Il Santo del giorno, 12 Novembre: San Giosafat Kuncewycz, Vescovo e martire – Renato d’Angers – Beata Bianca d’Angiò-d’Aragona, Regina, mercedaria 

Giosafat fu il quarto re di Giuda.

La Valle più famosa che invece porta questo nome viene menzionata in Gioele 3,2. Nel passo si parla di un’adunata di tutte le nazioni e questo ha fatto pensare che si tratti in effetti del Giudizio universale (Manzoni mette in bocca all’Azzecca-garbugli nei Promessi sposi questa versione). E’ una valle, detta Cedron, situata tra la Città Vecchia di Gerusalemme e il Monte degli Ulivi. Deriva dal nome ebraico Jehoshaphat, che significa “YHWH ha giudicato”.

Il nome “Cedron”, in ebraico significa “oscuro”, poiché originariamente questa valle era più profonda.

 

Il santo che porta questo nome, Giosafat, nasce invece in Ucraina, nel 1580 e viene ricordato come il simbolo di una Russia ferita dalle lotte tra ortodossi e uniati, cioè chiese tornate sotto Roma (Wolodymyr in Volynia, Ucraina, 1580 – Vitesbk, Bielorussia, 12 novembre 1623).

Nato da genitori appartenenti alla nobiltà ucraina nonché ferventi ortodossi, Giovanni si formò a Vilnius (nell’odierna Lituania) in un periodo caratterizzato dall’intenso scontro tra ortodossi tradizionalisti e uniati di rito greco, i quali, sulla scia del Concilio di Firenze (1451 – 1452), si erano ricongiunti alla Chiesa cattolica con l’Unione di Brest riconoscendo al Papa il ruolo di guida di tutta la Chiesa.

Si tentava così un’unione della Chiesa greca con quella latina: mantenendo i riti e i sacerdoti ortodossi, ma ristabilendo la comunione con Roma. Questa Chiesa, detta «uniate», incontrò l’approvazione del Re di Polonia e del Papa Clemente VIII. Gli ortodossi, però, accusavano di tradimento gli uniati, che non erano ben accetti nemmeno dai cattolici di rito latino. Giovanni Kuncevitz, che prese il nome di Giosafat, fu il grande difensore della Chiesa uniate. Dopo profonda riflessione, decise di aderire ai greco-cattolici, indi per cui nel 1604 divenne monaco con il nome di Giosafat ed entrò nel monastero, retto dall’ordine di San Basilio, della Santa Trinità, sito in Vilnius, dove nel 1617 iniziò la riforma che portò alla nascita dell’Ordine Basiliano di San Giosafat.

Monaco, priore, abate e finalmente arcivescovo di Polock, intraprese una riforma dei costumi monastici della regione rutena, migliorando così la Chiesa uniate. Ritiratosi, infatti, nell’antico monastero basiliano della SS. Trinità, mutò il nome da Giovanni in quello di Giosafat e visse per alcuni anni da eremita. Scrisse anche alcune opere per dimostrare l’origine cattolica della Chiesa rutena e la sua dipendenza primitiva dalla Santa Sede e per propugnare la riforma dei monasteri di rito bizantino ed il celibato del clero. Il suo esempio ripopolò di monaci il suo stesso monastero e Giosafat dovette fondarne altri a Byten e a Zyrowice (1613). Creato vescovo titolare di Vitebsk e poi di Polock, ristabilì l’ordine nella diocesi, restaurò chiese e riformò il clero. Ben presto, però, sorsero violente opposizioni da parte dei dissidenti: nell’autunno del 1623, mentre usciva dalla chiesa dove aveva celebrato le sacre funzioni, Giosafat fu ucciso a colpi di spada e di moschetto ed il suo corpo buttato nella Dvina.

Patrono: Ecumenisti

Emblema: Bastone pastorale, Palma

Martirologio Romano: Memoria della passione di san Giosafat (Giovanni) Kuncewicz, vescovo di Polotzk e martire, che spinse con costante zelo il suo gregge all’unità cattolica, coltivò con amorevole devozione il rito bizantino-slavo e, a Vitebsk in Bielorussia, a quel tempo sotto la giurisdizione polacca, crudelmente assalito in un tumulto dalla folla a lui avversa, morì per l’unità della Chiesa e per la verità cattolica.

Da Angers a Sorrento, la storia di un vescovo e di un bambino…rinato! 

Renato di Angers(… – V secolo) è stato vescovo di Angers nel V secolo ed è considerato santo dalla Chiesa cattolica.

La leggenda narra di un vescovo francese di nome Maurilio, che viveva nella città di Angers nel V secolo, e che un giorno fu chiamato ad assistere un bambino moribondo. Essendo stato trattenuto da un compito urgente, arrivò troppo tardi per battezzare il bambino. Sentendosi responsabile, Maurilio lasciò la città, gettando le chiavi del tesoro della cattedrale in mare, e si imbarcò su una nave, diretto in Inghilterra. Nel frattempo, gli abitanti di Angers, che avevano trovato le chiavi all’interno del fegato di un grosso pesce catturato dai pescatori, rintracciarono il vescovo e lo convinsero a tornare. Arrivato ad Angers, Maurilio pregò sulla tomba del piccolo, che miracolosamente resuscitò. Maurilio lo battezzò come René (francese per Renato, ovvero rinato).

Renato divenne a sua volta vescovo di Angers e fu santificato.

La commemorazione del santo avviene il 12 novembre.

I conquistatori angioini in Campania vennero a conoscenza della devozione del santo locale, Renato di Sorrento, probabilmente uno degli eremiti vissuti sulle colline di Sorrento nei primi tempi del Cristianesimo. Dal momento che i due santi sembravano essere contemporanei ed erano accomunati da un aspetto simile (un uomo calvo, vecchio, con una lunga barba), si formò un unico culto, spiegato con la leggenda del vescovo di Angers giunto in età avanzata a Sorrento e divenuto il nuovo vescovo della città campana.

 Beata Bianca d’Angiò – d’Aragona, Regina, mercedaria

Moglie di Re Giacomo II° d’Aragona, chiamato il Giusto, che aveva sconfitto il futuro suocero (in un’epica e decisiva battaglia per mare con l’Ammiraglio Lauria) e lo teneva prigioniero, la Beata Bianca, fu una Regina di estrema carità e pietà.

Alla morte del marito vestì l’abito mercedario e visse come una semplice suora fra le altre religiose.

Assidua nella preghiera, piena di ogni lode e meriti, migrò santamente al Signore.

L’Ordine la festeggia il 12 novembre.

Bianca d’Angiò, o Bianca di Napoli(Napoli, 1280 – Barcellona, 14 ottobre 1310), fu regina consorte di Aragona dal 1295 al 1310.

Figlia del re di Napoli, Carlo d’Angiò, detto lo Zoppo, prima re di Sicilia poi di Napoli, e di Maria D’Ungheria, figlia – forse primogenita – di Stefano V d’Ungheria e di sua moglie, la regina Elisabetta dei Cumani.

Nel 1290, Bianca fu fidanzata a Giovanni (1278-1305), figlio ed erede del marchese del Monferrato, Guglielmo VII. In quello stesso anno, alla morte di Guglielmo VII, Carlo II, il padre di Bianca divenne il custode del nuovo marchese, di Giovanni I. Nei mesi successivi alla morte di Guglielmo VII sia i Savoia, che Milano invasero il Monferrato e il Capitano del Popolo di Milano, Matteo Visconti, prese in custodia Giovanni I, togliendolo all’influenza di Carlo II.

Nel Monastero romanico di Santa Maria a Vilabertran, (Alt Empordà), nel nord della Catalogna, all’età di quindici anni, Bianca, Il 1º novembre del 1295, come risulta dalla Cronaca piniatense (Doña Blanca filia del…rey Carlos” at “Villabeltran en el dia Todos-Santos), sposò il re di Aragona, Giacomo II, figlio secondogenito del re d’Aragona, di Valencia e conte di Barcellona e altre contee catalane, Pietro III il Grande e di Costanza di Sicilia, figlia del re di Sicilia Manfredi (figlio illegittimo dell’imperatore Federico II di Svevia) e di Beatrice di Savoia (1223 – 1259).

Per Giacomo II era il secondo matrimonio, e si era reso libero dal precedente matrimonio con Isabella di Castiglia, per avere ottenuto l’annullamento, dopo averla ripudiata, per cui tra le condizioni del trattato di Anagni, firmato con Carlo lo Zoppo, il 12 giugno del 1295, poté accettare la clausola di dover sposare Bianca, la figlia di Carlo.

Bianca fu una donna di grande religiosità, molto legata al marito che accompagnò spesso anche in occasione di alcune spedizioni militari.

A Barcellona, Bianca tenne una propria cancelleria, e a Barcellona morì non ancora trentenne.

Bianca fu tumulata in un’abbazia cistercense, nel monastero di Santa Croce, ad Aiguamúrcia, Tarragona.

Bianca a Giacomo, (che non ebbe figli da altre due mogli e tre figli da due diverse amanti) in 15 anni di matrimonio, diede dieci figli.

Nella Divina Commedia, Dante cita Giacomo il Giusto, nel Terzo canto del Purgatorio,dove cita anche il fratello Federico, nelle parole di suo nonno Manfredi di Sicilia, che si trova fuori dai cancelli del Purgatorio, nel primo ripiano dell’antipurgatorio.

Poi lo incontra nel Settimo canto del Purgatorio, come il padre Pietro III il Grande, il fratello Alfonso III il Liberale, Carlo I d’Angiò e Filippo III di Francia, fuori dai cancelli del Purgatorio, nella Valletta dei Principi dell’Antipurgatorio, per la continua lotta che li oppose, insieme agli altri monarchi, da lui ritenuti colpevoli per la disastrosa situazione politica nell’Europa del XIII secolo.

 

 

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