Il Santo del giorno, 10 Luglio: S. Vittoria – Sant’Amalberga di Temse, vergine – Sant’Amalberga di Maubeuge, vedova e monaca; e i due compagni di S. Francesco: Pacifico Bernardino di Quintavalle

 

I nomi come Amelio o quello delle sante di oggi, derivano tutti, da un antico nome degli Ostrogoti, che si chiamavano “Amali”. Per quanto riguarda invece il Beato Pacifico, il nome lo inventò lo stesso Francesco, quando lo incontrò nelle Marche e lo spedì, forse proprio per i l suo buon carattere, a predicare nel Nord.

di Daniele Vanni

 

Credo in pochi sappiano che i nostri invasori Ostrogoti,si chiamavano anticamente: “Amali”: da qui, da questo antico etimo, deriva il nome delle sante celebrate oggi. Che in più hanno la radice: “berg” che vuol dire “montagna”.

Gli Ostrogoti, nel410, saccheggiarono, come Visigoti guidati da Alarico, Roma e poi nel fatidico 476, con Odoacre, primo re degli Ostrogoti e d’Italia, decretarono la fine dell’Impero d’Occidente. Fu poi la volta dell’altro grande Ostrogoto, Teodorico che sconfisse Odoaacre e fu il secondo re d’Italia: non a caso, e lì volevamo arrivare, la sua figlia si chiamava e con quel nome regnerà in vece del figlio, Amalasunta, che sposò propriouno dei più nobili del suo popolo, della tribù degli Amali!

Con il nome mutato in germanico di Amalberga(Amalia di montagna) si ricordano due sante: Amalberga di Temse(741 circa – Temse, 10 luglio 772) monaca vissuta in Lotaringia e dopo la sua morte particolarmente venerata come santa nelle Fiandre. e Sant’Amalberga di Maubeuge, anch’essa in vissuta in Lotaringia circa mezzo secolo prima e anch’essa venerata in Belgio. Figlia o sorella dei re dei Franchi, madre di quattro santi!, di lei s’invaghì Carlo Martello che poi diverrà re e fondatore dei Carolingi.

Oggi si ricordano anche due compagni di S. Francesco: Pacifico, a cui dette nome proprio Francesco che lo conobbe nella sua predicazione nelle Marche e che fu inviato nel Belgio. Al ritorno guidò le Clarisse di Siena, per poi tornare definitivamente in Francia. E Bernardino di Quintavalle, di Assisi che aveva ospitato Francesco nel suo palazzo e fu il suo primo seguace. Insieme agli altri 11 Minoriti, fu dal Papa per presentare la Regola assieme al Poverello. Poi predicò e diffuse il cedo francescano a Firenze, Bologna, Spagna, dove fu generale per la nazione. Poi anche lui fu a Siena, per spengersi ad Assisi, come Francesco gli aveva predetto.

10 luglio Santa Vittoria(romana)

Martire

Nascita: 230 circa

Morte: 18 dicembre 253

Venerata da: Chiesa cattolica

Santuario principale:      Monteleone Sabino, chiesa di Santa Vittoria

Ricorrenza  10 luglio

Santa Vittoria (Roma, 230 – Trebula Mutuesca, 18 dicembre 253) fu una martire venerata come santa dalla Chiesa cattolica.

Agiografia

La menzione più antica della martire risale al Martirologio Geronimiano del VI secolo, in cui Vittoria è ricordata insieme a santa Anatolia il 10 luglio; entrambe compaiono nei mosaici della basilica di Sant’Apollinare Nuovo in Ravenna. Beda scrisse un elogio di Santa Vittoria, ricordandola il 23 dicembre; in seguito il Martirologio Romano fissò proprio al 23 dicembre la ricorrenza di Santa Vittoria e raccolse le varie tradizioni nel racconto della Passio di santa Vittoria.

Secondo la Passio, Anatolia e Vittoria, due giovani romane di nobile famiglia, cristiane e consacrate a Dio, si opposero al matrimonio con due pretendenti patrizi. I due uomini segregarono allora le giovani nelle proprie tenute in Sabina: qui Vittoria venne uccisa e sepolta in una caverna.

Vittoria, romana di nobile famiglia nata intorno al 230, da bambina ricevette il battesimo.

A 20 anni venne chiesta in sposa dal nobile Eugenio.

Sua cugina per parte di madre, Anatolia, di qualche anno più anziana, anch’essa chiesta in sposa da un patrizio, la convinse a divenire “Vergine di Cristo”.

Vittoria vendette i suoi gioielli e le vesti preziose, ne distribuì il ricavato ai poveri e rinunciò definitivamente al matrimonio.

Eugenio temeva di denunciarla come cristiana, perché in tal modo i beni di Vittoria secondo la legge sarebbero stati confiscati. Egli infatti aveva un duplice scopo: sposare Vittoria ed entrare in possesso del suo patrimonio.

I due pretendenti con il favore imperiale segregarono allora le giovani nelle loro tenute in Sabina: Vittoria presso la città sabina di Trebula Mutuesca (l’odierna Monteleone Sabino), Anatolia presso la città sabina di Thiora.

Secondo il racconto della Passio, vi era nel territorio di Trebula un tremendo dragone il cui sbuffo pestifero faceva morire uomini ed animali. Domiziano, signore di Trebula, si recò nel posto dove era stata esiliata Vittoria, e la pregò di salvare la città dal drago.

Dopo aver scacciato il drago, Vittoria entrò nella spelonca del dragone e convocando il popolo disse: «Ascoltatemi: in questo luogo costruitemi un oratorio e datemi come socie le vostre fanciulle vergini».

In poco tempo più di 60 ragazze divennero sue discepole.

La santa insegnava loro inni, salmi e cantici.

L’esilio, affrontato serenamente dalla Santa durò tre anni e si protrasse fino a tutto il 253.

Trascorsi però tre anni, Eugenio la denunciò al pontefice del Campidoglio di nome Giuliano, il quale inviò a Trebula un commissario di nome Taliarco. Quest’ultimo andò da Vittoria con una statuetta e la obbligò ad adorare la Dea Diana. Al suo rifiuto la uccise, trafiggendola con la spada.

Tutta la cittadinanza fece lutto per sette giorni. I sacerdoti cristiani, con tutto il popolo, la seppellirono coprendola con unguenti e teli di lino. La misero dentro un sarcofago e lo deposero nella grotta da dove aveva cacciato il dragone.

 

La santa sarebbe stata martirizzata il 18 dicembre del 253 e sepolta il 23 dello stesso mese.

Culto

Sul luogo del martirio, a Monteleone Sabino, venne edificato un sacello, sul quale i devoti erano soliti pregare, e dove sarebbero avvenuti molti miracoli. Una chiesa era presente fin dall’VIII secolo.

Ricostruita alla fine dell’XI secolo e restaurata più volte, oggi il luogo di culto dedicato a santa Vittoria è una delle chiese romaniche più belle del centro Italia.

In Sardegna il culto è altrettanto vivo, specie nell’area settentrionale dell’Isola.

Le chiese a lei dedicate sono numerose, e alcune degne di menzione per il pregio architettonico e artistico (specialmente quelle romaniche e quelle gotico-catalane).

La festa liturgica della santa è tradizionalmente il 15 maggio.

A Sassari il suo culto è associato a quello di sant’Anatolia, nella chiesa dedicata a quest’ultima. Una leggenda locale, inoltre, diffusa specialmente nel sassarese, vuole che sant’Anastasia fosse sorella di Anatolia e Vittoria (considerando quindi germane anche queste ultime). Nel convento dei minori osservanti di San Pietro in Silki a Sassari è conservato un presunto corpo della santa, esposto da secoli alla venerazione.

Reliquie

Con il pericolo saraceno, il corpo di Santa Vittoria fu prima portato nell’abbazia di Farfa, poi nel 934 con processione solenne i monaci farfensi trasferirono le Sante Reliquie a Santa Vittoria in Matenano, nelle Marche, nella chiesa a lei dedicata in cima al Colle Matenano.Nel 1771, l’antica chiesa monastica e l’annesso monastero farfense furono definitivamente abbandonati e demoliti a seguito dei molti danni subiti a causa di terremoti e smottamenti. Nel piano sottostante nel 1795 fu costruita la nuova Chiesa Collegiata-Santuario che a tutt’oggi ospita nella cripta le Sante Reliquie della Patrona.

Patronati e festeggiamenti

Santa Vittoria è la patrona di diverse località italiane, tra le quali i seguenti comuni:

Aggius (SS): 14 maggio.

Anticoli Corrado (RM).

Carsoli (AQ): 23 agosto.

Castilenti (TE).

Guardiabruna (CH): 15 settembre compatrona con san Gaetano.

Erula (SS) il 15 maggio

Monteleone Sabino (RI): seconda domenica di maggio.

Pietraferrazzana (CH).

Pisoniano (RM).

Poggio Sannita (IS): benché non sia la patrona della città, la chiesa principale è stata dedicata alla Santa che viene festeggiata il 23 dicembre.

Posta Fibreno (FR): 19 agosto, compatrona con santa Blandina.

Santa Vittoria d’Alba (CN): 3 settembre.

Santa Vittoria in Matenano (FM): 20 giugno si ricorda la Traslazione del Corpo della Santa dalla Sabina; 23 dicembre Festa Patronale se ne ricorda il Martirio.

Siligo (SS).

Spongano (LE): la festa principale viene celebrata l’8 agosto in ricordo di fatti prodigiosi avvenuti a Spongano (uno di questi accaduto proprio nella chiesa madre il 2 settembre 1779). Qui era invocata contro il terremoto, la grandine, il maltempo e i fulmini. La Sacra Congregazione dei Riti, sotto il Papa Urbano VIII, il 21 febbraio 1767 aveva già concesso di festeggiare la Santa nella seconda domenica di agosto. Negli anni successivi venne anche avanzata la richiesta di poter festeggiare la Santa anche il 23 dicembre data indicata dal martirologio cristiano, e il 3 agosto 1785 il Vescovo di Castro Agostino Gorgoni acconsentì a tale richiesta. Alla vigilia, il 22 dicembre, si svolge una festa detta delle Panare (ceste di canna e virgulti di ulivo riempite di sansa e addobbate con palme, edera ed altri abbellimenti combustibili) che nasce come festa dei frantoi e non ha un riferimento con la patrona anche se sulla gran parte delle panare viene posto un ritratto della stessa.

Telti (SS).

Thiesi (SS).

Tissi (SS): 15 maggio.

Tornareccio (CH).

Santa Vitória do Palmar (Stato Rio Grande do Sul, Brasile): 19 dicembre.

 

Cristianesimo:

Sant’Anatolia martire

Santi Antonio Nguyen Hûu Quynh e Pietro Nguyen Khac Tu, martiri

Sant’Apollonio di Sardi, martire

Sant’Audace, martire

Santi Bianore e Silvano, martiri

San Canuto IV di Danimarca, re

Santi Gennaro e Marino, martiri

Santi Leonzio, Maurizio, Daniele, Antonio, Aniceto, Sisinno e compagni, martiri

San Pascario di Nantes, vescovo

San Pietro Vincioli, monaco

Sante Rufina e Seconda, martiri di Roma

Santi sette Fratelli, martiri di Roma

San Silvano di Pisidia, martire

Beato Arnaldo da Camerino, mercedario

Beato Ascanio Nicanore, francescano, martire

Beati Manuel Ruiz López e 10 compagni, francescani, martiri

Beati Francesco, Abdel-Mooti e Raffaele Massabki, fratelli, martiri maroniti

Beate Maria Gertrude da S. Sofia de Ripert d’Alauzin e Agnese del Gesù ( (Silvia de Romillon), martiri

Beato Nicola Alberga, sacerdote francescano, martire

 

Foto: Sant’Amelberga

 

 

 

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