Il Santo del giorno, 11 Maggio: S. Antimo, e la sua splendida abbazia di Montalcino – Rachele, la pecorella

 

 

di Daniele Vanni

 

Sant’Antimo, Fabio e compagni, (Massimo, Basso, Sisinnio, Diocleziano, Fiorenzo) martiri

 

Sant’Antimo, viveva nella capitale della Bitinia, regione che si affaccia sul Mar di Marmara, nell’odierna Turchia e che fu molto importante per l’espansione del Cristianesimo. Qui il maestro Antimo aveva con sé Fabio e diversi compagni che lo seguirono a Roma.

E così si avvicina alla nostra Toscana, dove in suo nome c’è un capolavoro assolutamente da vedere!

 

Antimo aveva curato e poi convertito un notabile romano, addirittura nipote dell’Imperatore, che, convertitosi per la guarigione, li volle tutti quanti con sé a Roma. Non sappiamo se tutti i martiri ricordati con Antimo venissero da Nicomedia o si siano trovati ed aggregati, come cristiani, a Roma. Qui però, tutti, trovarono dura sorte. Perseguitati, alcuni si rifugiarono ad Osimo, dove tre di loro (Diocleziano, Fiorenzo e Sisinnio) furono lapidati, per non voler abiurare dalla fede.

Fabio si rifugiò a Curi, la capitale dell’antica Sabina, vicino a Passo Corese e a Fara.

Antimo, invece, fu ospitato dal suo protettore in una villa sulla Via Salaria. Qui continuò a praticare attività di proselitismo, convertendo al cristianesimo un sacerdote del dio Silvano e inducendolo a distruggerne un idolo. Per questo motivo fu denunciato al proconsole Prisco, che lo fece gettare nel Tevere con un sasso legato al collo, ma il sacerdote sopravvisse e fu decapitato. La sepoltura avvenne in un oratorio dei dintorni, presso il quale Antimo aveva l’abitudine di pregare.

Ad ereditare il ruolo di Antimo fu Massimo, che però fu decapitato pochi giorni dopo, e fu a sua volta sepolto in un oratorio della Via Salaria. Presso questo oratorio fu sorpreso a predicare Basso, che fu arrestato e ammesso alla prova dell’abiura: avendo rifiutato di effettuare sacrifici in onore di Bacco e Cerere, fu massacrato nel mercato di Forum Novum. Simile sorte toccò a Fabio, che fu torturato e decapitato sulla Via Salaria.

Non v’è certezza sulla data di questi avvenimenti, non si sa neppure se siano stati prodotti dall’unione di diversi testi agiografici o se invece si tratti di un corpo unico.

Comunque sia, a Montalcino, in provincia di Siena, sorge una splendida Abbazia di Sant’Antimo, che secondo la tradizione avrebbe ospitato le spoglie del santo, addirittura portate lì da Carlo Magno.

 

 

 

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Crocifisso di S.Antimo

 

Abbazia di Sant’Antimo: il presbiterio visto dal matroneo

 

 

rachele bis

 

Rachele, la pecorella

 

 

Rachele è un personaggio biblico presentato nel libro della Genesi.

 

È la figlia minore di Labano, e quindi parente di Abramo, sorella di Lia, e favorita del patriarca Giacobbe, di cui diventerà seconda moglie.

Rachele e Giacobbe sono cugini (Labano è il fratello di Rebecca, madre di Giacobbe).

 

Da Giacobbe avrà due figli, due dei dodici progenitori delle tribù di Israele: Giuseppe e molti anni in seguito Beniamino, morendo subito dopo il parto.

La tomba di Rachele si trova a Betlemme.

 

 

Il nome Rachele deriva dall’ebraico Rahel e significa “pecorella”, cioè “mite”,per cui, secondo la tradizione, i figli di Giacobbe e Rachele avrebbero dato origine agli allevatori di ovini. Un’altra interpretazione lo traduce come “pecora di Dio”: tutti i nomi ebraici che terminano in ‘ele’ come anche Daniele, Gabriele, Emmanuele ed altri hanno ‘Dio’ come suffisso (dall’ebraico E-L contrazione di E-lohim, Dio)

 

Nell’Antico Testamento, si ricordano gli episodi dell’incontro con Giacobbe, della rivalità con Lia; la nascita di Giuseppe, e quella di Beniamino, che è causa della morte della madre.

Beniamino(in ebraico: בִּנְיָמִין – benyamîn) è il dodicesimo ed ultimo figlio di Giacobbe e, dopo Giuseppe, il secondo figlio di Rachele, la quale muore dandolo alla luce.

Beniamino è anche una delle dodici tribù di Israele, di cui il più piccolo dei figli di Giacobbe è l’eroe eponimo.

Il nome ebraico Beniamino significa “figlio della mia destra” (yemen che significa, appunto, destra). Era il più amato, non solo da Giacobbe, ma anche dagli altri fratelli. Per tale motivo il nome Beniamino ha preso il significato di “figlio prediletto”.

 

Benedizione del padre Giacobbe

« Beniamino è un lupo rapace, la mattina mangia la preda e la sera divide le spoglie »   (Genesi 49.27)

Benedizione di Mosè

« …Caro al Signore se ne sta tranquillo fidando in Lui: Egli lo protegge continuamente ed Egli riposa tra le sue braccia »   (Deuteronomio 33.12)Il figlio di Giacobbe

 

Secondo la Bibbia, Rachele, morente, lo voleva chiamare Ben-Oni, cioè “figlio del dolore”, dolore per aver partorito al suo amato Giacobbe solo due figli. Ma Giacobbe lo battezza “Beniamino”, “bastone della vecchiaia”:

 

« Poi levarono l’accampamento da Betel. Mancava ancora un tratto di cammino per arrivare ad Efrata, quando Rachele partorì ed ebbe un parto difficile.

Mentre penava a partorire, la levatrice le disse: «Non temere: anche questo è un figlio!». Mentre esalava l’ultimo respiro, perché stava morendo, essa lo chiamò Ben-Oni, ma suo padre lo chiamò Beniamino. Così Rachele morì e fu sepolta lungo la strada verso Efrata, cioè Betlemme. »   (Genesi 35,16-19)

Il racconto biblico non dice più nulla della vita di Beniamino fino al momento in cui, durante la carestia, Giacobbe manda i suoi figli (eccetto Beniamino) a comprare grano in Egitto e dove incontrano il fratello Giuseppe, che avevano venduto come schiavo.

 

Giuseppe, diventato viceré dell’Egitto, obbliga i suoi fratelli a ritornare con Beniamino. Quando essi ritornano in Egitto, Giuseppe è contento di rivedere il suo fratellino. Li lascia partire insieme, ma fa collocare una coppa nel sacco di Beniamino, per poterlo accusare di furto. Giuseppe vuol far mettere in prigione Beniamino, ma Giuda si offre al suo posto per far sì che possa tornare dal padre Giacobbe. Vedendo che i suoi fratelli hanno appreso la lezione, comportandosi con Beniamino diversamente da come si erano comportati con lui, rivela ad essi la sua identità e li perdona.

 

La tribù di Beniamino

La tribù di Beniamino è una delle dodici tribù di Israele, e assieme a Levi e Giuda è il resto d’Israele: le uniche tribù rimaste, dopo la distruzione del Regno del Nord.

Derivando da Ez 1,26, nella Mistica, JHWH è un Essere metà Giuda e metà Beniamino, assiso sul trono di Levi.

Secondo le leggende germaniche, i figli di Beniamino altri non sono che i Franchi, o gli anglosassoni, secondo i casi.

Nel Cristianesimo, il personaggio biblico Rachele è divenuto il simbolo delle madri addolorate (come lo sarà la Madonna) per le disgrazie che spesso affliggono il popolo ebraico. Per questo, è citata anche nel Nuovo Testamento, come simbolo delle madri inconsolabili per la strage degli innocenti da parte di Erode che cercava di uccidere Gesù Bambino:

 

« Un grido si è udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e rifiuta di essere consolata, perché non sono più. »(Matteo 2,18)

 

Culto

È patrona delle madri che hanno perso un figlio. Santa Rachele viene festeggiata anche il 30 settembre e il 24 dicembre, quando si ricordano gli Antenati di Gesù.

 

Il Cristianesimo annovera per la giornata odierna:

 

Sant’Antimo e compagni, martiri

Sant’Evellio, martire

San Fabio martire

San Francesco di Geronimo, sacerdote

San Gengolfo

San Gualtiero di Lesterps

San Giustino di Chieti, vescovo

Sant’Ignazio da Laconi, religioso

Sant’Illuminato, monaco

San Maiolo di Cluny, Abate di Cluny

San Maiolo di Adrumeto, martire

San Mamerto, vescovo di Vienne

San Matteo Le Va Gam martire

San Mucio, sacerdote e martire

San Nepoziano, sacerdote

Santa Rachele, moglie di Giacobbe

 

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