IL PEPORINO15975102_1165942916838286_7769388435630601203_o
il peporino o pepolino è il timo ed è indispensabile nella cucina lucchese sia nelle preparazioni di carni, nelle frittate abbinato a parmigiano che ne esalta il profumo, e soprattutto nella zuppa di verdure lucchese.
Thymus vulgaris L, p Thymus durius Dod. che però non si usa mai, è una delle piante più conosciute. O meglio sarebbe dire, uno degli odori da cucina più conosciuti. Tutti lo conoscono perché è qui che ha i suoi usi maggiori, ma sono anche molti che lo conoscono per le sue proprietà erboristiche, spesso perché suggerito come rimedio contro i catarri, per esempio, dai più anziani.
Magari loro non lo chiamano timo, ma peppolino, o peporino, piperella, tumau, ferrugera, tombari, capucustu, erba pevera, serapolla, satru o tummineddu.
Nome simile a quello italiano è pure quello inglese, thyme, francese, thym, e stranamente pure tedesco, thymian. In questo caso è lo spagnolo che si differenzia chiamandolo tomillo.
Fa parte della Famiglia delle labiate, come il rosmarino, con il quale condivide molti aspetti erboristici e metodologie d’uso.
È una pianta suffrutice, con la base significata e alta fino a 50 centimetri.
La radice è alquanto legnosa, contorta e ramificata.
Le foglie sono fortemente aromatiche per la presenza di ghiandole infossate nella pagina fogliare inferiore; crescono opposte le une alle altre e non presentano picciolo, ovvero sono sessili.
La loro forma è ovale-lanceolate, con margine intero, a volte revoluto verso il basso (ripiegato verso il basso). La pagina superiore è verde, quella inferiore è grigiastra.
I fiori sono bianchi o rosa, raggruppati in glomeruli all’estremità dei rami. Classica forma la forma da labiata, con due labbri, di cui il superiore dritto e smarginato, mentre quello inferiore è trilobato.
È una pianta originaria dell’Europa, dove perde le sue radici nella notte dei tempi. Oggi è diffusa nelle zone temperato calde di tutto il mondo. In Europa la si trova sia nella zona mediterranea sia europea che africana che asiatica. La sua altitudine di crescita varia dal piano fino alle prime quote montane, quelle non troppo fredde, che teme in special modo.
Ama prendere in appieno i raggi solari e questo ha fatto si che sia particolarmente adatto a climi e terreni asciutti, calcarei e leggeri.
Le annaffiature quindi devono essere sporadiche e non abbondanti.
Solitamente non ha bisogno di concimi, ma se vogliamo favorire lo sviluppo fogliare, prodotti a base azoto sono i più indicati. Quelli a base di fosforo vanno meglio nei primi anni di vita della pianta o quando è appena stata trapiantata in campo, per facilitare la sua crescita.
La propagazione avviene sia per semina, preferibile in serra o semenzaio, o per talea. In questo caso saremo sicuri di aver un prodotto identico a quello di partenza, condizione fondamentale se si intende estrarre olio essenziale con caratteristiche sempre uguali.
In alternativa si può usare la tecnica della divisione in cespi.
Del timo si utilizzano le parte aeree, foglie e infiorescenze. Il tempo balsamico per la raccolta del timo è tra giugno e luglio, poco prima della fioritura. Non è ammessa la presenza degli steli.
La raccolta dello spontaneo avviene semplicemente tagliando le parti superiori della pianta con delle forbici da potatura.
Nelle coltivazioni estensive invece si utilizzano i macchinari meccanici, che permettono i taglio e la raccolta in un unico passaggio, restando “comodamente” seduti a guidare il mezzo. Successivamente però va effettuata un’operazione di selezione tendente ad eliminare le parti non necessarie come gli steli.
Battericida -disinfettante bocca – gola
Gli calcolati e gli idrolati con olio di timo sono degli ottimi disinfettanti, nonché rinfrescanti, per la cavità orale e il tratto oro faringeo, la gola. Questa loro caratteristica è data dalla presenza del timolo e dei fenoli, i quali però devono essere ben diluiti, in caso di utilizzo di olio essenziale, poiché possono causare irritazioni.
L’industria cosmetica inserisce spesso il timo nei prodotti quali dentifrici e collutori. Saltuariamente escono sul mercato nuove lavande vaginali con questa fragranza.
La stessa azione battericida esercitata sulle mucose della bocca si ottiene se il timo viene passato sulla pelle. Si ottiene un risultato simile a quello che si ha quando ci si sfrega le mani con i prodotti simili all’amuchina. Sebbene la pelle abbia una maggior resistenza rispetto alle mucose della bocca, anche essa è irritabile e infiammabile se non si usano i giusti dosaggi. Non usare assolutamente se sono presenti delle ferite.
La presenza di tante mucillagini funge bene da emolliente delle prime vie aeree che si irritano in presenza di catarro e/o tosse. Al contempo stesso si sfrutta sempre l’effetto disinfettante che aiuta ad abbattere la carica batterica qui presente, facilitando il compito del sistema immunitario.
Inoltre i suffumigi al timo sono un valido aiuto nei disturbi maggiori come nel caso di bronchiti e polmoniti, ma anche di asma, dove a livello polmonare aiuta ad aprire maggiormente i bronchi e gli alveoli polmonari.
Sono innumerevoli le preparazioni anticatarro o antitosse nelle cui formulazione rientra anche questa pianta. Per lo più sono sciroppi composti, più raramente estratti acquosi o alcolici.
Quasi inesistenti le preparazioni dove viene impiegata la polvere, come le compresse o le capsule, al contrario della presenza delle bustine filtro per la preparazione delle tisane. Queste sono forse il prodotto più diffuso e usato, sia con la droga secca che con quella fresca, dove reperibile. di ezio lucchesi
Controindicazioni

Non assumere in caso di gravidanza
Evitare l’uso in caso di ipertensione.
Il timo può provocare un rialzo della pressione.
L’olio essenziale è irritante e può causare infiammazioni e dermatiti se non viene diluito alle giuste concentrazioni.

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