 

La figura di Valentino come santo patrono degli innamorati viene tuttavia messa in discussione da taluni che la riconducono a quella di un altro sacerdote romano, anch’egli decapitato pressappoco negli stessi anni.

 

Varie interpretazioni dei Lupercali

 

Secondo Plutarco, si trattava in origine dei riti di purificazione in onore del dio Fauno nella sua accezione di protettore del bestiame ovino e caprino dall’attacco dei lupi, celebrata il 15 febbraio, ossia nel culmine del periodo invernale nel quale i lupi, affamati, si avvicinavano agli ovili minacciando le greggi. Il rito consisteva in una corsa a piedi degli abitanti del Palatino, senza abiti e con le pudenda coperte dalle pelli degli animali sacrificati.

 

Secondo l’ipotesi avanzata da Dionisio di Alicarnasso, i Lupercali venivano celebrati nella grotta, chiamata appunto Lupercale, sul colle romano del Palatino dove, secondo la leggenda, i fondatori di Roma, Romolo e Remo, sarebbero cresciuti allattati da una lupa.

 

Un’altra leggenda, narrata questa volta da Ovidio, racconta che al tempo di re Romolo vi sarebbe stato un prolungato periodo di sterilità nelle donne. Donne e uomini si recarono perciò in processione fino al bosco sacro di Giunone, ai piedi dell’Esquilino, e qui si prostrarono in atteggiamento di supplica. Attraverso lo stormire delle fronde, la dea rispose che le donne dovevano essere penetrate da un sacro caprone, provocando sgomento tra i presenti. Fortunatamente un augure etrusco interpretò l’oracolo nel senso giusto, sacrificando un capro e tagliando dalla sua pelle delle strisce con cui frustare la schiena delle donne: dopo dieci mesi lunari, esse partorirono.

 

La celebrazione dei Lupercali consisteva quindi con molta probabilità sia nel sacrificio di animali, sia nel rito di fertilità ad esso collegato, che avveniva colpendo con delle fruste il suolo e le persone che assistevano alla cerimonia.

 

Feste in Italia

 

La città di Terni invoca san Valentino come principale patrono.

A Quero in Provincia di Belluno: in un pendio annesso all’oratorio, dopo la messa, vengono fatte rotolare delle arance che i fedeli cercano di raccogliere prima che finiscano nel canale sottostante.

 

San Valentino a Bientina!

 

Nel 1699 giungono a Bientina dalle catacombe di San Callisto sulla Via Appia i resti mortali di San Valentino. La fama dei miracoli subito attribuitigli gira la Toscana; nel 1717 lo stesso granduca di Toscana Gian Gastone de’ Medici viene a venerarne le spoglie. Identico omaggio al santo viene reso nel 1766 e 1768 dal Granduca Pietro Leopoldo di Lorena. La festività del Santo Patrono di Bientina si tiene nella domenica di Pentecoste ed i festeggiamenti si protraggono anche nei giorni seguenti.

Non si può parlare di Bientina senza nominare il suo Patrono, San Valentino Martire, le cui spoglie sono conservate nella Pieve di Santa Maria Assunta. La fama di taumaturgo di questo santo è nota in tutta la regione e anche oltre. Fin dal suo ingresso nella terra di Bientina fece parlare di sé per i miracoli, talvolta strepitosi, che iniziò a fare, in particolare nei confronti di ossessi e indemoniati, tanto da essere nominato con San Valentino degli indemoniati. Da antichi documenti dell’epoca è possibile conoscere la storia di questo Santo, i cui resti furono riesumati dalle catacombe di San Callisto, sulla via Appia Antica, il 9 novembre 1681 e consegnati alla nobildonna romana Laura Grozzi, la quale li donò, tramite Giovan Maria Maestrini – Provinciale dei Minori Osservanti, alla Comunità di Bientina. Numerose e molto sentite dalla popolazione sono le celebrazioni religiose che si svolgono nel periodo della celebrazione del Santo Patrono, e molto partecipata è la processione con la reliquia del Santo che si tiene il sabato sera. Di particolare interesse è inoltre la fiera paesana che si tiene la domenica, con bancarelle e luna park, alla quale partecipano migliaia di persone anche da comuni vicini.

 

 

L’associazione poi con l’amore romantico, che è qualcosa che nasce anch’esso in là nella storia dell’uomo, è molto posteriore, anche se la questione sulla sua origine è controversa. Secondo una tra le tesi più accreditate, San Valentino sarebbe stata introdotta come festa degli innamorati grazie al circolo di Geoffrey Chaucer(1343 – 1400), che nel suo poema «Parlamento degli uccelli» associa la ricorrenza al fidanzamento di Riccardo II d’Inghilterra con Anna di Boemia. In ogni caso in Francia e Inghilterra, nel Medioevo, si riteneva che a metà febbraio iniziasse l’accoppiamento degli uccelli: evento che si prestava a far consacrare il 14 febbraio come la festa degli innamorati.

 

Nei Paesi anglosassoni il tratto più caratteristico è lo scambio (risalente al XIX secolo) di «Valentine», bigliettini d’amore con le sagome dei simboli dell’amor romantico (cuori, colomba, Cupido).La più antica «Valentine» di cui si abbia traccia risale al XV secolo, e fu scritta da Carlo d’Orléans, allora detenuto nella Torre di Londra dopo la sconfitta alla battaglia di Agincourt (1415). Carlo si rivolge alla moglie con le parole: «Je suis déjà d’amour tanné, ma très douce Valentinée». A metà Ottocento negli Stati Uniti tal Esther Howland iniziò a produrre biglietti di San Valentino su scala industriale. Con il passare del tempo la tradizione dei biglietti amorosi divenne secondaria rispetto allo scambio di scatole di cioccolatini, mazzi di fiori o gioielli.

 

In Germania gli innamorati scrivono bigliettini e acquistano regali, in genere non troppo costosi, e fiori per il proprio partner. In Olanda e in Inghilterra c’è chi spedisce biglietti non rivelando la propria identità. In Giappone la tradizione prevede che siano le ragazze a regalare una scatola di cioccolatini ai ragazzi, anche se non sono necessariamente i loro fidanzati: vanno bene pure amici e colleghi di lavoro. E gli uomini che ricevono cioccolato a San Valentino devono ricambiare il dono ricevuto regalando cioccolato bianco un mese dopo San Valentino, cioè il 14 marzo. In Spagna invece in quel giorno vanno a ruba le rose rosse. Negli Stati Uniti, San Valentino viene festeggiato da tutti: anche i bambini si scambiano biglietti raffiguranti gli eroi dei cartoni animati.

 

 

 

 

 

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