Il Santo del giorno, 12 Marzo: San Massimiliano e Santa Fina

Il 12 marzo è il 71º giorno del Calendario gregoriano (il 72º negli anni bisestili). Mancano 294 giorni alla fine dell’anno.

 

Festa religiosa per:

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san Bernardo di Capua, vescovo

san Brian Bòruimhe re d’Irlanda, martire

sant’Elfego il Vecchio

santa Fina di San Gimignano, vergine

san Giuseppe Zhang Dapeng, catechista e martire

san Mamiliano di Palermo, vescovo e martire

san Massimiliano di Tebessa, martire

santi Migdonio, Eugenio, Massimo, Domenica, Mardonio, Pietro, Smeraldo e Ilario, martiri di Nicomedia

san Paolo Aureliano, vescovo di Leon

san Pietro cubicolario, Doroteo e Gorgonio, martiri di Nicomedia

san Simeone il Nuovo, teologo

san Teofane, martire

san Gregorio Magno, papa – Chiesa luterana e vecchi cattolici

sant’Eufrasia, martire – Chiesa cattolica copta

beata Aniela Salawa, terziaria francescana

beato Girolamo da Recanati, sacerdote

beata Giustina Bezzoli Francucci, benedettina

 

Abbiamo scelto di trattare di:

Massimiliano di Tebessa (274 – Tebessa, 12 marzo 295) è stato un santo romano, martire cristiano, venerato come patrono degli obiettori di coscienza.

Massimiliano di Tebessa subì il martirio il 12 marzo 295, a Tebessa, nei pressi di Cartagine. Fu ucciso perché, chiamato al servizio militare, rifiutò l’arruolamento, sostenendo che il suo essere cristiano non fosse compatibile con la violenza e quindi con l’esercito. Per questo viene ricordato come uno dei primi obiettori di coscienza e in quanto tale ne è stato nominato patrono.

 

Fina da San Gimignano, al secolo Fina Ciardi (San Gimignano, 1238 – San Gimignano, 12 marzo 1253), è venerata come santa dalla Chiesa cattolica.

Fina (Probabilmente diminutivo di Serafina o Iosefina) dei Ciardi nacque a San Gimignano nel 1238. Era figlia di Cambio Ciardi e di Imperiera, una famiglia di nobili decaduti. Visse tutto il tempo della sua breve esistenza in una modesta abitazione situata nel centro storico della città turrita, nel vicolo che oggi porta il suo nome.

Ebbe una vita molto umile e sin da piccola coltivava la devozione per la Madonna: si dice che uscisse di casa quasi ed esclusivamente per andare a Messa. Le notizie sui primi dieci anni di Fina sono pressoché assenti, tranne alcune leggende che furono divulgate dopo la sua morte.

La triste svolta nella vita di Fina ebbe luogo quando nel 1248 fu colpita da una grave malattia (probabilmente una forma tubercolare tipo osteomielite o coxite). Qui iniziò un vero e proprio calvario fatto di dolori fisici e disgrazie familiari ed alleviato soltanto dalla sua profonda fede. Ella rifiutò un comodo giaciglio, decidendo di rimanere immobile su una tavola di legno di quercia. Col passare del tempo e con l’acutizzarsi della malattia, il suo corpo si impiagò a tal punto, che si attaccò al legno della tavola e la sua putrida carne divenne cibo per vermi e topi. Durante la sua malattia perse il padre e successivamente la madre per una caduta accidentale. Nonostante queste avversità lei, nella sua povertà, ringraziava Dio e desiderava sempre più la separazione della sua anima per unirsi al suo sposo Gesù Cristo.

Questa immensa devozione fu un esempio per tutti i sangimignanesi, che si recavano sovente a trovare la povera ammalata i quali sorprendentemente ricevevano parole di conforto da parte di una fanciulla che, nonostante le sofferenze subite, si mostrava serena e rassegnata al volere del Signore.

Il 4 marzo 1253, dopo cinque anni di sofferenze passate sulla durezza di quella tavola, mentre le nutrici Beldia e Bonaventura assistevano inesorabili al suo imminente trapasso, san Gregorio Magno apparve nella lugubre stanza dell’ammalata e le predisse la morte che sarebbe avvenuta otto giorni più tardi. E così avvenne il 12 marzo 1253, quando la fanciulla ricevette l’estrema unzione e spirò all’età di soli quindici anni.

Quando il corpo di Fina fu staccato (con non poche difficoltà) dalla tavola di quercia, i presenti notarono che dal legno erano fiorite delle gialle viole a ciocche e che nella casa si diffuse un fragrante odore di fiori freschi. Le viole nacquero anche sulle mura di San Gimignano e vi nascono ancora oggi tanto che dagli abitanti del luogo sono chiamate “Viole di Santa Fina”.

Sempre nel momento del suo trapasso si racconta che le campane suonassero a festa senza che nessuno le avesse mosse.

Santa Fina si celebra a San Gimignano il 12 marzo, anniversario della sua morte. La solenne festività fu ufficialmente istituita nel 1481. Due anni prima (1479), la piccola patrona fu invocata per scongiurare la fine della peste: la calamità cessò puntualmente e tale miracolo si ripeté anche nello stesso periodo del 1631. Era la prima domenica di agosto ed ancora oggi nel paese la “dolcissima Fina” (come canta una delle sue laudi più conosciute) viene festeggiata per la seconda volta nell’arco di un anno. In entrambe le ricorrenze le sue reliquie vengono portate in processione per benedire la città.

L’ospedale

Fra le cose più importanti che la memoria di Fina ha prodotto vi è senza dubbio l’ospedale, che prese il suo nome e fu costruito nel 1255, grazie alle oblazioni deposte sul suo sepolcro. Attrezzandosi ed ampliandosi divenne nei secoli successivi uno dei migliori della Toscana. La struttura, che cambierà più volte, è rimasta in piena funzione fino alla fine degli anni novanta. Nella cappella dell’ospedale è conservata la tavola di quercia dove Santa Fina giacque per cinque anni.

 

 

 

 

 

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