Nel leggere le testimonianze di chi ha usufruito di questo servizio, noto come PCA (Progetto Comunità Aperta), un progetto finalizzato a combattere le dipendenze, in ogni loro forma (droga, gioco, mezzi tecnologici, ecc), vengono davvero i brividi e si riesce ad avere contezza di quanto fosse necessario sul territorio.

Tutti vorrebbero correre ai ripari, adesso, ma, probabilmente, il tempo è scaduto davvero.

Vogliamo riportare alcune testimonianze, a supporto dell’ottimo lavoro svolto dagli operatori di questa struttura che, ricordiamo, aveva come bacino di utenza i comuni della Versilia Storica.

“Ero dipendente dall’eroina, ne facevo uso quotidiano ma volevo smettere e non sapevo come. Un amico mi parlò del PCA e io chimai. Presi un appuntamento, andai e venni gentilmente accolto da Nando e da Roberto. Mi fu consigliata una terapia sostitutiva con metadone, e subito smisi di fare uso di eroina. Ho frequentato il PCA per qualche anno, e vi ho sempre trovato sostegno, sia farmacologico che psicologico, professionalità, serietà ed amicizia. Nessuno mi ha mai chiesto niente in cambio, mai una lira, mai un favore. Nel corso del tempo, ho avuto modo di osservare altre persone che avevano storie simili. Sono stati molti, non tutti fortunati, ma tutti hanno trovato una possibilità di cura e di conforto; sentirsi non drogato, ma paziente. Il PCA, ha svolto in tanti anni, forse una trentina, un ruolo di grande utilità non solo per le persone problematiche che ha trattato, ma per tutta la comunità, perché la dipendenza riguarda anche le famiglie e la società tutta. Il fatto che non si trovino fondi per continuare a tenere in vita un servizio pubblico così utile, importante ed efficiente, è una sconfitta della civiltà.

Ringrazio tutti i membri ed ex membri, volontari, dipendenti, ecc, non faccio nomi perché sarebbero troppi.”

”Sono molto dispiaciuta della notizia che il PCA stia chiudendo. Sono una ex tossico dipendente e devo la mia guarigione proprio a questa struttura che, piu’ di 15 anni fa, quando sono andata per farmi aiutare, sono stata accolta come una figlia. Gli operatori mi hanno seguita passo passo verso la guarigione. Posti come il PCA non dovrebbero chiudere, vi si trovano persone che lavorano con passione e dedizione, oltre che con grande professionalità, porgendo la mano a tutti quei ragazzi che, come me, erano finiti sulla strada sbagliata.”

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