Il Santo del giorno, 13 Gennaio: S. Ilario di Poitiers

 

 

Ilario di Poitiers(Poitiers, 315 circa – Poitiers, 367) fu vescovo di Pictavium (l’attuale Poitiers), teologo, filosofo e scrittore.

È stato proclamato Dottore della Chiesa.

 

Teologo, filosofo, scrittore, Dottore della Chiesa, fermò l’Arianesimo a Poitiers, dove Carlo Martello fermerà la penetrazione Araba!

fu per l’Occidente quello che Atanasio fu in Oriente nella lotta contro l’Arianesimo, che rischiò seriamente di prevalere in tutto l’Impero favorito da imperatori che finirono per esiliare il nostro Santo di oggi nella sua Gallia.

 

 

di Daniele Vanni

 

 

Proveniente da una famiglia aristocratica gallo-romana, Ilario fu subito attratto dalla filosofia e cercò il senso della vita dapprima nelle dottrine neoplatoniche.

Nobile proprietario terriero e padre di una bambina di nome Abra, dopo il battesimo, i religiosi della sua comunità, lo acclamarono vescovo di Poitiers nel 353.

Prese sotto la sua protezione San Martino, futuro vescovo di Tours.

 

Ancora poco addentro ai problemi della fede, scoprì solo nel 354 il Simbolo di Nicea, il Credo.

Fu presente al sinodo di Béziers nel 356 e al concilio di Seleucia in Isauria nel 359, dove ottenne l’unità tra i sostenitori del simbolo di Nicea e chi sosteneva che il Cristo era simile nella sostanza al Padre.

Molti vescovi non accettavano la dottrina di Nicea (325) della consustanzialità del Figlio di Dio con il Padre, preferendo insegnare che gli era soltanto simile.

Costanzo, figlio di Costantino, pretendeva di fare accettare le loro idee da tutto l’impero, pena l’esilio.

Per la difesa dell’ortodossia S. Ilario convocò forse a Parigi nel 355, un’assemblea che scomunicò Valente e Ursacio, ambiziosi vescovi di corte, persecutori di Atanasio, e Saturnino, primate di Arles. che aveva condiviso le loro violenze. Costui e i suoi complici, imbaldanziti dall’indifferenza con cui Giuliano, governatore della Gallia, trattava le dispute dei teologi, si riunirono a Béziers. Per ordine di Costanzo, Ilario dovette prendervi parte, ma avendo ricusato di aderire alla politica religiosa dell’imperatore, fu deportato nel 356 nella Frigia.

A causa della sua forte opposizione all’arianesimo, per la quale fu soprannominato “l’Atanasio dell’occidente”, nel 356 venne mandato in esilio in Frigia dall’imperatore Costanzo II: paladino della Tradizione contro l’Arianesimo.

Persino papa Liberio, per accondiscendere al potere politico dell’Imperatore Costanzo, spalleggiò gli ariani.

Obiettivo di Costanzo fu quello di unire l’Impero sotto il pensiero ariano, ma gli ostacoli si chiamavano Sant’Atanasio in Oriente e Sant’Ilario in Occidente: il Vescovo di Alessandria e il Vescovo di Poitiers vi si opposero con forza e determinazione

 

Nei cinque anni seguenti ebbe modo di approfondire il pensiero dei padri orientali, maturando dentro di sé i frutti che gli permisero di scrivere la sua opera più famosa Sulla Trinità (De Trinitate).

Nell’Asia Minore non rimase ozioso. Approfittò del tempo per comporre il suo capolavoro, De Trinitatein 12 libri, per studiare a fondo i problemi dell’oriente con larghezza di vedute, e cercare di ricondurre gli erranti alla fede nicena.

La stessa sollecitudine per la conciliazione manifesterà nel De Synodis, libro scritto per informare i vescovi della Gallia riguardo alle varie professioni di fede degli orientali.

Il suo esilio durava da quattro anni, quando, nel 359, Costanzo convocò un concilio a Rimini per gli occidentali, e un altro a Seleucia, nell’Isauria, per gli orientali. Ilario vi fu accolto favorevolmente e poté esporre la fede nicena, ma la concordia non fu raggiunta per il malanimo di molti.

Dopo il sinodo, il santo si portò a Costantinopoli, per ottenere da Costanzo il permesso di discutere pubblicamente con Saturnino, che era stato la causa del suo esilio, e di comparire nel concilio che si teneva allora nella città imperiale, per potervi difendere la fede ortodossa sull’autorità delle Sacre Scritture.

Per tutta risposta, Costanzo lo rimandò a Poitiers sobillato dagli ariani, i quali, per sbarazzarsi dello scomodo avversario, glielo avevano dipinto “come seminatore di discordia e perturbatore dell’oriente”.

A Poitiers, Ilario fu accolto in trionfo.

Appena seppe del suo ritorno, S. Martino lo raggiunse dal suo ritiro nell’isola Gallinaria (Albenga), e sotto la direzione del suo maestro fondò a Ligugé il più antico monastero della Gallia, onde neutralizzare in parte almeno i tristi effetti della eresia.

Ilario ogni tanto andava a visitare i cenobiti, per seguire le loro regole e prendere parte ai loro canti. È risaputo che fu egli il primo compositore di inni dell’occidente nell’intento di contrapporsi all’attività poetica degli ariani.

La situazione politica intanto era notevolmente cambiata dal mese di maggio 360, quando i soldati di stanza a Parigi avevano gridato imperatore Giuliano.

Ilario ne approfittò con decisione e moderazione per radunare sinodi provinciali, onde confermare nell’ortodossia i vescovi rimasti fedeli, e richiamarvi quelli che avevano sottoscritto, per ignoranza o timore, formule erronee o compromettenti, come quella del concilio di Rimini.

La deposizione di Saturnino di Arles e di Paterno di Périgueux segnò la disfatta dell’arianesimo nell’occidente.

La morte di Costanzo (+361) diede un colpo decisivo alla supremazia ariana in Oriente, perché i vescovi furono richiamati dall’esilio, e l’anno dopo S. Atanasio potè radunare ad Alessandria il celebre “concilio dei confessori” e adottare con successo la moderazione del vescovo di Poitiers.

S. Ilario insieme con S. Eusebio, vescovo di Vercelli, combatté pure per due anni l’arianesimo in Italia, e tentò di cacciare dalla sede di Milano, Aussenzio, che il concilio di Parigi del 361 aveva anatematizzato. Questi, nel 364, appellò all’imperatore Valentiniano, allegando i decreti del concilio di Rimini da lui fatti sottoscrivere da tanti vescovi, e accusando i suoi avversari di turbare la pace religiosa. Queste considerazioni impressionarono l’imperatore, il quale mantenne Aussenzio nella sua sede, soddisfatto di una professione di fede equivoca, che costui aveva fatto alla presenza di dieci vescovi e di alti funzionari. S. Ilario, ricevuto l’ordine di lasciare Milano, scrisse il suo Contra Auxentium, per smascherare le ipocrite reticenze di lui e mantenere l’integrità della fede tra il popolo.

Ritiratesi nella sua diocesi, il santo poté dedicarsi ai suoi studi prediletti e al commento dei Salmi, finché lo colse la morte il 1° Novembre del 367. Le sue reliquie nel 1562 furono bruciate dagli ugonotti.

Pio IX nel 1851 lo proclamò Dottore della Chiesa.

 

 

 

 

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