Il Santo del giorno, 1 Febbraio: S.Verdiana, dal viaggio a Santiago de Compostela, alla scelta di vivere reclusa!

 

 

Santa toscana, che visse reclusa per 34 anni, – e per questo le furono intitolate le celebri carceri femminili di Firenze! – nella sua cella, dove la tormentarono due serpenti, ma dei quali non disse mai niente, per non far loro del male!

 

 

di Daniele Vanni

 

 

Santa Verdiana Vergine e reclusa(Castelfiorentino, 1182 – Castelfiorentino, 1° febbraio 1242)

 

Verdiana nacque a Castelfiorentino da nobile famiglia, per quanto decaduta, nel 1182 ed è coetanea di san Francesco d’Assisi che, secondo la tradizione, le fece visita nel 1221 ammettendola al Terz’ordine francescano. Dopo un pellegrinaggio a Compostela, tornata a Castelfiorentino i suoi concittadini le fecero erigere una piccola cella nella quale Verdiana trascorse 34 anni. Da una piccola finestra assisteva alla Messa dell’attiguo oratorio di Sant’Antonio e parlava con i visitatori. Si racconta che nel giorno della sua scomparsa, il 1° febbraio 1242, la morte venne annunciata dall’improvviso e simultaneo suono delle campane del paese che erano azionate da nessuno.

 

Benchè decaduta, la nobile famiglia degli Attavanti da cui nacque Verdiana (o Veridiana e Viridiana) a Castelfiorentino godeva ancora di un certo prestigio. Un ricco parente la volle perciò accanto come amministratrice. Dedita però fin dall’infanzia all’orazione e all’astinenza, ella non poteva concepire questo suo incarico che come un’accresciuta possibilità di esercitare la carità.

Qualche volta la Provvidenza dovette intervenire con dei prodigi. Si racconta che un giorno suo zio aveva accumulato e rivenduto una certa quantità di derrate, il cui prezzo era salito alle stelle a causa di una grave carestia. Ma quando il compratore si presentò a ritirare il materiale acquistato, il magazzino risultò vuoto, perché nel frattempo Verdiana aveva donato tutto ai poveri. L’irritata reazione dello zio ebbe come unica risposta l’invito ad attendere ventiquattr’ore: effettivamente il giorno dopo Dio premiava la carità e la confidenza della fanciulla facendo ritrovare intatto il raccolto così generosamente donato.

Verdiana si recò poi in pellegrinaggio a Compostella, presso la tomba di S. Giacomo, che insieme a Roma era la grande meta dei pellegrini, specie dopo la perdita definitiva della Terrasanta. Ritornata a Castelfiorentino e sentendo vivo desiderio di solitudine e di penitenza, i suoi paesani, per trattenerla vicino, le edificarono in riva all’Elsa, attigua all’oratorio di S. Antonio, una celletta nella quale S. Verdiana rimase reclusa per 34 anni. Da una finestrella assisteva alla Messa, parlava con i visitatori e riceveva lo scarso cibo di cui si nutriva. Attraverso questo spiraglio, secondo una tradizione raccolta pure dai pittori, penetrarono negli ultimi anni della sua vita due serpenti, che tormentarono la santa, la quale, ad accrescimento delle sue mortificazioni, mai ne rivelò la presenza.

Si racconta che la sua pia morte, avvenuta il 1° febbraio 1242, venne annunciata dal suono improvviso e simultaneo delle campane di Castelfiorentino non mosse da mano umana. Il culto di S. Verdiana, rappresentata con gli abiti della congregazione Vallombrosana, venne approvato da Clemente VII nel 1533 ed è tuttora popolare in Toscana.

 

 

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